La storia di Federica ed Emanuele

Secondo quanto suggerito dal mio ginecologo, a 40+6, il 22 luglio, devo andare all’ospedale per fare il primo tracciato. Sono tranquilla, so che il mio piccolo sta bene perché si muove in continuazione, però mi sento strana e la notte precedente non riesco a dormire. Giro per casa, svegliando anche mio marito… e così ci ritroviamo a chiaccherare in veranda, fantasticando sul nostro piccolo e parlando con lui. Alle 8.30 del mattino seguente arriviamo al Sant’Anna ed è subito il mio turno: mi siedo sulla poltrona e un’ostetrica mi sistema i sensori sulla pancia, chiedendomi di schiacciare un pulsante ad ogni movimento del mio bimbo… So che non ne sentirò molti, a quest’ora solitamente dorme, in questi mesi ho ascoltato i suoi movimenti e conosco alla perfezione i suoi orari… ma eseguo gli ordini! Dopo circa dieci minuti si avvicina l’ostetrica, mi fa alzare, guarda il macchinario perplessa e mi scuote la pancia con aria preoccupata… il tracciato resta invariato, si rivolge quindi ad una collega dicendo “chiama un medico perché qui ce n’è uno che dorme proprio, non si muove per niente!” Le chiedo se e’ possibile che stia semplicemente dormendo e mi risponde di no perché “con tutto quello che gli ha fatto” si sarebbe sicuramente svegliato. Arriva quindi la dottoressa che non lascia nemmeno parlare l’ostetrica e dice “con un tracciato così, ricoveriamo!”. Ricoveriamo? Esco e lo dico a Gabriele, stupito quanto me… Avvisa in ufficio che non sarebbe andato e va a casa a prendere la mia valigia che, sicuri che non sarebbe mai servita, non avevamo portato. Nel frattempo mi accompagnano in reparto, sono completamente stordita, sento che Emanuele sta bene ma ho paura che mi inducano il parto o addirittura di dover fare il cesareo e sono pronta ad oppormi! Alle 13.00 un’ostetrica giovane e gentilissima mi fa ripetere il tracciato… “da manuale” dice, il bambino sta benissimo, e probabilmente al mattino dormiva… ci sono contrazioni piuttosto frequenti anche se irregolari ma io non sento nulla. La dottoressa di turno mi visita, il collo dell’utero e’ ancora chiuso, mi dice che non hanno alcuna intenzione di indurmi il parto ma che mi tratterranno comunque per la notte per rifare il tracciato il giorno seguente. Sono un po’ scocciata all’idea di passare la notte all’ospedale senza motivo ma tranquilla,  sono in camera con due ragazze piacevoli e tutto il personale del reparto e’ gentilissimo. La notte dormo poco, ascolto la musica che avevo scelto per il travaglio e cerco di riposare nonostante il pianto degli altri bambini del reparto.

Al mattino presto mi sveglio per andare in bagno e noto delle perdite dense… Il famoso tappo?! Non ci do troppo peso, so che possono ancora passare giorni, e inizio a sistemare le cose per tornare a casa. Verso ora di pranzo ripeto il tracciato, contrazioni regolari ogni 5 minuti (che io continuo a non sentire!) e 2 cm di dilatazione… Decidono di trattenermi ancora, pensano che ci vorrà ancora un po’, ma pare che Emanuele si sia deciso.
Durante l’orario di visita chiacchero con i miei genitori, mia suocera  e mia sorella accorsi a Torino a seguito del ricovero ma sono un po’ assente… Mi sto concentrando su quello che sento. Mio marito capisce, accompagna i visitatori all’uscita e resta con me. Passeggiamo per il corridoio del reparto, sono circa le 15.00 e inizio a distinguere chiaramente le contrazioni anche se non sono dolorose. Chiedo ad un’ostetrica dove sono le docce, ho voglia di rifrescarmi perché fa caldissimo. Sono box singoli, discreti, mi dice di usarla per tutto il tempo che voglio durante il travaglio. Prendo quindi le mie cose e faccio una bella doccia rilassante mentre Gabriele mi aspetta nell’antibagno e chiaccheriamo. Mi sento meglio, torno in camera e provo a stendermi un po’ per riposare pensando che avrò bisogno di forze per le ore successive, considerando anche che sono due notti che non chiudo occhio. Mi sdraio su un fianco e ascolto la musica mentre mio marito mi massaggia la schiena. Non riesco a dormire nonostante la stanchezza, sento di non riuscire ad assecondare le contrazioni in quella posizione e decido di tornare nella doccia… Era il posto dove pensavo avrei passato il travaglio a casa… non è proprio lo stesso, ma sto bene. Gabriele questa volta aspetta fuori, ora le contrazioni sono più forti e non ho voglia di parlare, non tanto per il dolore quanto per la voglia e il bisogno di concentrarmi su quello che sta succedendo. Esco dalla doccia che sono le 18.30, telefono a mia madre chiedendole di portarmi qualcosa di leggero ma sostanzioso per cena per non affrontare col pasto dell’ospedale la nottata che penso sarà lunga. Torniamo quindi in camera, sistemo le mie cose e parliamo un po’ con le mie compagne di stanza che, coi loro bimbi in braccio, fanno il tifo per noi!

