Archivio di gennaio 2010

Allattamento al seno: come funziona?

mercoledì, 27 gennaio 2010

Quante volte mi capita di sentirmi chiedere “Ma hai ancora latte?” (dopo, di solito, segue la famosa frase “Che fortuna, signora!”). So che molte persone ancora non sanno come funziona la lattazione, quindi voglio cercare di fare la mia parte, diffondendo (nel mio piccolo) le conoscenze che si hanno al giorno d’oggi sull’allattamento al seno.

Il meccanismo dell’allattamento è in parte ancora un mistero, e forse è per questo che lo circondano così tante dicerie e false credenze… può sembrare quasi una magia! Ma non è una magia, è semplicemente un meccanismo assolutamente perfetto e efficientissimo che la Natura ha messo a nostra disposizione da milioni di anni, e che funziona divinamente quando lo si lascia funzionare.

Fin dalla gravidanza, il nostro corpo si prepara ad allattare… Alcuni ormoni (prodotti dalla placenta e dall’ipofisi) inducono lo sviluppo del seno: la donna avverte un aumento di volume dei seni, l’areola si fa più scura e ampia e il capezzolo si ingrossa.
Dopo il parto, con l’espulsione della placenta, si abbassano i livelli di estrogeni e progesterone (ormoni placentari), e la prolattina può iniziare a svolgere la sua funzione. Il “processo di allattamento” ha inizio quando il bambino succhia al seno per la prima volta, stimolando le ghiandole del seno che sono collegate all’iposifi e all’ipotalamo. La prima cosa che mi viene da dire a questo proposito è che la quantità del latte non dipende dalla grandezza del seno, perché le ghiandole sono sempre più o meno delle stessa misura in tutte le donne, mentre quello che cambia è la quantità di grasso: quindi si può allattare benissimo sia con un seno piccolo che con un seno enorme, non c’entra niente la misura!

I due ormoni dell’allattamento sono la prolattina (che fa sì che venga prodotto il latte) e l’ossitocina (che permette la fuoriuscita del latte). La prolattina inizia dunque a fare la sua funzione con l’espulsione della placenta, e il suo livello rimane alto per mesi, ma si moltiplica ogni volta che il bambino poppa: quindi, se il bambino poppa tanto, si produrrà molta prolattina e molto latte, se il bambino poppa poco si avrà poco latte. E’ per questo che non ha senso lasciar passare delle ore tra una poppata e l’altra, in modo che “si riformi il latte”, perché il latte si forma quando il bambino succhia al seno! Quando il piccolo avrà bisogno di più latte (per i famosi scatti di crescita, per esempio) non farà altro che succhiare più spesso, magari ogni ora invece che ogni due. Non gli servirà a molto fare una poppata più lunga, mentre invece aumentare la frequenza gli porterà più latte. Cercare di far diminuire le poppate, in sostanza, è il miglior modo di ostacolare l’allattamento.

L’ossitocina agisce quando, allattando il bambino, sentiamo una sorta di formicolio al seno, e compare qualche goccia (possiamo vederlo se il bambino si stacca) o anche un piccolo spruzzo; alcune donne non sentono nulla ma il latte esce ugualmente! Questa sensazione può scomparire dopo qualche mese, è normale, e il latte c’è ancora!

L’ossitocina viene inibita dall’azione dell’adrenalina (l’ormone che entra in circolo quando proviamo paura), e da ciò si deduce che la madre dovrebbe stare tranquilla e non sentirsi dire, per esempio, che il suo latte non è abbastanza, perché proprio questo potrebbe veramente diminuire il latte. Se anche si verifica un evento traumatico o un grande spavento per cui la produzione di latte diminuisce, tutto ciò è assolutamente temporaneo, e reversibile. Il modo migliore per far tornare tutto come prima è cercare di rilassarsi e allattare spesso il bambino. Quando invece, pensando che il latte stia diminuendo, si inizia a dare il biberon, beh allora il latte diminuisce veramente.

