Archivio di maggio 2010

Diventare mamma

venerdì, 21 maggio 2010

Ogni tanto, quando mi fermo a pensare a come ero prima della nascita di mia figlia, mi sembra che tutto quello che ho vissuto prima di lei sia stato in un’altra vita… Ho contato un po’ di vite passate, come dei capitoli che mi sembra di aver vissuto, e dopo i quali mi sono sentita diversa per qualche motivo… La vita che sto vivendo da quando sono diventata mamma è diversa da tutto ciò che è accaduto prima! In realtà sono sempre io, ma sono molto diversa. Non so se questa cosa succede anche a voi, è difficile da descrivere, ma diciamo che a me sembra di aver sempre pensato allo stesso modo, fin da ragazzina… nel senso che sento una continuità tra i miei pensieri, fin da quando ero piccola, per cui mi sembra di essere sempre uguale, in qualche modo… O sono infantile ora o ero molto adulta da piccola! Nonostante ciò, sento che la mia essenza più intima si è modificata parecchio. Credo che il rito di passaggio della maternità non possa lasciare indifferenti, nessuna mamma può dire, se si guarda dentro con sincerità, di essere sempre la stessa. Tutte le mamme, qualunque sia il loro modo di pensare, subiscono una metamorfosi che può essere più o meno integrata nella loro persona, o accettata. Ma il cambiamento c’è eccome!

Quello che è cambiato di più in me non so bene come descriverlo, ma ci provo… E’ come se il mio essere si fosse allargato e fuso con quello di un’altra persona…mia figlia naturalmente! Sento con lei, so cosa prova (non sempre ma molte volte!) e non posso fare a meno di usare il suo punto di vista quando mi approccio ad una situazione nuova, cioè mi viene spontaneo pensare un po’ come può pensare lei. Detto così potrebbe sembrare un po’ patologico (ho studiato troppa psicologiaaa!!!!!), ma in realtà credo che sia un passaggio importante, la base dell’empatia e del rapporto che si crea col proprio cucciolo… Oltre ad aiutare molto l’istinto materno, è un meccanismo essenziale anche per riuscire a proteggere il proprio bambino dagli stimoli troppo forti per lui, quando è piccolo, e ci aiuta a capire, coi bambini più grandi, cosa si può proporre loro di volta in volta. Una cosa strana che mi succede è anche questa: senza saper descrivere perché, o da quali segnali lo capisco, so quasi sempre quando posso fare certe cose con mia figlia e quando no. Per esempio, quando si sta addormentando, so esattamente il momento in cui posso staccarla dal seno, e non prima, e non so dire perché, ma quando faccio la prova, sentendo che si arrabbierebbe, in effetti succede così. E ci sarebbero tanti altri esempi da fare. So già prima, in sostanza, cosa può accettare e cosa no. Naturalmente c’è sempre un margine d’errore eh!

Oltre a queste sensazioni, naturalmente uno dei più forti cambiamenti che si verificano quando si diventa mamma è quello delle priorità. Ora che hai un bambino, viene lui prima di tutto e di tutti, e non è una cosa che devi ripeterti per saperlo… è proprio che non puoi farne a meno! Prima la priorità eri tu, ti occupavi del tuo corpo e del tuo benessere prima di tutto, poi magari di quello del tuo partner… ma ora che siete in 3 viene sempre prima quel piccolo fagottino, forse proprio perché quando nasce non si sa esprimere a parole, e ha bisogno della tua completa attenzione. Tutto il resto passa in secondo piano. Spesso all’inizio ci si sente spaesati dal non avere più i nostri piccoli riti quotidiani, da svolgere con calma e in tranquillità. Quando sono diventata mamma ho capito che lavarsi i denti e fare la doccia, per esempio, non erano atti così scontati, e che anche queste attività andavano ri-negoziate con la creatura che era arrivata tra di noi! Piano piano, col tempo, si riesce sempre di più a tornare ai ritmi di prima, ma mai del tutto… e immagino che col secondo figlio (e oltre) i cambiamenti di routine siano ancora più forti!

