Archivio di febbraio 2010

Giochi per i nostri bambini

sabato, 27 febbraio 2010

Quanti giochi ci ritroviamo in giro per casa, ora che siamo mamme (e papà)? Secondo me sempre troppi! Io continuo a fare scatoloni per portare via dei giochi superflui, tutti regalati o recuperati, perché alla fine noi ne abbiamo comprati davvero pochi… E ogni sera ci vuole un bel po’ per riordinare i giochi e metterli un po’ nei cestini in cameretta, un po’ in quello in soggiorno, e così via… Ma i nostri piccoli hanno davvero bisogno di tutti questi giochi? E quali in particolare sono più idonei?

Già quando Vera era neonata, ho iniziato a ricevere dei giochini in regalo, piccole cose che col passare dei mesi si sono moltiplicate sempre più… e adesso se mettessi insieme tutto ciò che abbiamo avuto, potrei quasi aprire un negozio di giocattoli! Abbiamo ricevuto pupazzetti, carillon, cubi di stoffa, palline morbide, oggetti di gomma da mordere, bambole, peluche, strumenti musicali, e chi più ne ha più ne metta… Poi, col passare del tempo (e Vera non ha nemmeno 2 anni!) siamo arrivati alle costruzioni, ai libri, ai puzzle, ai trenini… Insomma abbiamo di tutto! Mi viene spesso il dubbio che tutti questi giochi siano troppi, soprattutto ripensando alla mia infanzia, quando io e mia sorella avevamo pochi giochi, spesso anche lì recuperati, ma ci divertivamo un mondo inventando noi dei giochi o organizzandoci come potevamo con ciò che avevamo. E allora cucinavamo con le pentole che la mamma ci prestava, e ci mettevamo dentro dei ritagli di giornale, facendo finta che fosse pasta o carne… ed era divertente anche stare lì a ritagliare la carta! Quando eravamo fuori, prendevamo direttamente l’erba del prato, un po’ di acqua e un po’ di sabbia, facendo dei pasticci incredibili ma che ci davano un sacco di soddisfazione! Quando ripenso a quei giochi che amavo così tanto, mi sembra che mia figlia sia già stata “inondata” di cose che non servono, di giochi che sarebbero sostituibili con altri oggetti del nostro vivere quotidiano… ma lei si affeziona subito ad ogni nuova cosa, e spesso non mi sento di farle sparire finché è così interessata, e aspetto il momento in cui mi sembra che possa essersene davvero dimenticata… perché se un giorno qualcosa le fa venire in mente o ricordare un certo oggetto, guai se non riusciamo a trovarlo!

Tra i giochi a cui sono affezionata di più anche io, ci sono sicuramente quelli di legno, che in parte le abbiamo regalato noi e in parte abbiamo ricevuto: uno xilofono, una torre con cerchi da impilare, due puzzle con gli animali. Oltre ad essere ecologici, sono più piacevoli al tatto e secondo me stancano di meno anche gli occhi, non so spiegare perché ma ho questa sensazione! E sicuramente apprezziamo molto i libri… Ne avrà almeno una ventina, ma quelli non possiamo proprio accantonarli, perché li conosce tutti benissimo e non passa giorno che non ne voglia sfogliare qualcuno! Questo suo interesse per i libri spero si mantenga anche in futuro, perché anche io e il papà abbiamo questa passione… e in fondo nei libri si trovano sempre mondi molto interessanti, che fanno volare la fantasia! Per quanto riguarda i giochi “moderni”, a parte un trenino e una ranocchietta che suonano e si muovono ma che non sono molto “invasivi”, gli altri giochi con luci e suoni che abbiamo ricevuto (o usato a casa di amichetti vari) hanno secondo me una cosa in comune: stordiscono i bambini! Quel che è certo è che i piccoli ne rimangono molto affascinati, e spesso fanno ripetere all’infinito le varie melodie che ci sono all’interno… e in questo mia figlia è maestra! Ma alla fine i bambini stessi (e le mamme pure!) ne escono stanchi e un po’ ipnotizzati… Siamo sicuri che questi giochi siano adatti ai nostri piccoli? Sarà vero che stimolano i sensi, questo sì, ma l’impressione che ho io è che questi giochi siano un po’ “autistici”, nel senso che non ci può essere interazione più di tanto, ovvero c’è interazione ma solo con l’oggetto stesso… Forse sono stati inventati per tenere buoni i bambini per un po’, per dare il tempo ai genitori di fare qualcosa in casa o per riposarsi… ma proprio per questo mi vien da dire che sì, ogni tanto possono andare bene, ma bisognerebbe secondo me fare attenzione a non esagerare con questi giochi.

Cosa può piacere ancora di più ai nostri bambini, indipendentemente dall’età? Credo che, molto più di qualsiasi gioco e libretto, i nostri figli apprezzino tanto la nostra attenzione, la nostra partecipazione alle loro scoperte e ai loro giochi, e il nostro entusiasmo nel passare del tempo con loro. Non sempre ciò è possibile, sia per le mamme che lavorano sia per le mamme che stanno tutto il giorno con i bambini, ma credo sia importante tenerlo a mente, in modo che, alla prima occasione, invece di dire “Oggi abbiamo un po’ di tempo, possiamo andare a comprare questo gioco”, ci possa venire in mente questa frase: “Oggi abbiamo un po’ di tempo, possiamo giocare insieme a…”. Non si deve per forza inventare un gioco nuovo o super-divertente ogni volta… mia figlia per esempio si diverte anche molto aiutandomi in casa, in qualche semplice faccenda, come per esempio stendere: appena mi vede con la bacinella in mano viene subito a passarmi le mollette o i panni da stendere! Ed è molto felice e gratificata quando la ringrazio per il suo aiuto!

