Archivio di aprile 2010

Raccogliere e conservare il latte materno

giovedì, 22 aprile 2010

A volte, per diversi motivi, bisogna ricorrere alla spremitura del latte, e quindi ho pensato che potesse essere utile illustrarvi i modi per farlo, oltre alle modalità di conservazione, perché anche se non avete mai avuto necessità di farlo, potrebbe presentarsi un’occasione per cui è utile esserne a conoscenza.

Motivi per estrarre il latte. Per esempio, potreste avere bisogno di estrarre il latte perché, per qualsiasi motivo, non può farlo il bambino: magari ha iniziato a dormire tutta la notte improvvisamente, o siete inaspettatamente lontane da lui per qualche ora, oppure sta “scioperando” (a volte il bambino rifiuta di prendere il seno anche per 2 o 3 giorni, per comunicare alla mamma che c’è qualcosa che non va). In questi casi, se insomma dovete alleviare la tensione di un seno troppo pieno, è consigliabile estrarne la quantità minima che porti sollievo, senza svuotarlo completamente, perché verrebbe stimolata nuova produzione di latte. Se il bambino poppa di meno per qualsiasi motivo, e volete mantenere alta la produzione per quando potrà di nuovo poppare di più, è importante estrarre il latte con la frequenza solita del bambino. Se volete aumentare la produzione di latte, perché il bambino è prematuro o ricoverato o non ciuccia in modo efficace, è bene tirarsi il latte ogni 3 ore circa, dando il latte al bambino in altro modo o conservandolo per quando potrà prenderlo. Infine, potreste voler creare una scorta di latte, in previsione di una vostra assenza o per quando sarà più grande, o per donarlo a bambini che non possono ricevere il latte della propria mamma.

Indicazioni generali. Qualsiasi modo sceglierai per estrarre il latte, sappi che può essere più facile se troverai una stanza tranquilla, appartata, perché il riflesso di emissione può essere inibito da ansia e nervosismo. All’inizio può sembrare che non esca quasi nulla, ma non ti allarmare o scoraggiare, continua a provare. Anche se non dovessi riuscire, ricorda che ciò non significa che non hai latte! Prova a usare un tiralatte mentre allatti il bambino dall’altra parte, sfruttando la calata del latte provocata dalla forza della sua suzione. Altrimenti, prova a portarti dietro una foto del tuo bambino, o una sua copertina che ti può aiutare a rilassarti e a metterti nel giusto assetto mentale.

Spremitura manuale. Se vuoi spremerti il latte manualmente, il modo migliore per imparare è chiedere aiuto ad una consulente LLL o ad una mamma più esperta, che ti può mostrare il modo più corretto di farlo. Comunque si tratta di mettere il pollice e l’indice sul margine dell’areola, a circa 2,5-4 cm dal capezzolo; spingendo con la mano verso la cassa toracica, comprimi ritmicamente il tessuto dell’areola tra le due dita; non far scivolare le dita sulla pelle, per non irritarla, ma ruota la mano intorno al seno per stimolare tutti i dotti. Spremi un seno per 3-5 minuti, poi passa all’altro, e poi riprendi il primo seno: questa alternanza aiuta ad aumentare il flusso di latte. Raccogli il latte in un contenitore pulito. La spremitura manuale non costa nulla, puoi farlo ovunque e se ti lavi bene le mani è comunque un modo per garantire la sterilità del latte spremuto.

Tiralatte. Se vuoi usare un tiralatte, a seconda delle tue esigense devi valutare se prenderne uno manuale o elettrico. Secondo me il tiralatte manuale ha la stessa funzione della spremitura manuale, quindi non lo userei quando bisogna tirarsi il latte diverse volte al giorno, per produrre grandi quantità di latte, perché diventa faticoso e porta via molto tempo. In quest’ultimo caso, è meglio attrezzarsi con un tiralatte elettrico, che si può anche noleggiare nei negozi di prodotti per l’infanzia e nei negozi di articoli sanitari. Ci sono quelli con due coppe, che si possono usare per entrambi i seni contemporaneamente, dimezzando i tempi di spremitura. Spesso si possono regolare la frequenza e l’intensità, e viene alternata l’aspirazione al rilascio, simulando nel miglior modo possibile la suzione del neonato. Sono delicati e sono la migliore alternativa quando la mamma non può attaccare il bambino al seno, o quando si deve aumentare la produzione di latte. Noleggiare un tiralatte costa molto meno del latte artificiale, e non c’è paragone sulla qualità del latte ottenuto!

