Il dolore del travaglio

Molte donne, quando pensano al parto, temono il dolore delle contrazioni, specialmente se sentono dire (come a volte succede) che è simile a quello di una colica renale… Secondo me la paura può già essere attutita dal sentir dire (cosa che nessuno dice mai, però) che il corpo della donna è ben attrezzato contro il dolore delle doglie, perché viene mandata in circolo un’elevata concentrazione di ormoni che attenua la percezione del dolore… ed è per questo che ad un certo punto le donne che stanno partorendo non sono più “sulla terra”, ma perdono un po’ coscienza della realtà. Tutto ciò naturalmente è temporaneo e legato solo al processo del parto, ma è di importanza vitale. All’inizio il dolore è gestibile, dura pochi istanti, e le pause tra una contrazione e l’altra sono lunghe… in quei momenti scompare tutto il dolore. Poi, man mano che il travaglio avanza, le contrazioni durano sempre più a lungo e le pause sempre meno… Anche se il dolore continua ad aumentare con il procedere del travaglio, la donna non lo sente sempre più forte, ma ad un certo punto perde il contatto con il mondo che la circonda: ecco perché non si può paragonare un parto ad una colica renale: in questo secondo caso, infatti, non c’è nessun processo di analgesia naturale che viene messo in atto dal corpo umano. Il travaglio indotto con la somministrazione di ossitocina sintetica, invece, oltre a non attivare gli ormoni che proteggono dal dolore, inizia subito con contrazioni molto forti, che la mamma spesso non riesce a gestire, a differenza di quelle “naturali”.

Inoltre, una madre in travaglio sa che quella prova che sta cercando di superare ha un significato importantissimo, sa che tutto quello che accade ha un senso ben preciso, perché presto avrà tra le braccia il proprio cucciolo e non sentirà più alcun dolore, ma solo una grande gioia. Sapendo poi (anche questo non lo dice mai nessuno, chissà perché!) che il dolore sentito dalla mamma protegge anche il piccolo (perché la presenza degli ormoni aiuta anche il piccolo nel suo duro compito di discesa nel canale), beh si resiste ancora un po’ di più! Inoltre, spesso il dolore costringe la mamma a cambiare posizione, e a volte questo è proprio ciò che aiuta la discesa del bambino, anche quando esso sia posizionato in modo non ottimale.

In ospedale spesso si fa ricorso all’anestesia epidurale, ma ci sono molti effetti collaterali che spesso non vengono messi in chiaro e quindi la donna spesso si trova a dover prendere una decisione senza possedere le giuste informazioni. Per esempio, con l’anestesia epidurale ci può essere un improvviso calo di pressione sia della mamma che del bambino, e questo quindi comporta che venga fatta anche una flebo per aumentare il livello dei liquidi ed evitare cali di pressione (ciò limita la possibilità di movimento); nel 20% delle donne causa febbre che può portare problemi anche al bambino; l’epidurale non sempre funziona, o a volte le donne non ne apprezzano gli effetti; se viene somministrata troppo presto, può rallentare la dilatazione e la discesa del bambino nel canale del parto; i travagli con epidurale hanno statisticamente più probabilità di finire in parto cesareo o parto operativo (parto con forcipe o ventosa); i neonati che nascono hanno talvolta difficoltà respiratorie e a succhiare dal seno; spesso, sia perché la madre non sente bene le spinte, sia per la posizione obbligata sul lettino, la fase espulsiva dura di più. Questi sono solo alcuni degli effetti collaterali, ma secondo me il più importante è che, venendo a mancare gli ormoni naturali che aiuterebbero mamma e bambino a superare le difficoltà del parto tramite la loro comunicazione profonda, è come se il bambino ad un certo punto perdesse il contatto emotivo con la madre, che non sente più dolore, che non soffre con lui, che non lo aiuta ad uscire inondandolo con i suoi ormoni protettivi. Michel Odent, nel suo libro “La scientificazione dell’amore”, cita uno studio in cui alcune pecore erano state sottoposte ad anestesia epidurale durante il parto. Queste pecore, una volta nati i cuccioli, non li avevano riconosciuti e non li avevano accuditi. E se succedesse qualcosa di simile anche alle mamme umane? E se l’epidurale diminuisse il rilascio degli ormoni del parto (endorfine, ossitocina naturale, ecc.) che favoriscono anche l’innamoramento del primo incontro? In fondo siamo sempre mammiferi! Se fosse così, mamma e bambino verrebbero in contatto per la prima volta (vedi ) senza la carica ormonale necessaria per vivere al meglio il periodo critico. Lascio cadere qui il discorso e il dubbio…

