Il parto in casa raccontato dal papà

Ricordo che, i primi giorni dopo la nascita di nostra figlia, non facevo altro che raccontare, ai parenti e agli amici che ci facevano visita, tutti i particolari di quella notte straordinaria che si concluse con il parto. In realtà, non avvenne tutto in una notte. Il mattino precedente mia moglie mi disse che da diverse ore aveva delle contrazioni che si presentavano ciclicamente. Le contrazioni erano lievi e gli intervalli fra l’una e l’altra più lunghi di dieci minuti. Andai al lavoro piuttosto sereno, ma avevo la netta sensazione che fosse iniziato un processo irreversibile, che si sarebbe trasformato nel travaglio vero e proprio. Tanto ne ero convinto che avvisai i miei colleghi e il mio datore di lavoro che il giorno dopo, probabilmente, avrei avuto altro da fare…

La giornata trascorse piuttosto tranquilla, sentii spesso mia moglie al telefono. Era serena, ma le contrazioni si intensificavano gradualmente. Quando, nel tardo pomeriggio, tornai dal lavoro, trovai mia moglie in compagnia di un’amica, anche lei incinta. In quel momento, cominciai a rendermi conto che mi attendeva qualcosa di straordinario e di misterioso, qualcosa a cui non ero razionalmente preparato e non potevo esserlo, non avendo mai assistito ad un travaglio o ad una nascita. E’ vero che i nove mesi di gravidanza furono, anche per me, un percorso di avvicinamento mentale e pratico al momento del parto. Gli incontri con le ostetriche del parto a domicilio, il corso pre-parto, i libri letti, le lunghe chiacchierate con mia moglie, la relazione con questa piccola creatura che era vivacissima già nel pancione, mi avevano gradualmente coinvolto in questo fantastico processo naturale. Rimaneva però il fatto che adesso questo processo si avvicinava al culmine con tutta la potenza della sua natura. Per un attimo ebbi paura. Ce l’avremmo fatta? E se il travaglio si fosse interrotto? Sarei stato in grado di assistere e aiutare la mia compagna? E se fossimo dovuti andare in ospedale?

Trovai ogni risposta nello sguardo sereno di mia moglie, che forse aveva notato un po’ di nervosismo nel mio atteggiamento. Vedendola così tranquilla ben presto mi rasserenai anch’io. Nel frattempo la nostra amica se n’era andata. Feci una rapida ricognizione mentale delle cose che le ostetriche ci avevano consigliato di tenere a portata di mano. Avevamo tutto il necessario, quindi ci concentrammo su ciò che stava accadendo. Le contrazioni erano aumentate di intensità e ritmo. Era aumentato anche il dolore, così verso le 19.30 mia moglie chiamò le ostetriche del parto a domicilio perché venissero a valutare la situazione. Arrivarono verso le 21, sembrarono sorprese, pensavano che la nostra piccola ci avrebbe messo ancora un po’ di giorni prima di decidersi a nascere. Ma si trattava proprio della fase iniziale del travaglio. Rimasero con noi per circa un’ora, visitando mia moglie, verificando che avessimo tutto l’occorrente, dandoci qualche consiglio. Mia moglie aveva deciso di spostarsi nella nostra camera da letto, un ambiente protetto, con luci molto basse, il pavimento in legno. Piazzai un telo sul materassino che era sul pavimento affinché mia moglie si sentisse libera di muoversi dove volesse. Alzai il riscaldamento e tenni a portata di mano una stufetta, nel caso servisse aumentare rapidamente la temperatura dell’ambiente. Con l’accompagnamento di una musica rilassante iniziai a massaggiare energicamente la schiena della mia compagna. Constatando il crescendo delle contrazioni, pensai che il travaglio fosse entrato nel vivo (o nella fase attiva, come si suol dire). Non era così. Le ostetriche mi dissero che eravamo solo all’inizio e che di lì a poco se ne sarebbero andate, perché in quella fase non potevano esserci di aiuto. Prima di andarsene, dissero a mia moglie che la aspettavano contrazioni nettamente più intense e più dolorose di quelle che stava provando, ma che il suo corpo aveva tutte le risorse necessarie per sopportare e superare il dolore e la fatica. Infine, ci dissero di chiamarle quando avremmo sentito di non farcela più da soli.

