Molte donne, quando pensano al parto, temono il dolore delle contrazioni, specialmente se sentono dire (come a volte succede) che è simile a quello di una colica renale… Secondo me la paura può già essere attutita dal sentir dire (cosa che nessuno dice mai, però) che il corpo della donna è ben attrezzato contro il dolore delle doglie, perché viene mandata in circolo un’elevata concentrazione di ormoni che attenua la percezione del dolore… ed è per questo che ad un certo punto le donne che stanno partorendo non sono più “sulla terra”, ma perdono un po’ coscienza della realtà. Tutto ciò naturalmente è temporaneo e legato solo al processo del parto, ma è di importanza vitale. All’inizio il dolore è gestibile, dura pochi istanti, e le pause tra una contrazione e l’altra sono lunghe… in quei momenti scompare tutto il dolore. Poi, man mano che il travaglio avanza, le contrazioni durano sempre più a lungo e le pause sempre meno… Anche se il dolore continua ad aumentare con il procedere del travaglio, la donna non lo sente sempre più forte, ma ad un certo punto perde il contatto con il mondo che la circonda: ecco perché non si può paragonare un parto ad una colica renale: in questo secondo caso, infatti, non c’è nessun processo di analgesia naturale che viene messo in atto dal corpo umano. Il travaglio indotto con la somministrazione di ossitocina sintetica, invece, oltre a non attivare gli ormoni che proteggono dal dolore, inizia subito con contrazioni molto forti, che la mamma spesso non riesce a gestire, a differenza di quelle “naturali”.
Inoltre, una madre in travaglio sa che quella prova che sta cercando di superare ha un significato importantissimo, sa che tutto quello che accade ha un senso ben preciso, perché presto avrà tra le braccia il proprio cucciolo e non sentirà più alcun dolore, ma solo una grande gioia. Sapendo poi (anche questo non lo dice mai nessuno, chissà perché!) che il dolore sentito dalla mamma protegge anche il piccolo (perché la presenza degli ormoni aiuta anche il piccolo nel suo duro compito di discesa nel canale), beh si resiste ancora un po’ di più! Inoltre, spesso il dolore costringe la mamma a cambiare posizione, e a volte questo è proprio ciò che aiuta la discesa del bambino, anche quando esso sia posizionato in modo non ottimale.
In ospedale spesso si fa ricorso all’anestesia epidurale, ma ci sono molti effetti collaterali che spesso non vengono messi in chiaro e quindi la donna spesso si trova a dover prendere una decisione senza possedere le giuste informazioni. Per esempio, con l’anestesia epidurale ci può essere un improvviso calo di pressione sia della mamma che del bambino, e questo quindi comporta che venga fatta anche una flebo per aumentare il livello dei liquidi ed evitare cali di pressione (ciò limita la possibilità di movimento); nel 20% delle donne causa febbre che può portare problemi anche al bambino; l’epidurale non sempre funziona, o a volte le donne non ne apprezzano gli effetti; se viene somministrata troppo presto, può rallentare la dilatazione e la discesa del bambino nel canale del parto; i travagli con epidurale hanno statisticamente più probabilità di finire in parto cesareo o parto operativo (parto con forcipe o ventosa); i neonati che nascono hanno talvolta difficoltà respiratorie e a succhiare dal seno; spesso, sia perché la madre non sente bene le spinte, sia per la posizione obbligata sul lettino, la fase espulsiva dura di più. Questi sono solo alcuni degli effetti collaterali, ma secondo me il più importante è che, venendo a mancare gli ormoni naturali che aiuterebbero mamma e bambino a superare le difficoltà del parto tramite la loro comunicazione profonda, è come se il bambino ad un certo punto perdesse il contatto emotivo con la madre, che non sente più dolore, che non soffre con lui, che non lo aiuta ad uscire inondandolo con i suoi ormoni protettivi. Michel Odent, nel suo libro “La scientificazione dell’amore”, cita uno studio in cui alcune pecore erano state sottoposte ad anestesia epidurale durante il parto. Queste pecore, una volta nati i cuccioli, non li avevano riconosciuti e non li avevano accuditi. E se succedesse qualcosa di simile anche alle mamme umane? E se l’epidurale diminuisse il rilascio degli ormoni del parto (endorfine, ossitocina naturale, ecc.) che favoriscono anche l’innamoramento del primo incontro? In fondo siamo sempre mammiferi! Se fosse così, mamma e bambino verrebbero in contatto per la prima volta (vedi ) senza la carica ormonale necessaria per vivere al meglio il periodo critico. Lascio cadere qui il discorso e il dubbio…