Questi due ormoni, insomma, bastano a spiegare quasi del tutto il meccanismo dell’allattamento, ma solo quasi… C’è un altro ormone che agisce localmente sulla secrezione del latte, e si chiama FIL (Feedback Inhibitor of Lactation, inibitore retroattivo dell’allattamento). Questo ormone è contenuto nel latte: se il bambino succhia molto, questo ormone viene rimosso e si produce più latte; se il bambino succhia poco, l’inibitore rimane all’interno del latte e quindi ne viene prodotta una minore quantità. Questo spiega perché, se un bambino per qualche tempo prende il latte solo da un seno, l’altro seno non ci scoppia, ma basta alleggerire la tensione svuotandolo solo un po’: nel latte rimane l’inibitore del latte (che agisce su ciascun seno indipendentemente, a differenza della prolattina e dell’ossitocina), e quindi non ne viene prodotto di nuovo.

Ogni donna può produrre latte per due, tre o anche quattro bambini, e quindi anche avendo dei gemelli è possibile allattare tutti i bambini senza necessità di aggiunte!

Poi mi sembra importante ricordare che il bambino ha essenzialmente tre modi per interagire col seno e fargli produrre la giusta quantità di cui necessita: la frequenza delle poppate, la durata della poppata e la scelta se prendere un seno solo o entrambi ad ogni poppata. Questi tre modi servono al bambino anche per controllare la composizione del latte: infatti, il latte che esce nei primi minuti da quando il bambino inizia a ciucciare è più acquoso, e si modifica nel corso della poppata diventando più grasso. Quindi, un bambino che si attacca per pochi minuti troverà il latte meno grasso, che gli serve probabilmente per dissetarsi, se invece starà attaccato più tempo arriverà a prendere il latte più grasso, quello più “nutriente”. Se popperà di nuovo da quel seno dopo pochi minuti, uscirà ancora il “secondo latte”, se invece si attaccherà all’altro seno troverà il latte più “acquoso”, il “primo latte”. Ecco perché non si può limitare la poppata del bambino a 10 minuti (per di più ogni 3 o 4 ore), perché se il piccolo succhia lentamente non arriverà mai a prendere il secondo latte, e non crescerà abbastanza. E poi la madre inizierà a sentirsi dire che il suo latte non è abbastanza o che non è nutriente… passerà al latte artificiale e sarà l’inizio della fine… Basta lasciare il bambino libero di regolarsi sulla frequenza e la durata delle poppate, e non ci saranno problemi!

Insomma, l’allattamento è un meccanismo in parte ancora misterioso, e sicuramente molto affascinante; può essere molto facile allattare ma più spesso è difficile, perché le interferenze dall’esterno sono purtroppo ancora molte. Non so perché tante persone si impegnino così tanto a contrastare l’allattamento, ma penso che fornendo le giuste informazioni alla maggior parte delle mamme interessate si possa arrivare ad un giorno in cui allattare sarà di nuovo facile e molto diffuso!

Riflessioni sui vaccini

venerdì, 22 gennaio 2010

Mi sono chiesta più volte se scrivere un post su quest’argomento… e fino ad ora avevo rimandato, perché ritengo la questione vaccini molto “spinosa” e troppo personale… ma poi, leggendo il libro di Roberto Gava “Le vaccinazioni pediatriche” ho pensato che avrebbe potuto essere utile dare qualche dritta… Ci sono molte cose importantissime che si potrebbero dire, tantissime informazioni e studi su ogni vaccino, su ogni malattia per cui esiste un vaccino… e infatti il libro di Gava ha più di 800 pagine! Devo fare per forza una cernita… Cercherò di riassumere le informazioni fondamentali che ritengo possano essere utili ai genitori che devono decidere se vaccinare i propri figli o che semplicemente sono interessati a saperne qualcosa di più. Ecco qualche punto, citato nelle conclusioni del libro di Gava:

1- I genitori hanno il DIRITTO di ottenere informazioni sul rapporto rischio/beneficio dei vaccini, in modo che possano decidere consapevolmente se vaccinare o no il proprio bambino. Peccato che questo non avvenga quasi mai, perché le informazioni che vengono date sono di solito puro terrorismo, gli stessi operatori sanitari, se interrogati al riguardo, non fanno che elencare tutte le conseguenze più gravi che potrebbero verificarsi non vaccinando il proprio bambino.