Alle 19.30 inizia l’orario di visita e la confusione in reparto aumenta, le contrazioni sono forti ora e voglio stare tranquilla. Lo dico alle ostetriche che mi fanno sistemare con mio marito nella stanza dei tracciati, al momento libera, dove ho a disposizione un letto e una poltrona e un po’ di spazio (anche se poco) per muovermi. Gabriele mi suggerisce di farmi controllare dalle ostetriche per vedere a che punto siamo dato che sono passate diverse ore e che le contrazioni sono sempre più frequenti. Io inizialmente non voglio, ho paura che la dilatazione non sia aumentata abbastanza e di demoralizzarmi, ma alla fine mi convinco. Arriva quindi una ragazza giovane, Ramona, mi visita… 7 cm di dilatazione!!! Sono incredula, non speravo di essere già a quel punto… esco e sorridendo faccio segno con le mani (sette!!!) a mia mamma in fondo al corridoio che mi sorride. Torno quindi nella stanza, dico a mio marito di uscire e mangiare qualcosa per prepararsi alle ore seguenti e di far entrare mia mamma a dargli il cambio. Nel frattempo torna Ramona, sarà lei la “mia” ostetrica… parliamo un po’, mi chiede di me, del bimbo (dal quel momento in poi lo chiamerà sempre Emanuele)… mi piace, mi sento subito a mio agio con lei. Mi posiziona i sensori per fare un ultimo tracciato ma riesco comunque a muovermi per seguire le contrazioni, mi appoggio con le mani allo schienale della poltrona e oscillo col bacino cullando il mio bambino. Ramona mi porta anche dei biscotti e della marmellata dato che non ho cenato e poi torna di là, lasciandomi con mia mamma. Lei mi spalma la marmellata sui biscotti e io cerco di mangiarli tra una contrazione e l’altra anche se il tempo è sempre meno… siamo serene entrambe e la mia buffa “cena” ci fa quasi ridere. Nel frattempo torna Gabriele, saluto mia mamma, e arriva subito anche Ramona che guarda il tracciato e mi dice sorridendo “Andiamo!”. Sono le 20.45, mi fa salire su una barella per portarmi al piano di sotto, uscendo saluto i miei genitori, mia suocera e mia sorella… Gabriele è sempre a fianco a me… Sono felice, penso solo che tra poco avrò tra le braccia il mio piccolo e non vedo l’ora. Non mi piace la barella, le contrazioni sono fastidiose in quella posizione, ma scherziamo durante il tragitto sul fatto che gli scossoni che mi danno siano addirittura peggio! Arrivati al piano inferiore Ramona dice a chi ci accoglie all’ingresso “Noi andiamo direttamente in sala parto”. Entro con lei nella sala, mio marito indossa il camice e ci raggiunge… la stanza è fredda, “sa di ospedale” ma l’atmosfera è tranquilla e rilassata. Finalmente in piedi, con le braccia al collo di Gabriele mi concentro sulle contrazioni mentre Ramona mi massaggia la schiena. Tra una contrazione e l’altra parlo con loro, sono affascinata dal fatto di stare così bene in attesa della successiva, che il dolore possa essere così forte e poi svanire totalmente… la natura e’ davvero impressionante… Passano pochi minuti (credo), Ramona mi chiede di poter controllare la dilatazione… Acconsento e quindi mi metto sul lettino per agevolarla… Mi dice che siamo a buon punto e delicatamente rompe le membrane.