Un’idea che mi sembra intelligente, per non ritrovarsi la casa piena di giochi, potrebbe essere quella di accordarsi con una o più mamme, e far “girare” i giochi dei figli, per esempio scambiandoseli ogni 2 settimane, così i bambini non si annoiano e si evita di comprare mille cose… Poi proviamo a costruire noi dei giochi, con le cose che abbiamo a casa… Mia mamma era bravissima a improvvisare bamboline con ritagli di stoffa, non le cuciva nemmeno, usava dei nastri per legare le estremità e attaccava i capelli di lana con un po’ di scotch… credo che usando la fantasia si possano fare mille cose, basta impegnarsi un pochino!

Mi piacerebbe molto insegnare a mia figlia quanto è interessante il mondo, soprattutto quello naturale, quello degli animali, piuttosto che farla rifugiare in giochi troppo uniformanti, in quei giochi che allontanano dalla fantasia e dal vero mondo dell’infanzia, ma che fanno bene solo alle grandi aziende che producono giocattoli… E spero che, dedicandole tanto tempo anche per giocare insieme, possa veramente apprezzare in pieno questo momento fatto di sperimentazione, di gioco libero e di tante scoperte… cioè la sua Infanzia!

Suggerimenti concreti per affrontare l’argomento “vaccinazioni”

lunedì, 22 febbraio 2010

Riprendo spunto dal libro di Gava “Le vaccinazioni pediatriche” portandovi questa volta dei suggerimenti concreti per decidere cosa fare riguardo all’argomento vaccini…Sono anche riflessioni che possono incuriosirvi, e su cui potete iniziare ad informarvi più approfonditamente…

1. La malattia naturale, di solito, protegge tutta la vita, mentre le vaccinazioni non danno quasi mai questa copertura così prolungata.

2. La maggior parte delle malattie per cui esiste la vaccinazione è più pericolosa per l’adulto che per il bambino; somministrando il vaccino in età pediatrica (con protezione che non dura tutta la vita) vuol dire aumentare il rischio per quel bambino di ammalarsi da adulto, o di dover vaccinarsi nuovamente da adulto. In entrambi i casi, sia con vaccino che con malattia naturale, i rischi di avere danni da vaccino aumentano nell’età adulta.

3. Le malattie infantili sono molto importanti per la maturazione del sistema immunitario del bambino. I vaccini portano SEMPRE con sé dei danni e dei rischi, soprattutto perché effettuati su neonati e bambini con un sistema immunitario immaturo (una maturità adeguata si ha verso i 7-8 anni, o anche più tardi).

4. Una madre immune verso alcune malattie infettive di solito trasmette gli anticorpi al figlio, sia durante la gravidanza che attraverso l’allattamento. Questi anticorpi proteggono il bambino per alcuni mesi dopo la fine dell’allattamento.

5. La malattia naturale spesso si diffonde con epidemia, ma tra tutti i contagiati si ammalano solo i soggetti più predisposti, e si hanno complicazioni solo nei più deboli. Con la vaccinazione è molto facile avere complicazioni anche nei soggetti più robusti, perché le vaccinazioni oltrepassano le barriere difensive naturali che con la malattia naturale impedirebbero il contagio.

6. Bisognerebbe sempre valutare, per ogni vaccino, il rapporto rischio/beneficio. Per esempio, è molto maggiore il rischio di avere reazioni avverse da vaccino contro l’epatite B, piuttosto che il rischio di contrarre l’epatite B (che si trasmette per via sessuale o con contatto di sangue infetto). Se un bambino non ha il genitore infetto, non corre alcun rischio!

7. Bisognerebbe sempre personalizzare il trattamento, cioè valutare quali vaccini fare ad ogni bambino, se proprio sono considerati indispensabili, e quando, evitando per esempio il vaccino antitetanico ad un neonato di pochi mesi che non può venire in contatto con la spora del tetano.

8. Bisognerebbe conoscere bene gli effetti dei vaccini per riconoscerli in tempo, e capire quando un vaccino è particolarmente pericoloso. Ogni medico dovrebbe avere conoscenze approfondite su ogni vaccino, considerandolo alla stregua di una qualsiasi medicina, non fermandosi alle informazioni (spesso parziali) contenute nel foglietto illustrativo. I Servizi di Igiene dovrebbero poter fornire informazioni corrette ed imparziali.

9. Somministrare il minor numero possibile di vaccini per volta. La cosa migliore sarebbe fare ogni vaccinazione separatamente, con almeno un mese di intervallo tra una e l’altra. Se i vaccini singoli non sono subito disponibili, questo non è un buon motivo per fare vaccinazioni che ne contengano 4 o più… Si aspetterà che arrivino i vaccini singoli, perché esistono in commercio e devono essere disponibili. Più vaccini vengono somministrati insieme, e maggiore è l’incidenza degli effetti indesiderati.