Ci sono però anche diversi modi “naturali” per cercare di destreggiarsi nelle onde… e sicuramente, se vi affiderete ad un’ostetrica, lei potrà consigliarvi i metodi migliori per voi. Un modo per sentire un po’ meno dolore è quello di muoversi, di cercare le posizioni che nel vostro caso possano alleviare un po’ la stretta delle contrazioni… (ecco perché stare sul lettino d’ospedale, ferme e magari col monitoraggio attaccato, non aiuta affatto e anzi amplifica le sensazioni dolorose delle contrazioni). Spesso si consiglia di muoversi, di camminare, di ondeggiare il bacino… ma io credo che ascoltando il proprio corpo non si debba imparare nessuna particolare strategia… assecondate il vostro corpo, provate tutto ciò che vi viene in mente, perché non tutti siamo uguali e ciò che può dare sollievo a noi può essere terribilmente fastidioso per un’altra persona, e viceversa. Possono essere utili dei massaggi sulla schiena, se avete dolore nella zona lombare, effettuati in modo energico, e applicazioni di asciugamani caldi (le mie ostetriche li scaldavano nel forno). Il getto caldo della doccia sulla pancia o sulla schiena possono rilassare notevolmente il corpo e far sentire meno il dolore, anche se l’intensità delle contrazioni non diminuisce, ma anzi si rafforza. Entrare in una vasca con acqua calda può sortire lo stesso effetto, ma attenzione che l’immersione (a differenza della doccia) può bloccare un travaglio nelle sue fasi iniziali. Non per tanto, certo! Se volete vedere se potete riposarvi un po’, provate ad entrare in acqua, se non è ancora il momento giusto le contrazioni si fermeranno, altrimenti aumenteranno di intensità e il travaglio andrà avanti velocemente.

Un altro modo per calmare il dolore può essere quello di ascoltare una musica familiare, rilassante, che faciliti la concentrazione su ciò che sta accadendo dentro il vostro corpo, che vi aiuti a entrare in contatto col bambino che sta nascendo: durante le fasi iniziali del mio travaglio ho ascoltato tante e tante volte di seguito lo stesso cd che mi aiutava a “perdermi dentro di me”, e ancora adesso mi vengono i brividi se mi capita di riascoltarlo… Potete anche immaginare, visualizzare il percorso del bambino dentro di voi, il vostro corpo che si apre, un fiore che sboccia… tutto questo aiuta davvero la dilatazione, anche se può sembrare strano. Anche il fatto di avere accanto una persona cara, il proprio compagno, un’amica intima, una persona di cui ci si fida ciecamente e che possa fare da tramite con il mondo esterno, può farvi sentire più tranquille e quindi più rilassate, condizione che rende le contrazioni meno dolorose.

Anche se non a tutte viene di farlo, potete provare con le vocalizzazioni. Io avevo provato ad “allenarmi” anche in gravidanza, producendo delle AAA di varie intensità e toni, mentre ero rilassata e appoggiata al corpo di mio marito… beh, lui era molto più bravo di me! Non la sentivo una cosa mia, non faceva per me, ma quando, verso la fine del travaglio (solo verso la fine, purtroppo!) ho iniziato a sostituire il mio respiro affannato con delle AAA aperte per affrontare ogni contrazione, sentivo che erano più gestibili… era come un modo per controllare il dolore, non ne ero sopraffatta (non respiravo più come quando si fanno le scale di corsa, per intenderci) ma le “urlavo”, era come se dentro di me le stessi gestendo, comandando. Alla fine, nella fase espulsiva, non dovevo pensare a nulla, una voce quasi primordiale usciva dal mio corpo (per la gioia dei vicini ;-))!

Insomma il travaglio, anche se doloroso, ha uno scopo ben preciso, e cioè quello di trasformarvi in madri, quando finalmente conoscerete il vostro bambino. Diventare madre è un’esperienza magica, incredibile, e sapere di poter diminuire il dolore con dei modi che non disturbino né noi né il nostro bambino penso sia molto importante. Ogni mamma troverà il suo modo per arrivare alla meta, e quando avrete il vostro cucciolo tra le braccia vi dimenticherete di tutto il dolore provato!