L’idea di rimanere solo con mia moglie, in una situazione, per me, del tutto nuova e non del tutto prevedibile, mi mise un po’ di timore. Nel medesimo tempo, però, sentivo dentro di me che stavo per vivere con la mia compagna un momento di tale intensità emotiva ed affettiva a cui, per nulla al mondo, volevo sottrarmi. Nessun altro evento della nostra relazione poteva reggere il confronto con questo momento. Si trattava di stare vicino a mia moglie mentre esprimeva al massimo grado il suo essere donna nella sua bellezza e nel suo dolore e, contemporaneamente, vedere e accogliere subito anche fra le mie braccia la nostra bambina.

Eravamo soli. Il tempo passava scandito dalle contrazioni, dalla musica e dai miei energici massaggi, che sembravano sempre meno efficaci nell’alleviare il dolore. Volevo che mia moglie mangiasse qualcosa, sapevo che aveva cenato con un panino e mi sembrava impossibile che potesse affrontare una tale fatica con un insignificante panino nello stomaco. Non volle mangiare nulla e intanto il sonno stava per avere il sopravvento su di me, non su di lei, per fortuna! Anzi, seccata e stupita dai miei segni di stanchezza, trovò anche la forza per sgridarmi! Intanto le contrazioni aumentavano e con esse il dolore. La nostra piccola si muoveva energicamente nella pancia, che assumeva forme strane. Non riuscivo a comprendere come si potesse sopportare un tale dolore e non volevo credere che quel dolore sarebbe aumentato di contrazione in contrazione. All’una del mattino decidemmo di chiamare le ostetriche. Chiamai io e non la mia compagna, un chiaro segno che il travaglio si era fatto veramente intenso.

Le ostetriche arrivarono verso le 2. Visitarono mia moglie. Tutto procedeva bene, ma quanto sarebbe durato ancora il travaglio? Non posi la domanda alle ostetriche e continuai i massaggi. Né mia moglie, né io ci preoccupammo mai della cosiddetta dilatazione, né le ostetriche ne fecero cenno. Meglio così; mettersi a fare ragionamenti e calcoli sulla dilatazione in quel momento ci avrebbe solo disturbati e, alla peggio, avrebbe potuto insinuare delle inutili preoccupazioni. Durante le 2 ore successive, le ostetriche visitarono saltuariamente mia moglie, ma rimasero per lo più in disparte. Una di loro andò a riposarsi in una stanza, mentre l’altra cominciò a leggere un nostro libro sul parto in casa! Questa situazione mi rassicurò: significava che ce la stavamo cavando bene. Io desideravo solo stare accanto a mia moglie e cercare di alleviarle il dolore. Verso le 4, accompagnammo mia moglie a fare una lunghissima doccia calda, che accelerò il travaglio. Nel frattempo si era unita a noi una terza ostetrica.

Dopo la doccia, tornammo nella nostra camera. Ormai le contrazioni erano decisamente forti, ma mia moglie aveva cambiato espressione: alle smorfie di dolore si accompagnava una specie di sorriso, un sorriso che mai prima d’ora le avevo visto sul volto. Collegai subito quell’espressione con il tipo di sorriso che avevo avuto modo di vedere sui volti di alcune fotografie e video di donne fotografate e riprese durante il travaglio. In quel momento ebbi l’impressione che lei si trovasse in un’altra dimensione, benché sapesse che io ero lì con lei. Soltanto qualche volta, fra una contrazione e l’altra, sembrava “tornare tra noi” e mi guardava per qualche istante con un’espressione che comunicava, nel medesimo tempo, amore, bisogno d’aiuto, gratitudine, dolore, forza, stanchezza e mistero. Un attimo dopo era nuovamente in balia delle forze che percorrevano il suo corpo. Mentre mi chiedevo dove trovasse l’energia per sopportare questo sconvolgimento, avvenne il miracolo: prima la testa, poi, dopo una breve pausa, arrivò la spinta decisiva che diede alla luce la nostra bambina. Stavo vivendo con la mia compagna il momento più importante della nostra relazione e della nostra vita, nel luogo più intimo, la nostra casa, e con persone competenti e discrete. In un attimo, Vera era fra le braccia della sua mamma e tutte e due fra le mie braccia.

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17 commenti su “Il parto in casa raccontato dal papà
  1. Lucia ha detto:

    Grazie Amore per questo articolo… Leggendolo mi sono commossa ripensando a quei momenti, ancora così vivi dentro di me… e sapere che cosa provavi, anche se ne abbiamo parlato spesso, mi fa venire voglia di ripetere presto l’esperienza! Voglio dirti che senza di te non sarei stata capace di affrontare tutto così serenamente… e quegli sguardi che descrivi così bene, quelli della fine del travaglio, volevano dirti che ce la facevo a resistere perché tu eri lì con me, e mi incoraggiavi e mi davi la forza di andare avanti… e così siamo arrivati presto a conoscere la nostra dolce creatura… Grazie ancora, ti amo tanto!

