Archivio di luglio 2010

La storia di Chiara e Didier

martedì, 27 luglio 2010

La mattina del 7 agosto 2003 mi svegliai sentendomi in qualche modo diversa… Non saprei spiegare la sensazione che ebbi al risveglio ma sapevo che quel giorno sarebbe stato importante per me e per il mio bambino… Mi alzai e preparai la colazione per me e per il papà del mio cucciolo (allora ero sposata) come ogni mattina alle 6 per poter passare insieme qualche attimo prima che lui andasse al lavoro. Io sarei tornata a letto a riposarmi un pochino quel mattino perché sentivo che avevo bisogno di mettere da parte ogni briciola di energia che mi potevo permettere di rubare alla giornata… Avvertivo le contrazioni regolari già dalla mattina, lente e non dolorose ma tutto mi faceva ben sperare…da lì a poche ore avrei conosciuto il mio bambino anche se il termine sarebbe stato dopo 2 settimane abbondanti… Sola a casa fino a sera non avevo molto da fare e passai la giornata tra le solite faccende e un caldo allucinante… Nel pomeriggio come da qualche settimana a quella parte ero solita fare un bel bagno tiepido per sfuggire alla calura di quell’estate in cui le temperature raggiunsero quasi i 40 gradi anche qui in Valle d’Aosta… Passai parte del pomeriggio nella mia vasca a godermi l’acqua tiepida che attenuava il fastidio delle contrazioni e il caldo torrido.

Quando il papà rientrò verso l’ora di cena quella sera gli dissi che forse era meglio se fossimo andati all’ospedale a farci rassicurare perché io avvertivo le contrazioni sempre non dolorose ma ogni 10 minuti e non capivo se effettivamente eravamo in ballo o no… e poi avevo avuto strane sensazioni, brutti capogiri tutto il giorno e oltre a pensare che il motivo fosse il troppo caldo di quei giorni avevo paura che la pressione salisse troppo: l’avevo misurata ed era piuttosto alta…

I 25 chili presi in gravidanza le mani e i piedi ormai gonfi come palloni e la pressione alta oltre alle ultime analisi delle urine che evidenziavano presenza di albumina mi spaventavano non poco e così decidemmo di fare una visita per tranquillizzarci sul fatto che il piccolo stava bene e che le contrazioni erano solo preparatorie… Arrivati in ospedale fui visitata e mi trovarono dilatata di 1 cm quindi nulla di che, ci potevano volere ore ore ed ore essendo il mio primo parto ma la mia pressione effettivamente troppo alta indusse il medico a ricoverarmi per potermi tenere sotto controllo nel caso il travaglio avesse accelerato quella notte…

Mi assegnarono una camera e mi dettero una pastiglia x abbassare la pressione. Mi sistemai e cenai con un poco di minestrina e nient’altro perché essendo probabilmente ad inizio travaglio in ospedale NON TI DANNO da mangiare…così ovviamente non hai energia x affrontare il tutto…ma io allora non sapevo niente e mi feci andar bene quel brodino senza fiatare. Il papà rimase con noi fino alle 21.30 poi l’ostetrica mi visitò nuovamente e mi attaccò il tracciato e mi disse che tutto si era fermato e che non secondo lei non se ne parlava di farlo nascere quella notte… Mi chiede se voglio fare l’epidurale e io le dico CHE UN AGO NELLA SCHIENA PROPRIO NON LO VOGLIO X NESSUN MOTIVO e dunque mi saluta dicendomi che ci saremmo riviste il mattino dopo per controllare la pressione e la dilatazione e augurandomi la buonanotte mi saluta e manda a casa il papà… Mi metto a letto affamata come una belva ma cerco ugualmente di riposare un pochino convinta che le contrazioni che ricominciavo a sentire lievi e flebili sarebbero mutate presto…

Ore 24.00 mi aggiro x l’ospedale camminando e piegandomi in due ad ogni contrazione… ora sono fortine e non sono rimasta in camera più per rispetto che x altri motivi: nel letto accanto al mio c’è una donna che ha subito un cesareo d’urgenza per una brutta emorragia dopo essersi fatta tutto il travaglio e le sue urla di dolore sono finite solo da qualche ora quando il sedativo le ha fatto effetto, non mi va di svegliarla con i miei vocalizzi… Naturalmente non va bene nemmeno svegliare tutto il reparto ma io preferisco camminare almeno un po’, so che aiuta…!!! Incontro l’ostetrica in corridoio che mi chiede come mai sono alzata e alla successiva contrazione se ne rende conto da sola del perché… Mi fa andare nella stanza dove ti mettono x attaccare il tracciato e mi fa sdraiare sul letto…NO NO NO NIENTE DA FARE IO A SDRAIARMI NON CE LA FACCIO SE VUOI SDRAIATI TU LE RINGHIO… Ok allora niente tracciato solo visita e non mi dice nemmeno se la dilatazione procede o no… (sarà che non mi sono voluta far mettere a letto x attaccare il tracciato…????) Mi chiede solo se voglio chiamare il padre e io le chiedo che ore sono e se è già il caso di farlo correre e lei mi risponde è mezzanotte e qualcosa magari aspettiamo ancora un po’…

