Archivio di dicembre 2009

Buon Natale!

venerdì, 25 dicembre 2009

Care mamme  e cari tutti, auguro a tutti un felice Natale, delle buone feste per chi ha qualche giorno di ferie, e un buon inizio anno… Auguro a tutti i bimbi, dentro e fuori la pancia, che possano stare tanto coi loro genitori e gioire dell’affetto delle famiglie che in questi giorni si riuniscono. Spero che, nonostante i tanti regali che ci saranno per tutti i bambini, ci si ricordi che prima di tutto i nostri cuccioli hanno bisogno di tanta attenzione, di tanto amore e di sentirsi pienamente al centro delle nostre vite e dei nostri pensieri… Tanti auguri a tutte le nostre piccole creature, tanto latte per chi poppa e tante altre cose buone per i bimbi più grandi!

BUON NATALE!!!!!!

La cura naturale del bebè

lunedì, 21 dicembre 2009

Voglio segnalarvi questo interessantissimo e utilissimo manuale per prendervi cura dei vostri piccoli, che trovate sul sito

http://biodetersivi.altervista.org/homepage.htm

cliccando sulla finestra “Manuale mondo Bimballegri”

Buona lettura!

Le “famose” colichette…

giovedì, 17 dicembre 2009

Ma in cosa consistono queste coliche di cui tutti parlano? Quello che ho capito io, nella mia esperienza, è che vengono chiamate “coliche” tutte quelle manifestazioni di pianto del neonato di cui non si capisce l’origine.. Anzi, spesso si dice proprio: “Saranno le coliche!”.

È normale che un neonato abbia male al pancino ogni tanto, infatti il suo intestino deve imparare a lavorare correttamente, ma credo che ascoltando attentamente il proprio piccolo si possa capire quando veramente si tratta di questo problema, e quando invece è tutt’altro. In caso di vere coliche, si può fare qualcosa per aiutare il bambino, come massaggiarlo in senso orario, o “scuoterlo” leggermente e ritmicamente tenendolo in braccio, oppure mettendolo nella fascia e uscendo, o ancora massaggiandolo mentre lo si tiene a pancia sotto sul proprio avambraccio… Mia figlia ha avuto pochi episodi di coliche vere e proprie, che capivamo essere coliche dal modo in cui si comportava: piangeva in modo acutissimo, urlando, singhiozzando e facendo un tipico verso (tipo un motorino che si avvia) quando si calmava per qualche istante, poi ricominciava come prima. Il corpo rimaneva rigido ma non lo muoveva, non scalciava come invece fanno alcuni bambini… Il modo che avevamo trovato per farla calmare, piano piano, consisteva nel correre per casa con lei in braccio, cantando in modo ritmico e a voce abbastanza alta, come per distrarla un po’… Per fortuna questi episodi sono stati molto pochi, naturalmente nelle ore serali quando eravamo già provati dalla giornata… Le sue urla erano davvero strazianti, sfinivano sia lei che noi, e anche quando finalmente si addormentava continuava a singhiozzare nel sonno… Ci sono bambini che non hanno mai problemi del genere, e spero che vostro figlio sarà uno di questi, ma il consiglio che mi sento di darvi è questo: cercate il vostro modo, il modo che aiuta vostro figlio a stare meglio, perché non ci sono rimedi validi per tutti… provate un po’ di tutto e alla fine, se non riuscite a trovare nulla di efficace, cercate di non allarmarvi comunque e di tenere il vostro bimbo stretto a voi per fargli sentire che, anche se non trovate la maniera per farlo stare meglio, voi siete lì con lui e non lo lasciate solo. I bambini capiscono queste cose e, anche se non possono dimostrarvelo subito, ve ne saranno grati.

Più spesso, quando si sente parlare di coliche, si tratta in realtà di tutt’altro. All’inizio della vita, i neonati devono assimilare così tanti stimoli nuovi che possono esserne sopraffatti. Ogni neonato ha un punto oltre il quale non può più accumulare stimoli, come un vaso già pieno in cui si versa ancora acqua: esce di fuori! Beh, i modi che il bambino ha di dimostrare che è “pieno” sono diversi: può inarcare il corpo, distogliere lo sguardo, impallidire in volto, tenere gli occhi semichiusi, farsi venire il singhiozzo, rimettere un po’ di latte o iniziare a piangere. Ognuno di questi segnali può voler dire che il bambino è stanco di interagire o delle cose che sta vedendo o sentendo. Alcuni bambini, per recuperare le forze, si addormentano, come per esempio quando si entra in un luogo rumoroso e affollato (es. supermercato); altri bambini piangono perché non riescono a ritrovare il loro equilibrio: in queste situazioni bisogna aiutare il piccolo, prendendo sul serio le sue reazioni e proteggendolo dai troppi stimoli.