Conservazione del latte. Una volta che hai ottenuto il latte, mettilo in frigorifero o nel freezer, in un contenitore di plastica o di vetro o in un’apposita bustina di plastica. Non aggiungere mai del latte a temperatura ambiente ad un contenitore contenente latte già raffreddato. Raffredda prima anche la seconda parte, poi uniscili. Quando metti il latte in freezer, non chiudere i contenitori finché il latte non è del tutto congelato. Congela il latte in piccole quantità, da 60 a 120 ml, per non avere sprechi. Metti etichette su ogni contenitore con la data di spremitura, e usa prima i più vecchi. Quando scongeli il latte, usalo al massimo entro 24 ore. In frigorifero puoi conservarlo per qualche giorno (da 5 a 8, sul ripiano ma in fondo, non nello sportello), a temperatura ambiente (tra 19° e 22°) per 6-10 ore, a 25° gradi per 4-6 ore, mentre in una borsa frigo con le mattonelle ghiacciate (circa 15°) puoi conservarlo fino a 24 ore. Per conservazioni più lunghe: fino a 2 settimane nello scomparto del ghiaccio; per 3-4 mesi nel congelatore verticale con sportello separato dal frigo; per 6 mesi o più nel congelatore a pozzetto (a -19°). Il colostro si può conservare a temperatura ambiente dalle 12 alle 24 ore. Per dare il latte a bambini prematuri, di basso peso o ammalati chiedere meglio alle consulenti, comunque è meglio dare il latte appena spremuto e cercare di diminuire i tempi di conservazione.

Riscaldare il latte. Il latte refrigerato tende a separare la parte acquosa da quella grassa, ma basta scuotere dolcemente. Per scaldare il latte che era conservato in frigo, si può lasciare sotto l’acqua corrente calda per qualche minuto, fino a quando raggiunge la temperatura ambiente, o lasciarlo in ammollo in un pentolino contenente acqua riscaldata sul fornello, ma NON mettetelo mai direttamente sul fornello acceso, perché con un calore troppo elevato molti preziosi componenti possono venire distrutti. Il forno a microonde può essere pericoloso perché anche se esternamente sembra a temperatura ambiente, all’interno ci possono essere parti del latte a temperatura molto più elevata, e il bambino può bruciarsi. Per scongelare il latte che era nel freezer, si deve mettere sotto acqua corrente dapprima fredda, e aumentando man mano la temperatura. Se si vuole usare il pentolino, bisogna usare acqua tiepida cambiando l’acqua non appena si raffredda troppo. Una volta scongelato il latte, se il barattolo non viene aperto, si può conservare in frigo per 24 ore; ricordatevi che il latte scongelato NON si può ricongelare!

Le fasi del parto

giovedì, 15 aprile 2010

Il parto è solo una fase del diventare mamma, una fase fondamentale, attraverso cui si viene “iniziate” a questo nuovo ruolo. In alcune società tradizionali, gli uomini devono superare delle prove di forza e di coraggio per poter essere considerati adulti, mentre le donne non ne hanno bisogno, perché la Natura ha già provveduto a fornirci il modo per assumere uno status superiore: noi creiamo la vita e diventiamo mamme!

Per tutto il travaglio e il parto, ci sarà un ritmo che ti accompagnerà: contrazione-pausa, che corrisponde alla dualità dolore-benessere. Ci saranno anche altri ritmi: attenzione-abbandono, movimento e rallentamenti, silenzio e vocalizzazioni, sensazione di non farcela ed espressione di massima forza: è proprio questa la forza dinamica del travaglio e di tutto il processo della nascita.