10. Evitare i vaccini contenenti metalli (sali di mercurio e alluminio) o altre sostanze nocive per il bambino (antibiotici o derivati delle uova a chi è allergico).

11. Ritardare le vaccinazioni. I danni maggiori si hanno nel primo anno di vita, quindi sarebbe opportuno aspettare ALMENO il compimento del primo anno di vita. Nei primi mesi di vita il bambino ha più possibilità di rimanere danneggiato perché il suo sistema immunitario è ancora immaturo, e perché il suo basso peso fa sì che i metalli tossici risultino più concentrati.

12. Non somministrare alcun vaccino se il bambino non è perfettamente sano. Il bambino non solo dovrebbe essere sano al momento della vaccinazione, ma dovrebbe essere stato bene (nessun raffreddore, niente febbre) anche nelle precedenti due settimane. Il sistema immunitario che è sempre coinvolto in qualsiasi malanno) deve essere in condizioni di normalità quando si effettua una vaccinazione.

13. Non dimenticare che ogni vaccino porta anche un danno per l’organismo. Si possono “scatenare” delle malattie che fino ad allora erano rimaste latenti, o renderne croniche alcune già manifestate.

14. Come alternativa alle vaccinazioni, si può ricorrere all’omeopatia e ad una corretta igiene di vita. Esistono rimedi omeopatici sia per prevenire che per curare le patologie naturali, senza avere effetti tossici; essi agiscono affievolendo la gravità della malattia, e devono essere personalizzati per funzionare bene. Rivolgetevi ad un bravo omeopata per ottenere la cura adeguata per voi e per il vostro bambino.

15. Più che proteggere il nostro corpo (e quello dei nostri bambini) dalle patologie per cui esistono i vaccini, dovremmo cercare di potenziare al massimo le sue capacità difensive, in modo da dargli la possibilità di difenderci da tutte le patologie infettive, anche da quelle a cui non pensiamo.

Beh, credo che questi punti siano tutti molto importanti, ma soprattutto gli ultimi due, perché credo che bisognerebbe iniziare a cambiare modo di pensare, riflettendo sul fatto che le malattie esisteranno sempre, quelle per cui ci sono i vaccini e altre, ma potremo affrontarle al meglio se faremo di tutto per essere sani e per aiutare il nostro corpo a vincere a modo suo le sue battaglie. Le malattie non potremo mai sconfiggerle tutte, eliminarle dalla faccia della terra, ma aiutando il nostro corpo ad essere pronto potremo permettergli di reagire nel migliore dei modi.

Il parto in casa raccontato dal papà

martedì, 16 febbraio 2010

Ricordo che, i primi giorni dopo la nascita di nostra figlia, non facevo altro che raccontare, ai parenti e agli amici che ci facevano visita, tutti i particolari di quella notte straordinaria che si concluse con il parto. In realtà, non avvenne tutto in una notte. Il mattino precedente mia moglie mi disse che da diverse ore aveva delle contrazioni che si presentavano ciclicamente. Le contrazioni erano lievi e gli intervalli fra l’una e l’altra più lunghi di dieci minuti. Andai al lavoro piuttosto sereno, ma avevo la netta sensazione che fosse iniziato un processo irreversibile, che si sarebbe trasformato nel travaglio vero e proprio. Tanto ne ero convinto che avvisai i miei colleghi e il mio datore di lavoro che il giorno dopo, probabilmente, avrei avuto altro da fare…

La giornata trascorse piuttosto tranquilla, sentii spesso mia moglie al telefono. Era serena, ma le contrazioni si intensificavano gradualmente. Quando, nel tardo pomeriggio, tornai dal lavoro, trovai mia moglie in compagnia di un’amica, anche lei incinta. In quel momento, cominciai a rendermi conto che mi attendeva qualcosa di straordinario e di misterioso, qualcosa a cui non ero razionalmente preparato e non potevo esserlo, non avendo mai assistito ad un travaglio o ad una nascita. E’ vero che i nove mesi di gravidanza furono, anche per me, un percorso di avvicinamento mentale e pratico al momento del parto. Gli incontri con le ostetriche del parto a domicilio, il corso pre-parto, i libri letti, le lunghe chiacchierate con mia moglie, la relazione con questa piccola creatura che era vivacissima già nel pancione, mi avevano gradualmente coinvolto in questo fantastico processo naturale. Rimaneva però il fatto che adesso questo processo si avvicinava al culmine con tutta la potenza della sua natura. Per un attimo ebbi paura. Ce l’avremmo fatta? E se il travaglio si fosse interrotto? Sarei stato in grado di assistere e aiutare la mia compagna? E se fossimo dovuti andare in ospedale?