Ci sono però anche diversi modi “naturali” per cercare di destreggiarsi nelle onde… e sicuramente, se vi affiderete ad un’ostetrica, lei potrà consigliarvi i metodi migliori per voi. Un modo per sentire un po’ meno dolore è quello di muoversi, di cercare le posizioni che nel vostro caso possano alleviare un po’ la stretta delle contrazioni… (ecco perché stare sul lettino d’ospedale, ferme e magari col monitoraggio attaccato, non aiuta affatto e anzi amplifica le sensazioni dolorose delle contrazioni). Spesso si consiglia di muoversi, di camminare, di ondeggiare il bacino… ma io credo che ascoltando il proprio corpo non si debba imparare nessuna particolare strategia… assecondate il vostro corpo, provate tutto ciò che vi viene in mente, perché non tutti siamo uguali e ciò che può dare sollievo a noi può essere terribilmente fastidioso per un’altra persona, e viceversa. Possono essere utili dei massaggi sulla schiena, se avete dolore nella zona lombare, effettuati in modo energico, e applicazioni di asciugamani caldi (le mie ostetriche li scaldavano nel forno). Il getto caldo della doccia sulla pancia o sulla schiena possono rilassare notevolmente il corpo e far sentire meno il dolore, anche se l’intensità delle contrazioni non diminuisce, ma anzi si rafforza. Entrare in una vasca con acqua calda può sortire lo stesso effetto, ma attenzione che l’immersione (a differenza della doccia) può bloccare un travaglio nelle sue fasi iniziali. Non per tanto, certo! Se volete vedere se potete riposarvi un po’, provate ad entrare in acqua, se non è ancora il momento giusto le contrazioni si fermeranno, altrimenti aumenteranno di intensità e il travaglio andrà avanti velocemente.
Un altro modo per calmare il dolore può essere quello di ascoltare una musica familiare, rilassante, che faciliti la concentrazione su ciò che sta accadendo dentro il vostro corpo, che vi aiuti a entrare in contatto col bambino che sta nascendo: durante le fasi iniziali del mio travaglio ho ascoltato tante e tante volte di seguito lo stesso cd che mi aiutava a “perdermi dentro di me”, e ancora adesso mi vengono i brividi se mi capita di riascoltarlo… Potete anche immaginare, visualizzare il percorso del bambino dentro di voi, il vostro corpo che si apre, un fiore che sboccia… tutto questo aiuta davvero la dilatazione, anche se può sembrare strano. Anche il fatto di avere accanto una persona cara, il proprio compagno, un’amica intima, una persona di cui ci si fida ciecamente e che possa fare da tramite con il mondo esterno, può farvi sentire più tranquille e quindi più rilassate, condizione che rende le contrazioni meno dolorose.
Anche se non a tutte viene di farlo, potete provare con le vocalizzazioni. Io avevo provato ad “allenarmi” anche in gravidanza, producendo delle AAA di varie intensità e toni, mentre ero rilassata e appoggiata al corpo di mio marito… beh, lui era molto più bravo di me! Non la sentivo una cosa mia, non faceva per me, ma quando, verso la fine del travaglio (solo verso la fine, purtroppo!) ho iniziato a sostituire il mio respiro affannato con delle AAA aperte per affrontare ogni contrazione, sentivo che erano più gestibili… era come un modo per controllare il dolore, non ne ero sopraffatta (non respiravo più come quando si fanno le scale di corsa, per intenderci) ma le “urlavo”, era come se dentro di me le stessi gestendo, comandando. Alla fine, nella fase espulsiva, non dovevo pensare a nulla, una voce quasi primordiale usciva dal mio corpo (per la gioia dei vicini
)!
Insomma il travaglio, anche se doloroso, ha uno scopo ben preciso, e cioè quello di trasformarvi in madri, quando finalmente conoscerete il vostro bambino. Diventare madre è un’esperienza magica, incredibile, e sapere di poter diminuire il dolore con dei modi che non disturbino né noi né il nostro bambino penso sia molto importante. Ogni mamma troverà il suo modo per arrivare alla meta, e quando avrete il vostro cucciolo tra le braccia vi dimenticherete di tutto il dolore provato!
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Tag: contrazioni, epidurale, legame, nascita, neonato, ormoni, ospedale, ostetrica, rimedi naturali

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Ciao Lucia, ciao a tutti,
)))
eccomi qui di nuovo a scrivere in questo bellissimo blog!