2- Prima di qualsiasi vaccinazione, ogni genitore dovrebbe chiedere che il bambino venga visitato molto accuratamente, perché ci sono malattie (anche un semplice raffreddore) che possono facilitare l’insorgere dei danni da vaccino. Bisognerebbe anche raccogliere un’accurata anamnesi familiare e personale del bambino, per individuare eventuali patologie rilevanti, per lo stesso motivo. Anche questo non avviene, perché le domande si limitano a questo: “Il bambino sta bene?”. Sembra assurdo ma il medico lo chiede a noi genitori… che ne possiamo sapere se il bambino non mostra particolari segni ma sta “covando” qualcosa? Non sarebbe meglio fare una visita completa? Questa non viene effettuata praticamente mai…

3- Non farsi intimidire dal personale medico con motivazioni non supportate da dati, perché se ci sono motivazioni e dati validi si può prendere una decisione ponderata, mentre far leva sull’emotività non ha senso e nasconde un’insicurezza e una mancanza di preparazione del personale medico. Purtroppo, quando si parla del proprio figlio e ci si sente raccontare qualcosa di brutto, è difficile mettere a tacere il lato emotivo… comunque cercate di ottenere solo informazioni per poter decidere serenamente, e lasciate perdere le intimidazioni.

4- Non prendete decisioni affrettate, pensando che sia necessario fare tutto coi tempi previsti dalle asl… Se non avete dati sufficienti per decidere, se non ricevete risposte soddisfacenti alle vostre domande, allora la sola cosa che potete fare è rimandare la vaccinazione fino a quando potrete capire cosa è meglio fare per vostro figlio.

5- Prima di lasciar vaccinare il bambino, il genitore dovrebbe essere sicuro che: il bambino stia bene in quel momento; che non abbia avuto brutte reazioni a qualche vaccino precedente; che il bambino non abbia storia personale o familiare di reazioni da vaccino, convulsioni o disturbi neurologici, allergie o disturbi immunutari; che il bambino non sia ad alto rischio di avere un danno da vaccino; che il genitore sappia identificare una reazione da vaccino; che il genitore sappia denunciare una reazione da vaccino; che il genitore conosca il nome della ditta produttrice di quel vaccino e il numero del lotto; che il genitore conosca dei trattamenti alternativi alla vaccinazione. Queste domande non ce le si pone quasi mai, più spesso si decide di fidarsi e affidarsi alla buona sorte… ma pensate che dalle vostre scelte dipende la salute del vostro piccolo!

6- Se la vaccinazione viene eseguita, bisognerebbe farsi fare una certificazione dell’avvenuta vaccinazione, con data, nome del vaccino, ditta produttrice e numero del ceppo (dati utili in caso di reazioni avverse). Invece il personale sanitario di solito rilascia solo la certificazione della vaccinazione, ma senza questi importantissimi dati.

7- Dopo la vaccinazione, tenere sotto attento controllo il bambino, e avvisare subito il pediatra nel caso si noti qualche reazione o sintomo sospetto, non accontentandosi di una rassicurazione se il medico sottovaluta la cosa. Si può sempre chiedere un secondo parere. Anche in questo, è fondamentale fidarsi del proprio istinto di genitore, più che delle parole del medico!

8- Ogni medico è obbligato dalla legge a dichiarare alle autorità competenti qualsiasi effetto indesiderato comparso dopo la vaccinazione, ma se il medico si rifiuta di farlo il genitore può farlo personalmente, servendosi della “Scheda ufficiale di segnalazione di sospetta reazione avversa”.

9- In caso di reazioni avverse gravi, con conseguenti danni al bambino vaccinato, i genitori hanno diritto a ricevere un indennizzo (Legge n. 229 del 29 ottobre 2005).

Naturalmente l’argomento non si esaurisce qua, ci saranno altri articoli sull’argomento, ma mi sembrava una buona introduzione… Credo che siano punti davvero molto importanti!

