Il dolore del travaglio

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Molte donne, quando pensano al parto, temono il dolore delle contrazioni, specialmente se sentono dire (come a volte succede) che è simile a quello di una colica renale… Secondo me la paura può già essere attutita dal sentir dire (cosa che nessuno dice mai, però) che il corpo della donna è ben attrezzato contro il dolore delle doglie, perché viene mandata in circolo un’elevata concentrazione di ormoni che attenua la percezione del dolore… ed è per questo che ad un certo punto le donne che stanno partorendo non sono più “sulla terra”, ma perdono un po’ coscienza della realtà. Tutto ciò naturalmente è temporaneo e legato solo al processo del parto, ma è di importanza vitale. All’inizio il dolore è gestibile, dura pochi istanti, e le pause tra una contrazione e l’altra sono lunghe… in quei momenti scompare tutto il dolore. Poi, man mano che il travaglio avanza, le contrazioni durano sempre più a lungo e le pause sempre meno… Anche se il dolore continua ad aumentare con il procedere del travaglio, la donna non lo sente sempre più forte, ma ad un certo punto perde il contatto con il mondo che la circonda: ecco perché non si può paragonare un parto ad una colica renale: in questo secondo caso, infatti, non c’è nessun processo di analgesia naturale che viene messo in atto dal corpo umano. Il travaglio indotto con la somministrazione di ossitocina sintetica, invece, oltre a non attivare gli ormoni che proteggono dal dolore, inizia subito con contrazioni molto forti, che la mamma spesso non riesce a gestire, a differenza di quelle “naturali”.

Inoltre, una madre in travaglio sa che quella prova che sta cercando di superare ha un significato importantissimo, sa che tutto quello che accade ha un senso ben preciso, perché presto avrà tra le braccia il proprio cucciolo e non sentirà più alcun dolore, ma solo una grande gioia. Sapendo poi (anche questo non lo dice mai nessuno, chissà perché!) che il dolore sentito dalla mamma protegge anche il piccolo (perché la presenza degli ormoni aiuta anche il piccolo nel suo duro compito di discesa nel canale), beh si resiste ancora un po’ di più! Inoltre, spesso il dolore costringe la mamma a cambiare posizione, e a volte questo è proprio ciò che aiuta la discesa del bambino, anche quando esso sia posizionato in modo non ottimale.

In ospedale spesso si fa ricorso all’anestesia epidurale, ma ci sono molti effetti collaterali che spesso non vengono messi in chiaro e quindi la donna spesso si trova a dover prendere una decisione senza possedere le giuste informazioni. Per esempio, con l’anestesia epidurale ci può essere un improvviso calo di pressione sia della mamma che del bambino, e questo quindi comporta che venga fatta anche una flebo per aumentare il livello dei liquidi ed evitare cali di pressione (ciò limita la possibilità di movimento); nel 20% delle donne causa febbre che può portare problemi anche al bambino; l’epidurale non sempre funziona, o a volte le donne non ne apprezzano gli effetti; se viene somministrata troppo presto, può rallentare la dilatazione e la discesa del bambino nel canale del parto; i travagli con epidurale hanno statisticamente più probabilità di finire in parto cesareo o parto operativo (parto con forcipe o ventosa); i neonati che nascono hanno talvolta difficoltà respiratorie e a succhiare dal seno; spesso, sia perché la madre non sente bene le spinte, sia per la posizione obbligata sul lettino, la fase espulsiva dura di più. Questi sono solo alcuni degli effetti collaterali, ma secondo me il più importante è che, venendo a mancare gli ormoni naturali che aiuterebbero mamma e bambino a superare le difficoltà del parto tramite la loro comunicazione profonda, è come se il bambino ad un certo punto perdesse il contatto emotivo con la madre, che non sente più dolore, che non soffre con lui, che non lo aiuta ad uscire inondandolo con i suoi ormoni protettivi. Michel Odent, nel suo libro “La scientificazione dell’amore”, cita uno studio in cui alcune pecore erano state sottoposte ad anestesia epidurale durante il parto. Queste pecore, una volta nati i cuccioli, non li avevano riconosciuti e non li avevano accuditi. E se succedesse qualcosa di simile anche alle mamme umane? E se l’epidurale diminuisse il rilascio degli ormoni del parto (endorfine, ossitocina naturale, ecc.) che favoriscono anche l’innamoramento del primo incontro? In fondo siamo sempre mammiferi! Se fosse così, mamma e bambino verrebbero in contatto per la prima volta (vedi ) senza la carica ormonale necessaria per vivere al meglio il periodo critico. Lascio cadere qui il discorso e il dubbio…