Trovai ogni risposta nello sguardo sereno di mia moglie, che forse aveva notato un po’ di nervosismo nel mio atteggiamento. Vedendola così tranquilla ben presto mi rasserenai anch’io. Nel frattempo la nostra amica se n’era andata. Feci una rapida ricognizione mentale delle cose che le ostetriche ci avevano consigliato di tenere a portata di mano. Avevamo tutto il necessario, quindi ci concentrammo su ciò che stava accadendo. Le contrazioni erano aumentate di intensità e ritmo. Era aumentato anche il dolore, così verso le 19.30 mia moglie chiamò le ostetriche del parto a domicilio perché venissero a valutare la situazione. Arrivarono verso le 21, sembrarono sorprese, pensavano che la nostra piccola ci avrebbe messo ancora un po’ di giorni prima di decidersi a nascere. Ma si trattava proprio della fase iniziale del travaglio. Rimasero con noi per circa un’ora, visitando mia moglie, verificando che avessimo tutto l’occorrente, dandoci qualche consiglio. Mia moglie aveva deciso di spostarsi nella nostra camera da letto, un ambiente protetto, con luci molto basse, il pavimento in legno. Piazzai un telo sul materassino che era sul pavimento affinché mia moglie si sentisse libera di muoversi dove volesse. Alzai il riscaldamento e tenni a portata di mano una stufetta, nel caso servisse aumentare rapidamente la temperatura dell’ambiente. Con l’accompagnamento di una musica rilassante iniziai a massaggiare energicamente la schiena della mia compagna. Constatando il crescendo delle contrazioni, pensai che il travaglio fosse entrato nel vivo (o nella fase attiva, come si suol dire). Non era così. Le ostetriche mi dissero che eravamo solo all’inizio e che di lì a poco se ne sarebbero andate, perché in quella fase non potevano esserci di aiuto. Prima di andarsene, dissero a mia moglie che la aspettavano contrazioni nettamente più intense e più dolorose di quelle che stava provando, ma che il suo corpo aveva tutte le risorse necessarie per sopportare e superare il dolore e la fatica. Infine, ci dissero di chiamarle quando avremmo sentito di non farcela più da soli.

L’idea di rimanere solo con mia moglie, in una situazione, per me, del tutto nuova e non del tutto prevedibile, mi mise un po’ di timore. Nel medesimo tempo, però, sentivo dentro di me che stavo per vivere con la mia compagna un momento di tale intensità emotiva ed affettiva a cui, per nulla al mondo, volevo sottrarmi. Nessun altro evento della nostra relazione poteva reggere il confronto con questo momento. Si trattava di stare vicino a mia moglie mentre esprimeva al massimo grado il suo essere donna nella sua bellezza e nel suo dolore e, contemporaneamente, vedere e accogliere subito anche fra le mie braccia la nostra bambina.

Eravamo soli. Il tempo passava scandito dalle contrazioni, dalla musica e dai miei energici massaggi, che sembravano sempre meno efficaci nell’alleviare il dolore. Volevo che mia moglie mangiasse qualcosa, sapevo che aveva cenato con un panino e mi sembrava impossibile che potesse affrontare una tale fatica con un insignificante panino nello stomaco. Non volle mangiare nulla e intanto il sonno stava per avere il sopravvento su di me, non su di lei, per fortuna! Anzi, seccata e stupita dai miei segni di stanchezza, trovò anche la forza per sgridarmi! Intanto le contrazioni aumentavano e con esse il dolore. La nostra piccola si muoveva energicamente nella pancia, che assumeva forme strane. Non riuscivo a comprendere come si potesse sopportare un tale dolore e non volevo credere che quel dolore sarebbe aumentato di contrazione in contrazione. All’una del mattino decidemmo di chiamare le ostetriche. Chiamai io e non la mia compagna, un chiaro segno che il travaglio si era fatto veramente intenso.

Le ostetriche arrivarono verso le 2. Visitarono mia moglie. Tutto procedeva bene, ma quanto sarebbe durato ancora il travaglio? Non posi la domanda alle ostetriche e continuai i massaggi. Né mia moglie, né io ci preoccupammo mai della cosiddetta dilatazione, né le ostetriche ne fecero cenno. Meglio così; mettersi a fare ragionamenti e calcoli sulla dilatazione in quel momento ci avrebbe solo disturbati e, alla peggio, avrebbe potuto insinuare delle inutili preoccupazioni. Durante le 2 ore successive, le ostetriche visitarono saltuariamente mia moglie, ma rimasero per lo più in disparte. Una di loro andò a riposarsi in una stanza, mentre l’altra cominciò a leggere un nostro libro sul parto in casa! Questa situazione mi rassicurò: significava che ce la stavamo cavando bene. Io desideravo solo stare accanto a mia moglie e cercare di alleviarle il dolore. Verso le 4, accompagnammo mia moglie a fare una lunghissima doccia calda, che accelerò il travaglio. Nel frattempo si era unita a noi una terza ostetrica.

Dopo la doccia, tornammo nella nostra camera. Ormai le contrazioni erano decisamente forti, ma mia moglie aveva cambiato espressione: alle smorfie di dolore si accompagnava una specie di sorriso, un sorriso che mai prima d’ora le avevo visto sul volto. Collegai subito quell’espressione con il tipo di sorriso che avevo avuto modo di vedere sui volti di alcune fotografie e video di donne fotografate e riprese durante il travaglio. In quel momento ebbi l’impressione che lei si trovasse in un’altra dimensione, benché sapesse che io ero lì con lei. Soltanto qualche volta, fra una contrazione e l’altra, sembrava “tornare tra noi” e mi guardava per qualche istante con un’espressione che comunicava, nel medesimo tempo, amore, bisogno d’aiuto, gratitudine, dolore, forza, stanchezza e mistero. Un attimo dopo era nuovamente in balia delle forze che percorrevano il suo corpo. Mentre mi chiedevo dove trovasse l’energia per sopportare questo sconvolgimento, avvenne il miracolo: prima la testa, poi, dopo una breve pausa, arrivò la spinta decisiva che diede alla luce la nostra bambina. Stavo vivendo con la mia compagna il momento più importante della nostra relazione e della nostra vita, nel luogo più intimo, la nostra casa, e con persone competenti e discrete. In un attimo, Vera era fra le braccia della sua mamma e tutte e due fra le mie braccia.