Ecco in breve i tempi del travaglio e del parto:

  • Fase latente: le contrazioni sono brevi e irregolari, durano meno di un minuto e servono ad appianare e a far scomparire il collo dell’utero. Questa fase può durare da 2-3 ore a qualche giorno, fino a quando non ci si adatta al travaglio. Ci può essere ambivalenza rispetto al partorire o al non partorire. Il bambino inizia ad adattarsi e a produrre i suoi ormoni difensivi per la nascita. In questo periodo puoi prendere confidenza col dolore, ascoltarti, riposare, mangiare, rilassarti, fare l’amore col tuo compagno.
  • Prima fase del periodo dilatante: le contrazioni sono ritmiche, durano più di un minuto, sono vicine, intense, la dilatazione è da 2 a 5-6 cm. Mentre c’è la contrazione sei concentrata e assorbita, quando passa sei ancora vigile. Puoi cercare posizioni e mezzi che ti facciano sentire meglio, adattandoti al dolore in modo attivo. In questa fase (la cui durata è molto variabile) il travaglio si potrebbe fermare se intervengono distrazioni, persone non adeguate, cambiamento di ambiente.
  • Prima fase di transizione: si ha tra i 5 e i 7 cm di dilatazione. Si tratta dell’adattamento istintivo al progredire del travaglio, che può essere “attacco” (ti apri velocemente in modo violento con vomito, crisi di pianto o rabbia o altro) o “fuga” (il travaglio rallenta, prendi tempo per accumulare energia, mangiare, dormire). Nella fase di “attacco” è importante l’intimità, la protezione, l’incoraggiamento, nella fase di “fuga” ci si può fermare anche per diverse ore, e il travaglio riprenderà quando sarai pronta.
  • Seconda fase del periodo dilatante: dai 6-7 cm ai 10. Ormai sei concentrata e assorbita sia durante la contrazione che nella pausa, attraversi una profonda esperienza che ti trasformerà in madre. Sei in una specie di trance prodotta dai tuoi ormoni, c’è apertura totale, resa, passività. Puoi usare il movimento, la voce, e hai bisogno di un ambiente intimo e non disturbato. Questa fase è breve, e ormai il travaglio non può più essere interrotto.
  • Seconda fase di transizione: tra la dilatazione completa e il periodo espulsivo. Anche in questo caso si può reagire con “attacco” o con “fuga”: nella prima modalità le spinte iniziano improvvise e forti, puoi provare paura e disorientamento. Nella seconda modalità il travaglio rallenta, le spinte non arrivano, hai bisogno di aspettare un po’ e quando sarai pronta inizieranno le spinte.
  • Periodo espulsivo: inizia con le spinte spontanee, non con la dilatazione completa. La spinta è in sintonia con l’utero, mentre espiri, e permette la graduale distensione della muscolatura del pavimento pelvico. Sei di nuovo vigile, presente, possono riemergere conflitti tra il trattenere e il rilasciare. Il tempo è variabile ma può durare anche qualche ora. Il premito spontaneo dura 4-6 secondi e all’inizio lo senti solo all’apice della contrazione, poi quando il bambino scende lo senti durante tutta la contrazione, che ora inizia con la spinta e non col dolore. Infine la spinta è irresistibile, il bambino affiora, lo puoi vedere e toccare con la mano, e viene spinto fuori. Spesso esce la testa e, dopo una pausa, anche il reso del corpo, altre volte esce tutto fuori subito sgusciando come un pesciolino!
  • Accoglimento del bambino: finalmente è nato! In questo periodo (due ore circa) è importante che il bambino stia vicino a te, in un ambiente intimo e protetto, così lo puoi accogliere nelle tue braccia e nella tua mente, favorendo il processo di imprinting. Vi conoscete per la prima volta ma senti che vi conoscete da sempre!
  • Secondamento: è la nascita della placenta, che avviene quando si completa il processo di accoglimento e l’accettazione del bambino entro le due ore dal parto. Ricominciano le contrazioni, senti un senso di peso all’ano, puoi assecondare la sensazione di spinta e aiutare la placenta a nascere.

Questa è la descrizione “tecnica” di ciò che succede al nostro corpo quando nasce il nostro bambino, cioè quando tutto viene lasciato fare alla Natura… Anche in questo caso, però, ci sono esperienze diversissime per le mamme: parti lunghi e faticosi, parti veloci, blocchi nel travaglio, sensazioni di qualsiasi genere che rendono ogni parto un’esperienza unica e irripetibile. E’ proprio questo il bello del parto indisturbato! ;-)

Fate la torta di compleanno per i vostri piccoli!