False credenze su come crescere i bambini

domenica, 17 gennaio 2010

Nella nostra società continuano a sopravvivere strani miti e false credenze sui bambini, che sfidano il buon senso e la scienza. Devo ammettere che fino a non molto tempo fa anche io ritenevo ragionevoli molte di queste credenze, nonostante avessi studiato psicologia. Vale quindi la pena che ve ne racconti alcune:

Non bisogna tenere troppo in braccio i bambini e  bisogna prenderli in braccio solo quando è strettamente necessario. Si rischierebbe di “viziarli” e di ritardare il loro sviluppo psico motorio. In pratica, questi bambini avrebbero maggiori probabilità di diventare insicuri, troppo dipendenti dai genitori e di imparare a camminare più tardi degli altri.

I bambini non devono dormire con i loro genitori. Varie le motivazioni:

  • si “vizia” il bambino, per cui vorrà dormire con i genitori per anni e anni
  • si rallenta la loro crescita perché  si consuma l’ossigeno di cui hanno bisogno (questa strana credenza andava di moda quando ero bambino io)
  • non è igienico
  • avranno problemi di insonnia
  • avranno problemi psicologici (paure, insicurezze, ecc.)
  • si rischia di schiacciarli

Sempre in tema di sonno, i bambini “normali” dormono tutta la notte di filato. Non è chiaro da che mese sarebbe normale dormire tutta la notte, ognuno dice la sua. Comunque, se il vostro bambino non dorme tutta la notte di filato, allora dovete insegnargli a dormire, e qui ognuno ha le sue ricette.

In tema di allattamento si sente spesso dire che dopo un po’ di mesi (forse 6) il latte della mamma non è più nutriente, è solo acqua, quindi bisogna terminare l’allattamento per non pregiudicare la crescita del bambino. Allattare un bambino oltre l’ anno di vita non è comune nella nostra società, talvolta non è neanche benvisto. Mi hanno raccontato di una tirocinante medico che durante un confronto con colleghi medici e psicologi ha affermato che immaginare un bambino di 2 anni che si attaccava ancora alla tetta le “faceva senso”.

Questa è bella: bisogna far capire al bambino chi comanda.  Se non imponi la tua autorità fin dai primi mesi, il bambino diventerà un tiranno aggressivo e manipolatore, senza limiti, capriccioso, viziato e imporrà i sui capricci a tutta la famiglia. E’ quindi assolutamente necessario frustrare il bambino in modo che impari il prima possibile la disciplina e i propri limiti.

Quando un bambino piange non si deve consolarlo subito, ma bisogna lasciarlo piangere per un po’, perché così lo tempriamo. Inoltre il pianto è salutare perché apre i polmoni! Naturalmente non è buona cosa fare “troppe coccole” ai bambini, altrimenti diventeranno dei “mammoni” e rimarranno per sempre attaccati alle gonne e ai pantaloni dei loro genitori.

Ultima chicca: bisogna mandare i bambini all’asilo perché così si svegliano e imparano a socializzare. Certo, non perché non sapremmo a chi affidarli, dovendo tornare al lavoro; l’asilo serve a “svegliare” i bambini, insomma, un po’ come il vecchio servizio militare obbligatorio serviva a “svegliare” i giovani.

Queste sono solo alcune delle false credenze sui bambini, che ho appreso dai consigli e racconti di conoscenti, amici e parenti. Sono credenze tanto radicate nella nostra società, che persino alcuni medici, pediatri, psicologi, educatori, ecc. ce le raccomandano. In realtà non hanno alcun fondamento scientifico. Si fondano per lo più sul “mito” dell’indipendenza precoce dei nostri figli, ovvero sulla necessità di accelerare il più possibile il loro distacco dai genitori e dalla madre in particolare, in modo che vadano per il mondo forti e sicuri di sé.

La scienza e il nostro istinto,  però, ci dicono che per crescere bambini più sicuri e felici occorre dare loro affetto, attenzione e rispetto.

Una nuova rubrica…

domenica, 17 gennaio 2010

Cari amici, è con grande gioia che stiamo per inaugurare la “Rubrica del papà”, una nuova categoria (accanto a gravidanza, parto, ecc…) che raccoglierà tutti gli articoli che scriverà il papà di Vera, Massimo. Non saranno solo articoli che riguarderanno il mondo dei papà, gli argomenti saranno vari, ma la cosa che avranno in comune sarà essenzialmente l’autore. Buona lettura!

