Allattamento: il nostro difficile inizio

Vera era nata, in casa, come avevamo tanto sperato e desiderato… Era andato tutto bene, pesava 3,490 kg ed era lunga 53 cm. Dopo circa un’ora dalla nascita l’ostetrica mi aveva aiutata ad attaccarla al seno. Aveva visto che c’era già il colostro, la bimba sembrava attaccarsi bene, quindi era tutto a posto! Peccato che io, fin da subito, avevo subito provato dolore, troppo secondo me, ma loro dicevano che la posizione dell’attacco era corretta, che all’inizio faceva un po’ male e quindi cercavo di pensare positivo. Il parto era andato così bene, perché l’allattamento doveva andare male?

Vera era nata alle 6 di mattina di venerdì (4 aprile 2008), le ostetriche se ne erano andate verso le 9, e sarebbero tornate la mattina dopo. Quella stessa mattina era venuto a casa il pediatra (un neonatologo) a visitare la bambina, e anche a lui avevo chiesto se l’attacco andasse bene, perché continuavo ad avere molto dolore. Aveva detto che era perfetto (!!!), e che per 10 giorni circa avrei avuto un po’ di male mentre allattavo… Dieci giorni?! Mi sembrava un tempo eterno per poter resistere, io avevo davvero tanto male! E iniziavo anche ad essere scoraggiata, mi sembrava davvero difficile poter resistere a lungo. Ogni volta che Vera si attaccava, sentivo come se milioni di aghi mi si conficcassero nel seno, e questa sensazione non variava né diminuiva nel corso della poppata. Trattenevo il respiro, stringevo i denti, piangevo sottovoce, resistevo, mi pizzicavo altrove per non sentire male al seno, ma con il solo effetto di procurarmi altri dolori.  Avevo passato tutta la giornata di venerdì a letto, senza poter dormire, ad ammirare la mia piccola creatura e ad allattarla, in questo modo. A sera ero già distrutta, ricordo che avevo pianto perché non ce la facevo… Non ricordo assolutamente il dolore dei punti dati per la lacerazione che avevo avuto durante il parto, ma il dolore mentre allattavo era terribile!

Il giorno dopo, sabato, erano tornate le ostetriche. Avevano visto che non avevo ragadi, ma il seno mi faceva molto male, non potevano sfiorarlo che saltavo. Mi avevano consigliato di usare la lanolina e i paracapezzoli, così mio marito era andato a comprarli mentre loro erano ancora lì. Avevo provato ad allattare Vera con i paracapezzoli, lei si era attaccata, io avevo ancora male, ma forse era leggermente più sopportabile. Peccato che, una volta uscite di casa le ostetriche, Vera non ne avesse più voluto sapere dei paracapezzoli! Avevo pensato che non sarebbe cambiato molto, tanto il dolore c’era sempre…

Nel pomeriggio avevo telefonato alla mia consulente della Leche League, perché ero molto in difficoltà, e lei mi aveva detto che se avevo tanto male significava che la bambina non si attaccava bene, che potevo provare a farle aprire bene la bocca facendole fare l’esercizio della “camminata sulla lingua”, e che nel frattempo dovevo prendere un tiralatte per tirarmi il latte e darglielo in altro modo, magari con una siringa senza ago e facendole ciucciare il dito, perché se non si attaccava bene non avrebbe neanche preso il latte che le era necessario. Finalmente avevo avuto un riscontro che mi dava ragione, non ero io ad essere strana, ma c’era davvero qualcosa che non andava! Non ricordo più perché non avevamo preso subito il tiralatte, e non ricordo altro di quel sabato. Però ricordo bene la notte che avevamo trascorso, la notte tra sabato e domenica… Avevo pianto tutte le mie lacrime, ero stremata, il dolore era sempre più forte, e in piena notte io quasi deliravo per la stanchezza e la disperazione, chiedevo continuamente a mio marito di aiutarmi, gli dicevo piangendo che non sapevo come fare, non volevo dare il latte artificiale a Vera ma stavo impazzendo per il dolore e perché non capivo che cosa stava succedendo… Verso le 2 di notte mio marito era andato a cercare la farmacia di turno, per comprare un tiralatte e del latte artificiale. Era continuata la crisi, e verso le 6 di mattina ci eravamo tutti addormentati, stremati. Appena sveglia, ero tornata alla realtà che mi terrorizzava: non sapevo se era peggio dare a mia figlia il latte in polvere e desistere, oppure provare ancora ad attaccarla… Avevo provato a tirarmi il latte, ma ne veniva poco (mio marito tra l’altro ne aveva preso uno manuale), quindi con il minimo di lucidità che ci era rimasto avevamo deciso di darle un poco di latte artificiale facendoglielo ciucciare da una siringa senza ago, usando anche il nostro dito. Quando, quella mattina, erano tornate le ostetriche, mi avevano trovata in condizioni pessime, avevamo raccontato loro la nostra nottata e ricordo benissimo che avevo detto a Giovanna: “Non so perché ho così male, ma ti giuro che preferirei partorire di nuovo subito piuttosto che allattarla”. Guardando la sua faccia avevo capito che finalmente avevano compreso che non era uno scherzo, in fondo avevo partorito da sola, sapevo tollerare il dolore, non era normale che avessi così male! Quella domenica non la avevo più attaccata al seno, mi ero tirata il latte e glielo avevamo dato con la siringa, e qualche volta le avevamo dato quello artificiale.