Ok, e io ballo da sola…anzi no da sola no…nella stanzina dei tracciati hanno rinchiuso un’altra ragazza che sta travagliando solo che lei ogni contrazione vomita l’anima mentre io riesco solo a stare appoggiata con i gomiti al letto dell’ospedale che è bello alto… Le mie contrazioni sono SOLO di schiena e cavolo non credevo potessero far tanto male…

Sono spaventata, sola, non c’è mio marito, c’è questa poveretta che vomita lì vicino a me, sola pure lei che a un certo punto il mio istinto prende il sopravvento e le vado a reggere il cantino per farla sentire meno abbandonata… Torna l’ostetrica a vedere come stiamo non ho idea di quanto tempo sia passato… Mi dice che è meglio chiamare il papà perché stiamo andando avanti bene e io chiedo solo che ore sono… E’ l’una e mezza e io non so più nemmeno come si chiama il padre di mio figlio a quel punto lì… Vorrei solo che finisse tutto in fretta e non so più dove mettermi per non sentire la mia schiena che si spezza in due ogni contrazione… Sono sempre più vicine e io non riesco nemmeno a tirare il fiato tra una e l’altra… Non so come le indico il mio cellulare e le dico solo Erik… Sicura? Mi chiede lei e io rispondo NO NON LO SO Tempo nemmeno mezz’ora (ovvio i tempi mi sono stati riferiti da lui) arriva il papà e io so che c’è solo perché sento che mi massaggia la schiena e mi da un po’ di sollievo…

Siamo ancora nella stanzina del tracciato e si soffoca dal caldo… io ad ogni contrazione barcollo e quasi cado a terra lasciandomi andare giù sulle gambe… non so perché ma lo faccio… Ultima visita…ci siamo…si va in sala parto…sono le 4 del mattino. Delle due ore precedenti ricordo solo che io ero altrove, le contrazioni non davano più tregua non respiravo nemmeno più tra una e l’altra, il dolore aveva vinto, mi ero lasciata andare, mi ero arresa al dolore che facesse del mio corpo quello che doveva perché mio figlio venisse a conoscerci… Entro in ascensore con il papà e l’ostetrica e inizio ad urlare che DEVO SPINGERE CHE NON SONO IO CHE LO FACCIO MA QUALCUNO SPINGE E che cavolo poteva portarmi giù un attimo prima accidenti (penso) ora lo faccio in ascensore…!!!!!!!!!!!! Lei mi dice di non spingere e io le RUGGISCO IN FACCIA che NON POSSO NON SPINGERE e che non sono io che comando il mio corpo. Ed è proprio questa la sensazione…io non decidevo nulla in quei momenti, era il mio corpo a fare tutto lui e il mio bambino che si faceva strada…Arriviamo in sala parto e mi chiede se voglio provare a stare sul lettino… NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO, se non riuscivo a sedermi manco sulla carrozzella x scendere in ascensore che diamine io non mi sdraio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ok allora accucciata, lui mi regge da sotto le braccia… Ogni spinta scendiamo… Mi fora il sacco che è ancora integro e un pochino d’acqua tinta di rosso scende…pensavo ce ne fosse tanta di più di acqua… E finalmente posso fare quello che DEVO fare: SPINGERE CON TUTTA LA FORZA CHE MI VIENE DA DENTRO… Mamma se sono potente adesso… Dio se brucia, ho paura da morire, paura di far del male a mio figlio, le dico che qualcosa non va che sento bruciare come se mi uscisse il fuoco invece che la sua testa e lei mi dice che sono brava e che sto andando benissimo che è normale, che è la testa e che ancora poco e lo abbraccerò… Un’altra spinta ed ecco che la testa esce e con lei un vero e proprio fiume rosso…ecco avevo ragione, di acqua ce n’era tanta di più solo che la testa del piccolo faceva da tappo!!!!!!!!!!!!!!!Una spinta ancora e sguscia fuori tutto il corpo in un attimo è piccolo piccolo il mio amore…

Sono le 5.03 dell’8 agosto 2003.