Venire al mondo e dare alla luce. Percorsi di vita attraverso la nascita
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63 commenti su “Il dolore del travaglio
  1. Elena scrive:

    Ciao Lucia, ciao a tutti,
    eccomi qui di nuovo a scrivere in questo bellissimo blog!
    Chiara è nata il 20 luglio dell’anno scorso (alle 3 di notte!!!), mi si sono rotte le acque al mattino presto, erano le 7 di sabato mattina. Alle due di notte, ero letterlamente stremata. In ospedale regnava, purtroppo, la disorganizzazione e a quel punto l’ostetrica mi prospettò la possibilità (necessità) di farmi una flebo di ossitocina, credo più per liberare la sala parto che per altro. Io cercai di oppormi…ma ero davvero stremata: erano 20 ore che il travaglio procedeva, “rallentava” e poi ripartiva. All’ennesimo stop, con mio marito decidemmo, seppur a malincuore, di procedere con l’ossitocina. Non avrei mai voluto arrivare a questo!, nè avrei mai e poi mai fatto l’epidurale…il dolore del travaglio me lo immaginavo come qualcosa di insostenibile, e in effetti così è stato!, ma volevo un parto il più naturale possibile perchè sono assolutamente d’accordo con Lucia…e non posso letteralmente sopportare le donne che pretendono di “prenotare” il cesareo perchè non vogliono soffrire…ma scherziamo??? che madri sono?? il cesareo è un’operazione e si fa se è necessario (per fortuna che c’è, naturalmente). Ma sceglierlo a priori mi sembra davvero un’assurdità. E vi assicuro che di donne così ne esistono eccome…la mia capa (chissà perchè cito sempre lei a titolo esempio negativo!??) ha preteso il cesareo quasi contro il parere del medico, sostenendo che “la bimba era troppo grossa” (Chiara pesava 3 kg e 600 grammi, sua figlia 3 chili e 800…e io ho visto donne partorire figli meravigliosi di oltre 4 chili!).
    Devo dirvi però, ad onor del vero, che a me l’ossitocina (fatta in quel momento lì) ha aiutato, nel darmi quella forza che non avevo più e nel far nascere mia figlia, e infatti da lì a poco è nata Chiara (credo peraltro che fosse arrivato il momento con o senza ossitocina, perchè della flebo ne ho “utilizzata” davvero poco!)! Credo che gli operatori sanitari siano chiamati a valutare caso per caso ciò che è necessario fare e consigliarlo di conseguenza alle persone…ciò su cui posso anche testimoniare è che il dolore è atroce ma, come mi hanno detto in tanti (altre mamme, il mio ginecologo…), dopo qualche tempo si dimentica…o meglio, io non l’ho dimenticato, ma l’ho “ridimensionato” e oggi (è passato più di un anno dal parto, comunque!) non mi sembra più qualcosa di non superabile. Certo è che si trattano di ore che sembrano interminabili, ma se penso a quanto si è trasformato il mio corpo al fine di permettere la nascita di mia figlia, quelle ore lì mi sembrano minuti…! è davvero incredibile quanto noi donne siamo…meravigliose!!!
    …senza nulla togliere agli uomini… :-))))

  2. Lucia scrive:

    Ciao Elena, bentornata! Grazie per averci raccontato la tua esperienza, credo che sia sempre utile sentire tante testimonianze… Io credo che sia diverso un travaglio indotto con l’ossitocina da un travaglio “concluso” con l’ossitocina… Ho già sentito dire che alla fine può essere di aiuto, e va bene… ma mi viene sempre il dubbio… se la stessa mamma si fosse trovata in un ambiente caldo, intimo, non per forza casa sua ma un ambiente diverso dal “classico” ospedale, dove, come dici tu, ad un certo punto devono liberare la stanza… le cose potrebbero andare diversamente? E’ vero che spesso alla fine (o anche a metà) del travaglio le contrazioni si possono fermare, ma succede di solito perché la fase di transizione può essere di “fuga”, nel senso che la mamma ha bisogno di riposare e riprendere le forze per ripartire e continuare (o finire)… Perché in ospedale non si può aspettare? Non so, io sono abbastanza convinta che se si lasciasse fare alle mamme e ai bambini (naturalmente tranne in caso di problemi veri e propri) tutto andrebbe meglio…