Il giorno dopo erano tornate le ostetriche, il mio seno era gonfio di latte e quindi me lo avevano alleggerito spremendolo con le mani; all’inizio avevo sentito un dolore tremendo, piangevo mentre Giovanna me lo massaggiava e il latte sgorgava nel bicchiere… poi andava meglio, mi ero alleggerita e le ostetriche avevano dato il latte a Vera con il bicchierino. Avevo provato ad attaccare la bambina dopo aver messo una crema anestetica che mi avevano portato le ostetriche, lei aveva succhiato, io avevo resistito ma avevo ancora dolore, nonostante la crema. Era tornato anche il pediatra a visitare Vera, aveva perso solo 100 grammi dalla nascita, e continuava a stare bene. Sentivo che anche le ostetriche non sapevano che pesci pigliare, ma mi avevano consigliato di contattare una pediatra esperta di allattamento che lavora all’Asl di Moncalieri, per andare a farmi vedere da lei. Nel pomeriggio avevo telefonato e avevo preso appuntamento per giovedì, le cose stavano lentissimamente migliorando e ora ogni tanto riuscivo ad attaccare la bimba. In realtà non era cambiato molto, forse era semplicemente la speranza di riuscire a farcela. Martedì e mercoledì erano venute a trovarmi mia mamma e mia sorella, che ancora non avevano visto la bambina, ed ero anche riuscita a fare delle foto mentre allattavo! Avevo salutato le ostetriche martedì mattina, e le avrei poi chiamate per far loro sapere della visita dalla dott.ssa. Quei giorni erano stati comunque incredibilmente faticosi, spesso non ce la facevo a tirarmi il latte sufficiente a darlo a Vera le volte che non la attaccavo, quindi ricorrevamo al LA ma ogni volta io mi sentivo sconfitta.

Giovedì mattina ci eravamo recati da questa dottoressa, nelle cui mani avevo bisogno di affidarmi, e ricordo che durante il viaggio in auto (il primo con Vera, nel suo piccolo ovetto) ero molto preoccupata, avevo paura che anche lei non capisse cosa c’era che non andava, ma allo stesso tempo ero speranzosa. Quando era venuto il nostro turno, eravamo entrati, e subito la dott.ssa mi era parsa gentile e competente. Aveva visitato Vera, vedendo che stava bene, l’aveva pesata ed ero stata contenta di vedere che aveva già quasi raggiunto il peso della nascita, era 3,450 kg. Rassicurata sulla sua salute, eravamo poi passati a esaminare il nostro problema. Osservando una poppata, la dottoressa aveva visto che Vera non apriva correttamente la bocca, e che il mio capezzolo era uscito dalla sua bocca un po’ schiacciato, così mi aveva chiesto quanto dolore sentivo da 1 a 10, e io credo di aver risposto 8. Poi aveva tenuto indietro il mento della bimba mentre poppava, facendole aprire un po’ di più la bocca, e mi aveva chiesto se andava meglio, e quanto dolore sentissi in quel momento. Andava proprio meglio, eravamo passati a 5! Ero meravigliata, poi la dott.ssa mi aveva fatto vedere alcuni modi per far attaccare la bimba (essenzialmente offrire il seno facendo aprire bene la bocca alla bimba, e usando la posizione incrociata), accertandosi che avessi capito, e ci aveva detto che per un po’ di tempo avremmo dovute tirarle indietro il mento mentre mangiava, per farle capire che doveva aprire di più la bocca, ma che la situazione non era così grave, ce l’avremmo fatta in breve tempo anche se non poteva sapere quando. Mi aveva anche consigliato di applicare comunque la lanolina anche in assenza di lesioni visibili, e di prendere del paracetamolo per il dolore, ogni 6 ore, fin quando ne avessi avuto bisogno. Sarà stato superfluo forse, ma quell’attenzione anche al mio dolore mi ha fatto sentire bene, ho capito che finalmente qualcuno aveva accolto la mia richiesta di aiuto.