Chiara è nata il 20 luglio dell’anno scorso (alle 3 di notte!!!), mi si sono rotte le acque al mattino presto, erano le 7 di sabato mattina. Alle due di notte, ero letterlamente stremata. In ospedale regnava, purtroppo, la disorganizzazione e a quel punto l’ostetrica mi prospettò la possibilità (necessità) di farmi una flebo di ossitocina, credo più per liberare la sala parto che per altro. Io cercai di oppormi…ma ero davvero stremata: erano 20 ore che il travaglio procedeva, “rallentava” e poi ripartiva. All’ennesimo stop, con mio marito decidemmo, seppur a malincuore, di procedere con l’ossitocina. Non avrei mai voluto arrivare a questo!, nè avrei mai e poi mai fatto l’epidurale…il dolore del travaglio me lo immaginavo come qualcosa di insostenibile, e in effetti così è stato!, ma volevo un parto il più naturale possibile perchè sono assolutamente d’accordo con Lucia…e non posso letteralmente sopportare le donne che pretendono di “prenotare” il cesareo perchè non vogliono soffrire…ma scherziamo??? che madri sono?? il cesareo è un’operazione e si fa se è necessario (per fortuna che c’è, naturalmente). Ma sceglierlo a priori mi sembra davvero un’assurdità. E vi assicuro che di donne così ne esistono eccome…la mia capa (chissà perchè cito sempre lei a titolo esempio negativo!??) ha preteso il cesareo quasi contro il parere del medico, sostenendo che “la bimba era troppo grossa” (Chiara pesava 3 kg e 600 grammi, sua figlia 3 chili e 800…e io ho visto donne partorire figli meravigliosi di oltre 4 chili!).
Devo dirvi però, ad onor del vero, che a me l’ossitocina (fatta in quel momento lì) ha aiutato, nel darmi quella forza che non avevo più e nel far nascere mia figlia, e infatti da lì a poco è nata Chiara (credo peraltro che fosse arrivato il momento con o senza ossitocina, perchè della flebo ne ho “utilizzata” davvero poco!)! Credo che gli operatori sanitari siano chiamati a valutare caso per caso ciò che è necessario fare e consigliarlo di conseguenza alle persone…ciò su cui posso anche testimoniare è che il dolore è atroce ma, come mi hanno detto in tanti (altre mamme, il mio ginecologo…), dopo qualche tempo si dimentica…o meglio, io non l’ho dimenticato, ma l’ho “ridimensionato” e oggi (è passato più di un anno dal parto, comunque!) non mi sembra più qualcosa di non superabile. Certo è che si trattano di ore che sembrano interminabili, ma se penso a quanto si è trasformato il mio corpo al fine di permettere la nascita di mia figlia, quelle ore lì mi sembrano minuti…! è davvero incredibile quanto noi donne siamo…meravigliose!!!
…senza nulla togliere agli uomini…
Ciao Elena, bentornata! Grazie per averci raccontato la tua esperienza, credo che sia sempre utile sentire tante testimonianze… Io credo che sia diverso un travaglio indotto con l’ossitocina da un travaglio “concluso” con l’ossitocina… Ho già sentito dire che alla fine può essere di aiuto, e va bene… ma mi viene sempre il dubbio… se la stessa mamma si fosse trovata in un ambiente caldo, intimo, non per forza casa sua ma un ambiente diverso dal “classico” ospedale, dove, come dici tu, ad un certo punto devono liberare la stanza… le cose potrebbero andare diversamente? E’ vero che spesso alla fine (o anche a metà) del travaglio le contrazioni si possono fermare, ma succede di solito perché la fase di transizione può essere di “fuga”, nel senso che la mamma ha bisogno di riposare e riprendere le forze per ripartire e continuare (o finire)… Perché in ospedale non si può aspettare? Non so, io sono abbastanza convinta che se si lasciasse fare alle mamme e ai bambini (naturalmente tranne in caso di problemi veri e propri) tutto andrebbe meglio…
Ciao a tutti. Ho partorito Luca senza ossitocina, senza epidurale, senza cesareo… Insomma non ho avuto bisogno di niente. però non mi sento brava, mi sento fortunata. Non perchè non ho avuto bisogno di nulla ma perchè ho incontrato persone che mi hanno fatto credere in me stessa e nelle capacità del mio corpo (tra cui Lucia, tra l’altro…) Queste persone hanno partorito con me, nel senso che ad ogni contrazione vedevo un viso o sentivo una frase. Oltre a ciò mio marito non mi ha mai lasciata; in quei momenti in cui il corpo di una donna può spaventare (in senso buono) un uomo per la sua trasformazione, mi ha amata ancora di più e io l’ho sentito… Credo fermamente che tutto dipenda da chi è con te, fisicamente e psicologicamente, in quel momento. Naturalmente riconosco che esistono casi medici ma penso che non siano tutti quelli in cui si interviene. In ogni caso la mia esperienza è stata bella; dolorosa, difficile ma infinitamente gratificante. Chi era in sala di aspetto e sentiva il mio travaglio ha detto che ho tirato due urli che hanno spaventato tutti ma io mi ricordo bene quegli urli e ricordo che erano una spinta in più: urlavo perché faceva male, sì, ma soprattutto perché il mio corpo stava producendo una forza che non gli appartiene nella quotidianità. E anche questo è stato bellissimo, trovare un mondo sconosciuto in un corpo che ho sempre considerato imperfetto! Baci a tutti.