La cosa che mi è mancata di più, in questi primi due anni da mamma, è il tempo per me. Ne avevo avuto sempre parecchio, anche studiando e lavorando, perché per me ogni pausa dalle incombenze era l’occasione per rifugiarmi nei miei pensieri, nei miei progetti… e quindi trovavo sempre il tempo per stare con me stessa, per stare da sola, per leggere o anche solo per pensare, pensare, pensare… Ma questo non è più stato possibile, nello stesso modo di prima. Nei primi mesi era più facile, anche allattando o mentre la bimba dormiva, perché riuscivo comunque a stare con me stessa, ma col crescere della piccola, e col variare delle sue esigenze di attenzione, è tutto cambiato. Durante il primo anno, spesso di sera mi capitava di non riuscire ad addormentarmi, perché non riuscivo a smettere di pensare a tutte le cose che non ero riuscita a fare in giornata… Ma il periodo più duro è stato il secondo anno credo, con alti e bassi naturalmente. Intorno ai due anni le cose sono migliorate da questo punto di vista, ma comunque noto che la stragrande maggioranza dei pensieri che faccio quando riesco a stare da sola sono inerenti all’essere mamma! Come questo blog! ;-)

Il tempo per la coppia? C’è chi dice che è assolutamente necessario trovare del tempo solo per la coppia, anche quando il bambino è piccolissimo… Io credo che sia un aspetto importante, ma che col tempo, a seconda del bambino che si ha, verrà da sé, senza bisogno di sforzarsi di andare a cena fuori col marito quando il bambino non ha nemmeno un mese… Poi, a pensarci bene, non si è più solo una coppia, ma una famiglia, quindi perché non si può essere semplicemente una famiglia? La famiglia è l’evoluzione della coppia! Il tempo per il vostro partner lo troverete coi vostri tempi e a seconda del bambino che avete, ma se potete contare su di un partner sufficientemente maturo, non credo che vi farà pressioni, perché sarà anche lui coinvolto nella cura del piccolo e saprà che cosa significa.

Sicuramente ho tralasciato degli aspetti importanti, ma secondo me questi sono i principali cambiamenti del diventare mamma. Insomma, si cresce e si cambia, ma nei momenti più difficili ricordate che avete dato la vita al vostro bambino e che lo state aiutando a diventare un adulto sereno e responsabile, e questo non può essere un compito facile!

Trattiamo con rispetto i nostri piccoli!

venerdì, 14 maggio 2010

Il mestiere di genitore è molto difficile, il più difficile di tutti secondo me. Non si può fare a meno di sbagliare, qualche volta, e (per fortuna) non esistono genitori perfetti. Il bello di sbagliare, secondo me, è poter mostrare ai propri figli che si può tornare sui propri passi, si può chiedere scusa e ci si può perdonare a vicenda. Anche i genitori più attenti e consapevoli a volte cascano nell’errore di dare maggiore retta alla cultura dominante o a chiunque altro, piuttosto che al proprio figlio… ma si può recuperare, certo!

Sento spesso anche io che essere “diversi”, “alternativi”, fa sentire soli, strani e quasi come se fossimo “pericolosi”, solo perché si fanno scelte fuori dal coro: non si vaccinano i propri figli, li si porta in fascia fino ai 2 anni e oltre, non li si svezza con le pappette ma col cibo dei genitori, li si allatta a oltranza… E chi lo dice che non va bene? Proprio quelle persone che non sanno che uniformarsi alla cultura dominante, che dice che certe cose si fanno “così e basta”, senza nemmeno porsi la domanda se sia vero o se ci siano alternative ancora migliori… Queste stesse persone, secondo me, oltre a non riuscire ad ascoltare i propri istinti di genitore (se lo facessero, non saprebbero da che parte iniziare per modificare tutto!), non riescono neanche a mettersi nei panni dei propri figli (forse non vogliono!), cercando di capire cosa significhi essere un bambino e come possa essere difficile, a volte.

Come quando, ad esempio, si pensa che il proprio bambino dovrebbe essere generoso, dando in prestito i propri giochi a qualunque altro bambino incontri al parco. Quante volte si assiste alla seguente scena: Carlo si avvicina ai giochi di Carlotta, con fare deciso, mentre Carlotta già mette al sicuro quello che riesce… La mamma di Carlo si avvicina sorridendo, seguendo il figlio, che senza molte chiacchiere afferra il gioco di Carlotta. Gli occhi di Carlotta cercano quelli della mamma, si aspetta che la difenda, che difenda i suoi giochi, mentre cosa dice la mamma? “Dai, su, non essere egoista, presta i tuoi giochi a questo bel bambino!”. Gonzales (nel suo Besame mucho) fa molti esempi di questo tipo, facendo capire al lettore che forse non è questo l’atteggiamento che dovrebbe avere il genitore… Insomma, perché mai nessun genitore prende le parti del proprio figlio? Sì, certo, non è che una paletta, che una macchinina, niente di così importante… ma ci siamo chiesti che valore hanno questi oggetti per i nostri bambini? Loro non hanno che giocattoli, e quindi hanno lo stesso valore che hanno per noi oggetti più “importanti”, come le chiavi della macchina o il cellulare. Noi saremmo così disposti a prestare le nostre chiavi della macchina al primo Carlo che passa ai giardinetti? Su, non essere così egoista!