sabato, 10 aprile 2010

La scorsa settimana mi sono cimentata per la prima volta nel preparare la torta di compleanno per la mia piccola… e ne sono molto soddisfatta! Ho voluto portare avanti la “tradizione” iniziata da mia mamma quando mia sorella ed io eravamo piccole, cucinando la stessa torta per la mia piccina! Io non sono un asso in cucina, ma non ci ho messo molto e il risultato è stato apprezzato sia da Vera che da me e dal papà (oltre che dai vicini!). Ecco come ho fatto: per prima cosa ho comprato il pan di spagna già fatto, che vendono a tre dischi già separati, perché non volevo fare pasticci con la parte “solida”; ho comprato anche delle codette di zucchero e delle decorazioni di zucchero a forma di animaletti, e naturalmente le candeline! Il giorno prima ho preparato crema pasticcera e crema al cioccolato, conservandole in frigo. Il giorno stesso, qualche ora prima di mangiare il dolce, ho aperto il pan di spagna e l’ho bagnato con un po’ di latte, in mezzo ma anche sui bordi, per renderlo più morbido (ma non troppo se no poi si disfa!), e l’ho lasciato a riposare, ogni disco su un piatto, al fresco. Poi, poco prima di servire la torta, ho messo insieme il tutto, mettendo la crema pasticcera tra il primo e il secondo strato di pan di spagna, e quella al cioccolato tra il secondo e il terzo. Mancava solo la panna! L’ho montata con un po’ di zucchero e l’ho subito messa sopra, anche sul bordo della torta, cercando di ricoprirla tutta, e poi ho finito mettendo sopra le decorazioni. Un successone! Ora ecco gli ingredienti e la preparazione di creme e panna:

Crema pasticcera

Ingredienti: 2 tuorli d’uovo, 50 gr zucchero, 25 gr farina, un quarto di litro di latte, mezza bustina di vanillina. Preparazione: unite lo zucchero ai tuorli fino al formarsi di un composto omogeneo e morbido. Aggiungete la farina setacciandola con l’apposito strumento e mescolando in continuazione con un mestolo di legno per evitare grumi (nel caso si formino, tenete a portata di mano una forchetta e mescolate un poco con questa). Quando la miscela risulterà liscia e morbida, versate lentamente il latte freddo, mescolando sempre. Poi unitevi la vanillina. Portate il tutto ad ebollizione, su fuoco basso e mescolando sempre. Al raggiungimento del bollore, abbassate la fiamma e lasciate cuocere: potete regolare la densità della crema aumentando il tempo di permanenza in ebollizione da un minimo di 2 minuti ad un massimo di 4-5 minuti.

Crema al cioccolato

Ingredienti: come per la crema pasticcera, e in più aggiungete 25 gr di cacao amaro, mezzo cucchiaio di zucchero e uno di latte. Preparazione: procedete come per la crema pasticcera, ma prima di toglierla dal fuoco, alla fine quando è quasi pronta, impastate il cacao amaro con una cucchiaiata di zucchero e due cucchiaiate di latte bollente, unendo poi il tutto alla crema pasticciera, mescolando bene affinché il cacao si sciolga perfettamente e non restino grumi.

Panna

Ingredienti: due vaschette di panna da montare, 2 cucchiai di zucchero. Preparazione: mettete tutto in un contenitore coi bordi alti, e iniziate ad emulsionare con la fruste alla velocità minima, aumentando gradatamente fino alla velocità massima. Quando la panna inizierà a formare dei disegni sotto la frusta significa che è della consistenza giusta!

BUON APPETITO!!!

Dedicato a mia figlia

domenica, 4 aprile 2010

Vera, oggi compi due anni! Sembra trascorso così tanto tempo da quando, due anni fa, ti ho preso per la prima volta tra le mie braccia… eravamo ancora unite dal nostro cordone! Eppure mi sembra anche che il tempo si sia fermato, per esempio quando ti allatto e mi sembri sempre grande uguale, perché le mie braccia sono sempre della misura giusta per contenerti in un abbraccio… E’ strana la sensazione di essere mamma quando arrivano i compleanni… Ti fermi a pensare al giorno della nascita del tuo bambino, ti ritrovi immersa in quegli attimi di eternità e non sai bene dire come sei arrivata qui, ad oggi, quante difficoltà hai superato e quante gioie hai provato. Cerchi di fare un bilancio ma non ci riesci! E’ stato difficile o facile? E’ stato breve o lungo? E’ stato come te lo immaginavi o diverso? Tante domande a cui cerchi di dare una risposta, ma questa cambia a seconda del momento: quando sei stanca ti sembra che sia stato difficile, lungo, mentre quando sei felice ti ricordi tutto in positivo e il tempo ti sembra volato… La verità è che… è entrambe le cose!

