A scuola da mamma e papà!

Ho pensato per la prima volta alla scuola familiare (detta anche scuola paterna o home schooling) quando Vera aveva circa 18 mesi, non ricordo esattamente come sia andata, ma avevo cercato qualcosa in rete dopo aver visto dei bimbi della scuola materna in gita al parco. Non mi è piaciuto affatto il modo in cui le maestre trattavano coi bambini, e sommando questa piccola esperienza con quella, ben più lunga, delle mie osservazioni effettuate in una scuola materna (attività che ho portato avanti per un anno, per la scuola di specialità che stavo frequentando), ho capito che mi ispirava parecchio l’idea di una scuola gestita in famiglia, almeno per i primi anni di scuola di mia figlia. Il pensiero è stato fugace, poi è rimasto sopito per altri mesi, quando ho letto il libro “Genitori con il cuore” (vedi bibliografia). In questo libro c’è un capitolo proprio sulla scuola familiare, l’ho divorato e l’ho sentito molto nelle mie corde, quindi ho deciso di condividere alcuni pensieri con voi. Le mie riflessioni prendono spunto proprio da questo magnifico libro.

Che cos’è esattamente la scuola familiare? Fare scuola familiare significa che i genitori provvedono loro stessi all’istruzione dei propri figli, impartendola direttamente o avvalendosi di figure professionali scelte da loro.

In Italia è possibile fare scuola familiare? Sì, è possibile ma è uno strumento poco utilizzato dai genitori italiani, a differenza dei genitori di altri Stati. In Italia è obbligatorio il grado di istruzione minimo, non la frequenza scolastica. La Costituzione stessa prevede quindi la possibilità della scuola a casa, oltre alle scuole pubbliche e a quelle private. Da qualche anno a questa parte, però, alla fine di ogni anno scolastico portato a termine dai bambini che frequentano la scuola familiare, c’è l’obbligo di un esame che attesti le capacità raggiunte dal bambino in questione. Ciò significa che i genitori sono tenuti a far seguire al bambino il programma ministeriale previsto per quell’anno scolastico.

Perché scegliere la scuola familiare? Su questo punto ci sono molte cose da dire, cercherò quindi di essere schematica. Innanzitutto, credo che la SF sia il mezzo migliore per coltivare la naturale curiosità dei bambini. Infatti, i bambini sono curiosi per natura, e hanno il desiderio innato di scoprire il mondo. Oltre a ciò, essi sanno più di chiunque altro come procedere, e hanno bisogno di molto tempo per riflettere. Anche il gioco libero, per cui nella scuole c’è molto poco spazio, è importantissimo per il loro apprendimento, mentre invece viene visto spesso come una “perdita di tempo”, cosa da fare durante l’intervallo.  Oltre a ciò, i bambini, se lasciati liberi di imparare, non hanno paura di fare errori e di ammettere che non sanno; la scuola, al contrario, trasmette ansie e paure riguardo a questo. Non è strano incontrare bimbi che, già nei primi anni delle scuole elementari, imparano a mentire sui giudizi che prendono nei compiti. I voti e i premi stanno ad indicare che le cose che si fanno a scuola hanno bisogno di un incentivo, perché evidentemente non sarebbero interessanti, quindi bisogna stimolare i bambini a imparare con questi metodi, che secondo me possono diventare dannosi. In realtà, i bambini gioiscono del valore intrinseco di ogni cosa che imparano, non avrebbero assolutamente bisogno di valutazioni! I voti possono bloccare l’apprendimento e causare paura del fallimento in molti bambini. I dubbi sulla “mancata socializzazione” dei bambini coi pari, forse la cosa che spaventa di più, possono essere molto ridimensionati pensando al fatto che i bambini possono imparare a relazionarsi con gli altri in modo ancora più ricco se hanno la possibilità di interagire con persone di ogni età. In questo senso, la scuola impoverisce un po’ le relazioni, perché permette ai bambini di stare a contatto solo con bambini della loro stessa età, dello stesso anno di nascita, e quindi esclude dalla varietà della vita.  E poi i bambini hanno un grande bisogno di passare molto tempo in famiglia! E’ molto più facile imparare come funziona il mondo dalle esperienze che si fanno in prima persona, cioè le esperienze reali… L’esempio che fa Jan Hunt nel suo libro è questo: nessun genitore direbbe: “Lascia stare il camioncino e torna a leggere il libro sui camion”! E invece, spesso, i bambini a scuola hanno pochissime occasioni di sperimentare le cose che leggono sui libri. La scuola familiare, al contrario, permette di vivere maggiormente le esperienze reali. Infine, mi preme sottolineare che lo stress interferisce con l’apprendimento: pensate (e ricordate!) a come è brutto dover apprendere quando si è obbligati, pressati, preoccupati! La scuola, con queste pressioni, presuppone (messaggio che naturalmente arriva ai bambini) che, se non obbligati, i bambini non impareranno mai spontaneamente. La scuola familiare cerca invece di preservare la curiosità, l’entusiasmo e l’amore per il sapere, che sono innati in ogni bambino.