Mi fanno sdraiare (stavolta cedo, sono esausta e non sento più alcun dolore), piango piango e abbraccio mio figlio, lo guardo e piango e lui mi fissa estasiato senza piangere… Mi guarda e basta… La placenta nasce quasi subito, ma mi sono lacerata e mi devono suturare… Il mio amore è ancora sul mio petto mentre mi danno il primo punto ma dal dolore atroce rischio di farlo cadere a terra e così me lo prendono e lo portano via… Io impreco letteralmente come uno scaricatore di porto e il mio ex marito rimane lì cercando di calmarmi e di farmi star ferma mentre mi cuciono…

Mi rialzo appena finito di darmi i punti e spero di poter andare a prendere il mio bambino, ma mi fanno mettere a sedere sulla carrozzella e mi fanno aspettare 2 ORE INTERE lì davanti alla porta della sala parto SENZA MIO FIGLIO SENZA POTERLO ANDARE A PRENDERE perché il regolamento prevede che l’ostetrica che ti accompagna in sala parto debba x forza riportarti su in camera e visto che è arrivata nel frattempo una donna da fuori in travaglio, NOI DOBBIAMO ASPETTARE CHE LEI FINISCA E FACCIA NASCERE SUO FIGLIO PER POTER AVERE IL NOSTRO…

Alle 7.30 del mattino possiamo tornare in camera, io mi infilo a letto e trovo mia mamma in camera che mi aspetta, il mio ex marito è andato ad avvisare la sua famiglia, e io non so nemmeno dove tengono il mio cucciolo… Esausta e scoraggiata chiedo a mamma di andare a vedere se fosse già al nido e finalmente dopo 10 minuti vedo lei che torna orgogliosa con la cullina con dentro mio figlio che dorme esausto anche lui… Non ha fatto altro x i primi due giorni della sua vita, null’altro che dormire… A niente sono serviti i tentativi per svegliarlo e per farlo attaccare… Ogni volta che apriva un occhietto io gli offrivo il seno ma lui era talmente esausto che non riusciva né a rimanere sveglio né tantomeno a cucciare. Pesava appena 2 kg e 300 e le sue forze erano ridotte davvero al minimo… Dopo 48 ore senza che il piccolo accennasse a volersi attaccare mi accorsi che tremava come una foglia… In camera c’erano più di 30 gradi e non poteva essere perché aveva freddo e così andai al nido a cercare la pediatra x chiederle se c’era qualcosa che non andava e lei fece al mio piccolo Didier un prelievo di sangue dal tallone per controllare la glicemia e mi disse che stava andando in crisi ipoglicemica perché non si era ancora attaccato ed era debole così senza far tante storie preparò un piccolo biberon di latte in polvere e glielo diedero subito… Io chiesi perché il latte in polvere e non provare a dargli il mio o a farmelo tirare ma la risposta fu che io non avevo ancora avuto la montata e il mio latte non sarebbe stato sufficientemente nutriente… Mi rispedirono a casa il giorno dopo con la prescrizione del latte in polvere x dargli le aggiunte e con la raccomandazione di tirarmi il mio e darglielo con il biberon, visto che in quel modo lì riusciva a mangiare e dal seno no… Io provai e riprovai ad attaccarlo con i paracapezzoli, senza, quando aveva più fame quando ne aveva meno… non c’era verso… Lui si arrabbiava piangeva e si girava dall’altra parte strillando come un diavolo finchè non cedevo e gli davo il biberon con il mio latte… Almeno quello visto che non voleva ciucciare, almeno cercavo di dargli il mio che di sicuro gli faceva meglio di quello in polvere… Ma putroppo x noi nessuno mi disse quante volte avrei dovuto tirarlo x non farlo andare via tanto in fretta e dopo appena 2 mesi il mio latte era praticamente finito… Didier è cresciuto ed è un bel bambino di 7 anni ormai, alto e bello robusto ma il pensiero che non ho fatto tutto quello che potevo x lui non mi lascia mai… È stato un incubo crescerlo vedendo che rifiutava il mio seno, ero terribilmente depressa x il fatto che non lo voleva… Oltre al fatto che ovviamente nel giro di due mesi ero senza latte e dovevo dargli quello artificiale e prima di trovarne uno che non gli faceva male, che non gli dava diarrea o stipsi, che lo faceva crescere, che non gli dava terribili coliche ecc… ne sono passate di notti insonni e giorni tragici con pianti disperati e orari rigidi da rispettare (mica puoi andare a richiesta con il LA… quello lo devi dare a orari e con le dosi prestabilite dalle tabelle…). E poi non basta x i bambini, non puoi dargli il LA quando hanno solo sete e così provi a dargli acqua o tisane… E chiaramente a 5-6 mesi li svezzi dalla disperazione sperando che la cosa migliori un po’ almeno a livello di fame e di problemi intestinali… E così Didier a 5 mesi mangiava la frutta e a 6/7 pappine e minestrine… Ripeto, è cresciuto bene ma con tantissimi enormi problemi alimentari compresa una sospetta intolleranza al lattosio dato che x 6 mesi ha avuto diarrea cronica e visto che non era quello il problema ci dissero che era sicuramente celiaco quindi niente glutine… Da più grandicello (intorno all’anno) abbiamo fatto le analisi x la celiachia ed erano x fortuna negative quindi i suoi problemi alimentari erano dovuti ad altri motivi…tipo che non è mai stato allattato… !! 