Esercizi per il pavimento pelvico

giovedì, 11 febbraio 2010

Quando ero all’ottavo mese di gravidanza, avevo seguito un corso di “stretching perineale”, tenuto dalle ostetriche dell’Asl di un paese vicino a Torino. Me lo avevano consigliato le mie ostetriche, e anche se per me era un po’ impegnativo raggiungere il posto (andavo in autobus e ci mettevo quasi un’ora a viaggio), visto che comunque ero a casa, avevo deciso che poteva valerne la pena. Me lo avevano consigliato, oltre che per allenare il perineo in vista del parto, anche perché poteva essere utile per tenere sotto controllo delle varici che mi erano “spuntate” vicino all’inguine, per il peso della piccola nella pancia, che tendeva tutto a destra. Per la questione delle varici non so quanto sia stato utile questo corso, perché sì che non sono peggiorate e ho potuto comunque arrivare senza problemi fino alla fine della gravidanza, e potendo partorire a casa, ma alla fine se ne sono andate soltanto dopo il parto, quasi subito devo dire, venendo a mancare il peso che premeva sulle vene interessate. Per tutto il resto, però, è stato un corso utilissimo.

Gli esercizi per il pavimento pelvico dovrebbero essere fatti giornalmente, da donne e uomini, e non soltanto dalle donne in procinto di partorire. Se si tiene in allenamento il pavimento pelvico, si avranno meno problemi in età avanzata, e si potranno evitare fastidi più o meno gravi come il prolasso della vescica, l’incontinenza e per gli uomini problemi alla prostata. In vista del parto, questi esercizi sono utili per prendere coscienza del perineo e di tutta la zona che sarà interessata durante il parto, e nel puerperio sono utili per tornare in piena forma in breve tempo, sia che ci siano state lesioni (episiotomia, lacerazioni) o no. Nel puerperio è consigliato ricominciare subitissimo, il giorno successivo al parto! Io l’ho fatto ma il mio perineo era un po’ provato, comunque piano piano è ritornato come nuovo ;-) Non è nulla di difficile, si tratta di esercizi che si possono fare in qualsiasi momento della giornata, in qualunque situazione (mentre si fa la spesa, mentre si allatta, mentre si guarda la tv…), e senza che nessuno possa notare qualcosa. La fatica più grande è quella di ricordarsene! Ma bisognerebbe fare davvero uno sforzo perché questi esercizi dovrebbero accompagnarci lungo tutta la nostra esistenza… per farci vivere meglio!

Prima di descrivervi tutto, vi spiego come individuare i muscoli giusti. Se provate a pensare all’interno del vostro corpo, dovreste immaginare la vescica, l’utero e il retto che sono tenuti su da una specie di strato di muscoli, comune a tutti questi organi, che è proprio il pavimento pelvico. Guardate qui: http://www.centrofeldenkraiscsm.it/figure/sessualita7.gif

In quest’immagine si vede come se si stesse guardando da sotto, e ci sono l’ano, la vagina e l’uretra che sono le uscite rispettivamente del retto, dell’utero e della vascica. Tutti quei muscoli rossi sono il pavimento pelvico. Bene, potete individuare i muscoli giusti quando fate pipì. Provate a interrompere il flusso della pipì, e poi a rilasciare… bene, i muscoli sono quelli! Però non fate mai gli esercizi mentre fate pipì, è sempre meglio farli a vescica vuota.

Vediamo alcuni di questi esercizi (chiamati anche esercizi di Kegel):

1) Stringete e rilasciate, stringete e rilasciate, diverse volte, procedendo lentamente. Fate attenzione a non usare i muscoli dei glutei e delle cosce, o gli addominali, ma solo quelli del pavimento pelvico. All’inizio può non essere semplice individuarli con esattezza, ma facendoci attenzione riuscirete a farlo senza problemi. Diciamo che quando stringete dovreste avere come la sensazione di far salire i muscoli verso l’alto, e quando rilasciate sembrano tornare verso il basso. Questi esercizi sono i più veloci e quelli che puoi fare anche senza pensarci troppo, e secondo me se ne possono fare anche 50 al giorno, in più volte.

2) Stringete e tenete la contrazione per alcuni secondi, a partire da 3 secondi per arrivare, col tempo, fino anche a un minuto. Poi rilasciate lentamente, controllando il movimento. Se tenete la contrazione per 7 secondi, prima della successiva contrazione aspettate 7 secondi, se tenete la contrazione per 10 secondi, prima della successiva contrazione aspettate 10 secondi, e così via. Così il perineo ha tutto il tempo per tornare alla posizione rilassata prima dell’esercizio seguente.