Partorire in ospedale – seconda parte

martedì, 12 gennaio 2010

Torniamo a parlare del parto in ospedale. Quelle che seguono sono le cose che possono fare la differenza, se trovate e scegliete un ospedale che le rispetta… Potrete avere un vero parto “naturale” anche se in ospedale! Se per qualsiasi motivo vi trovate a partorire in un ospedale diverso da quello che avevate scelto, o che comunque è molto diverso dalle vostre aspettative e non è molto pro-naturale, ricordatevi che potete fare le vostre richieste tramite la stesura del piano del parto. Ecco le procedure da auspicare:

- Libertà di movimento in travaglio. Dovete semplicemente seguire cosa vi fa fare il vostro corpo, sia ballare, che camminare, che cantare, che stare ferma, ondeggiare il bacino, stare a cavalcioni di qualcosa, ecc… Vale sempre la stessa regola: essere in contatto con se stesse e non con le persone fuori che vi dicono cosa dovete fare o come dovete mettervi…

- Libertà di scegliere la posizione nel periodo espulsivo. Scegliere la posizione per far nascere il vostro bambino vi può salvare da lacerazioni e vi può aiutare ad avere un parto più veloce. Alcune donne si mettono carponi, altre si siedono sulle gambe aperte del compagno (o sullo sgabello olandese), se no potete anche stare in piedi e aggrapparvi a qualcosa o qualcuno, sdraiate su un fianco con una gamba alzata… qualsiasi posizione va bene, al limite anche quella litotomica (sdraiata a pancia in su), ma solo se siete voi a trovarla la più comoda, e non se ve la impongono. Stando sul lettino, sappiate che siete più soggette a interventi come l’episiotomia, la manovra di Kristeller, e il bambino può rallentare la discesa, perché non è aiutato dalla forza di gravità. Inoltre, alcune posizioni (come quella carponi) possono aiutare a far ruotare il bambino che non sia messo nella giusta posizione con la testa. Una brava ostetrica saprà consigliarvi bene! Ricordate che per far valere i propri diritti non c’è bisogno di urlare e arrabbiarsi, ma bisogna mostrarsi determinati e tranquilli, facendo capire che si sa benissimo che cosa si desidera e il perché della propria scelta. Certo questa fermezza non si può pretendere in travaglio, ma potete pensare ad “informare” il vostro compagno delle vostre richieste prima del parto, chiedendogli di farsi avanti al posto vostro, nei momenti decisivi, oppure se avete un’ostetrica che vi segue anche in ospedale si farà lei portavoce dei vostri desideri.

- Taglio ritardato del cordone. Ormai è appurato che il taglio ritardato del cordone può essere molto utile al bambino, che può usufruire di tutto il sangue che gli viene “pompato” dal cordone fino alla fine, fino a quando quest’ultimo non smette di pulsare. Tagliarlo prima significa privare il bambino di questa preziosa quantità di sangue che lo proteggerà nel tempo dal rischio di anemia, e che lo preparerà per il suo primo respiro indipendente, senza che debba soffrire. Spesso si ha fretta di concludere il parto, specialmente in ospedale, ma si può pretendere (se il bambino sta bene e non ha bisogno di essere allontanato da voi per cure particolari) che venga rispettato questo vostro desiderio. Sempre che non optiate per un Lotus birth!

- Inizio precoce dell’allattamento. Appena nasce il bambino, dovrebbe essere posto sul vostro addome, sul vostro petto, e lasciato lì quanto desiderate voi e lui. Anche due ore. In questo tempo, appena dopo il parto, il bambino è particolarmente sveglio e attivo, e se lasciato fare è anche in grado di strisciare fino al vostro seno, in circa 40 minuti dalla nascita. Troverà il capezzolo, che ha un odore simile al liquido amniotico in cui ha vissuto per 9 mesi, grazie all’odore delle sue manine che avrà vicino al naso, raggiungerà quindi il seno e inizierà a leccarlo, ad annusarlo, poi forse lo toccherà e lo manipolerà con le sue mani e poi, quando sarà pronto, si attaccherà e succhierà il preziosissimo colostro… Probabilmente, attaccandosi da solo, lo farà nel modo corretto, e non avrà bisogno di subire aggiustamenti… Conoscendo questa capacità del neonato, vien da pensare che l’inizio precoce dell’allattamento sia stato favorito dall’evoluzione, e che quindi sia un meccanismo molto utile alla specie umana… perché quindi ritardarlo con scuse e procedure che servono solo a complicare l’avvio dell’allattamento e la sua buona riuscita?