Punti a favore della scuola familiare. La scuola familiare si basa sull’importanza della fiducia nel bambino. Il genitore non deve fingere interesse per una materia che non lo attrae molto, perché nessuno di noi è interessato a tutti gli argomenti. La cosa bella, però, è che ormai ci sono tante fonti di informazioni, abbiamo internet e tutti i generi di informazione si possono trovare sul web. E poi mi chiedo, perché tutti devono studiare le stesse cose nello stesso momento, quando ci sono delle cose che interessano di più in un certo momento e altre cose in altri momenti? A scuola tutti imparano le stesse cose insieme, per alcuni risulta facile perché sono interessati a quello in quel preciso momento (che fortuna!), ma per altri risulta difficile, perché è difficile anche per gli adulti studiare qualcosa quando non c’è interesse… Insomma nessuno può avere interesse per tutto! L’obiettivo della scuola familiare è quello di aiutare i bambini a imparare come si impara, senza decidere come e quando debba avvenire l’apprendimento, e qui si ritorna al concetto di fiducia espresso prima!

E gli esami? In Italia sono obbligatori, è previsto un esame alla fine di ogni anno portato a termine con scuola familiare. Come faccio a sapere se mio figlio sta imparando? Naturalmente con l’osservazione diretta. Così come non ci sono esami per valutare se i bambini fanno progressi nel camminare, perché ognuno ha i suoi tempi e prima o poi tutti lo fanno, così dovrebbe essere la scuola! Inoltre, il progresso non può essere costante, si procede a salti come in tutte le cose, mentre attraverso gli esami si pretende che tutti siano allo stesso livello e che ci siano arrivati nello stesso momento.

Cosa fanno i genitori nella SF? I genitori rispondono alle domande, incoraggiano le soluzioni creative e collaborative dei problemi, ricercano informazioni sugli interessi del bambino, mostrano i benefici di alcune doti come l’onestà, l’amicizia, la responsabilità e, non ultimo, coltivano la gioia di imparare. Perché imparare non è noioso, è divertente e avvincente, non passa solo attraverso i libri ma anche e soprattutto nelle diversissime esperienze che si compiono ogni giorno.

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12 commenti su “A scuola da mamma e papà!
  1. Massimo ha detto:

    Quando frequentavo le elementari, trovavo decisamente noioso dover stare seduto 4 ore al giorno. Fortunatamente l’intervallo spezzava un po’ la sedentarietà! L’anno successivo venne introdotto il tempo prolungato, ma la nostra classe, per mia fortuna, non venne interessata dalla riforma. Avevo molte cose da fare (giochi, si capisce) a casa e con i miei piccoli amici. Sbrigati rapidamente i compiti, non vedevo l’ora di essere libero di muovermi e giocare. Ero felice di non essere costretto a scuola fino alle 16.30! E ripensandoci adesso, ritengo ancora una fortuna aver evitato il tempo prolungato per un soffio.

  2. Laura ha detto:

    Io invece ricordo l’affetto profondo che mi legava alle mie insegnanti, il dispiacere che ho provato alla fine della quinta, la recita di quarta dopo mesi di preparazione, le feste in costume di carnevale e le sfilate per il paese tutti insieme; le gite, i miei amici, i compiti a casa oggi di uno e oggi di un altro, i mercatini, le feste di compleanno con tutti i miei compagni che mi giravano intorno…
    La scuola per me non è stata noiosa. E mi ha dato molto di più che nozioni e tabelline… Mi ha dato il senso della condivisione e il valore dell’amicizia…

  3. Erika ha detto:

    Io sono una mamma a favore della SF. Ho tre figli e sinceramente non ho trovato nessuna scuola nella mia città che possa soddisfare le mie aspettative. Sono molto scettica sul fatto che 8 ore al giorno passate seduti in una stanza possano avere un effetto benefico sulle nuove generazioni. Se desiderate ulteriori info sulla scuola familiare visitate
    http://www.controscuola.it
    Erika