A scuola da mamma e papà!

sabato, 24 luglio 2010

Ho pensato per la prima volta alla scuola familiare (detta anche scuola paterna o home schooling) quando Vera aveva circa 18 mesi, non ricordo esattamente come sia andata, ma avevo cercato qualcosa in rete dopo aver visto dei bimbi della scuola materna in gita al parco. Non mi è piaciuto affatto il modo in cui le maestre trattavano coi bambini, e sommando questa piccola esperienza con quella, ben più lunga, delle mie osservazioni effettuate in una scuola materna (attività che ho portato avanti per un anno, per la scuola di specialità che stavo frequentando), ho capito che mi ispirava parecchio l’idea di una scuola gestita in famiglia, almeno per i primi anni di scuola di mia figlia. Il pensiero è stato fugace, poi è rimasto sopito per altri mesi, quando ho letto il libro “Genitori con il cuore” (vedi bibliografia). In questo libro c’è un capitolo proprio sulla scuola familiare, l’ho divorato e l’ho sentito molto nelle mie corde, quindi ho deciso di condividere alcuni pensieri con voi. Le mie riflessioni prendono spunto proprio da questo magnifico libro.

Che cos’è esattamente la scuola familiare? Fare scuola familiare significa che i genitori provvedono loro stessi all’istruzione dei propri figli, impartendola direttamente o avvalendosi di figure professionali scelte da loro.

In Italia è possibile fare scuola familiare? Sì, è possibile ma è uno strumento poco utilizzato dai genitori italiani, a differenza dei genitori di altri Stati. In Italia è obbligatorio il grado di istruzione minimo, non la frequenza scolastica. La Costituzione stessa prevede quindi la possibilità della scuola a casa, oltre alle scuole pubbliche e a quelle private. Da qualche anno a questa parte, però, alla fine di ogni anno scolastico portato a termine dai bambini che frequentano la scuola familiare, c’è l’obbligo di un esame che attesti le capacità raggiunte dal bambino in questione. Ciò significa che i genitori sono tenuti a far seguire al bambino il programma ministeriale previsto per quell’anno scolastico.