Sono due anni che sei con noi, eppure mi sembra che tu sia da sempre con noi, forse perché anche io ho iniziato a vivere veramente quando ti ho dato alla luce. Prima esistevo, ma ero solo una piccola parte di me, ora sono veramente IO, nel senso più pieno del termine “io”… Dandoti alla luce sono diventata madre, sono diventata una persona completa e realizzata, e credo che solo avendo dei figli si possa dire di essere veramente così. Le difficoltà del diventare genitore ti fanno crescere, impari ad essere responsabile non più solo di te stesso, ma anche di una creatura indifesa che non può sopravvivere senza di te. Impari a pensare e sentire come un neonato, ad immedesimarti in lui, a seguire i suoi richiami, le sue esigenze, i suoi ritmi. Ma come si fa a fare la mamma, se non così? Impari anche a pensare prima a qualcun altro e poi, solo dopo, a te stessa. A volte ti dimentichi di te, ma anche questo è normale, e dopo i primi tempi si riesce anche a dedicarsi un pochino a se stesse. Quanti cambiamenti in così poco tempo… Diventare mamma è un’avventura meravigliosa ma a volte molto faticosa, eppure non cambierei una virgola di come è stato finora, anche se non sei certo una di quelle bambine “bambole”, a cui va bene tutto e che non protesta mai… ma io ti amo così! E poi, col tuo carattere burrascoso, mi hai insegnato tante cose: la pazienza, il perdono, l’elasticità, la gioia dell’imprevedibilità, le capacità di recupero che abbiamo noi mamme! Ogni cosa che ci è accaduta ci ha insegnato qualche cosa, e io ne sono felice perché certe cose non si imparano neanche con 1000 anni di studio, ma solo sul “campo”, seguendo voi piccoli sul sentiero della vita. All’inizio voi seguite noi, ci imitate e ci studiate… ma dopo poco tempo, in un momento che non si sa dire, ci voltiamo per un attimo e voi ci superate! Prendete la vostra strada e a noi non resta che seguirvi, sapendo che ci saranno tante gioie e anche qualche dolore, ma che cresceremo insieme su questa nuova strada.

Ogni tanto mi immagino quando sarai grande, prima ragazzina e poi madre anche tu… Chissà se vorrai avere dei figli, quando, come… e ogni volta che provo a pensarci, spero che le mie “fatiche” di questi anni possano aiutarti a fare le scelte giuste. Ti ascoltiamo sempre e ti accontentiamo ogni volta che possiamo, perché crediamo che così facendo potrai essere sicura di ciò che desideri, conoscendoti nel profondo. Ti abbiamo fatto nascere in casa per darti la possibilità di godere dei primi attimi di intimità con la tua mamma e il tuo papà, garantendoti un buon imprinting, perché crediamo che questa sia la base migliore per una vita piena e felice. Ti abbiamo allattata (sì, anche il papà, col suo sostegno!) a lungo e lo facciamo ancora, perché crediamo che avere accesso al seno finché ne senti l’esigenza sia importante per sentirti amata e rispettata, e perché tu possa decidere coi tuoi tempi quando è ora di spiccare il volo, in modo che tu non debba tornare indietro dopo poco. Ti teniamo a dormire nel nostro lettone perché avere tanto contatto anche di notte crediamo che sia il modo migliore per diventare un’adulta felice, soddisfatta dell’amore ricevuto e pronta ad amare altrettanto le persone che il destino metterà sulla tua strada. Ti abbiamo portata tanto in fascia, e lo facciamo ancora adesso, per tutti i motivi appena scritti, e perché crediamo sia importante che le nostre braccia (con l’ausilio della fascia!) siano sempre a disposizione per te, per riposarti quando sei stanca o quando hai bisogno di starci vicino. Ecco alcune cose in cui crediamo fortemente, e che spero possano renderti un’adulta felice. Per quanto riguarda noi… Beh non posso dire che facciamo queste cose solo per te, perché ognuna di queste cose le abbiamo sentite e le sentiamo fortemente, siamo felici di portare avanti le nostre credenze e soprattutto perché da subito ci siamo resi conto che era l’unico modo per essere genitori, l’unico modo per noi possibile, l’unico modo e anche il più semplice, che non richiede pensieri e rimuginamenti… basta seguire il proprio cuore!