Ci sono però anche diversi modi “naturali” per cercare di destreggiarsi nelle onde… e sicuramente, se vi affiderete ad un’ostetrica, lei potrà consigliarvi i metodi migliori per voi. Un modo per sentire un po’ meno dolore è quello di muoversi, di cercare le posizioni che nel vostro caso possano alleviare un po’ la stretta delle contrazioni… (ecco perché stare sul lettino d’ospedale, ferme e magari col monitoraggio attaccato, non aiuta affatto e anzi amplifica le sensazioni dolorose delle contrazioni). Spesso si consiglia di muoversi, di camminare, di ondeggiare il bacino… ma io credo che ascoltando il proprio corpo non si debba imparare nessuna particolare strategia… assecondate il vostro corpo, provate tutto ciò che vi viene in mente, perché non tutti siamo uguali e ciò che può dare sollievo a noi può essere terribilmente fastidioso per un’altra persona, e viceversa. Possono essere utili dei massaggi sulla schiena, se avete dolore nella zona lombare, effettuati in modo energico, e applicazioni di asciugamani caldi (le mie ostetriche li scaldavano nel forno). Il getto caldo della doccia sulla pancia o sulla schiena possono rilassare notevolmente il corpo e far sentire meno il dolore, anche se l’intensità delle contrazioni non diminuisce, ma anzi si rafforza. Entrare in una vasca con acqua calda può sortire lo stesso effetto, ma attenzione che l’immersione (a differenza della doccia) può bloccare un travaglio nelle sue fasi iniziali. Non per tanto, certo! Se volete vedere se potete riposarvi un po’, provate ad entrare in acqua, se non è ancora il momento giusto le contrazioni si fermeranno, altrimenti aumenteranno di intensità e il travaglio andrà avanti velocemente.

Un altro modo per calmare il dolore può essere quello di ascoltare una musica familiare, rilassante, che faciliti la concentrazione su ciò che sta accadendo dentro il vostro corpo, che vi aiuti a entrare in contatto col bambino che sta nascendo: durante le fasi iniziali del mio travaglio ho ascoltato tante e tante volte di seguito lo stesso cd che mi aiutava a “perdermi dentro di me”, e ancora adesso mi vengono i brividi se mi capita di riascoltarlo… Potete anche immaginare, visualizzare il percorso del bambino dentro di voi, il vostro corpo che si apre, un fiore che sboccia… tutto questo aiuta davvero la dilatazione, anche se può sembrare strano. Anche il fatto di avere accanto una persona cara, il proprio compagno, un’amica intima, una persona di cui ci si fida ciecamente e che possa fare da tramite con il mondo esterno, può farvi sentire più tranquille e quindi più rilassate, condizione che rende le contrazioni meno dolorose.

Anche se non a tutte viene di farlo, potete provare con le vocalizzazioni. Io avevo provato ad “allenarmi” anche in gravidanza, producendo delle AAA di varie intensità e toni, mentre ero rilassata e appoggiata al corpo di mio marito… beh, lui era molto più bravo di me! Non la sentivo una cosa mia, non faceva per me, ma quando, verso la fine del travaglio (solo verso la fine, purtroppo!) ho iniziato a sostituire il mio respiro affannato con delle AAA aperte per affrontare ogni contrazione, sentivo che erano più gestibili… era come un modo per controllare il dolore, non ne ero sopraffatta (non respiravo più come quando si fanno le scale di corsa, per intenderci) ma le “urlavo”, era come se dentro di me le stessi gestendo, comandando. Alla fine, nella fase espulsiva, non dovevo pensare a nulla, una voce quasi primordiale usciva dal mio corpo (per la gioia dei vicini ;-) )!

Insomma il travaglio, anche se doloroso, ha uno scopo ben preciso, e cioè quello di trasformarvi in madri, quando finalmente conoscerete il vostro bambino. Diventare madre è un’esperienza magica, incredibile, e sapere di poter diminuire il dolore con dei modi che non disturbino né noi né il nostro bambino penso sia molto importante. Ogni mamma troverà il suo modo per arrivare alla meta, e quando avrete il vostro cucciolo tra le braccia vi dimenticherete di tutto il dolore provato!

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25 Commenti a “Il dolore del travaglio”

  1. Lucia scrive:

    E’ vero, non tutte le donne “sanno” che il travaglio ha un significato importantissimo, ma questo succede soltanto perché non hanno tutte le informazioni! E pensano che il dolore del travaglio sia un dolore da eliminare a tutti i costi, senza significato. Lei può dire quello che vuole, ma il significato c’è, e negarlo non aiuta le donne.
    Per le fonti, io credo che sia molto maleducato, se non altro, dire quello che lei ha detto, e leggere un atteggiamento sulla difensiva come il suo, che insulta senza invece suggerire altre letture, sia inutile e puerile.

