Le “famose” colichette…

Ma in cosa consistono queste coliche di cui tutti parlano? Quello che ho capito io, nella mia esperienza, è che vengono chiamate “coliche” tutte quelle manifestazioni di pianto del neonato di cui non si capisce l’origine.. Anzi, spesso si dice proprio: “Saranno le coliche!”.

È normale che un neonato abbia male al pancino ogni tanto, infatti il suo intestino deve imparare a lavorare correttamente, ma credo che ascoltando attentamente il proprio piccolo si possa capire quando veramente si tratta di questo problema, e quando invece è tutt’altro. In caso di vere coliche, si può fare qualcosa per aiutare il bambino, come massaggiarlo in senso orario, o “scuoterlo” leggermente e ritmicamente tenendolo in braccio, oppure mettendolo nella fascia e uscendo, o ancora massaggiandolo mentre lo si tiene a pancia sotto sul proprio avambraccio… Mia figlia ha avuto pochi episodi di coliche vere e proprie, che capivamo essere coliche dal modo in cui si comportava: piangeva in modo acutissimo, urlando, singhiozzando e facendo un tipico verso (tipo un motorino che si avvia) quando si calmava per qualche istante, poi ricominciava come prima. Il corpo rimaneva rigido ma non lo muoveva, non scalciava come invece fanno alcuni bambini… Il modo che avevamo trovato per farla calmare, piano piano, consisteva nel correre per casa con lei in braccio, cantando in modo ritmico e a voce abbastanza alta, come per distrarla un po’… Per fortuna questi episodi sono stati molto pochi, naturalmente nelle ore serali quando eravamo già provati dalla giornata… Le sue urla erano davvero strazianti, sfinivano sia lei che noi, e anche quando finalmente si addormentava continuava a singhiozzare nel sonno… Ci sono bambini che non hanno mai problemi del genere, e spero che vostro figlio sarà uno di questi, ma il consiglio che mi sento di darvi è questo: cercate il vostro modo, il modo che aiuta vostro figlio a stare meglio, perché non ci sono rimedi validi per tutti… provate un po’ di tutto e alla fine, se non riuscite a trovare nulla di efficace, cercate di non allarmarvi comunque e di tenere il vostro bimbo stretto a voi per fargli sentire che, anche se non trovate la maniera per farlo stare meglio, voi siete lì con lui e non lo lasciate solo. I bambini capiscono queste cose e, anche se non possono dimostrarvelo subito, ve ne saranno grati.

Più spesso, quando si sente parlare di coliche, si tratta in realtà di tutt’altro. All’inizio della vita, i neonati devono assimilare così tanti stimoli nuovi che possono esserne sopraffatti. Ogni neonato ha un punto oltre il quale non può più accumulare stimoli, come un vaso già pieno in cui si versa ancora acqua: esce di fuori! Beh, i modi che il bambino ha di dimostrare che è “pieno” sono diversi: può inarcare il corpo, distogliere lo sguardo, impallidire in volto, tenere gli occhi semichiusi, farsi venire il singhiozzo, rimettere un po’ di latte o iniziare a piangere. Ognuno di questi segnali può voler dire che il bambino è stanco di interagire o delle cose che sta vedendo o sentendo. Alcuni bambini, per recuperare le forze, si addormentano, come per esempio quando si entra in un luogo rumoroso e affollato (es. supermercato); altri bambini piangono perché non riescono a ritrovare il loro equilibrio: in queste situazioni bisogna aiutare il piccolo, prendendo sul serio le sue reazioni e proteggendolo dai troppi stimoli.

Fra le 3 e le 12 settimane di vita, quasi tutti i bimbi hanno un momento della giornata in cui sono agitati a piangono più facilmente, di solito verso sera. Spesso il bambino rimette un po’ di latte e si agita come se avesse male alla pancia, quindi i genitori pensano che soffra di reflusso gastro-esofageo o di coliche e i pediatri prescrivono medicine. In realtà, spesso le crisi continuano perché non si tratta di reflusso o coliche, ma di una normale fase di sviluppo del sistema nervoso del bambino: attraverso il pianto, il piccolo scarica la tensione e alleggerisce il proprio sistema nervoso, ancora immaturo e sovraccarico alla fine della giornata. Dopo lo “sfogo”, il sistema nervoso del bambino è nuovamente pronto a disporsi a ricevere stimoli per le successive 24 ore. Dopo la crisi di pianto, il bambino di solito dorme più facilmente, mangia con più regolarità (mentre prima della crisi le poppate e i periodi si avvicinano sempre di più), ha maggiori periodi di veglia in cui interagisce e gioca, e si predispone ad apprendere cose nuove. Insomma, questo periodo può essere molto duro per i genitori, ma può essere di aiuto pensare che è una fase importante per lo sviluppo del vostro piccolo, quindi… armatevi di tanta pazienza e comprensione!

Tutto questo è valido se, naturalmente, sono soddisfatti i bisogni primari del bambino: non pensiate che il piccolo è alle prese con lo sfogo dei troppi stimoli accumulati se piange tanto ma… non mangia da 3 ore! O sta nella culla da solo, si sveglia e non vede nessuno! In questi casi è quasi certo che abbia fame, o che abbia bisogno di essere preso in braccio… quindi prima di pensare a qualsiasi altra cosa accertatevi che sia sazio di cibo e contatto… in ogni caso lo stare in braccio o il poppare (anche se è già sazio di latte come “cibo”) possono sempre aiutare, e anche se a volte non lo dico io considero queste esigenze le più basilari per un neonato (e anche per un bimbo un po’ più grande), forse anche di più dell’esigenza di essere pulito!


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2 commenti su “Le “famose” colichette…
  1. Nicoletta ha detto:

    Io per le colichette ho usato l’happytummi. Arriva dall’America. Il cuscinetto di erbe lo scaldavo per 15/20 secondi nel microonde e poi lo inserivo nella sua fascia. Dopo di chè lo legavo attorno alla pancia di Giacomo. Tempo 5 minuti si calmava…. Per me è stato un rimedio miracoloso!!! Senza dover usare medicinali o aiuti e goccie ad uso interno.

    Io l’ho acquistato in America ma lo trovate anche qui http://www.universoecologico.it

  2. Lucia ha detto:

    Che bella scoperta Nicoletta! Non conoscevo questo rimedio, ma se dici che col tuo piccolo funzionava credo che sia da consigliare! Grazie della dritta! 😉

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