Grazie mille Laura per le tue bellissime parole, condivido e apprezzo ogni cosa che hai scritto! Ti abbraccio!
il mio parto… son stata ricoverata mercoledì 20 febbraio, il giovedì mi han fatto tre induzioni intracervicali col gel alle 6,12 e 18. Contrazioni tutta la notte, ero sola nella stanza e passeggiavo pensando fosse l’ultima notte con la pancia. Venerdì mattina 1,5 cm di dilatazione e sconforto. Sabato rincomincio le induzioni altre tre, ogni volta piangevo, mi facevano male quando cercavano di entrare in cervice e poi mi monitoravano per un’ora e più, immobile col panzone di nove mesi. Nel pomeriggio arriva in stanza una donna che aveva appena partorito. Alle 17 il mio ex ginecologo viene a dirmi che l’indomani alle 8 mi avrebbe fatto il cesareo. Io ero disperata, non sapevo più nulla, desideravo il parto vaginale ma non ce la facevo più. Chiesi a mio marito di restare lì, dovevo affrontare il passaggio da figlia a madre e il fatto che me l’avessero annunciato dei medici. Sognavo la sopresa, un po’ come nei film, di notte, “caro, mi si sono rotte le acque”, senza contare che io avrei voluto partorire in casa ma ho dato retta al marito che non se la sentiva.
) I battiti decelerano, l’ostetrica inizia a dirmi che la bimba avrà senz’altro due giri di cordone, sta soffrendo e io penso o stai zitta o mi apri e la tiri fuori, str@@za (anche se in realtà è stata carina). Alle 6.15 mi visita… tutti in sala parto. Spingi, spingi ecco il ciuffo. Avrei voluto toccare la testolina quando si è coronata ma mi vergognavo di chiederlo, non li volevo disturbare. Ancora qualche spinta, una bella episio ed ecco Matilde. Esce e non respira. Sento la neonatologa che le dice “ehi apri gli occhi ma non respiri?” Ossigeno e io che frastornata mi aspettavo di avercela sulla pancia, che aprisse gli occhi e vedesse me come prima cosa, poi sento un miagolio, la mia gattina si è ripresa, la stanno portando in neonatologia senza neanche mostrarmela, fermo la dottoressa, le chiedo almeno di farmi vedere il volto della mia bambina, me la avvicina e mi fa la cacca sul braccio. Mi cuciono l’episio (che mi ha dato problemi per quasi un anno) e la lacerazione (guarita benissimo nonostante mi si sia strappato un punto). Rivedo la bimba dopo 3 ore, siamo state in ospedale altri 6 gg. Ci ho messo parecchio per avviare l’allattamento (2 mesi) e ancora non ho fatto molta pace con me stessa per essermi fidata più dei dottori che di me stessa, per non essermi informata abbastanza. Ma se ho sopportato senza anestesia ne altro le contrazioni da ossitocuana, credo e spero che quando avrò un parto davvero naturale, sarà tutto più semplice, soprattutto dopo!