Fra le 3 e le 12 settimane di vita, quasi tutti i bimbi hanno un momento della giornata in cui sono agitati a piangono più facilmente, di solito verso sera. Spesso il bambino rimette un po’ di latte e si agita come se avesse male alla pancia, quindi i genitori pensano che soffra di reflusso gastro-esofageo o di coliche e i pediatri prescrivono medicine. In realtà, spesso le crisi continuano perché non si tratta di reflusso o coliche, ma di una normale fase di sviluppo del sistema nervoso del bambino: attraverso il pianto, il piccolo scarica la tensione e alleggerisce il proprio sistema nervoso, ancora immaturo e sovraccarico alla fine della giornata. Dopo lo “sfogo”, il sistema nervoso del bambino è nuovamente pronto a disporsi a ricevere stimoli per le successive 24 ore. Dopo la crisi di pianto, il bambino di solito dorme più facilmente, mangia con più regolarità (mentre prima della crisi le poppate e i periodi si avvicinano sempre di più), ha maggiori periodi di veglia in cui interagisce e gioca, e si predispone ad apprendere cose nuove. Insomma, questo periodo può essere molto duro per i genitori, ma può essere di aiuto pensare che è una fase importante per lo sviluppo del vostro piccolo, quindi… armatevi di tanta pazienza e comprensione!

Tutto questo è valido se, naturalmente, sono soddisfatti i bisogni primari del bambino: non pensiate che il piccolo è alle prese con lo sfogo dei troppi stimoli accumulati se piange tanto ma… non mangia da 3 ore! O sta nella culla da solo, si sveglia e non vede nessuno! In questi casi è quasi certo che abbia fame, o che abbia bisogno di essere preso in braccio… quindi prima di pensare a qualsiasi altra cosa accertatevi che sia sazio di cibo e contatto… in ogni caso lo stare in braccio o il poppare (anche se è già sazio di latte come “cibo”) possono sempre aiutare, e anche se a volte non lo dico io considero queste esigenze le più basilari per un neonato (e anche per un bimbo un po’ più grande), forse anche di più dell’esigenza di essere pulito!


“Bambini radiosi: cosa si può fare per non intaccare la gioia di vivere dei nostri figli”

sabato, 12 dicembre 2009

Vi riporto un articolo di Clara Scropetta, collaboratrice di Michel Odent, perché riassume un po’ tutto ciò in cui credo, e non ha bisogno di commenti (miei, i vostri sono sempre ben accetti!).

Il bambino non è poi così diverso dall’adulto e fin da prima di nascere è una persona completa a tutti gli effetti, anche se si affida all’adulto per essere accudito finchè non può farlo da solo. Entusiasmo, creatività, spontaneità, voglia di vivere, curiosità, energia vitale…sono qualità diffuse nei bambini che dovrebbero essere abbondanti anche nell’adulto. Quelle che consideriamo invece proprie dell’età adulta (responsabilità, serietà, competenza, impegno…) sono presenti in tutti i bambini. Istintivamente sappiamo cosa ci serve, come procurarcelo e lo facciamo con piacere, non controvoglia.

Il primo passo verso un bambino radioso è riconoscere che sia come noi adulti, competente e allo stesso tempo gioioso.

Il malessere di noi adulti

E se noi adulti non siamo gioiosi? Soltanto recuperando la gioia siamo in grado di avere un comportamento maturo.

Come mai questa gioia si è persa? Cosa si nasconde dietro la nonna contraria all’allattamento al seno del nipote o al bravo primario che interviene su ogni partoriente?