Una volta a casa, ero sollevata e pronta ad affrontare i successivi giorni, “allenando” la mia piccola a poppare bene, perché ce la potevamo fare! Non sono stati giorni facili, ma anche con il grande aiuto di mio marito ce l’abbiamo fatta, sentivo sempre meno dolore, Vera apriva sempre meglio la bocca e dopo pochi giorni avevamo abbandonato anche “l’allenamento”. Finalmente riuscivo ad allattare la mia piccola senza piangere!

Al controllo della settimana successiva (Vera aveva 12 giorni) pesava già 3,700 kg, aveva preso più di 2 etti! Ricordo che le poppate non erano ancora “indolori”, ma almeno riuscivo ad allattare senza troppi problemi, e lo facevo anche fuori casa.

Era iniziato un periodo più facile di quello appena trascorso, ma ancora c’erano delle difficoltà… Vera non voleva stare al buio, non riuscivo a dormire con lei nel lettone perché appena spegnevamo la luce si svegliava, e io non riuscivo a dormire così. Oltre a ciò, volevo che almeno mio marito riposasse un po’, e quindi avevamo iniziato a dormire un po’ io e un po’ lui, a turni. Chi stava sveglio rimaneva in salotto sul divano con la piccola, che spesso dormiva, ma tenevamo una lucina accesa… Ricordo i miei bruschi risvegli quando sentivo piangere la piccola, il cuore mi batteva fortissimo, allora mi alzavo e la allattavo, stavo un po’ io con lei, e a volte ci addormentavamo insieme, io seduta sul divano e lei sul mio petto… Io ero stanca e dovevo ancora abituarmi a non dormire tante ore di seguito, ora avendo un po’ più di esperienza so che agirei diversamente, ma allora con tutte le difficoltà che avevo avuto era l’unica cosa che ero riuscita a fare! Quando la piccola aveva circa 1 mese, avevo deciso di “buttarmi”, di riprovare a dormire nel letto, perché Vera adesso dormiva un po’ di più, e quindi una sera ho deciso di andare a dormire con lei, tutti nel lettone di famiglia… e insomma lei dorme ancora lì, con la sua mamma e il suo papà!