Alle 20 tornano le contrazioni ma non le considero molto, ogni 8 minuti, e poi in camera con me c’era una puerpera, non volevo disturbare (si può essre così idiote?). Mio marito cerca di dormire, io con l’orologio controllo ogni qanto le ho. Son le due, Davide ha fame, va al distributore a prendere delle patatine, appena inizia a mangiare io vomito e sento caldo tra le gambe, le acque penso. Chiamiamo l’ostetrica e andiamo in sala travaglio. Io mi vergogno a fare il corridoio mezza nuda, la vergogna verso il mio corpo mi accompagna sempre e credo abbia inciso su buona parte del travaglio-parto. Il sacco è integro, era pipì, ma vomitare è un buon segno, si muove qualcosa. Ancora monitoraggio (nessuno si era preoccupato di dirmi prima che le induzioni portano sofferenza fetale e per questo monitorano sempre quindi non ho potuto neanche usare la vasca). Ho l’ansia di lavarmi, vado in bagno e mi devo lavare, ho l’ansia di fare la cacca davanti a tutti, vomito e mi spiace per l’ostetrica, perdo il tappo e mi scuso con l’ostetrica che ha a che fare con tutto questo. Mi praticano l’amniorexi, liquido tinto. Mettono l’ossitocina e io penso che il mio corpo non sa produrla da sé ergo non riuscirò ad allattare. Le contrazioni sono toste ma riesco a rilassarmi molto tra una e l’altra, mi addormendo anche solo 30 secondi. Ho trovato la mia posizione e la respirazione mi aiuta ad affrontare il tutto. L’ostetrica aumenta l’ossitocina, io le chiedo “mi dai un analgesico?” (neanche un antidolorifico o un po’ d’anestesia, in quel delirio mi sembra così strano averle chiesto un analgesico
Roberta, la tua piccolina è lì con te… Non pensarci più adesso. Sicuramente questa esperienza ti ha insegnato molte cose che saprai usare in futuro per un prossimo parto… Questo è andato così, magari la prossima volta il tuo compagno si convincerà ad assecondarti nella scelta del parto in casa. Ora goditi la tua bimba. Un bacio, LAURA.
La colica renale mi dava un dolore così forte che non voglio nemmeno ricordarlo….il mio travaglio…..nemmeno paragonabile….il dolore non lo ricordo neppure.
Ciao Luci….baci baci
Il mal di testa, il mal di denti o le coliche renali sono dolori parecchio intensi e non finalizzati; il dolore del parto ha come fine la cosa più bella del mondo…dare la vita.
Ricordo che mentre ero in travaglio pensavo a tutto il lavoro che stava facendo il mio piccino dentro di me per venire fuori e ripensavo alle parole dell’ostetrica che mi aveva seguita nel pre-parto: “forza Cristina perchè tu sai partorire..lascia andare tutto perchè tutto và bene e mettiti in ascolto del tuo bambino”.
Ho cercato di “aprirmi” più che potevo…urlavo le vocali a bocca spalancata (chiudere la bocca e stringere i denti per il dolore o per lo sforzo fa contrarre e non dilatare) e questo mi ha aiutata tantissimo.
Per sentire meno dolore è stato molto importante (basilare) il sostegno del mio compagno, in particolare il suo essere “filtro” tra me e il mondo esterno in modo da non disturbare la trance naturale che avvolge ogni donna durante il travaglio; a un certo punto ho sentito l’ostetrica che gli chiedeva come mai tenesse un fazzoletto sui miei occhi e lui ha risposto “non voglio che la luce possa disturbarla”. Importantissimo non stimolare in nessun modo l’attenzione della partoriente che deve essere rivolta esclusivamente al “vivere il parto”.
Il dolore del parto è un ricordo ormai sfumato nella mia mente, i punti li ricordo benissimo!
Eh già i punti… Quelli mi sa che non me li scorderò, ci hanno messo un’ora e un quarto a sistemare tutto… Però se devo dire la mia se dovessi scegliere preferirei partorire domani piuttosto che rivivere tutta la gravidanza… Voi? Ciao ciao.
Io non so se si possa fare un confronto tra due cose così diverse, la gravidanza e il parto… Sono due parti di uno stesso percorso, ma tanto diverse! Anche per durata, oltretutto… Comunque quello che mi sembra che volessi dire è che a te la gravidanza non è piaciuta… A me sì, e infatti adesso a volte ne ho nostalgia, tranne dei primi mesi perché vomitavo in continuazione! Comunque mi manca il sentirmi “piena”, il senso di potenza, la compagnia dei calcetti della mia bimba, il mistero di custodire una vita dentro il tuo ventre, le fantasie sul bambino, le speranze e le aspettative… e anche gli sguardi della gente… Mi sentivo così forte! E anche se so che per la prossima gravidanza sarà tutto molto diverso, spero di provare di nuovo tante di queste belle sensazioni!
Idem Lucia!