Sofferenza. Da generazioni non siamo concepiti come dev’essere, nostra madre incinta è stata male o ha fatto sacrifici, fin dal principio non siamo accolti fino in fondo. Alla nascita abbiamo sofferto e fatto soffrire nostra madre – volevamo nascere ma qualcosa lo impediva e infine, invece di ritrovarci nelle sue braccia, eravamo in mani estranee. Abbiamo sofferto così tanto che ci sembra di non ricordare. Ci aspettavamo di ricevere il latte materno ma ci è stata data al suo posto una bibita strana in un contenitore artificiale oppure ne abbiamo ricevuto solo un po’ – quando avevamo fame, dovevamo aspettare e imparare a nutrirci ad orario, poi sul più bello è arrivato il momento dello svezzamento. Ci è stato impedito di fare o toccare quello che ci interessava e siamo stati dirottati su altre attività, reputate pedagogicamente rilevanti. Siamo stati aiutati a fare quello che avremmo tanto voluto imparare a fare da soli, gradatamente, assaporando ogni passo. Siamo stati infilati in box “per la nostra sicurezza” e magari anche messi a dormire in un’altra stanza. Piangevamo, ma ci hanno lasciato fare così ci siamo abituati alla solitudine, alla mancanza, all’inadeguatezza. Ci hanno messo pressione per imparare a camminare e parlare prima possibile, senza rispetto per le tappe di crescita e siamo stati separati dall’ambiente familiare molto precocemente. Le nostre richieste sono state ignorate e ridicolizzate.

Questo grande dolore se resta a livello inconscio spesso ci induce ad agire in modo che gli altri soffrano almeno altrettanto. È il caso del medico chirurgo e della nonna, che non hanno la forza per dire “basta” e rompere la catena di sofferenza. Lo stesso meccanismo ci fa andare a lavorare invece di restare a casa con nostro figlio come reputeremmo giusto. Ci porta a restare in situazioni che ci fanno star male, perchè “funziona così per tutti” ed è vero che la maggior parte di noi vive sacrificandosi. Manca la pulsione positiva ad essere pienamente se stessi e il coraggio di prendere decisioni valutando le reali priorità personali.

I bisogni fondamentali dell’essere umano

Per rompere questo meccanismo dobbiamo prendere coscienza delle nostre esigenze fondamentali quali esseri umani. Esse sono indispensabili per uno sviluppo pieno del nostro potenziale e per uno stato di salute che si esprime sotto forma di bellezza, armonia e integrità. Lungi dall’essere un lusso o un capriccio, sono una concreta necessità biologica per crescere bene, sani e belli.

Per essere radiosi ci vogliono un padre e una madre che si incontrino e si uniscano sessualmente nel piacere più profondo e ci concepiscano consapevolmente seguendo la voce interiore che sia giunto il momento. Nulla di materiale serve a un figlio ma molto di spirituale.

Fin dal primo istante siamo bene accetti, dai genitori e da chi li circonda (futuri nonni, famiglia, amici). Tutti accolgono il nostro arrivo con gioia senza preoccuparsi o dire che non sia il momento opportuno.

La nostra mamma sta bene ed è serena per tutti questi nove mesi e dopo.

Possiamo nascere quando è il nostro momento senza essere monitorati, accelerati, rallentati, tirati fuori. La comunicazione fluida e empatica con la madre viene lasciata intatta. Non è sufficiente nascere vivi senza malformazioni: perché accontentarci di questo? La vita ci offre molto di più! Nutriti dalla gioia nasciamo belli, forti, sani, felici…radiosi.

Non veniamo separati o allontanati da nostra madre, che ci accoglie come prevede la natura. Niente confusione, agitazione, attività o fretta. C’è silenzio e pace. Nel tepore del corpo materno c’è tempo per cominciare a respirare, ad annusare, ad orientarsi e a dirigersi verso il seno.

Questo trattamento umano imprescidibile ora lo riceviamo negli ospedali “amici dei bambini” o grazie alla presenza di un medico speciale. Naturalmente un pochino interferiscono, per via dei protocolli e di una presunta sicurezza.

