Un’avventura strana…

Eccomi qua a raccontarvi una piccola avventura che mi è successa nei giorni scorsi, che ha del ridicolo ma che mi ha fatto incontrare, anche se in piccolo, la realtà degli ospedali… Inizia tutto quando, dopo circa due mesi e mezzo dalla nascita di Maia, felicemente in casa, mi ricordo che la piccola non ha ricevuto l’agenda della salute, quel libretto dove noi essenzialmente ci divertiamo ad appuntare i picchi di crescita delle nostre cicciottine… Mai servito ad altro, però visto che ce l’avevano dato al consultorio per Vera, volevo averne uno anche per Maia. Vado dalla pediatra per firmare il dissenso ai vaccini e le chiedo anche di questo, mi dice di rivolgermi all’ospedale della città vicina (ci siamo trasferiti da pochi mesi, per chi non lo sapesse…), e mi dà il numero della pediatria. Quella stessa pediatria a cui avevo telefonato mesi addietro, per sapere se erano disponibili a fare il prelievo per lo screening per le malattie metaboliche, e che mi aveva risposto (dopo avermi rimpallata un paio di volte da un numero all’altro) che loro non avevano mai fatto il prelievo ad esterni, per la serie “se vuoi far nascere in casa tuo figlio fai pure, ma noi non possiamo aiutarti per questa cosa…”. Va beh, poco male, ero riuscita ad organizzarmi diversamente, e questa volta mi preparo a nuovi giochetti… Mi risponde qualcuno, espongo il problema e la signora in questione mi passa una pediatra, ripeto la mia richiesta e incontro le prime resistenze… “Ma come è possibile, non è venuta neanche dopo, a fare i test di screening?” Posso mangiarmela? Beh lascio perdere… Poi continua… “Eh, queste agende costano, non posso darne una così…”, allora faccio notare che mia figlia, anche essendo nata in casa, ha diritto ad averla visto che l’agenda è elargita gratuitamente della regione Piemonte, non dagli ospedali… Al che la pediatra dice che per darmela ha bisogno di certificati, di “prove”… Bene, non c’è che da chiedere! Allora si tranquillizza e lascia detto in reparto il nome di mia figlia, per farci passare nel week end. Sabato mattina io e mio marito, con le bimbe, partiamo per la missione Agenda. Entriamo nell’ospedale, troviamo la pediatria, suoniamo al campanello. Nessuna risposta. Riprova mio marito, e io lo sgrido perché c’era il cartello “Suonare una sola volta e attendere”. Ora ci trattano male! Invece questa volta rispondono e esponiamo il problema, allora ci mandano al piano di sotto, in ostetricia, e stessa trafila. Suoniamo e nessuno risponde, attendiamo pazienti… Arriva intanto una mamma, suona anche lei e questa volta le rispondono. Deve togliere i punti, le dicono di aspettare “un attimino”, la mamma si siede tranquilla e si mette ad aspettare. Mi interroga sul mei tai che indosso con Maia dentro, mi chiede da quanti mesi si può mettere il bambino, e io le ripondo che l’ho messa a pochi giorni! E continuiamo ad aspettare… Esce una mammina con l’erede di pochi giorni, con papà e nonna al seguito… Poi la porta si richiude. Riprovo a citofonare, questa volta rispondono e la signora (ostetrica? Infermiera? Puericultrice?) mi dice che bisogna aspettare la pediatra, perché solo un medico può compilare l’agenda, quindi non possono darmela loro. Se entro ad aspettare, appena arriva la pediatra mi faranno questo favore… Lascio Vera col papà e entro, chiedo di nuovo e mi dicono di aspettare nel “soggiorno”, in fondo a destra… Entro nella minuscola stanza e trovo una mamma attaccata al monitoraggio, col compagno, e io mi infilo dietro, vicina alla finestra. Dondolo la piccola nel mei tai, si sveglia, allora la allatto e passano i minuti… Tengo il tempo del dondolio con i battiti di quel piccolo spiato nella pancia, entra un paio di volte un’ostetrica a guardare il tracciato e non alza nemmeno lo sguardo, non so se non mi vede o se non vuole vedermi, ma questa cosa mi turba… Mi sento a disagio, come in trappola, non ho nemmeno preso il cellulare, ho lasciato la borsa fuori… Chiedo ai futuri genitori che ora è, mezzogiorno e venti… Urca è ora di pranzo! Tra un po’ Vera inizierà a dare i numeri…Mi faccio coraggio, oltrepasso la coppia che gioca col cellulare e mi affaccio al corridoio… Operatori sanitari non meglio specificati che vanno ognuno per la propria strada… E’ un piccolo ospedale ma lo trovo comunque alienante… Decido di rompere ancora, chiedo di nuovo, e poi ancora… Se c’è troppo da aspettare, posso tornare, ho la bimba fuori ed è ora di pranzo… La signora che prima mi aveva detto di aspettare viene presa a compassione, e telefona di nuovo alla pediatra, dicendo che l’hanno già chiamata… Parla un attimo e poi riattacca, mi dice che la pediatra finisce di visitare un paziente e arriva… La ringrazio e torno ad aspettare con maggiore speranza, vado un attimo fuori ad avvisare marito e figlia, e rientro. Torno davanti alla stanza di assistenza neonatale e dopo pochi minuti la stessa signora risponde al telefono… “Ah gliela posso dare? Non c’è bisogno di lei?”.  Insomma dopo aver messo giù mi spiega “Eh la pediatra ha detto Come faccio a compilare l’agenda se non so nulla di questo bambino?“. Mi cascano le braccia, e pensarci prima? Quindi ho aspettato per nulla? Va beh lasciamo perdere… Ascolto pazientemente la signora che mi spiega l’agenda, che mi invita ad un incontro post parto per porre domande ad un ginecologo o a una puericultrice, che mi invita a chiamare per eventuali difficoltà nell’allattamento… e finalmente posso uscire… La libertà! E sapete cosa? La povera signora che doveva togliere i punti era ancora là fuori!

