Partorire in ospedale – seconda parte

Torniamo a parlare del parto in ospedale. Quelle che seguono sono le cose che possono fare la differenza, se trovate e scegliete un ospedale che le rispetta… Potrete avere un vero parto “naturale” anche se in ospedale! Se per qualsiasi motivo vi trovate a partorire in un ospedale diverso da quello che avevate scelto, o che comunque è molto diverso dalle vostre aspettative e non è molto pro-naturale, ricordatevi che potete fare le vostre richieste tramite la stesura del piano del parto. Ecco le procedure da auspicare:

Libertà di movimento in travaglio. Dovete semplicemente seguire cosa vi fa fare il vostro corpo, sia ballare, che camminare, che cantare, che stare ferma, ondeggiare il bacino, stare a cavalcioni di qualcosa, ecc… Vale sempre la stessa regola: essere in contatto con se stesse e non con le persone fuori che vi dicono cosa dovete fare o come dovete mettervi…

Libertà di scegliere la posizione nel periodo espulsivo. Scegliere la posizione per far nascere il vostro bambino vi può salvare da lacerazioni e vi può aiutare ad avere un parto più veloce. Alcune donne si mettono carponi, altre si siedono sulle gambe aperte del compagno (o sullo sgabello olandese), se no potete anche stare in piedi e aggrapparvi a qualcosa o qualcuno, sdraiate su un fianco con una gamba alzata… qualsiasi posizione va bene, al limite anche quella litotomica (sdraiata a pancia in su), ma solo se siete voi a trovarla la più comoda, e non se ve la impongono. Stando sul lettino, sappiate che siete più soggette a interventi come l’episiotomia, la manovra di Kristeller, e il bambino può rallentare la discesa, perché non è aiutato dalla forza di gravità. Inoltre, alcune posizioni (come quella carponi) possono aiutare a far ruotare il bambino che non sia messo nella giusta posizione con la testa. Una brava ostetrica saprà consigliarvi bene! Ricordate che per far valere i propri diritti non c’è bisogno di urlare e arrabbiarsi, ma bisogna mostrarsi determinati e tranquilli, facendo capire che si sa benissimo che cosa si desidera e il perché della propria scelta. Certo questa fermezza non si può pretendere in travaglio, ma potete pensare ad “informare” il vostro compagno delle vostre richieste prima del parto, chiedendogli di farsi avanti al posto vostro, nei momenti decisivi, oppure se avete un’ostetrica che vi segue anche in ospedale si farà lei portavoce dei vostri desideri.

Taglio ritardato del cordone. Ormai è appurato che il taglio ritardato del cordone può essere molto utile al bambino, che può usufruire di tutto il sangue che gli viene “pompato” dal cordone fino alla fine, fino a quando quest’ultimo non smette di pulsare. Tagliarlo prima significa privare il bambino di questa preziosa quantità di sangue che lo proteggerà nel tempo dal rischio di anemia, e che lo preparerà per il suo primo respiro indipendente, senza che debba soffrire. Spesso si ha fretta di concludere il parto, specialmente in ospedale, ma si può pretendere (se il bambino sta bene e non ha bisogno di essere allontanato da voi per cure particolari) che venga rispettato questo vostro desiderio. Sempre che non optiate per un Lotus birth!

Inizio precoce dell’allattamento. Appena nasce il bambino, dovrebbe essere posto sul vostro addome, sul vostro petto, e lasciato lì quanto desiderate voi e lui. Anche due ore. In questo tempo, appena dopo il parto, il bambino è particolarmente sveglio e attivo, e se lasciato fare è anche in grado di strisciare fino al vostro seno, in circa 40 minuti dalla nascita. Troverà il capezzolo, che ha un odore simile al liquido amniotico in cui ha vissuto per 9 mesi, grazie all’odore delle sue manine che avrà vicino al naso, raggiungerà quindi il seno e inizierà a leccarlo, ad annusarlo, poi forse lo toccherà e lo manipolerà con le sue mani e poi, quando sarà pronto, si attaccherà e succhierà il preziosissimo colostro… Probabilmente, attaccandosi da solo, lo farà nel modo corretto, e non avrà bisogno di subire aggiustamenti… Conoscendo questa capacità del neonato, vien da pensare che l’inizio precoce dell’allattamento sia stato favorito dall’evoluzione, e che quindi sia un meccanismo molto utile alla specie umana… perché quindi ritardarlo con scuse e procedure che servono solo a complicare l’avvio dell’allattamento e la sua buona riuscita?

Rooming in. Tenere il bambino sempre con voi, dal momento della nascita, per tutto il tempo della degenza in ospedale (e anche dopo, naturalmente!) aiuta la buona riuscita dell’allattamento, favorisce il crearsi del legame tra madre e bambino e fa stare bene mamma e bambino. È molto triste che esistano ancora degli ospedali in cui non è previsto il rooming in, perché ogni mamma ha diritto di stare col proprio bambino e ogni bambino ha diritto di avere sempre la mamma a disposizione. Possono dormire insieme, abbracciati, senza bisogno che il bambino conosca già precocemente la solitudine, l’angoscia del vuoto e dell’abbandono che inevitabilmente fanno parte dell’esperienza della nursery, oltre a biberon ciucci e glucosate varie che servono solo a complicare l’avvio dell’allattamento. Ciò di cui ha bisogno il neonato è soltanto la propria mamma, nient’altro. Se ci sono comunque problemi con l’allattamento, la soluzione non è certo quella di allontanare il bambino dalla sua mamma: ogni ospedale dovrebbe avere personale qualificato per aiutare la neo mamma a risolvere problemi di allattamento, senza ricorrere al latte artificiale o ad altri “oggetti” (biberon, paracapezzoli) che alla lunga creano solo complicazioni. Anche in caso di taglio cesareo è possibile avere sempre con sé il proprio bambino, e se proprio la mamma preferisce affidare il bambino a qualcun altro per qualche ora, dovrebbe assicurarsi che glielo riportino non appena il piccolo segnala la necessità di essere allattato. Se finalmente si smettesse di separare precocemente madre e bambino, inizierebbe a crescere una società migliore, perché i neonati, una volta diventati adulti, non avrebbero sperimentato un vissuto così negativo e catastrofico come quello di essere allontanati dalla propria madre nel momento in cui avevano più bisogno di lei!

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Un commento su “Partorire in ospedale – seconda parte
  1. Federica ha detto:

    Cara Lucia, hai fatto benissimo a ricordare ciò che si può chiedere -e ottenere- partorendo in ospedale. E’ bene ricordarsi che la struttura è lì per aiutare, non per fare e le donne hanno tutti i diritti di far valere le proprie scelte. Spesso i rigidi protocolli ospedalieri danno per scontato manovre e prassi che in realtà sono inutili e possono benissimo essere evitate se la donna in travaglio lo desidera. E’ importante poter decidere e scegliere il modo per dare alla luce il proprio cucciolo… Sono scelte determinanti per la madre, ma soprattutto per la creatura appena venuta al mondo…

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