Anche per me la gravidanza è stato un periodo meraviglioso e certe volte ho nostalgia di “pancia Ale”!!! Sentivo tanta energia dentro di me, sentivo proprio la sua vita…
La compagnia della pancia manca a me ma tutto il resto no…. Avendo avuto due aborti prima di Luca ho dovuto farmi una gravidanza molto medicalizzata (con tanto di cura con aspirinetta e progesterone) e questo ha aumentato le mie ansie e le mie paure, che erano già assai senza dottori a dirmi tutte le varie cose. Vivevo ogni visita ed ogni esame col terrore che dicessero che qualcosa non andava. Solo gli ultimi tempi sono stata meglio di testa ma ciò non mi ha permesso di recuperare tutto ciò che mi sono persa prima… E vista questa esperienza penso che non sopporterei un altra perdita o l’idea che possa esserci un altro aborto o tutta la tensione che provavo in quei giorni. Almeno non ora…
Beh certo vivere un’intera gravidanza col pensiero che qualcosa non vada bene non deve essere stato molto bello, immagino che sia stato difficile davvero… Ma è anche vero che la nascita di Luca dovrebbe averti confermato che il tuo desiderio di diventare mamma non era impossibile, e te lo ha confermato anche con un bel parto. Anche se ora è presto, spero che quando avrai di nuovo il desiderio di un bambino potrai contare sulla tua esperienza positiva, e che andrà tutto per il verso giusto! Un abbraccio
Lucia ma dico tu mi parli che ha un certo punto del travaglio si ha una perdita di percezione con il mondo esterno..quasi un estasi…ma dico che t 6 fatta una pera prima di partorire??Il dolore da parto è un dolore paradossale e come tale ha il diritto di essere sedato quelle controindicazioni che vengono citate da te sono solo stupide ed ignoranti affermazioni dovute ad una scarsa informazione..Sono in attesa del mio secondo figlio e farò l’epidurale mi sto addirittura spostando in un altra città x poterne usufruire perchè è giusto così..la nascita del bambino grazie alle moderne tecniche di anelgesia deve essere un momento sereno e non uno strazio dovuto al dolore insostenibile tra l’altro in molti casi da me riscontrati tra cui il mio, dopo l’episiotomia non sempre il medico (che non è un anestetista) è in grado di effettuare un’anestesia locale come si deve e il risultato è che i punti li senti come se non t avessero anestetizzato.Continuate a vivere nella vostra convinta ignoranza ma non coinvolgete altre donne con le vostre idee retrograde…c’è già uno scempio della donna x quanto riguarda i cesarei praticati il + delle volte senza una reale esigenza..
Ciao Lidia, per prima cosa ti assicuro che il mio travaglio è stato vissuto in modo naturale, nonostante sia stato doloroso, come spesso il travaglio è. Dico spesso perché non sempre è così, ci sono alcune donne che arrivano ad una buona dilatazione quasi senza accorgersi di essere in travaglio, quindi non si può dire che per tutte il dolore del travaglio è insopportabile. Secondo la mia esperienza e quella di altre mamme, tante altre mamme, posso dire che il dolore diventa uno strazio, come dici tu, una prova che non si riesce a superare, quando la paura la fa da padrona, nel senso che manca il giusto sostegno, o la mamma si trova da sola (fisicamente o emotivamente), e l’ambiente in cui si trova non è ospitale e non le permette di rilassarsi e di andare incontro al dolore. Quando si cerca di combattere le doglie del travaglio, tutto diventa molto più difficile, faticoso e doloroso. Probabilmente, se anche io mi fossi trovata in ospedale, per come sono fatta, le cose non sarebbero andate bene come sono andate, anche il mio dolore sarebbe diventato insopportabile, perché mi sarei trovata in un ambiente ostile (non amo gli ospedali), con gente sconosciuta e che magari mi dà ordini, e che non tiene conto di come mi sento veramente. Comunque il dolore del travaglio e del parto, che siano più o meno dolorosi, sono sicuramente la fatica più grande che il corpo della donna deve affrontare in tutta la sua vita, perché mettere al mondo un figlio, così come crescerlo, non è una cosa da nulla!
Come ho già scritto sopra, il dolore del parto ha un significato ben preciso, anche dal punto di vista ormonale prepara all’incontro col bambino, lo protegge dalla fatica che il piccolo prova nell’attraversamento del canale del parto, e aiuta la madre e il bambino a creare quel legame indissolubile che li terrà uniti per sempre. Non sono solo opinioni o credenze mie, se vuoi posso consigliarti una lettura molto interessante (visto anche che sei in dolce attesa), un libro di Michel Odent, “Abbracciamolo subito”. Lì sono citati anche gli studi, se vuoi approfondire l’argomento.
Per quanto riguarda l’epidurale, le informazioni che hai trovato nell’articolo le ho prese dal magnifico libro di Verena Schmid, “Venire al mondo e dare alla luce” (ti consiglio anche questo!). Se tu ti senti più sicura nel cercare un ospedale che ti garantisca l’opportunità di avere questa forma di analgesia, beh non sarò certo io a cercare di fermarti, ma devi essere consapevole che può portare delle conseguenze, sia su di te che sul bambino; purtroppo l’epidurale è spesso correlata ai cesarei che, concordo con te, sono spesso praticati senza che ce ne sia una vera esigenza. L’importante è che tu possa fare questa scelta essendo informata di tutti i possibili rischi a cui sarete esposti tu e il tuo bambino.