Insomma, questa piccola avventura mi ha fatto pensare che, come già sapevo… più sto alla larga dagli ospedali, meglio è! 🙂

Ti è piaciuto questo articolo? Condivilo!
Pubblicato in Notizie e pensieri Taggato con: , , , , , ,
4 commenti su “Un’avventura strana…
  1. Gemma ha detto:

    ahahahahah! vedrai che per il prossimo figlio rinuncerai all’agenda 😛 io per Manuela non ci ho nemmeno provato se devo essere sincera, mi è bastata la fatica fatta da Silvio per denunciarne la nascita… in casa!

  2. Lucia ha detto:

    Ah cara Gemma, si vede a noi mancava un po’ di brivido, visto che stranamente, anche abitando in un paesino, non abbiamo avuto alcuna difficoltà a denunciare la nascita in casa… e a dire la verità nemmeno per Vera quando eravamo a Torino!

  3. Chiarina ha detto:

    io devo spezzare una lancia in favore degli operatori del nostro consultorio invece! sia l’assistente sanitaria che la pediatra ci hanno trattato normalissimamente anche se Emma è nata in casa! Ci hanno chiamato loro per consegnarci il libretto di salute di Emma (una volta denunciatane la nascita a casa, tempo mezz’ora già ci avevano chiamati!!!) e ce lo hanno consegnato senza che ci fosse compilato nulla se non nome cognome e peso alla nascita dato che era nata in casa ma non hanno mai fatto obiezioni o altri commenti…
    in ospedale ci siamo andati solo x fare l’ototest (un disastro e non l’abbiamo fatto alla fine…) e anche lì, una volta visto che Emma non aveva nulla di compilato sul libretto ho spiegato che era nata a casa e nessuno ha commentato se non con giudizi moooooolto positivi!!
    quindi x ora l’ospedale Beauregard di Aosta direi che si merita un 7 dai!!

  4. Lucia ha detto:

    Bene, per una volta un voto positivo anche ad un ospedale! 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*