  2. marika ha detto:

    Ho trovato ieri per caso il vostro blog e volevo ringraziarvi per quello che fate. E’ importantissimo…e mi auguro che questo nuovo e più rispettoso modo di accostarci all’evento nascita e alla primissima infanzia, che poi è quello per cui la natura ci ha preparati ma che la cultura ci ha strappato via, venga condiviso da sempre più persone per potere dare alle generazioni di domani una vita migliore di quella che noi abbiamo avuto.
    Leggendo articoli come questo mi viene tanta nostalgia! Anche io avrei voluto un parto in casa, ma il mio bambino era podalico trasverso e il giorno in cui mi avevo programmato il cesareo fu il giorno dell’inizio del travaglio, non c’era più tempo per aspettare che la natura si imponesse sulla mano dell’uomo. Ora cerco di recuperare la frattura di una nascita cruenta attraverso tutto l’amore che posso, allattandolo a richiesta, portando il mio bambino e praticando il cosleeping, tutte attività che non solo giovano a lui, ma soprattutto a me.
    Che esperienza meravigliosa vivere la maternità con questa nuova consapevolezza! Dovevo proprio diventare madre per riavvicinarmi alla Natura! Certo, anche io i primi giorni stavo per commettere alcuni errori, a forza di sentire i consigli degli altri, ma per fortuna il mio istinto di mamma ha preso il sopravvento…
    Un saluto, MARIKA, mamma di Matteo di due mesi e mezzo

  3. Chià ha detto:

    max sai che ho pianto di commozione??? davvero…sei arrivato dritto dritto al mio cuoricino… e più vi vedo e più passa il tempo più mi rendo conto di quale splendida famiglia siate diventati, sempre più unita e più forte… siete così belli tutti e 3 insieme!!!!!!!!!!! amo il fatto che tu faccia sentire la mia sorellina e la mia nipotina così bene…davvero…
    vi adoro, e mi mancate tanto tanto…

  4. Barbara ha detto:

    Eh direi, caro Massimo, che hai raccontato la Vita con gli occhi del cuore. Lucia è stata molto forte, ha tenuto duro ed ha, avete così dato a Vera la forza e soprattutto la voglia di stringervi nell’abbraccio a tre che descrivi con amore. Io comprendo questa meraviglia, l’ho vissuta, l’abbiamo desiderata e respirata anche noi. Ed ora che in viaggio c’è il fratellino, desideriamo proteggere ancor di più quella che è a tutti gli effetti un’esperienza di famiglia. Perchè ovunque si è bisogna pretendere di essere con chi desideriamo, di ricevere il rispetto attento e silenzioso degli ostetricied eventuali medici, di non sentirsi obbligati ad accelerare per dare invece al piccolo il tempo che gli serve per incontrarci. perchè in nove mesi promettiamo al bimbo molte cose.. abbracci a tutti e tre!

  5. Lucia ha detto:

    Marika ti ringrazio per i complimenti, sei molto carina. Anche per noi è stato un avvicinamento alla Natura da quando è arrivata Vera, e stiamo continuando! Credo che anche se il tuo Matteo non ha potuto avere un parto naturale, stai recuperando alla grande con tanto latte e tanto contatto! Mille auguri per il tuo piccolo…

  6. Lucia ha detto:

    Chiara ti vogliamo bene anche noi!

  7. Cristina ha detto:

    Bellissimo il punto di vista di “papau”…grande Massimo!

  8. Chià ha detto:

    oggi la tranquillità della piscina mi ha fatto nascere dentro spontaneamente una domanda…la rivolgo a voi e so che saprete come usarla al meglio…
    mi chiedo…se buona parte di noi vorrebbe per sè e per i suoi cari una degna morte tra le mura della propria casa e con l’abbraccio raccolto della propria famiglia, perchè non fermarsi a pensare quanto sia più normale, giusta e NATURALE una nascita tra le stesse mura e accompagnati dolcemente dallo stesso abbraccio…???