  4. cristina ha detto:

    E’ tutto molto interessante, ma avrei comunque paura di “creare una pecora nera”…
    La società in cui viviamo è piene di falde, noi esseri umani siamo terribilmente e deliziosamente imperfetti; ma siamo esseri sociali, abbiamo costruito delle regole, abbiamo organizzato un pò il nostro vivere insieme.
    Non è tutto bello, ma i bambini saranno degli adulti in questo “mondo difettoso” e trovo giusto che imparino a “viverlo”, e credo che il modo migliore sia accompagnarli, stargli vicino, ma lasciarli in questa “giungla”…
    Cri

  5. Laura ha detto:

    Anche se non condivido la scelta di far studiare i bambini a casa (anche se sto cercando un’alternativa al tempo pieno già adesso per Luca), sono curiosa di capire come funziona. Pensavo che si potesse tenere i bambini a casa solo in caso di motivi medici… A livello legale come possono i genitori essere riconosciuti come insegnanti a tutti gli effetti se per insegnare in una scuola elementre ci vuole la laurea??? C’è una legge specifica qua in Italia? Insomma come si fa in termini pratici a far sì che tuo figlio non vada a scuola a sei anni e non vedersi sbucare gli assistenti sociali alla porta?

  6. Lucia ha detto:

    Ne so poco Laura, non conosco bene i dettagli, ma mi pare che entro gennaio si debba presentare la richiesta alla scuola dove dovrebbe frequentare il bambino, non è proprio una richiesta ma diciamo che si avvisa la scuola che il bambino farà scuola familiare… non è che non lo mandi e basta! Come ho scritto nell’articolo, la legge prevede l’istruzione obbligatoria, ma la scuola pubblica è solo una delle opzioni. Poi i genitori devono dimostrare di avere le capacità per farlo, ma di questo non so ancora molto… Provo a informarmi e se trovo info ti faccio sapere!

  7. Elena11 ha detto:

    Ti dico la mia Lucia: ho fatto il tempo prolungato alle elementari e odiavo andare al pomeriggio…spesso tornavo indietro con qualche scusa.
    Questa cosa della SF mi ispira molto..pensa che dove vivo io ci sono così pochi bimbi che hanno accorpato le classi! E penso che saranno trasferiti in un paese vicino per accorpare due paesi, altrimenti chiuderebbero due scuole anziché una..

  8. Sara mamma bucolica ha detto:

    Io ci sto pensando seriamente ma vorrei che ci fossero più bimbi e mamme. Magari una maestra di musica e una di arte anche solo un’ora la settimana…Il resto lo fa il contatto con la natura l’orto e l’armonia che puo’ venire a crearsi unendo le forze.

  9. Massimo ha detto:

    Ho letto recentemente che chi sceglie l’homeschooling in Svezia ha vita molto dura. Vedi http://www.controscuola.it/homeschooling-fuorilegge/ e http://www.washingtontimes.com/news/2010/jul/18/home-school-ban-in-sweden-forces-families-to-mull-/
    Secondo il governo svedese un’educazione completa ed obiettiva può solo essere fornita dallo Stato. Almeno in Italia, al momento, c’è ancora la possibilità di scegliere strade educative diverse.

  10. Gianna ha detto:

    Trovo che sia molto interessante.
    Io però porterei queste nozioni anche nella scuola pubblica… per tutti è giusto seguire tempi personali e sarebbe possibile solo con classi molto meno numerose delle attuali.
    Non mi piace il termine scuola paterna, anche se penso che sia in contrapposizione al termine materna che si usava prima. In realtà a me sembra che la scuola attuale sia paterna, e una scuola più attenta ai tempi dei bimbi, ad imparare per il gusto di imparare sia più materna….
    Forse userei il termine scuola consapevole…. (o attiva che c’è però già) ma la sostanza non cambia.

  11. Elisa ha detto:

    Mi sembra che le scuole Montessori si avvicinino molto al genere di scuola “ideale” descritta da Lucia in questo articolo.Ho la fortuna di averne una o forse due nella mia città, ma non so se è solo materna o anche primaria. Credo che quando sarà il momento andrò ad informarmi per bene, perchè secondo me la scuola Montessori è un buon compromesso tra lo studiare a casa con mamma e l’arrendersi alla tragica situazione scolastica italiana. Solo che ce ne vorrebbero di più di scuole Montessori a mio avviso…

  12. Lucia ha detto:

    Sì, sono d’accordo con te Elisa, hai ragione ce ne vorrebbero moooolte di più!

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