È un bisogno fondamentale essere assieme alla madre. Poter assaporarne fin dal primo momento l’odore, il sapore, la pelle e lo sguardo e continuare a farlo per mesi, vicini alle poche cose essenziali: latte, calore e amore. Non ci serve l’arsenale di ciucci, biberon, carrozzine e tutta la valanga di oggetti “indispensabili per il neonato” quanto piuttosto il contatto fisico, la voce e il movimento sul corpo di un adulto. Immobili nel passeggino, con il ciuccio in bocca, non è detto che non ci manchi nulla solo perchè non piangiamo. Il contatto continuo, pelle contro pelle, nutre e scalda sia il bambino che la madre: una sinfonia di odori e sapori, un cullarsi al ritmo del cuore e del passo, un danzare i cambi di posizione e ammirare il viso della mamma da vicino. Apprendiamo guardando quello che fa dalla sua prospettiva. Portare i bambini è necessario quanto allattarli – farne a meno compromette l’abilità psico-motoria e l’apertura verso il mondo. Diventiamo meno radiosi. Portare integralmente (“indossare” il bambino), non solo quando il passeggino è scomodo o a discrezione dell’adulto, è uno stile di vita che motiva, permette di comprendersi mutualmente e sincronizzarsi sullo stesso ritmo.

Dormiamo assieme ai nostri genitori e siamo allattati finchè ne abbiamo desiderio. Si parla di mesi di allattamento ma il bambino chiede anni e così favorisce la distanza tra un parto e l’altro e la salute della sua mamma. Quando si riceve per almeno tre anni tutto ciò che ci serve non c’è motivo di essere “gelosi” di un nuovo fratellino.

Un semplice pezzo di stoffa?

Il nostro alleato più prezioso diventa un banale pezzo di stoffa che usiamo per portare il bambino più agevolmente. Tenendo sempre il bambino lì dentro fin dalle prime settimane di vita, ci rieduchiamo a fare le nostre cose con lui e scopriamo di essere liberi assieme. Quando il bambino esprime il desiderio di scendere per cominciare a gattonare, noi restiamo immersi nelle nostre attività e lo riprendiamo in braccio non appena torna da noi, che sia per poppare, per dormire o “semplicemente” per starci in braccio. Occupandoci nelle nostre faccende restando ricettivi alle richieste del bambino stiamo facendo ciò che è previsto e infatti ci sentiamo gratificati. Si instaura una relazione fantastica con il bambino e ci accorgiamo di come lui sappia gestire le sue attività, sia in grado di destreggiarsi nell’ambiente, sappia ciò che può o non può fare, non corra in continuazione rischi e pericoli. Le tipiche crisi, le scene, i “capricci”, le “fasi” dei bambini scompaiono per far capolino quando non stiamo bene, quando proiettiamo sul bambino nervosismi e ansie. Delle volte siamo stanchi, abbiamo fatto baruffa o ci sembra che stia sempre alla tetta. A queste sollecitazioni stressanti il bambino reagisce: che cosa ci vuole dire? Di fermarci e rimediare, ritrovando l’atteggiamento giusto. Il bambino reclama un adulto che lo accoglie quando ne ha bisogno, calmo e tranquillo, fermo ma non arrabbiato, senza prendersela con lui.

Non dando corda al comportamento improprio del bambino, il “capriccio” si risolve rapidamente – ciò non vuol dire reprimere la propria rabbia o trascurare il bambino bensì prendere sul serio invece della sua provocazione la richiesta implicita e urgente di essere accolto e apprezzato incondizionatamente. Respirando creiamo tutto lo spazio possibile per questo bambino affinché possa venire da noi, senza lasciarci innervosire da quello che sta facendo, senza giudicarlo o sentirsi in colpa. Senza pensare è idiota, è terribile, è una peste, tutte fandonie che osiamo anche dire. Allora si tranquilizzerà e verrà da noi – è infatti quello che reclama con tutte le sue forze. Lo stesso discorso vale in caso di pianto disperato e inconsolabile.

Non solo i genitori

Tutti noi abbiamo la possibilità di dare un piccolo contributo affinchè i bambini di oggi siano il più possibile in contatto con la loro energia vitale e risplendano della loro luce interiore. Possiamo sostenere i genitori nel loro compito appoggiandoli nelle scelte “anticonformiste” sulla cura dei figli. Possiamo rivolgerci a tutti i bambini con amore e rispetto, dicendo loro la verità, essendo sinceri e coerenti, trasmettendo loro i valori che riteniamo importanti. Possiamo fare molto meravigliandoci di fronte alla loro competenza e divertirci lasciandoli osservare e poi imitare, ricordandoci che ogni volta che facciamo per un bambino quello che può fare lui da solo andiamo a minare la sua capacità e la sua autostima. In particolare di fronte al pianto, al comportamento non adeguato, all’incidente empatia, solidarietà, sostegno e fermezza nel porre limiti diventano importanti. L’adulto si guadagna il ruolo di guida affidabile e il bambino impara le regole sociali senza disimparare ad esprimere le emozioni. Restiamo tutti radiosi.