Perché scegliere la scuola familiare? Su questo punto ci sono molte cose da dire, cercherò quindi di essere schematica. Innanzitutto, credo che la SF sia il mezzo migliore per coltivare la naturale curiosità dei bambini. Infatti, i bambini sono curiosi per natura, e hanno il desiderio innato di scoprire il mondo. Oltre a ciò, essi sanno più di chiunque altro come procedere, e hanno bisogno di molto tempo per riflettere. Anche il gioco libero, per cui nella scuole c’è molto poco spazio, è importantissimo per il loro apprendimento, mentre invece viene visto spesso come una “perdita di tempo”, cosa da fare durante l’intervallo.  Oltre a ciò, i bambini, se lasciati liberi di imparare, non hanno paura di fare errori e di ammettere che non sanno; la scuola, al contrario, trasmette ansie e paure riguardo a questo. Non è strano incontrare bimbi che, già nei primi anni delle scuole elementari, imparano a mentire sui giudizi che prendono nei compiti. I voti e i premi stanno ad indicare che le cose che si fanno a scuola hanno bisogno di un incentivo, perché evidentemente non sarebbero interessanti, quindi bisogna stimolare i bambini a imparare con questi metodi, che secondo me possono diventare dannosi. In realtà, i bambini gioiscono del valore intrinseco di ogni cosa che imparano, non avrebbero assolutamente bisogno di valutazioni! I voti possono bloccare l’apprendimento e causare paura del fallimento in molti bambini. I dubbi sulla “mancata socializzazione” dei bambini coi pari, forse la cosa che spaventa di più, possono essere molto ridimensionati pensando al fatto che i bambini possono imparare a relazionarsi con gli altri in modo ancora più ricco se hanno la possibilità di interagire con persone di ogni età. In questo senso, la scuola impoverisce un po’ le relazioni, perché permette ai bambini di stare a contatto solo con bambini della loro stessa età, dello stesso anno di nascita, e quindi esclude dalla varietà della vita.  E poi i bambini hanno un grande bisogno di passare molto tempo in famiglia! E’ molto più facile imparare come funziona il mondo dalle esperienze che si fanno in prima persona, cioè le esperienze reali… L’esempio che fa Jan Hunt nel suo libro è questo: nessun genitore direbbe: “Lascia stare il camioncino e torna a leggere il libro sui camion”! E invece, spesso, i bambini a scuola hanno pochissime occasioni di sperimentare le cose che leggono sui libri. La scuola familiare, al contrario, permette di vivere maggiormente le esperienze reali. Infine, mi preme sottolineare che lo stress interferisce con l’apprendimento: pensate (e ricordate!) a come è brutto dover apprendere quando si è obbligati, pressati, preoccupati! La scuola, con queste pressioni, presuppone (messaggio che naturalmente arriva ai bambini) che, se non obbligati, i bambini non impareranno mai spontaneamente. La scuola familiare cerca invece di preservare la curiosità, l’entusiasmo e l’amore per il sapere, che sono innati in ogni bambino.

Punti a favore della scuola familiare. La scuola familiare si basa sull’importanza della fiducia nel bambino. Il genitore non deve fingere interesse per una materia che non lo attrae molto, perché nessuno di noi è interessato a tutti gli argomenti. La cosa bella, però, è che ormai ci sono tante fonti di informazioni, abbiamo internet e tutti i generi di informazione si possono trovare sul web. E poi mi chiedo, perché tutti devono studiare le stesse cose nello stesso momento, quando ci sono delle cose che interessano di più in un certo momento e altre cose in altri momenti? A scuola tutti imparano le stesse cose insieme, per alcuni risulta facile perché sono interessati a quello in quel preciso momento (che fortuna!), ma per altri risulta difficile, perché è difficile anche per gli adulti studiare qualcosa quando non c’è interesse… Insomma nessuno può avere interesse per tutto! L’obiettivo della scuola familiare è quello di aiutare i bambini a imparare come si impara, senza decidere come e quando debba avvenire l’apprendimento, e qui si ritorna al concetto di fiducia espresso prima!

E gli esami? In Italia sono obbligatori, è previsto un esame alla fine di ogni anno portato a termine con scuola familiare. Come faccio a sapere se mio figlio sta imparando? Naturalmente con l’osservazione diretta. Così come non ci sono esami per valutare se i bambini fanno progressi nel camminare, perché ognuno ha i suoi tempi e prima o poi tutti lo fanno, così dovrebbe essere la scuola! Inoltre, il progresso non può essere costante, si procede a salti come in tutte le cose, mentre attraverso gli esami si pretende che tutti siano allo stesso livello e che ci siano arrivati nello stesso momento.

Cosa fanno i genitori nella SF? I genitori rispondono alle domande, incoraggiano le soluzioni creative e collaborative dei problemi, ricercano informazioni sugli interessi del bambino, mostrano i benefici di alcune doti come l’onestà, l’amicizia, la responsabilità e, non ultimo, coltivano la gioia di imparare. Perché imparare non è noioso, è divertente e avvincente, non passa solo attraverso i libri ma anche e soprattutto nelle diversissime esperienze che si compiono ogni giorno.

Concorso sul portare i bambini in vacanza!!!

martedì, 20 luglio 2010

Cari amici, vi voglio segnalare questo concorso organizzato dal blog EquAzioni: http://www.equazioni.org/index.php/2010/07/19/contest-portare-i-bambini-in-vacanza/

In sostanza, il concorso si divide in due parti. Si possono inviare alcune foto di bambini portati in fascia (qualsiasi tipo di fascia!), ma rigorosamente “in vacanza”, indicando il nome del genitore,  l’età del bambino e il luogo di vacanza, oppure inviare un diario di viaggio, cioè un racconto o un breve articolo su come avete passato le vacanze. Come ci si trova in vacanza senza il passeggino e solo con la fascia? E’ comodo o scomodo? Vi siete pentiti di essere partiti leggeri? Avete portato comunque il passeggino e ne avreste volentieri fatto a meno?