- Rooming in. Tenere il bambino sempre con voi, dal momento della nascita, per tutto il tempo della degenza in ospedale (e anche dopo, naturalmente!) aiuta la buona riuscita dell’allattamento, favorisce il crearsi del legame tra madre e bambino e fa stare bene mamma e bambino. È molto triste che esistano ancora degli ospedali in cui non è previsto il rooming in, perché ogni mamma ha diritto di stare col proprio bambino e ogni bambino ha diritto di avere sempre la mamma a disposizione. Possono dormire insieme, abbracciati, senza bisogno che il bambino conosca già precocemente la solitudine, l’angoscia del vuoto e dell’abbandono che inevitabilmente fanno parte dell’esperienza della nursery, oltre a biberon ciucci e glucosate varie che servono solo a complicare l’avvio dell’allattamento. Ciò di cui ha bisogno il neonato è soltanto la propria mamma, nient’altro. Se ci sono comunque problemi con l’allattamento, la soluzione non è certo quella di allontanare il bambino dalla sua mamma: ogni ospedale dovrebbe avere personale qualificato per aiutare la neo mamma a risolvere problemi di allattamento, senza ricorrere al latte artificiale o ad altri “oggetti” (biberon, paracapezzoli) che alla lunga creano solo complicazioni. Anche in caso di taglio cesareo è possibile avere sempre con sé il proprio bambino, e se proprio la mamma preferisce affidare il bambino a qualcun altro per qualche ora, dovrebbe assicurarsi che glielo riportino non appena il piccolo segnala la necessità di essere allattato. Se finalmente si smettesse di separare precocemente madre e bambino, inizierebbe a crescere una società migliore, perché i neonati, una volta diventati adulti, non avrebbero sperimentato un vissuto così negativo e catastrofico come quello di essere allontanati dalla propria madre nel momento in cui avevano più bisogno di lei!

Ciuccio sì, ciuccio no?

sabato, 2 gennaio 2010

Quando Vera aveva circa due mesi, era iniziato un periodo “strano”, perché spesso succedeva che volesse ciucciare ma senza mangiare, cioè ciucciava ma si arrabbiava quando le arrivava in bocca il latte… lo avevo capito con certezza perché, se in quelle occasioni le offrivo da ciucciare il mio dito, lo faceva con gusto e spesso ci si addormentava anche. In quel frangente avevo pensato di comprare un ciuccio, e dopo giorni di riflessione lo avevo preso, un ciuccio tutto di gomma, senza parti dure. Una sera, aspettando il momento del “voglio ciucciare ma non voglio mangiare” avevo provato a darglielo. Lo aveva tenuto in bocca qualche secondo, poi lo aveva sputato. Ho riprovato qualche volta, ma senza insistere, e poi ho lasciato perdere. Per un momento vederla con in bocca il ciuccio mi era piaciuto, era carina e sembrava una bambolina, ma la sensazione che ho provato dopo, quando ho deciso di desistere, è stata di sollievo. Ho pensato “Bene, per fortuna mia figlia è più saggia di me e non l’ha voluto”. Ho capito che andava bene così, ed ero felice che non l’avesse preso. Dopo me ne sarei pentita sicuramente! Rimaneva però il problema del ciucciare senza mangiare… così abbiamo continuato a consolare Vera facendole succhiare il nostro dito, e come le piaceva! Per qualche mese è andata avanti così, quando era in auto, o quando non aveva fame ma voleva intrattenersi… Se non era quello che voleva, naturalmente non lo prendeva. E poi, quando è stata più grande (circa 4 mesi), semplicemente si metteva a ridere quando glielo offrivamo, non era più il caso e ce lo faceva capire così! Ora sono felice di come abbiamo agito, perché ci siamo fidati di lei e abbiamo superato anche questa piccola difficoltà, e non ci portiamo dietro il “peso” del ciuccio… Al prossimo figlio che avrò, se ne avrò, non lo offrirò mai.