www.progettovita.info/articoli/bambiniradiosi.rtf

Il massaggio al bambino

lunedì, 7 dicembre 2009

Quando la mia piccola Vera aveva circa un mese, ho iniziato a seguire un corso di massaggio infantile, appunto per imparare a massaggiare la mia bambina. Spesso i corsi di massaggio sono previsti dalle Asl, ma altrettanto spesso bisogna aspettare che ci sia il numero di adesioni sufficiente a far partire il corso, e nel frattempo il bambino cresce… Perché non farne uno privatamente? Credo che in questo caso i soldi che si spendono siano un ottimo investimento. Per trovare un’insegnante AIMI nella vostra zona, potete guardare i nominativi sul sito AIMI, contattare gli insegnanti e decidere quale scegliere per comodità, prezzo e vicinanza a casa.

Per me, il corso di massaggio è stata una delle prime occasioni per conoscere altre mamme con bimbi della stessa età di mia figlia, oltre che per imparare un modo molto efficace per rilassarci e passare del tempo. Gli incontri fissati ogni settimana erano anche un’avventura, perché uscire con un neonato e prendere il tram in una città come Torino non è stato sempre facile, ma è stato divertente e ricordo con tenerezza quelle prime uscite con la mia bambina. Ho conosciuto un’ostetrica molto brava (che può sempre tornare utile!), e scambiare impressioni e sensazioni con altre mamme alle prime armi è stato molto utile e simpatico. È anche stato un ottimo corso “post partum”! Ma oltre a ciò, ci sono altre ottime ragioni per frequentarlo. Per esempio, attraverso il massaggio posso far sentire al mio bambino che lui è tutto intero, che è formato da tante parti del corpo, e che sono tutte sue. Lui impara che tutto quello che sente sulla propria pelle… è lui! Impara i suoi confini, impara il piacere di essere toccato… insomma inizia a costruire lentamente la sua immagine di sé e la sua identità. Questa è anche la ragione per cui attraverso il massaggio si accelera la maturazione del sistema nervoso. Un’altra ragione per massaggiare il proprio bambino è questa: se il piccolo soffre di mal di pancia, o se è agitato, il massaggio può essere di aiuto per calmarlo o per alleviare il dolore.

Inoltre, attraverso il massaggio si favorisce la funzionalità intestinale (prevenzione delle coliche), e si comunica sostegno e conforto. Se fate un massaggio al vostro bambino che si trova in difficoltà, sarete partecipi al suo dolore senza vivere la frustrazione e il senso di impotenza del non sapere che cosa fare. A dire la verità c’è almeno un’altra valida ragione per massaggiare il proprio piccolo: si passa insieme del tempo di buona qualità, e grazie ad esso si possono anche risollevare le sorti di una giornata iniziata non troppo bene. Io massaggiavo spesso mia figlia nelle giornate fredde in cui non si poteva uscire di casa e non sapevamo come passare il tempo… beh, tra un preparativo e l’altro passava quasi un’oretta!

Il massaggio può essere fatto lungo tutto l’arco della vita, a volte sarà molto utile e a volte un po’ meno, ma potrete sempre farvi ritorno anche dopo un periodo in cui non l’avete utilizzato. Vostro figlio, se sarà stato abituato a questo tipo di comunicazione fin da piccolo, saprà utilizzare questo “linguaggio” e trarne beneficio.

Massaggiare è un gesto di amore e di rispetto verso il proprio bambino: lo si considera una persona a tutti gli effetti, gli si chiede il permesso di farlo, c’è un grande scambio di amore e calore che nutre il piccolo, e che lo fa sentire accettato anche se gli venisse voglia di piangere (cosa che è possibile che accada, soprattutto quando è piccolo). Il bambino impara che è buono e gli vogliamo bene anche se piange… un messaggio totalmente diverso da quello che si sente spesso in giro: “Fai il bravo, non piangere…”, e che io reputo molto triste. Se il bambino piange, è solo per comunicare un disagio, non perché è cattivo!

Insomma, massaggiando il vostro bambino (sì, anche voi papà!) non potrete che avere dei benefici!