Diffondendo la pratica del portare anche in vacanza, in qualsiasi luogo e situazione, si può aiutare qualche altro genitore a fare questa scelta o a capire che i problemi che ha incontrato possono essere risolvibili!

Che dire, questa iniziativa mi sembra davvero molto carina e divertente, e oltre a rendere le fasce un po’ più diffuse, può aiutare davvero a trovare soluzioni originali per tutte le esigenze! Ah, quasi dimenticavo, ci sono anche dei premi in palio per i vincitori! In bocca al lupo e… diffondete!!!

Vi presento…

sabato, 17 luglio 2010

… 3 nuove categorie! Presto inaugurerò:

- “L’angolo dei libri“, in cui troverete le recensioni di alcuni libri che riguardano la gravidanza, la nascita, l’allattamento e il crescere i nostri figli, insomma quegli stessi libri che trovate nella mia bibliografia

- “Le interviste“, in cui raccoglierò le piccole interviste che farò ad alcune mamme e alcuni papà particolari, che hanno scelto professioni interessanti o che hanno storie particolari da raccontare

- “Impariamo dalla natura“, un piccolo breviario di tanti rimedi naturali che possiamo usare per curare i nostri malesseri, sia in gravidanza che in allattamento che in tutte le altre fasi della nostra esistenza

A presto con i primi articoli!

Cerco storie!

sabato, 17 luglio 2010

Care mamme e cari papà, metto questo annuncio perché ho deciso di creare una sezione del blog in cui si possano leggere delle storie: storie di mamme e bambini; storie di nascite in casa, in ospedale, di cesarei, di vbac; storie di allattamenti, corti, lunghi e infiniti, di quelli andati male e di quelli che dopo un brutto inizio sono andati sempre meglio… Insomma, tutte le storie che avete voglia di raccontare… Mandatemi un messaggio col modulo “Contattami”, così vi invierò la mia mail e mi potrete inviare il racconto, che pubblicherò dopo averlo letto.

Grazie a tutti quelli che vorranno condividere le loro storie!

Gli stati comportamentali del neonato

venerdì, 16 luglio 2010

I nostri piccoli, appena nati, attraversano nell’arco della giornata 6 stati comportamentali, che può essere importante conoscere per comprendere a fondo i segnali che ci invia il nostro piccolo. Infatti, nei primi tempi è fondamentale che siate voi ad adattarvi al vostro bambino, e non viceversa. Se saprete decifrare bene i suoi segnali, sarà più facile individuare i momenti giusti per fare ogni cosa: mangiare, giocare, dormire.

Il primo stato è quello del sonno profondo: il bambino dorme immobile, col viso rilassato, gli occhi chiusi, il respiro lento e regolare; se anche c’è un rumore mediamente forte nella stanza, non si sveglia.

Il secondo stato è quello del sonno attivo: il bambino dorme ancora ma si può muovere, ha gli occhi chiusi ma al di sotto delle palpebre si vede che gli occhi si muovono (sonno R.E.M.); può fare delle smorfie o succhiare come se avesse il seno in bocca, può emettere dei versi e il suo respiro è irregolare; reagisce agli stimoli (rumori, movimenti).

Dal sonno attivo si passa al dormiveglia, in cui il bambino si muove lentamente, magari stirandosi o succhiandosi il pugnetto, ha gli occhi semi-aperti o aperti con sguardo sognante; il viso è espressivo, può fare smorfie o sbadigli, piagnucolare; ha il respiro irregolare e reagisce agli stimoli. Questa fase può essere il momento di transito verso un’altra fase di sonno attivo o verso il risveglio completo… cercate di capire che cosa vuole fare il vostro piccolo.

Se si sveglia, si trova ora in fase di veglia tranquilla, in cui gli occhi sono aperti e attenti, alla ricerca di uno sguardo, fa movimenti finalizzati, ha il viso rilassato e può imitare le espressioni dei genitori. Emette dei suoni, reagisce agli stimoli e il respiro è regolare. Quando è molto piccolo, questa fase dura molto poco, ma va aumentando con la crescita del bambino.

Si passa poi alla veglia attiva: il piccolo si muove in modo scoordinato, può fare degli “scatti”, può avere il corpo e il viso contratti, può sussultare (le braccia vengono tese all’infuori e la schiena si inarca); gli occhi sono aperti ma “distratti”, il respiro è irregolare, il bambino è “agitato”.

Subito dopo si arriva alla fase del pianto, in cui i movimenti sono scoordinati, l’espressione è contratta, il viso è pallido o rosso, gli occhi sono serrati o spalancati, il respiro è molto irregolare e ci possono essere apnee e singhiozzi; il bambino può piangere con o senza lacrime.