  9. Lucia ha detto:

    Purtroppo siamo troppo abituati, ormai, a pensare alla nascita come a qualcosa che le donne non sono più in grado di gestire e di affrontare, se non sono assistite da qualcuno che “le fa” partorire… Da qui la necessità di rassicurarsi, di avere tutti i professionisti e le ultime tecnologie a disposizione per “farsi aiutare”, e per delegare agli altri un processo che, se lasciato alla donna al bambino e alla Natura, andrebbe sempre più liscio… Sì, alla fine i bambini nascono anche in ospedale, ma a che prezzo? Spesso non si ha tempo di aspettare i tempi di mamma e bambino, si interviene in questo processo così delicato e si vanno a rovinare tutti quei meccanismi che, se lasciati funzionare, sarebbero perfetti nella quasi totalità dei casi. Spero davvero che si inizi presto a pensare alla nascita in modo diverso, e che le donne possano sentirsi nuovamente padrone del loro corpo e fiduciose del loro bambino, scegliendo di seguire i propri tempi per dare alla luce i propri bambini e di farlo dove si sentono più al sicuro, nel calore della propria casa… Un bacione

  10. Laura ha detto:

    Beh, intanto per cominciare bisognerebbe che le asl organizzassero la possibilità di partorire in casa ovunque, in tutta Italia. Qua da noi o si hanno tanti dindini (ma tanti…) oppure si va in ospedale perchè le uniche ostetriche che aiutano a partorire in casa sono private e, giustamente, si fanno pagare parecchio!!! In più la cultura non aiuta. Io rimasi affascinata dal parto in casa di Lucia ma intorno a me c’era una bufera come potete immaginare. Oh, io ti ho difeso con le unghie e con i denti, sono convinta che hai fatto la scelta più bella per te, tuo marito e la tua creatura e se anche qua ci fosse questa possibilità (convenzionata, intendo), e se mio marito si convincesse, farei esattamente come te! E tu sai cosa intendo dire, vero? Baci baci! Ciao.

  11. Laura ha detto:

    P.S. Max, mi sono commossa un po’ (un bel po’) anche io a leggere il tuo racconto… In quei momenti non pensi minimamente al turbinio di emozioni che il tuo compagno può provare e invece è così bello sentirlo dire da chi ci è passato… Grazie!

  12. Federica ha detto:

    Non pensavo di piangere dalla commozione leggendo il racconto scritto da un papà…e invece dalle cose che hai scritto, dall’emozionante linguaggio che hai usato, dalle frasi così veritiere e piene di sentimento, più di una lacrima mi è scesa sul viso! Ragazzi, siete speciali! Davvero complimenti a questa fantastica famiglia che…..mi sembra di capire voglia allargarsi ulteriormente!! 🙂 😉
    Un abbraccio, Fede

  13. Anna ha detto:

    Ragazzi questo racconto me l’ero perso!!! Devo dire che è stato molto commovente leggere il vissuto di un papà… complimenti Massimo per il coraggio dimostrato non tutti gli uomini sono così propensi ad assistere con questa tranquillità la propria moglie in un parto in casa. Io ogni tanto la butto lì per il prossimo ma mio marito non ne vuole sapere teme troppo le complicazioni. Grazie per aver condiviso con noi il vostro vissuto. Siete davvero speciali!! Un abbraccio a tutti e tre!!

  14. Lucia ha detto:

    Grazie a tutte ragazze… per ulteriori commenti lascio la parola a Massimo!

  15. Massimo ha detto:

    Vi ringrazio per i bellissimi commenti! Penso che molti uomini conoscano il modo giusto di stare accanto alla propria compagna, durante il travaglio. Sono situazioni davvero particolari, entrano in gioco forti emozioni, si scoprono lati della personalità del partner (ma anche di sé stessi) che normalmente rimangono latenti. Il mio racconto è solo la testimonianza di un caso particolare, la nostra esperienza di parto in casa. Una fra le tante. A prescindere dalle esperienze di ciascuna coppia, più o meno fisiologiche, più o meno naturali, più o meno fortunate, credo sia importante che il papà trovi il suo modo di partecipare a questa straordinaria esperienza, che quasi certamente renderà ancora più forte e speciale il legame con la sua compagna e con la piccola creatura appena nata. Fortunatamente sono finiti i tempi in cui il travaglio ed il parto erano “faccende” esclusivamente femminili e il compagno si faceva vivo solo dopo la nascita del bambino. Non dico che i papà di oggi siano più in gamba dei papà di qualche decennio fa. Semplicemente, erano altri tempi.

  16. Gloria ha detto:

    Massimo, sai che mi stanno scorrendo le lacrime? Io conoscevo già la storia della nascita di Vera (pn) ma dal punto di vista di Lucia. Anche lei mi aveva emozionata ma leggere il parto scritto da un papà non mi era ancora capitato… Avete regalato delle belle nascite alle vostre bambine.

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