  3. Laura scrive:

    Ciao a tutti. Ho partorito Luca senza ossitocina, senza epidurale, senza cesareo… Insomma non ho avuto bisogno di niente. però non mi sento brava, mi sento fortunata. Non perchè non ho avuto bisogno di nulla ma perchè ho incontrato persone che mi hanno fatto credere in me stessa e nelle capacità del mio corpo (tra cui Lucia, tra l’altro…) Queste persone hanno partorito con me, nel senso che ad ogni contrazione vedevo un viso o sentivo una frase. Oltre a ciò mio marito non mi ha mai lasciata; in quei momenti in cui il corpo di una donna può spaventare (in senso buono) un uomo per la sua trasformazione, mi ha amata ancora di più e io l’ho sentito… Credo fermamente che tutto dipenda da chi è con te, fisicamente e psicologicamente, in quel momento. Naturalmente riconosco che esistono casi medici ma penso che non siano tutti quelli in cui si interviene. In ogni caso la mia esperienza è stata bella; dolorosa, difficile ma infinitamente gratificante. Chi era in sala di aspetto e sentiva il mio travaglio ha detto che ho tirato due urli che hanno spaventato tutti ma io mi ricordo bene quegli urli e ricordo che erano una spinta in più: urlavo perché faceva male, sì, ma soprattutto perché il mio corpo stava producendo una forza che non gli appartiene nella quotidianità. E anche questo è stato bellissimo, trovare un mondo sconosciuto in un corpo che ho sempre considerato imperfetto! Baci a tutti.

  4. Lucia scrive:

    Grazie mille Laura per le tue bellissime parole, condivido e apprezzo ogni cosa che hai scritto! Ti abbraccio!

  5. Roberta scrive:

    il mio parto… son stata ricoverata mercoledì 20 febbraio, il giovedì mi han fatto tre induzioni intracervicali col gel alle 6,12 e 18. Contrazioni tutta la notte, ero sola nella stanza e passeggiavo pensando fosse l’ultima notte con la pancia. Venerdì mattina 1,5 cm di dilatazione e sconforto. Sabato rincomincio le induzioni altre tre, ogni volta piangevo, mi facevano male quando cercavano di entrare in cervice e poi mi monitoravano per un’ora e più, immobile col panzone di nove mesi. Nel pomeriggio arriva in stanza una donna che aveva appena partorito. Alle 17 il mio ex ginecologo viene a dirmi che l’indomani alle 8 mi avrebbe fatto il cesareo. Io ero disperata, non sapevo più nulla, desideravo il parto vaginale ma non ce la facevo più. Chiesi a mio marito di restare lì, dovevo affrontare il passaggio da figlia a madre e il fatto che me l’avessero annunciato dei medici. Sognavo la sopresa, un po’ come nei film, di notte, “caro, mi si sono rotte le acque”, senza contare che io avrei voluto partorire in casa ma ho dato retta al marito che non se la sentiva.
    Alle 20 tornano le contrazioni ma non le considero molto, ogni 8 minuti, e poi in camera con me c’era una puerpera, non volevo disturbare (si può essre così idiote?). Mio marito cerca di dormire, io con l’orologio controllo ogni qanto le ho. Son le due, Davide ha fame, va al distributore a prendere delle patatine, appena inizia a mangiare io vomito e sento caldo tra le gambe, le acque penso. Chiamiamo l’ostetrica e andiamo in sala travaglio. Io mi vergogno a fare il corridoio mezza nuda, la vergogna verso il mio corpo mi accompagna sempre e credo abbia inciso su buona parte del travaglio-parto. Il sacco è integro, era pipì, ma vomitare è un buon segno, si muove qualcosa. Ancora monitoraggio (nessuno si era preoccupato di dirmi prima che le induzioni portano sofferenza fetale e per questo monitorano sempre quindi non ho potuto neanche usare la vasca). Ho l’ansia di lavarmi, vado in bagno e mi devo lavare, ho l’ansia di fare la cacca davanti a tutti, vomito e mi spiace per l’ostetrica, perdo il tappo e mi scuso con l’ostetrica che ha a che fare con tutto questo. Mi praticano l’amniorexi, liquido tinto. Mettono l’ossitocina e io penso che il mio corpo non sa produrla da sé ergo non riuscirò ad allattare. Le contrazioni sono toste ma riesco a rilassarmi molto tra una e l’altra, mi addormendo anche solo 30 secondi. Ho trovato la mia posizione e la respirazione mi aiuta ad affrontare il tutto. L’ostetrica aumenta l’ossitocina, io le chiedo “mi dai un analgesico?” (neanche un antidolorifico o un po’ d’anestesia, in quel delirio mi sembra così strano averle chiesto un analgesico :-D) I battiti decelerano, l’ostetrica inizia a dirmi che la bimba avrà senz’altro due giri di cordone, sta soffrendo e io penso o stai zitta o mi apri e la tiri fuori, str@@za (anche se in realtà è stata carina). Alle 6.15 mi visita… tutti in sala parto. Spingi, spingi ecco il ciuffo. Avrei voluto toccare la testolina quando si è coronata ma mi vergognavo di chiederlo, non li volevo disturbare. Ancora qualche spinta, una bella episio ed ecco Matilde. Esce e non respira. Sento la neonatologa che le dice “ehi apri gli occhi ma non respiri?” Ossigeno e io che frastornata mi aspettavo di avercela sulla pancia, che aprisse gli occhi e vedesse me come prima cosa, poi sento un miagolio, la mia gattina si è ripresa, la stanno portando in neonatologia senza neanche mostrarmela, fermo la dottoressa, le chiedo almeno di farmi vedere il volto della mia bambina, me la avvicina e mi fa la cacca sul braccio. Mi cuciono l’episio (che mi ha dato problemi per quasi un anno) e la lacerazione (guarita benissimo nonostante mi si sia strappato un punto). Rivedo la bimba dopo 3 ore, siamo state in ospedale altri 6 gg. Ci ho messo parecchio per avviare l’allattamento (2 mesi) e ancora non ho fatto molta pace con me stessa per essermi fidata più dei dottori che di me stessa, per non essermi informata abbastanza. Ma se ho sopportato senza anestesia ne altro le contrazioni da ossitocuana, credo e spero che quando avrò un parto davvero naturale, sarà tutto più semplice, soprattutto dopo!