Osservando attentamente i vostri piccoli riuscirete senza problemi a cogliere il succedersi di questi stati, e così saprete sempre cosa aspettarvi per ciò che riguarda il sonno, i risvegli, la pappa… Buone osservazioni!

Ascolta il tuo piccolo!

giovedì, 8 luglio 2010

È difficile, i primi tempi dopo la nascita del proprio bambino, riuscire ad ascoltarlo veramente. Ricordo che i primi giorni da mamma non sono stati facili; a causa dei problemi che avevamo con l’allattamento, ogni volta che la bambina piangeva, anche io mi trovavo con un gran senso di ansia, e se mi svegliavo sentendola piangere (perché stranamente ero riuscita ad addormentarmi!), mi svegliavo spaventata e disorientata, col batticuore. Avevo paura di non riuscire a capirla, a soddisfare i suoi bisogni, e a volte mi prendeva il panico. Poi, dopo i primi giorni, abbiamo imparato a conoscerci meglio, ad ascoltarci vicendevolmente, e tutto è andato meglio.

È anche difficile riuscire a capire quale sia il motivo del pianto del bambino: sarà fame, caldo, sonno o cosa? Le mie ostetriche, il giorno che è nata mia figlia, mi avevano detto questo: “Quando piange, attaccala al seno. Se non ha fame, prova a cambiarla. Se piange ancora, attaccala di nuovo al seno!”. E devo dire che ho trovato molto utile questo consiglio. In effetti, all’inizio il neonato soddisfa molti dei propri bisogni al seno, non solo fame e sete ma anche compagnia, affetto, calore, sonno… Se continua a piangere, può darsi che abbia caldo o freddo, che sia troppo stimolato o che si annoi (sì, anche i piccolissimi si annoiano!): provate a verificare un po’ tutte queste cose, e sono sicura che prima o poi troverete la vostra risposta. In ogni caso, se funziona, proponete il seno senza paura che il bambino possa “viziarsi” o avere altri problemi… Ci sarà tempo, più avanti, per altre modalità di comunicazione che escludano il seno, ma all’inizio è fondamentale dare al piccolo la sicurezza del suo porto sicuro, le braccia della mamma e il dolce latte che sgorga da lei!

Ma la cosa fondamentale, secondo me, è proprio dare importanza ad ogni manifestazione del bambino. Se il tuo piccolo piange, ha certamente una ragione per farlo. Quindi, se anche il seno o il cambio del pannolino non eliminano il suo disagio, e hai provato di tutto, continua a tenerlo in braccio e a dirgli che non capisci come aiutarlo, ma che tu starai con lui finché non starà meglio. Non lasciarlo mai solo. I bambini ascoltati e accolti anche nei momenti più difficili imparano prima a mostrare in modo efficace le proprie esigenze e bisogni, e non piangono tanto come quelli che invece vengono lasciati a loro stessi: così saprai per certo che quando il tuo bambino piange ti vuole comunicare una cosa importante e ha bisogno di te, e lui imparerà che è una persona importante e degna di considerazione, crescerà sentendosi amato e avrà fiducia in se stesso.

Vivere al meglio la gravidanza

sabato, 3 luglio 2010

In generale, in gravidanza bisognerebbe comportarsi come nella vita di tutti i giorni… già, ma solo se nella vita di tutti i giorni si mangia bene, si fa attività fisica moderata, non ci si ammazza di lavoro e se non si hanno i capelli dritti dallo stress… È vero che la gravidanza non è una malattia, ma se nella vita normale si hanno dei ritmi piuttosto frenetici, almeno in gravidanza sarebbe meglio darsi una calmata.

Per quanto riguarda l’alimentazione, si dovrebbe mangiare un po’ di tutto, ma non due volte tanto… Evitare troppi dolci, limitandoli ad una o due volte alla settimana, e distribuire i pasti in più spuntini per evitare di appesantirsi: almeno, per me funzionava bene questo metodo. Le mie ostetriche mi avevano consigliato di eliminare i formaggi, che in generale non sono molto “sani”, perché possono sia rallentare la digestione (soprattutto se seguono una portata di carne o pesce) sia creare intolleranze, fermentazioni intestinali e gonfiori. Io avevo eliminato del tutto i latticini, tranne lo yogurt che è già fermentato, e anche se mi è costato un po’ questo sacrificio, credo che lo farò anche per la prossima gravidanza. In fondo 9 mesi sono pochi… non è tutta la vita! Inoltre, mi avevano consigliato di limitare l’assunzione di frutta a fine pasto; meglio come spuntino a metà mattina e a metà pomeriggio. La frutta, infatti, è l’alimento che aumenta maggiormente la fermentazione intestinale (sino a 5 volte in più) soprattutto dopo che l’organismo ha assunto gli altri nutrienti ed è già impegnato nella loro digestione.