3) L’Ascensore. Stringete gradatamente, contando da 3 a 7 scalini, proprio come se saliste dei gradini. Uno stringete un po’, due stringete un po’ di più, e via dicendo, arrivando fino al numero che avete deciso, poi tornate indietro sempre contando gli scalini, e quindi rilasciando gradatamente. Salire è molto più semplice di scendere, in questo caso! Potete naturalmente aumentare gli scalini, ma arrivare fino a 7 è già abbastanza impegnativo! Ripetete diverse volte anche l’Ascensore.

Questi sono i principali esercizi che avevo imparato al corso. Questi esercizi naturalmente venivano insegnati da un’ostetrica in modo individuale, e poi era prevista anche una parte di corso in gruppo, in cui venivano insegnati degli esercizi e dei movimenti di mobilitazione del bacino, utili durante il travaglio e il parto. Devo dire che alla fine io non ho utilizzato questi movimenti durante il mio travaglio, ma sono molto felice di averli fatti per allenamento durante le ultime settimane di gravidanza, e di essermeli scritti ;-) Può darsi che il mio parto sia andato bene anche per questo!

Ah, un’altra cosa importante che avevo imparato al corso era che nella vita di tutti i giorni, oltre a fare quotidianamente gli esercizi, era importante ricordarsi di trattenere prima di dare colpi di tosse, o prima di starnutire, o prima di sollevare dei pesi. In questo modo si evita di affaticare il perineo. Purtroppo non sempre me ne ricordo, ma credo che sia molto importante farlo sempre!

Allora buona ginnastica perineale a tutti!

Il lettone di famiglia

sabato, 6 febbraio 2010

Fra pochi giorni dovrebbe arrivare a casa nostra la “terza piazza” del nostro lettone di famiglia… Fino ad ora abbiamo dormito in 3 nel letto matrimoniale, a cui abbiamo agganciato il classico lettino, tirando giù una sponda… Pensavo che sarebbe stato comodo provare con una soluzione così (il side-bed), ma in realtà il lettino lo sto usando concretamente solo da pochi giorni, e non lo trovo così comodo… Fino ad ora era servito soprattutto per appoggiare oggetti come la sveglia, altre coperte, i fazzoletti… e Vera non ci aveva mai dormito, se non per sbaglio… Ma ora, da qualche giorno, Vera dorme lì dentro, nel lettino attaccato al lettone, perché mi sembra che si svegli un po’ di meno non sussultando con noi ogni volta che ci muoviamo nel letto o che spostiamo le coperte… Per noi non è pensabile ancora metterla a dormire in un letto da sola, perché si sveglia comunque ancora tanto, e si riaddormenta quasi sempre poppando, quindi per me sarebbe veramente stancante fare la spola ogni volta… e quelle volte che la piccola si riaddormenta da sola, solo sentendo che le prendo una manina… non ci sarebbero più! La soluzione attuale quindi è che ognuno ha la sua parte di letto, ma non è ancora molto comodo perché, per non spostare Vera nel lettino ogni volta che si è riaddormentata, con il rischio di svegliarla di nuovo, mi trovo costretta ad allattarla in posizioni improbabili, col collo storto o tutta di traverso… non è davvero il massimo, soprattutto di notte quando si vorrebbe essere un minimo comodi…

Quindi abbiamo deciso di prendere un letto singolo, che ancora non avevamo in casa, per sostituire il lettino e realizzare, finalmente, il nostro lettone di famiglia… un bel letto a 3 piazze, in cui ognuno abbia il suo spazio e la possibilità di contatto di cui ha bisogno… non solo Vera, ma anche io e il papà! Non potremmo pretendere che nostra figlia dorma per forza da sola, perché neanche a noi genitori piace dormire da soli… Quando Vera ne avrà voglia, potrà avere il suo letto separato da quello di mamma e papà.

Quando ero più giovane e studiavo all’università, ogni tanto facevo da baby sitter in una famiglia così composta: mamma, papà, bimba di 4 anni e 2 gemelli di 2 anni. Ero rimasta molto stupita nel vedere come era organizzata la zona notte dell’abitazione di questa famiglia, e in quel momento della mia vita (quando ero ancora molto lontana dal capire molte cose, ed ero assolutamente immersa nella cultura dominante dei nostri giorni) mi sembrava molto strano, quasi “un po’ da pazzi”. C’era una camera da letto per tutti, in cui non c’erano letti ma solo tanti materassi per terra, e un armadio alla fine della parete. Beh diciamo che anche tutto il resto della casa era un po’ strano, ma con gli occhi di adesso vedo molto diversamente quella soluzione per la notte che avevano adottato… Tutta la famiglia dormiva insieme, un po’ come una volta! Ma il bello era che i bambini erano sia a contatto con i fratellini che con i genitori… e sicuramente non soffrivano di paure notturne! Infatti questi bambini erano molto tranquilli, ed era un piacere stare con loro… Li ho rivisti un po’ di anni dopo, quando erano ormai dei bambinetti delle elementari, e mi ha fatto strano ripensare a quando non parlavano neppure! Sicuramente questa descrizione avrà scioccato molte di voi, ma io credo che alla fine sia stata molto comoda per tutti, in quella famiglia…

Il nostro lettone di famiglia non sarà organizzato così, ma sarà comunque un letto a 3 piazze (sarebbe interessante che qualcuno lo brevettasse!), che ospiterà mamma, papà e la piccola Vera, finché non arriverà anche un altro inquilino ;-) In quel caso non ci saranno problemi, in un letto a 3 piazze si sta comodamente anche in 4!