La piccola cresceva benissimo, e potete immaginare la mia soddisfazione quando al consultorio mi chiedevano sorpresi: “Ma non è possibile, solo con il suo latte?”, io rispondevo di sì e loro ancora più stupiti! Nel corso del secondo mese erano però sorti altri problemini. All’inizio avevo cercato di minimizzare e di far finta di nulla, ma grazie alla mia doula avevo deciso di guardare in faccia la realtà e di cercare di superare anche questo ostacolo. Avevo ancora, di nuovo, male al capezzolo, e io avevo il dubbio di avere la candida. La bambina inoltre faceva uno strano verso, uno schiocco, mentre poppava, e non riuscivo a capire bene di cosa si trattasse. Leggendo “Allattare un gesto d’amore” avevo capito che forse avevo un riflesso di eiezione troppo forte, e Vera cercava di tenerlo a bada stringendo la bocca. Avevo poi deciso di tornare dalla dott.ssa esperta di allattamento, che era stata così carina e preparata la prima volta, perché volevo fare chiarezza sulla situazione, e iniziare a godermi questo allattamento, volevo solo allattare in santa pace! La dott.ssa, che avevamo rivisto quando Vera aveva circa 2 mesi, ci aveva confermato quello che pensavo: il mio riflesso ossitocinico era molto abbondante, e la bambina stringeva la bocca per cercare di rallentare il flusso di latte. Il capezzolo almeno non usciva schiacciato, era già qualcosa! E secondo lei non avevo la candida, che bella notizia! Mi aveva allora consigliato di sostenermi il seno con la mano, comprimendolo un po’, dicendo che di solito si dice alle mamme di non farlo, proprio perché può rallentare il flusso del latte. Ma in questo caso era proprio quello che ci voleva! Nello stesso periodo, sempre per il problema del riflesso troppo forte, spesso allattavo nel letto, da sdraiata, cercando di contrastare un po’ la forza di gravità, ma questo non bastava alla mia piccola, che spesso (di solito alla poppata del tardo pomeriggio) piangeva all’inizio della poppata e si staccava continuamente. Allora io provavo a spremermi un po’ di latte in un bicchiere, poi la riattaccavo e così via, finché smetteva di piangere e riusciva a poppare bene. Spesso mi sdraiavo anche al contrario, per farle svuotare il quadrante superiore del seno, che diventava duro… Insomma, anche quel periodo non è stato affatto facile, ma ho tenuto duro e finalmente siamo riuscite a superare anche quell’ostacolo. Vera è cresciuta, era una bambina bellissima, uscivamo sempre, allattavo al parco, passeggiavamo, la bella stagione era finalmente arrivata e ora mi sembrava di poter davvero godere del periodo magico dell’allattamento. Ci mancavano solo… le coliche! Dalla terza settimana fino alla fine del terzo mese, quasi ogni giorno, verso sera, Vera era più nervosa e spesso piangeva, sapevo che quelle non erano coliche ma solo il fisiologico processo di crescita e sviluppo del suo sistema nervoso. Io le stavo vicino e la tenevo tanto nella fascia, sia in casa che fuori, per farle sentire che ero con lei. Però purtroppo Vera ha avuto anche qualche episodio di coliche, pochi ma abbastanza intensi… In quei minuti (anche se a noi sembravano ore), di solito meno di mezz’ora, piangeva in un modo straziante, acuto e inconsolabile. Avevamo provato di tutto: allattarla, metterla a pancia sotto sul nostro braccio, cullarla, scuoterla, metterla nella fascia, cantare… Alla fine, la cosa che ci sembrava più efficace era questa: correre per la casa con lei in braccio, in modo da scuoterla abbastanza, mentre cantavamo a voce alta una canzone inventata sul momento… sembravamo due pazzi! Per fortuna questi episodi sono stati pochi, ci faceva davvero soffrire vedere la piccola stare male mentre noi non potevamo fare nulla per farla stare meglio.

Ripensando a questo periodo, dopo quasi 2 anni, mi viene da dire… Mamma mia che fatica! Ricordo con tenerezza tutti questi momenti, specialmente i primi, perché le difficoltà che abbiamo avuto con l’allattamento sono andate a complicare le difficoltà che già normalmente si hanno con l’arrivo del primo bambino… ma so che sono stata molto più fortunata di altre mamme, perché ho ricevuto l’aiuto e il sostegno necessario per poter andare avanti nell’allattamento, cosa a cui tenevo tantissimo. Mi piacerebbe che tutte le mamme che hanno difficoltà ma che intendono allattare i loro bambini ricevessero il giusto supporto, perché allattare è un dono meraviglioso che ogni mamma (e ogni famiglia) regala ai suoi piccoli ma anche alla nostra società… peccato che tante persone non lo capiscano!

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15 commenti su “Allattamento: il nostro difficile inizio
  1. Laura scrive:

    Cara Lu… in quante cose mi sono rivista… Il dolore, il pianto del bimbo, il latte artificiale, la ricerca di altre posizioni, le lunghe notti, il pensiero della candida, le coliche … Credo che il nostro percorso si somigli un po’… Purtroppo io non ho avuto molto sostegno e anche se sono riuscita ad allattare e ancora adesso fa parte della mia vita, ho dovuto riporre fiducia solo in me e nella natura che, coi suoi tempi, mi ha aiutato…
    Credo che comunque la cosa più bella è essere una di quelle mamme che ce l’hanno fatta soprattutto grazie alla propria volontà. Un bacione ciao ciao.
    P.S. Per caso sei passata anche in mezzo ai morsi? Se sì, come ne sei uscita?