Elaborare il proprio parto

martedì, 1 dicembre 2009

Spesso non si riesce ad avere il parto che si era sognato, nonostante tutto ciò che si tenta… A volte la delusione è grande, la frustrazione ti rimane dentro anche se tutti, al di fuori, parenti e amici, ti dicono “Ma sì, l’importante è che il bimbo stia bene…”. No! Non è così! È ovvio che la salute del bimbo è fondamentale, senza questa condizione non si può neanche parlare di altro, ma non è tutto. Se la madre non si aspettava nulla di particolare dal parto, ma solo di “sfornare” in qualche modo la creatura, non sarà facilmente delusa, ma se la madre ha fatto tutto un percorso intimo di conoscenza delle proprie esigenze e aspettative rispetto al come mettere al mondo il proprio piccolo, beh allora sì, può rimanere scottata da esperienze molto lontane da quelle che immaginava o desiderava per sé.

I primi tempi, anche a malincuore, ti trovi a dare ragione a quelli che ti dicono che devi pensare al piccolo, ora, senza perderti in “rimuginamenti inutili”… In effetti all’inizio non hai tempo anche di pensare al tuo parto, perché il bambino ti assorbe totalmente nel presente o nel futuro molto prossimo… Dopo qualche mese, però, quando sei entrata nel tuo ruolo di madre, puoi tornare a pensare a cosa è successo. In questi casi, credo che sia molto importante riuscire a pensare insieme ad un’altra persona (che ti capisca o che possa dare importanza al tuo sentire) a come ti senti, a quali sentimenti ti trovi dentro… Forse puoi ritirare la cartella clinica (se non sei contenta di come sono andate le cose, probabilmente hai partorito in ospedale o in clinica, e hai diritto alla tua cartella clinica) e rivolgerti ad un’ostetrica che ti spieghi quello che non puoi capire, i termini tecnici e medici che racchiudono gli eventi della nascita di tuo figlio. Puoi cercare di capire se tutto quello che è stato fatto era corretto, necessario e sufficiente, o se sei “vittima” di un sistema che troppo spesso dimentica le persone e si concentra troppo sui tempi e modi “giusti”. Non riavrai indietro il parto che sognavi, nessuno ti chiederà scusa per ciò che ti è stato tolto, ma tu hai qualche possibilità in più. Se c’è stata qualche violazione o scorrettezza medica, puoi decidere di sporgere denuncia. Se non ci sono gli estremi per un’azione legale, puoi comunque cercare di accettare quello che hai vissuto comprendendo che non avresti potuto fare diversamente. Anche se ti sembra che avresti potuto fare qualcos’altro, probabilmente lo dici perché dopo hai delle informazioni o delle possibilità in più, che prima non avevi, o semplicemente la lucidità mentale per ragionare “a freddo”. Altrimenti non saresti arrivata a quel punto, no? Comprendere come sono andate veramente le cose, e perché, ti può aiutare a fare pace con te stessa e a concentrarti sul modo per vivere un’esperienza diversa, la prossima volta.

Non credere però che chi ha un parto facile e aderente alle proprie aspettative non abbia nulla da “elaborare”… Può capitare che comunque il proprio parto, forse proprio se andato particolarmente bene, cambi molto le prospettive personali e di vita… A me è successo un po’ così. Dopo qualche mese dal parto, mi sono resa conto che la strada professionale che stavo percorrendo (e rincorrendo!) da circa 10 anni non faceva più per me. È stato difficile dare voce a questa intuizione, perché per un terzo della mia vita avevo immaginato di fare una professione che poi in quel momento non mi interessava più. Quindi il cambiamento di rotta è stato più che altro un viaggio al centro di me stessa, dove ho cercato di capire come stavano veramente le cose, e dove potevo andare. Credo che in queste occasioni sia controproducente andare contro il proprio desiderio profondo, perché per esperienza so che andare nella direzione opposta a quella che ci detta il nostro sentire più profondo è pericoloso, prima o poi ci saranno delle conseguenze. Quindi non posso che consigliare di riflettere bene sulla questione, se vi sembra che qualcosa dentro di voi sia cambiato… non abbiate paura di dar voce ai vostri desideri, se non potrete comunque realizzarli almeno ne sarete coscienti, e questo non potrà che rendervi più consapevoli!