Infine, per quanto riguarda la sutura, che spesso è più dolorosa del parto stesso, sono d’accordo. Ma invece dell’epidurale ci sono altri modi per essere tutelate da questo punto di vista, come una pre-anestesia spray seguita da un’anestesia tramite iniezione. Se si procedesse così non si sentirebbe dolore durante la sutura, e non mi pare il caso di fare l’epidurale per questo motivo! Oltre tutto, spero che per questo tuo secondo parto potrai evitare l’episiotomia, che spesso si fa di routine alle donne al primo parto, pensando che non siano in grado di far uscire da sole il proprio bambino. Potresti anche non lacerarti affatto! E mi auguro anche che il tuo secondo parto sarà meno doloroso del primo, e più veloce, così da non avere neanche bisogno di ricorrere all’epidurale. In bocca al lupo!
Cara Lucia mi auguro anche io che i medici non dovranno ricorrere all’episiotomia anche xchè grazie al fatto d non sentire del tutto il dolore aspetterò che la dilatazione arrivi almeno ad 8-9 centimetri al contrario della prima volta che ho avuto fretta di scendere in sala parto propio a causa delle doglie che non mi davano tregua! Io mi sono documentata ampiamente e ho già fatto tutte le rispettive visite, ho partecipato ad un corso che prepara appunto le partorienti che richiedono l’epidurale e posso dirti che di tutti gli effetti collaterali citati sopra da te l’unico che effettivamente potrebbe verificarsi è un calo di pressione nella madre.. gli anestesisti informano dovutamente le partorienti com’è nel loro dovere e l’unico effetto collaterale che potrebbe presentarsi è una cefalea che però si verifica in una ridottissima xcentuale se non sbaglio lo 0,3% dei casi e questo perchè l’inserimento dell’ago non avviene in modo preciso. Inoltre non tutte le partorienti sono delle donne mature e consapevoli ma potrebbe trattarsi anche di ragazzine che non hanno la benchè minima idea di come affrontare adeguamente il parto e questa esperienza potrebbe essere x loro stesse traumatizzante..inoltre qui in Italia c’è ancora una certa riluttanza per il parto anestetizzato a differenza di altri paesi come Inghilterra e Stati Uniti che toccano addirittura punte del 70% ed è nel nostro interesse e anche in quello delle nostre figlie che saranno le donne di un domani che questo servizio venga garantito ampiamente a chi ne fà richiesta nell’ambito della propia città(ecco perchè l’alta percentuale di cesarei che nel nostro paese è la + alta in Europa). Un altra cosa che volevo aggiungere è che non è il dolore a legare un bambino alla madre, alcune madri che partoriscono i loro figli dopo non li riconoscono come tali=( oppure non sono capaci di amarli abbastanza e poi non per forza il rapporto madre e figlio deve essere basato su un legame genetico..! Detto questo t ringrazio x gli auguri e spero che vada tutto bene ..
Per la questione dell’esserti informata per l’epidurale, bene, ma io non mi fiderei così ciecamente dei medici, certo se decidi di fare l’epidurale lo devi fare per forza, ma prova anche tu ad informarti presso altre fonti, per saperne di più, se invece ti basta ciò che ti hanno detto, bene così.
Per quanto riguarda il fatto che il parto anestetizzato dovrebbe essere più diffuso, invece, non sono assolutamente d’accordo. Invece di spendere soldi su soldi per garantire questa possibilità alle donne (possibilità che peraltro porta delle conseguenze sul tipo di parto, quindi sul tipo di nascita, quindi sul rapporto tra madre e bambino, e quindi sul tipo di persone che vanno a comporre la nostra società, in una reazione a cascata – se vuoi leggi “L’agricoltore e il ginecologo”, di Michel Odent), sarebbe 1000 volte più saggio e più intelligente spendere qualcosa per diffondere la cultura della naturalità del parto, per garantire alle donne di essere seguite da ostetriche invece che da ginecologi, per poter partorire a casa gratuitamente, per offrire servizi di doule nel primo periodo post.parto, per offrire gruppi pre e post parto in cui le donne possano confrontarsi sul loro nuovo ruolo di madri, e soprattutto per diffondere la verità sui meccanismi del parto, cancellando dal nostro cervello il pensiero che la donna non sia capace di partorire, di affrontare il dolore senza medicine, e di nutrire i propri piccoli al seno senza alcun problema. Solo così, secondo me, le cose migliorerebbero un po’ da tutti i punti di vista, altro che garantire l’analgesia a tutte!