Per il lavoro… beh, credo che ogni futura mamma possa capire da sola il proprio limite… quando deve smettere, quando deve diminuire, mollare un po’ la presa… credo che l’unico consiglio che posso darvi è questo: ascoltate il vostro corpo, i segnali che vi manda, perché lui “sa” che cosa va bene e cosa no. In fondo, anche se si rinuncia a qualche mese di lavoro, se ne guadagna in salute per sé e per il proprio piccolo, ci si può prendere del tempo per stabilire un dialogo maggiore con la propria creatura, si possono raccogliere le forze per il travaglio, il parto, e tutto ciò che verrà dopo. E soprattutto si guadagna quello spazio mentale necessario a “essere qui ed ora”, presente e in contatto col momento magico e irripetibile che si sta vivendo, soprattutto se si tratta della prima esperienza di gravidanza. Io credo che ne valga la pena, in fondo il periodo in cui si fa la mamma a tempo pieno non è infinito, c’è sempre tempo per recuperare il lavoro ma questi momenti non torneranno più!

Qualche rimedio naturale ai possibili fastidi…

Sicuramente la vostra ostetrica potrà sempre consigliarvi su come curare piccoli fastidi in gravidanza (e anche dopo), ma già che ci siamo vi rivelo già io qualche segreto! Per esempio, sappiate che se soffrite di stitichezza potete mangiarvi un kiwi appena sveglia, al mattino, e dopo bere una tazza di tisana o anche solo di acqua, senza mangiare null’altro per un po’… dopo qualche ora vedrete che vi libererete! Per il mal di gola invece mi avevano consigliato mezzo limone spremuto con qualche cucchiaino di miele, meglio se di tiglio: proverete subito sollievo e la gola si sfiammerà in fretta. Il raffreddore si può combattere con quantità industriali di vitamina C, è bene bere tanti liquidi e stare al caldo. Inoltre sembra che il brodo di pollo serva veramente a liberare il naso! Per combattere la tosse grassa, si dovrebbe bere tanta acqua per fluidificare il muco e facilitarne l’espulsione; bere bevande calde per ammorbidire il muco ed espellerlo quindi più facilmente; evitare di mangiare formaggi che producono molto muco; creare un ambiente di vita ben umidificato (se non è possibile, procedere con l’inalazione di vapore); evitare l’esposizione a fumo e polvere.

Se all’inizio della gravidanza soffrite di nausea e vomito… beh, intanto dovete armarvi di santa pazienza! Anche io ci sono passata e so che non è affatto divertente! Specialmente se oltre ad avere la nausea tutto il giorno, vomitate anche diverse volte… Comunque, potete provare diversi rimedi: mangiare poco ma tante volte durante il giorno, mangiare crackers e biscotti secchi prima di alzarvi dal letto al mattino, seguire le vostre “voglie” anche se vi sembrano strane o “fuori orario” (come la pasta per merenda e dei biscotti a pranzo). Altri rimedi: zenzero; tisana al finocchio, tè alla menta o limonata zuccherati; pop corn NON zuccherati; umeboshi (sono prugne giapponesi che si trovano nei negozi di alimentazione biologica); vitamina B6 (10 mg prima di dormire); vitamina C e magnesio (per le dosi chiedete meglio in erboristeria). Se proprio non va meglio, provate con l’agopuntura o con rimedi omeopatici, sarete sicure di non nuocere al vostro piccolino mentre cercate di stare meglio…

Se doveste avere problemi di candida, invece, come rimedio naturale potreste usare l’olio essenziale di melaleuca (tea tree), che potrete usare anche dopo la nascita, se dovesse ricomparire la candida sul seno e nella zona pannolino del piccolo (spesso mamma e bambino si continuano a passare la candida perché dalla bocca del piccolo la passa al capezzolo, e viceversa). Potete anche fare lavaggi col bicarbonato, ed è importante lavare separatamente la biancheria, a 90° per distruggere i funghi. Se soffrite di candida cercate di limitare i dolci, i lieviti e i formaggi, e usate biancheria di cotone.

Naturalmente il consiglio di rivolgervi ad un bravo omeopata vale per tutti questi fastidi, se i rimedi naturali non funzionano!