  2. Lucia scrive:

    Ciao Laura, sì siamo passati anche in mezzo ai morsi… e ogni tanto capitano ancora! Però non sono mai stati volontari, forse qualche volta all’inizio ma vedendo come reagivo Vera ha capito subito che non erano scherzi carini… e non l’ha più fatto. Adesso capita quando si addormenta e lascia un po’ andare la presa, e quindi spesso capisco che è l’ora di staccarla. A te invece cosa succede?
    Per la questione dell’aiuto, è vero che io per fortuna ho avuto gli aiuti giusti al momento giusto, che sono stati fondamentali, ma penso che ogni mamma trovi la forza di andare avanti nei momenti difficili proprio come hai fatto tu, avendo fiducia in se stessa e nella natura, e… anche nel proprio piccolo, non dimentichiamolo! E forse adesso, se ti ricapitasse di avere problemi, anche tu sapresti a chi rivolgerti! ;-) Un abbraccio

  3. Laura scrive:

    Ciao. A me succede a volte che all’improvviso stringe e morde. Lì di solito urlo istintivamente e lui si spaventa e si stacca. Allora dopo gli dico in tono deciso ma calmo “Non lo devi fare. Mi fai male!” e lui mi guarda e si rituffa.
    A volte invece (ed è peggio) stringe gradualmente. In quel caso posso urlare quanto voglio ma non molla la presa e mi guarda con la “preda” in bocca… Lì è terribile…
    In realtà, per il discorso di rivolgersi a qualcuno in caso di altri futuri problemi… non credo di sapere dove andare. Come sai sono andata anche ad un incontro della LLL ma non mi ha soddisfatto…
    E le ostetriche della USL non sono molto ok per l’allattamento.
    Magari verrò a Torino dalla vostra dottoressa!!! O magari non ne avrò bisogno, chissà! Baci baci…

  4. Lucia scrive:

    Credo che quando stringono gradualmente sia perché hanno fastidio per i denti, e si masticherebbero qualsiasi cosa! Prova a dirgli che ti sta facendo male quando inizia a stringere, e se non molla staccalo mettendogli un dito in bocca e rompendo la “ventosa” che fa con la bocca… Denti o non denti non devi farti distruggere il seno, anche perché se poi ti fa male seriamente i problemi aumentano! Vedrai che se lo stacchi ogni volta che fa così, capirà presto che la tetta non gradisce essere masticata…
    Se in futuro avessi bisogno di consulenze sull’allattamento, credo che potresti far riferimento al sito de La Leche League, visto che di persona l’incontro a cui hai assistito non ti ha soddisfatto… ma credo che se ci andassi portando un vero e proprio quesito riceveresti risposta. Spero proprio che tu non ne abbia bisogno, anche perché hai già esperienza ormai, ma se avessi bisogno ci sono anche consulenti IBCLC, guarda qua: http://www.aicpam.org/ Se vai qui poi trovi l’elenco nella tua regione: http://www.ibclc.it/indirizzi.asp?regione=Toscana
    Non ti servirà mai, ma almeno lo sai!

  5. Massimo scrive:

    Che giorni e notti difficili! Ma la nostra perseveranza è stata premiata. Chissà come sarebbe andata se non avessimo potuto conoscere la dottoressa dell’Asl di Moncalieri e mettere in pratica i suoi preziosi consigli. In effetti il problema iniziale – l’insufficiente apertura della bocca della nostra piccola – non era così difficile da comprendere. Certo, ci voleva esperienza e sensibilità per accorgersene. E’ strano pensare che sia così difficile trovare persone veramente “esperte” di allattamento, nonostante sia così importante per la crescita fisica e psicologica dei nostri bambini.

  6. elena scrive:

    Mi ritrovo in tutto! solo che ho capito da sola le diverse problematiche dell’attacco corretto: sembrava che tutti non capissero il reale dolore che provavo..mi sentivo dire solo che l’attacco era giusto,ma sapevo che qualcosa c’era..ora Diego ha un mese e mezzo e abbiamo il problema del flusso troppo forte..anche quello diagnosticato da me..dovranno arrivare anche i morsi? bene a sapersi..ma è cosi bello allattare il mio piccino (anche ogni ora!) ;-)

  7. Lucia scrive:

    Cara Elena, sei stata brava! Io forse, anche se non avevo dubbi che ci fosse qualcosa che non andava, ero così distrutta e disperata che non ce l’ho fatta… Allora complimenti, e goditi l’allattamento del tuo cucciolo, è un periodo meraviglioso anche se ci sono alti e bassi!

  8. Anna scrive:

    Che nostalgia ripensare a quando allattavo il mio Lorenzo, leggervi mi fa tornare indietro nel tempo, quando io e mio figlio ci sentivamo una cosa sola!!! Ragazze godetevi questi momenti, sono davvero speciali e quando passano, ne senti la mancanza. Felice allattamento a tutte quante!!