  2. Laura scrive:

    Credo che ognuno ha la sua testa per pensare e ognuno deve usarla come crede. Inoltre non dimentichiamoci che nessuno scrittore è Dio e quindi tutti i testi meritano attenzione, salvo poi interpretarli e rileggerli nella chiave ad ognuna più congeniale. Per me non ci sono libri spazzatura ma personalmente so per certo non leggerò mai più testi sul pianto controllato, ad esempio… Queste secondo me sono teorie che non rispettano nessuno, nè i genitori nè i figli… E il rispetto è il primo valore in cui credo.

  3. Massimo scrive:

    @gekina. Bollare autori e opere come “Spazzatura. Pura e semplice spazzatura” senza argomentare mi sembra un atteggiamento da “Santa Inquisizione” e da “Indice dei libri proibiti”.
    Se provassi a spiegare meglio il tuo punto di vista con valide argomentazioni, potrebbe avviarsi un confronto costruttivo.

  4. Chià scrive:

    spazzatura?? di nuovo sparate sentenze sulle opinioni di altri che non sembrano x voi degni di essere nemmeno considerati “fonti” solo perchè voi la pensate in maniera differente?
    Beh io son contenta di aver letto tutta quella “spazzatura” come dici te e di averne tratto informazioni x me molto valide.
    Poi tu gekina pensala pure come ti pare, io sono del parere che chi sputa sentenze come te abbia solo qualcosa che gli fa male dentro perchè ha davvero troppi pregiudizi e si sente molto superiore agli altri ma in fondo non lo è affatto…
    Un po’ di umiltà farebbe tanto bene a questo mondo credo…!!!

  5. Barbara scrive:

    Ciao Lucia, ciao a tutti.
    Leggo sempre volentieri questo sito.. e sul travaglio desidero dire la mia. Infatti, da poco più di due mesi ne ho rivissuto l’esperienza per la seconda bellissima volta. La precedente è stata un po’ “farmaco-indotta”, dato che la mia piccolina aveva cali di battito e difficoltà varie, mentre questa volta il travaglio è stato vero, una sorpresa grandissima. Infatti, grazie all’esperienza precedente, io non ho avuto un secondo parto veloce, di corsa .. come spesso si racconta. Ho invece avuto un parto VERO! Il travaglio si è avviato ed è trascorso in maniera naturale e calma, mi sono vissuta tutto l’intercalare di vivacità-tranquillità delle contrazioni. Sempre più vicine, sempre più intense, sempre più preparatorie per la fase più importante: le spinte. Ebbene, certo che sono state intense, certo che ho faticato, sudato, e creduto a tratti di non farcela.. ma grazie ad un travaglio completamente fatto, alla presenza di un compagno straordinario e coraggioso, di un travaglio rispettoso dei miei tempi ( in ospedale, certo, dobbiamo farci valere un po’ perchè sennò non sempre possiamo “fare con calma, seguendo davvero i nostri bisogni”) e lungo quanto necessario a prepararmi, a prendere forza e coraggio.. è nato un bimbo sano e sereno, da solo con me! Insomma, il ginecologo entrava e usciva, ma non è intervenuto. Dico prendere forza e coraggio perchè spingere è un’esperienza forte, specie se il bimbo è grande come lo era il mio. E’ un’esperienza dove non bisogna risparmiarsi, ma invece è fondamentale essere in contatto con il piccolo, che si trova in un punto a lui scomodo e non può che fidarsi di noi per venire alla luce. Serve grinta, perchè siamo stanche, serve amore e soprattutto la consapevolezza che il nostro corpo è preparato ad affrontare questo momento. Ed avere fiducia che poi il nostro corpo con estrema rapidità reagirà, non farà più male la pancia, nè la schiena (male in senso vero, non le piccole noie..), e sarà pronto per fare un altro lavoro: offrire il colostro e poi il buon latte al nostro bimbo. Certo i punti danno fastidio, le contrazioni uterine post anche.. ma dobbiamo ricordardi che concepire, dare alla luce e crescere un figlio è pur sempre un atto d’amore, che richiede qualche sacrificio. Straordinariamente ripagato da un neonato che a pochi minuti dalla nascita sa dirigersi verso il seno e succhiare. Io l’ho provato e vissuto con l’esperienza dello skin to skin: dopo la nascita mamma, papà e bimbo lasciati tranquilli per un’oretta a conoscersi. Lasciando a dopo le visite, il bagnetto….

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