Vi ho raccontato questa mia esperienza per farvi riflettere sull’uso di questo oggetto che, ormai, sembra essere parte di ogni neonato che viene al mondo. Come nelle bambole che si vendono nei negozi, non c’è neonato senza il suo succhiotto. Ma è proprio così necessario? È utile? Se ne può fare a meno?

Il ciuccio è stato inventato quando la mamme hanno iniziato a vivere troppe ore separate dai loro bambini, quindi è un sostituto della mamma, senza dubbio. È vero che i bambini hanno un grande bisogno di succhiare nei primi anni di vita, e forse il ciuccio è necessario per quei bambini che non vengono allattati al seno. In un mondo ideale, seguendo quest’idea, il ciuccio lo userebbero solo quei bambini che (per motivi seri) non possono avere il contatto col seno della mamma e devono essere nutriti col biberon. Ma se i bambini vengo allattati al seno, il ciuccio è proprio necessario? Vi dirò la mia, come sempre… Io credo che spesso non ci si ponga neanche l’interrogativo, perché tra tutti gli oggetti del “corredino” ci sono anche i succhiotti, e una volta che lo si ha a casa, lo si usa. In fondo, si può pensare, che male c’è? I lati positivi dell’uso del ciuccio li conoscete sicuramente, o li potete immaginare… il bambino si calma anche se non c’è la mamma, sta più tempo senza voler poppare, si intrattiene nella culla, forse riesce anche ad addormentarsi da solo, non si ciuccia il dito… Ma i contro? Beh, se vogliamo partire dall’allattamento, possiamo dire che l’uso del ciuccio nei primi 40 giorni di vita, così come l’uso del biberon, può creare confusione nella suzione, con tutti i problemi che ne derivano. Poi un neonato che usa molto il ciuccio può non crescere abbastanza, perché si consola col ciuccio quando dovrebbe poppare e ingerire latte. Inoltre, proporre il ciuccio ad un bambino significa creare in lui una dipendenza, la dipendenza da un oggetto che si protrarrà per mesi e anni. Sì, prima o poi tutti smettono di usarlo, ma spesso se il genitore decide che è giunta l’ora di sbarazzarsi dell’oggetto, per il bambino non è ancora il momento, e quindi nascono difficoltà per entrambe le parti. Io trovo che non sia giusto offrire al bambino un oggetto (perché chiaramente siamo noi che glielo offriamo, lui non sa che esiste e non può desiderarlo) e poi decidere che non deve averne più bisogno, quando secondo noi è abbastanza grande. Se si decide di aspettare il momento giusto per il bambino, il distacco dall’oggetto può essere molto graduale e il bambino sicuramente reagirà meglio, avendo il tempo giusto per lui per passare ad altro. Ma se devo dire proprio tutto, a me fa tristezza che i bambini vengano “iniziati” a questo tipo di dipendenza, quando avrebbero bisogno solo di più mamma! Certo, non sempre si può avere, non tutte le mamme sono mamme a tempo pieno, e quindi spesso si decide di dare il ciuccio in modo che i nonni, o chi segue il bambino quando la mamma lavora, possa essere facilitato nel compito. Ma perché allora non limitare l’uso del ciuccio a quando la mamma non c’è, in casi di emergenza, diciamo? Forse proprio perché alle volte è più facile dare il ciuccio che prendere in braccio il bambino e cercare di capire che cosa ci vuole comunicare col suo pianto… Spesso le mamme sono stanche, o continuano a sentirsi dire da altre persone che il bambino è troppo legato a lei, che deve saper aspettare di più tra una poppata e l’altra, che è “viziato”… e quindi pensano che non ci sia niente di sbagliato nel dare il ciuccio. Anche se io sono contraria al succhiotto, non penso che tutte le mamme dovrebbero farne a meno, per carità, ma vorrei solo che ogni mamma che lo usa fosse consapevole anche di questi aspetti che, se possono sembrare sciocchezze, in realtà non lo sono e meritano attenzione. Poi si può continuare benissimo ad usarlo, ma almeno in modo consapevole, dicendo “Io lo uso perché…”, e non dando per scontato che ogni bambino debba averlo e basta!