Gli affari dei bambini sono tali solo perché sono gli adulti a valutarli, ma dal punto di vista dei cuccioli d’uomo certe questioni possono essere ben diverse… E così questa povera Carlotta inizia a pensare che è giusto fare così: se lei deve prestare tutti i suoi giochi a chiunque, comincerà anche lei a prendere quelli degli altri! Non ci sono regole, solo che la mamma deve apparire gentile e disponibile con le altre persone… Io credo che essere difesa dai propri genitori potrebbe far capire a Carlotta che con gli altri bambini si può giocare, quando si ha voglia, in modo divertente, magari facendo degli scambi, ma che se una volta non si ha voglia di prestare un gioco, non succede nulla. Il comportamento così aggressivo di certi bambini, secondo me, potrebbe essere mitigato se si spiegasse loro che possono rifiutare di prestare un gioco se non sono dell’idea, e che non si arrabbierà nessuno. Se invece, sistematicamente, la mamma dona i giochi agli altri bambini… beh allora farò il diavolo a 4 perché non succeda!

Un’altra scena a cui mi è capitato più volte di assistere è la seguente: la mamma (o il papà, o la tata o la nonna) decide che è ora di tornare a casa, e senza minimamente avvertire il bambino, lo prende e lo mette nel passeggino, partendo. Quasi sempre la risposta è una vivace protesta del piccolo in questione, e ci credo! A voi piacerebbe essere presi da vostro marito o da vostra moglie, magari mentre state osservando una vetrina o parlando con qualcuno, senza spiegazioni, e vi venisse detto “Basta, ora si deve andare a casa!”? Io non credo proprio… ma purtroppo coi bambini si fanno sempre altri ragionamenti… loro non sono mica noi! Io non credo che, solo perché piccoli, non abbiano diritto ad una spiegazione… Certo, agire diversamente è più faticoso, perché significherebbe avvisare il bambino che si è fatto tardi, che fra un po’ si dovrà andare a casa, che si possono ancora fare tot giri sullo scivolo o sull’altalena, offrire qualcosa di allettante lontano dal parco giochi, o addirittura aspettare che il bambino sia d’accordo a venire via… Ma siamo matti? Costa troppa fatica, certo, ma sono tutte cose che si danno per scontate quando si ha a che fare con altri adulti, altri esseri umani che sentiamo di dover rispettare. E i nostri bambini non si meritano almeno altrettanto?

Questi sono solo 2 esempi tra i tanti che ogni giorno incontriamo, ma credo che bastino per farci riflettere su come vogliamo crescere i nostri bambini. Personalmente, cerco sempre di mettermi nei panni della mia bambina, ma a volte non ci riesco perché subentra la stanchezza o perché non sono in sintonia con lei per altri motivi… e tutte quelle volte che non ci riesco sento di averle fatto un torto. In queste occasioni, ognuno a modo suo, può provare a chiedere scusa al proprio piccolo e a motivare i suoi comportamenti. Rimarrete stupiti di quanto i bambini sappiano capire, anche se molto piccoli… e così facendo li aiuterete a diventare adulti migliori, più sensibili alle esigenze degli altri e più fiduciosi negli esseri umani. Una fatica che vale la pena, no?

Il dado di carne fatto in casa!

martedì, 4 maggio 2010

Visto il successo della ricetta del dado vegetale, ho cercato in rete anche la ricetta del dado di carne… per soddisfare i palati dei lettori non vegetariani! Io non l’ho ancora sperimentato ma lo farò a breve! Ecco la ricetta:

Ingredienti

400 gr carne bovina
400 gr carne di tacchino o di pollo
400 gr sale
3 carote
3 cipolle
3 pomodori
1 gambo di sedano
prezzemolo

Procedimento

Mettere tutti gli ingredienti in una pentola, coprire d’acqua e fare bollire per 1 ora e mezza a fuoco lento, facendo attenzione a non fare asciugare l’acqua. Scolare il brodo e lasciarlo da parte. Frullare la carne, pulita da eventuali ossi, insieme alle verdure; se necessario aggiungere un po’ di brodo. Deve venire tutto omogeneizzato. Mettere in vasetti piccoli, sigillare e sterilizzare mettendoli a bollire per 1/2 ora. Asciugate i barattoli e conservate in frigo. In alternativa potreste anche congelarlo (anche se in realtà non sarebbe necessario data l’abbondante presenza di sale). Al momento di utilizzarlo ricordate che un cucchiaio equivale a un dado.

Buon appetito! ;-)