Questo modo di dormire insieme (cosleeping) è utilizzato da molte società ai giorni nostri, come in Giappone, dove i bambini dormono accanto alla mamma e al papà per i primi anni di vita, ed era la soluzione che usavano anche i genitori di qualche decennio fa! Non fa per tutti, questo è sicuro, ma oltre ad essere comodo per le mamme che allattano, può essere una soluzione piacevole anche per quelle mamme che di giorno non possono stare coi loro piccoli, e che in questo modo possono ritrovare, di notte, il contatto col proprio bambino… il piccolo ritroverà il calore dell’abbraccio materno che di giorno non può essere disponibile!

Se invece vi preoccupa la “vita notturna di coppia“, se così la vogliamo chiamare, sappiate che per stare insieme al proprio partner ci sono molte altre possibilità che possono essere interessanti, come l’opzione di un altro letto in un’altra stanza, disponibile in qualsiasi momento per stare in intimità. Certo, non a tutti fa piacere dormire col proprio bambino per mesi e anni, e io rispetto questa scelta, ma mi piacerebbe almeno che questo modo di essere genitori (con attaccamento anche notturno!) ri-acquistasse uno statuto di legittimità, senza doversi sempre sentir dire che “dormire insieme non è igienico” (perché? Siamo sporchi?), o che porterà dei problemi psicologici ai bambini e via dicendo… Ai sostenitori di quest’ultima tesi, voglio far sapere che (in questo come in altri campi) vale la regola che ciò che non abbiamo avuto a sufficienza durante l’infanzia continueremo a cercarlo all’infinito… che sia contatto fisico, bisogno di succhiare, ecc… In fondo, pensateci, continuate ad avere voglia di pizza se ne avete mangiata finché eravate sazi o se qualcuno vi ha portato via il piatto a metà cena? Dormendo coi genitori, il bambino può contare sul contatto continuo coi propri genitori, e quando sarà pronto ad allontanarsi lo farà proprio perché è pronto, e perché il suo bisogno sarà soddisfatto… quindi non sarà affatto insicuro nei rapporti con gli altri, ma se mai più sicuro!

La nostra esperienza con le fasce…

lunedì, 1 febbraio 2010

In commercio esistono tanti e tanti tipi di fascia, che all’inizio, quando si decide di prenderne una, spesso non si sa dove girarsi… Io ne ho provate un po’, quindi mi piacerebbe provare a descrivervi come le ho usate, sperando di esservi utile… Allora… la prima fascia che ho comprato, mentre ero ancora in gravidanza, era una fascia lunga elastica di maglina… Insomma una di quelle per cui si fanno gli incroci e che spesso spaventano le mamme alle prime armi… sembra difficile usarla, ma io avevo fatto qualche prova col pancione e l’ausilio di un pupazzo, giusto per imparare gli incroci e le diverse posizioni, e non mi era sembrato così difficile. Prima che nascesse mia figlia, mi ero accontentata di provare e memorizzare le due posizioni che avrei potuto usare da subito, cioè mettendola a culla o nella posizione dritta, pancia contro pancia. Quano è nata mia figlia, ho provato prima (dopo qualche giorno) la posizione a culla, la bimba ci stava e io provavo la nuova sensazione di averla ancora addosso, ma fuori dalla pancia! Giravo per casa guardandomi negli specchi e facendomi delle foto… e iniziavo a prendere confidenza col nuovo mezzo… Poi abbiamo anche provato ad uscire, dopo un po’ di giorni, e naturalmente anche il papà la portava con piacere! La fascia lunga elastica era molto comoda, sia per me che per la bimba, eravamo strette l’una contro l’altra e spesso dormiva tutto il tempo. Poi dopo qualche settimana ha iniziato a non gradire più quella posizione, così abbiamo provato anche la posizione eretta, pancia contro pancia… Dopo un periodo di assestamento (in cui abbiamo provato anche il marsupio, in cui Vera stava ma che era scomodissimo per me!), la piccola ha apprezzato molto questa posizione, in cui rimaneva tutta rannicchiata contro il mio corpo, ma in posizione verticale. Quando è cresciuta un po’, siamo passate alla posizione successiva, cioè con le gambine che rimanevano fuori… Con la fascia lunga, se si addormentava, riuscivo anche a tenerle abbastanza su la testa, coprendola con uno dei lembi della fascia, e ci stava anche ore! Ogni tanto mi stupiva che si dimenticasse anche della poppata!