Per il discorso delle mamme che non riconoscono i loro piccoli o che non “li amano abbastanza”, come dici tu, non si può dire solo così. Bisogna sempre chiedersi cosa è successo che ha disturbato l’instaurarsi del primo legame, se queste mamme non li riconoscono forse è perché sono stati separati subito dopo la nascita, o ci sono stati degli interventi 8che si potevano posticipare) che hanno distratto la madre e non le hanno permesso di perdersi negli occhi del suo bambino… E non esistono madri che “non amano abbastanza” così e basta, è troppo semplicistica questa considerazione…
So che rimarrai della tua idea, quindi ti rinnovo gli auguri per la nascita del tuo secondo bambino.
Ciao Lidia. Ti posso garantire che il parto senza analgesia è fattibilissimo senza “pere”… Il mio bimbo è nato senza alcun tipo di intervento medico: analgesia, episitiomia, pressioni sul pancione… nulla. E’ nato da solo. Anzi: è nato con me! Ed è un esperienza che vorrei ripetere domani!
Inoltre ti confermo che l’analgesia ha delle conseguenze sul parto, su te e il bambino. Fu proprio l’anestesista del corso pre-parto a dire che non era una cosa da sottovalutare, che era una scelta da pesare e che era giusto dare la possibilità alle mamme di scegliere se avere o no l’analgesia ma si consigliava più che altro in caso di travaglio lunghissimo (tipo 10-12 ore) con poca dilatazione. Puoi anche rimanere della tua idea ma informati… Adesso con internet bastano tre minuti per trovare qualcosa. Prova a cercare “controindicazioni epidurale”… Ti si aprirà un mondo nuovo… non sempre ciò che dicono i medici è indiscutibile.
Auguri infiniti per il tuo parto ciao.
Cara Lidia ti dico per prima cosa che la “PERA” te la fai te mia cara dato che nelle tue preziose informazioni NON CITI IL FATTO CHE LA TUA TANTO AMATA EPIDURALE E’ A BASE DI OPPIACEI E PASSA DALLA PLACENTA QUINDI droghi prima cosa te e poi tuo figlio.
Seconda cosa: vai a dire alla gente rovinata dall’epidurale, e non per un parto nel quale è assolutamente evitabile ma x un intervento di chirurgia in cui DEVONO X FORZA TAGLIARTI E CUCIRTI e quindi non si può fare senza anestesia, vai a dire a quelle persone lì che non riescono più a non avere mal di schiena o peggio che si sono trovate ernie o che non si muovono più dalla vita in giù che l’epidurale al max ti fa un po’ calare la pressione!!!!!!
Vedi cosa ti rispondono…
Poi io son dell’idea che OGNUNO deve pensare a sé stesso e alle proprie scelte e che NESSUNO si debba prendere la briga di giudicare nessuno.
Non mi sembra che nell’articolo di Lucia sia scritto che chi si fa fare l’epidurale è una drogata no?
E allora tu per quale motivo pensi di doverti sentire in diritto di giudicare chi ha scelto una strada sicuramente più congeniale alla sua vita e non viene ad interferire in alcun modo con le tue scelte?
Lei ha espresso delle sue opinioni supportate da fatti (il suo parto, il mio o quello di non so quante altre donne) e da fonti (libri che tra l’altro ti consiglia di provare a leggere se ti interessa di avere anche altre informazioni…)
Tu esprimi le tue ma senza dare sentenze su chi decide di vivere la sua vita diversamente da come pensi di fare tu…
Contesto tutta la dis-informazione sull’epidurale di questo post e come Lidia concordo sull’abbassamento di pressione.
Solo due cose mi preme sottolineare:
” una madre in travaglio sa che quella prova che sta cercando di superare ha un significato importantissimo”
Lucia da per scontato che tutte le donne vivono il parto come un banco di prova. Ebbene ci sono donne che non lo vivno affatto come prova e che non ha nessun significato.
Sulle “altre” fonti. Leggiendo il post di Lucia sospetto che le sue fonti siano:
Michel Odent
Verena Schmid
Frederick Leboyer.
Questi gli autori principali. Poi Kitzinger, May GAskin, Maghella.
Spazzatura. Pura e semplice spazzatura. Non è leggendo questi libri che ci si informa. L’unico risultato è una marea di pregiudizi.