  9. Laura scrive:

    Ciao Elena… Volevo solo dirti che sono già due giorni che Luca non mi morde più… e gli sono usciti 2 dentini… probabilmente era quella la causa… Stai serena che anche se ci saranno, come dice Lucia, alti e bassi, l’allattamento è un processo perfetto perchè fa parte della nostra natura! Ogni cosa che accade in questo senso (poppate più frequenti a periodi, seno a volte pieno e duro, a volte morbido e sì, anche i morsi!) ha un suo perchè e una sua conseguenza. Ma niente ripaga di più del suo visetto divertito quando si accorgerà che può far schiocchiare la tetta, oggi l’avrà fatto dieci volte prima di addormentarsi … Buon allattamento! Ciao!

  10. Paola scrive:

    CIao! sei stata fortunata.. io non sono riuscita ad allattare perchè sono stata mal consigliata.. la pediatra di base a LL che ci seguiva non mi ha sostenuto ed indirizzato correttamente. Io ero caduta nella depressione ..
    Tu di dove sei? quale pediatra ti segue? io vorrei cambiare ma non voglio andare alla cieca..
    grazie
    Paola

  11. Lucia scrive:

    Cara paola, mi spiace molto per ciò che racconti… Ma non ho capito, sei stata seguita anche dalla Leche League e non ti hanno saputo aiutare? Io abitavo a Torino, ora sono in provincia… Il mio problema lo ha risolto una pediatra ma perché era consulente IBCLC, cioè consulente professionale per l’allattamento… I pediatri di base non hanno quasi mai conoscenze sull’allattamento, non ti conviene cercare supporto da loro per l’allattamento… Tu di dove sei? Se vuoi ci sentiamo in privato… Puoi usare il modulo “Scrivimi”, che trovi in alto sotto il titolo!

  12. Paola scrive:

    Ciao Lucia. Ho abbreviato La Loggia con LL (senza tener conto che è l’abbreviazione della lega per il latte!!)..
    Inizialmente a La Loggia la pediatra non mi ha aiutata per nulla, nemmeno indirizzata al centro per l’allattamento a Moncalieri!! Mi ha liquidato al telefono dicendomi che se non avevo latte di passare al biberon.. Ma io latte ne avevo da vendere, solo che si ingorgava sempre e il bambino aveva il reflusso e non sempre si attaccava..
    ed erano più le aggiunte che davo che il mio latte.. percui ho smesso.. e sinceramente mi sono pentita molto.. poi a casa non avevo internet e mi sono sentita sola. Ma sarà per il prossimo figlio!! Come si chiama la pediatra dell’osp.di Moncalieri esperta in allattamento?
    grazie
    Paola

  13. Lucia scrive:

    Ah ecco non capivo la cosa di LL! Mi spiace davvero per come sono andate le cose, ogni volta rimango stupita di quanto poco sostegno abbiano le donne in un momento così delicato come il puerperio, e quando si deve stabilire il legame di allattamento… Credo proprio che la prossima volta potrai contare su altre informazioni e altro sostegno!
    La pediatra che mi ha visto, consulente IBCLC, si chiama Morgando e ora non lavora più a Moncalieri ma a Carmagnola :)

  14. Paola scrive:

    Ciao Lucia, grazie per la risposta. Guardando su internet sto trovando molte informazioni che mi potranno essere utili per una futura gravidanza :-) e il sostegno delle altre mamme è la cosa più preziosa che ci possa essere…
    Alla prossima contatterò sicuramente questa dott.sa per riuscire ad avere un appoggio valido per l’allattamento.. dico questo xchè mio figlio è cresciuto con il LA ed ha avuto frequenti gastroenteriti e periodi di intolleranze al lattosio e proteine del latte e bronchiti asmatiche.. chissà se con il mio latte avrei potuto preservarlo da tutte queste schifezze..
    ora ha 17 mesi ed è un mangione, ma è molto gracilino..
    un abbraccio
    Paola

  15. Lucia scrive:

    Cara Paola, sono felice che tu stia mettendo da parte info utili per la prossima volta… vedrai che sarà diverso! E credo che sì, allattando tuo figlio probabilmente avrebbe avuto una situazione diversa, ma può anche darsi che avrebbe avuto le stesse allergie… Quel che è certo è che le cose sono andate così, ora hai altre carte da giocare e comunque da grande starà meglio! Ti abbraccio…

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