Poi è arrivata l’estate, è arrivata in ritardo ma poi si è fatta sentire! Così non me la sentivo più di usare quella fascia di maglina, perché ogni volta che la indossavo sia io che lei morivamo dal caldo… quindi ho comprato un po’ di stoffa (tipo jeans ma più leggera) e ho fatto una fascia che mi aveva anche consigliato una cara amica ostetrica: praticamente venivano due pezzi distinti, due anelli da incrociare sul petto (per intenderci, come due fasce di miss Italia messe incrociate), e la bimba veniva messa nell’incrocio. Con quella fascia abbiamo superato l’estate, ma se ritornassi indietro ne comprerei una lunga ma più leggera, non elastica. Infatti ho speso comunque un sacco di soldi tra stoffa e orli vari! Con la fascia fai-da-te potevamo mettere Vera sia fronte strada che fronte mamma, come nella fascia lunga, ma a 3 mesi spesso già preferiva guardare il mondo coi suoi grandi occhioni, e stare quindi fronte strada… tranne quando aveva sonno: in quelle occasioni si addormentava molto meglio se stava contro il mio petto. Ogni tanto la mettevamo anche sulla schiena, ma solo quando eravamo insieme io e il papà perché da sola non riuscivo. E lei gradiva molto!

In autunno (Vera aveva circa 5-6 mesi), sono ritornata ad usare la fascia lunga elastica, ma si poneva un altro problema. La bimba iniziava ad essere grandina, e non riuscivo più a fare tutte le cose che facevo prima con lei nella fascia davanti… così ho iniziato ad avere l’esigenza di portarla sulla schiena, potendola mettere anche quando ero da sola. Ho provato diverse volte con la fascia che avevo, ma essendo elastica non mi sentivo mai abbastanza sicura, mi sembrava che potesse cadere, e poi se tirava fuori le manine la sentivo proprio pericolante! Quindi mi sono decisa a fare un altro acquisto: ho preso un mei tai, un supporto che assomiglia di più ad un marsupio, e che potrebbe essere descritto come un quadrato di stoffa ai cui vertici sono attaccate delle strisce di stoffa, che si usano per fissare la posizione. Si può portare sia davanti che dietro, e si riesce abbastanza agevolmente a mettere il bambino dietro anche da sole. Avevo provato se poteva fare per me, facendo qualche tentativo col mei tai di un’amica, e mi ero trovata bene. Quindi avevamo affrontato tutto l’autunno e l’inverno col mei tai, usandolo sia davanti che dietro. Era anche comodo perché anche con la fascia elastica ormai non riuscivo più molto a portare Vera, che pesava troppo e la stoffa cedeva molto. Col mei tai mi sentivo molto sicura! Ricordo ancora la strana sensazione di portare la bimba sulla schiena… All’inizio lo avevo fatto solo in casa, poi quando mi ero sentita sicura eravamo uscite… ma la cosa più strana che ricordo erano gli sguardi straniti delle persone che incontravo! Ma anche a quello si fa l’abitudine ;-)

L’ultima “fase” che abbiamo passato è stata quella della fascia ad anelli, che si usa portando solo su una spalla. C’è chi la usa fin dall’inizio, come c’è chi usa dall’inizio solo la fascia lunga o solo il mei tai… ma io l’ho trovata utile soprattutto da quando Vera ha iniziato a camminare da sola, ad un anno… La mettevo ancora nel mei tai (come alcune volte anche adesso), ma era scomodo farla salire e scendere ogni volta che voleva… e finivo per tenerla in braccio… Allora mi sono procurata una fascia ad anelli, che trovo molto pratica per il sali-scendi, e ora è la “nostra” fascia, quella che deve essere pronta ogni volta che usciamo! Adesso Vera cammina molto da sola, le piace molto, ma a volte è stanca o per comodità mia preferisco tenerla su, quindi uso la fascia e non mi stanco le braccia. Unico neo: portando per molto tempo di seguito con la fascia ad anelli si rischia di stancarsi parecchio! E bisognerebbe alternare le spalle, per non incorrere in mal di schiena… Nonostante ciò, adesso non potrei farne a meno.

Ah, dimenticavo: quando usavo la prima fascia non conoscevo nessuno che potesse mostrarmi come allattare nella fascia, quindi per allattare facevo sempre uscire Vera e se mai la rimettevo dentro… solo dopo ho saputo che era possibile e molto comodo! Ho allattato quindi solo nel mei tai e con la fascia ad anelli, ma voglio dirvi che con tutte le fasce è possibile allattare, e anche con qualche marsupio!

Questa è la mia esperienza con le fasce, ma come dicevo prima c’è che si trova benissimo con lo stesso supporto per tutte le fasi di crescita del bambino… Anche se ognuna dovrà trovare la sua fascia preferita, spero di avervi dato qualche spunto per capirne qualcosa di più!

Ultimissima osservazione: troverete sempre qualcuno che vi dirà che se il bambino sta troppo in braccio o nella fascia poi non camminerà mai… e anche dopo rimarrà pigro… Beh non è assolutamente vero! I bambini “portati” si sviluppano fisicamente prima degli altri, a livello motorio, per via delle sollecitazioni che ricevono quando vengono portati, e spesso stanno seduti e camminano prima degli altri, perché i loro muscoli sono già forti… niente a paragone dei bambini che stanno sempre immobili nei passeggini! Certo ogni bambino è a sé, ma sappiate che queste sono solo dicerie della gente che segue il pensiero della massa… Vera stava seduta da sola a 5 mesi e mezzo, ha camminato con la manine a 9 mesi, e da sola a 12 e mezzo… e ora si fa grandi passeggiate a passo spedito, e quando è stanca c’è sempre la fascia ad accoglierla nel calore dell’abbraccio della sua mamma!