Ritorno in piedi e continuo a concentrarmi fino a quando inizio a sentir tremare tutto il corpo, una sensazione fortissima… capisco di essere arrivata alla fase di transizione e dopo pochissimo dico a Ramona che ho voglia di spingere… Vedo di sfuggita l’orologio sul muro, sono le 21.30 e penso tra me e me “ci siamo quasi”, credendo che ormai sia tutto in discesa. Ho letto che spesso le donne a questo punto ritrovano le forze invece a me sembra, dopo aver superato benissimo le contrazioni precedenti, di non andare mai avanti… Non riesco più a stare in piedi, mi gira la testa, forse è la mancanza di sonno o il fatto di aver mangiato poco… provo anche a mettermi a carponi ma dopo un paio di spinte non ce la faccio più, così mi rassegno a mettermi sul lettino nella posizione in cui mai avrei pensato di partorire: mi fa male la schiena, tanto, ma è comunque meglio delle altre posizioni. Finalmente si intravede la testa, Ramona me la fa toccare… mi fa un po’ effetto ma finalmente sento che le cose procedono. Mi preparo alle altre spinte… Una, due, tre… forse dieci, sembrano non finire mai… La testa avanza piano piano, sento bruciare, parlo con Emanuele penso che sia stato bravissimo finora e gli ripeto “esci testone!”… Ho paura di non farcela da sola, ho paura che qualcuno intervenga per aiutarlo a venire fuori ma poi guardo Ramona: è tranquilla, massaggia con un po’ di olio intorno alla testa del mio bimbo e mi ripete che stiamo andando benissimo… ce la possiamo fare da soli! Arriva un’altra contrazione e finalmente esce tutta la testa, Ramona mi chiede se voglio guardare… Non ce la faccio, mi fa troppo male la schiena, voglio solo abbracciare il mio bambino ora. Un’altra spinta e le spalle sono quasi fuori, mi aiutano ad alzarmi, voglio vedere Emanuele “venire al mondo”… Arriva la contrazione e come per miracolo vedo il mio bambino scivolare fuori tra le mani di Ramona… sono le 22.39 del 23 luglio… Gabriele a fianco a me inizia a piangere (prima del piccolo! Lo prendo ancora in giro per questo…), mi bacia e continua a ripetere “è bellissimo”. Appoggio la schiena sul lettino e finalmente il mio piccolo è tra le mie braccia… e’ stupendo, pieno di capelli e ha gli occhi aperti… mi fissa come per dirmi “allora ci sei mamma, non sono solo qui fuori”… Lo bacio, lo accarezzo, gli parlo… Sento già di amarlo infinitamente! Dopo poco un’altra piccola spinta ed esce anche la placenta, Ramona la controlla e dopo un po’ taglia il cordone. Non so quanto tempo sia passato, sono ancora in un’altra dimensione… Si avvicina un’infermiera che prende Emanuele e lo mette su un piano poco vicino a me dove lo pulisce, io continuo a guardarlo, ancora non ci credo… Ramona mi controlla, mi sono lacerata un pochino e devono darmi qualche punto… mi oppongo e concordiamo che cucirà solo “il minimo indispensabile” e le altre lacerazioni si chiuderanno da sole (confido nella tintura madre di calendula che infatti funzionerà alla perfezione!). Emanuele e’ ora tra le braccia del papa’ che lo guarda con gli occhi pieni d’amore, sono bellissimi…

Finalmente hanno finito di cucirmi, mi sistemano… sto benissimo, vorrei alzarmi ma non mi lasciano… mi rimettono quindi sulla barella col mio piccolo e mi portano in un’altra sala dove io e papa’ possiamo goderci il nostro tesoro, anche se vicino ci sono altre due mamme coi loro bimbi. Avvicino Emanuele al seno e lui inizia a cercare… e dopo un po’ di tentativi ciuccia un pochino… ma la situazione non e’ molto intima, siamo  scomodi, la barella balla e non riesco a sistemarmi così chiedo a Gabriele di tenere il piccolo. In quell’istante entra un’ostetrica, chiede ai papa’ di uscire perché devono visitare una delle mamme… Mio marito esce con Emanuele in braccio ma torna solo, mi dice che l’hanno portato al nido e che me lo porteranno domattina perche’ a quest’ora non ci sono i pediatri per visitarlo. Sono sconvolta, come se lo avessero rapito… ma sono troppo stordita per protestare. Mi riportano in camera, mangio qualcosa, saluto mio marito che va a casa e mi metto a letto ma non riesco a dormire, sono troppo emozionata per il parto e turbata dal fatto di non avere il mio piccolo con me… Metto la mano sulla pancia, sento l’utero che si contrae con forza, mi sembra di sentire ancora Emanuele muoversi ma non e’ così, mi ricollego alla realtà e penso che e’ al nido, solo, nelle sue prime ore al mondo… Ma non ho la forza o forse il coraggio di protestare per andare da lui… Mi sento male ancora adesso a pensarci… Arrivano le 6.00, mi alzo, mi lavo, mi preparo e vado in corridoio ad aspettare il mio piccolo… Sono circa le 7.00 quando si aprono le porte dell’ascensore e vedo uscire quattro culle, sono i bimbi nati nella notte… vedo a distanza una testolina decisamente più grande delle altre e piena di capelli neri… e’ lui! Lo prendo, lo stringo… da quel momento non l’ho più lasciato un solo secondo… Telefono a mio marito “e’ qui” e lui ci dice “arrivo”…

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