  6. Laura scrive:

    Roberta, la tua piccolina è lì con te… Non pensarci più adesso. Sicuramente questa esperienza ti ha insegnato molte cose che saprai usare in futuro per un prossimo parto… Questo è andato così, magari la prossima volta il tuo compagno si convincerà ad assecondarti nella scelta del parto in casa. Ora goditi la tua bimba. Un bacio, LAURA.

  7. Elena11 scrive:

    La colica renale mi dava un dolore così forte che non voglio nemmeno ricordarlo….il mio travaglio…..nemmeno paragonabile….il dolore non lo ricordo neppure.
    Ciao Luci….baci baci

  8. cristina scrive:

    Il mal di testa, il mal di denti o le coliche renali sono dolori parecchio intensi e non finalizzati; il dolore del parto ha come fine la cosa più bella del mondo…dare la vita.
    Ricordo che mentre ero in travaglio pensavo a tutto il lavoro che stava facendo il mio piccino dentro di me per venire fuori e ripensavo alle parole dell’ostetrica che mi aveva seguita nel pre-parto: “forza Cristina perchè tu sai partorire..lascia andare tutto perchè tutto và bene e mettiti in ascolto del tuo bambino”.
    Ho cercato di “aprirmi” più che potevo…urlavo le vocali a bocca spalancata (chiudere la bocca e stringere i denti per il dolore o per lo sforzo fa contrarre e non dilatare) e questo mi ha aiutata tantissimo.
    Per sentire meno dolore è stato molto importante (basilare) il sostegno del mio compagno, in particolare il suo essere “filtro” tra me e il mondo esterno in modo da non disturbare la trance naturale che avvolge ogni donna durante il travaglio; a un certo punto ho sentito l’ostetrica che gli chiedeva come mai tenesse un fazzoletto sui miei occhi e lui ha risposto “non voglio che la luce possa disturbarla”. Importantissimo non stimolare in nessun modo l’attenzione della partoriente che deve essere rivolta esclusivamente al “vivere il parto”.
    Il dolore del parto è un ricordo ormai sfumato nella mia mente, i punti li ricordo benissimo!

  9. Laura scrive:

    Eh già i punti… Quelli mi sa che non me li scorderò, ci hanno messo un’ora e un quarto a sistemare tutto… Però se devo dire la mia se dovessi scegliere preferirei partorire domani piuttosto che rivivere tutta la gravidanza… Voi? Ciao ciao.

  10. Lucia scrive:

    Io non so se si possa fare un confronto tra due cose così diverse, la gravidanza e il parto… Sono due parti di uno stesso percorso, ma tanto diverse! Anche per durata, oltretutto… Comunque quello che mi sembra che volessi dire è che a te la gravidanza non è piaciuta… A me sì, e infatti adesso a volte ne ho nostalgia, tranne dei primi mesi perché vomitavo in continuazione! Comunque mi manca il sentirmi “piena”, il senso di potenza, la compagnia dei calcetti della mia bimba, il mistero di custodire una vita dentro il tuo ventre, le fantasie sul bambino, le speranze e le aspettative… e anche gli sguardi della gente… Mi sentivo così forte! E anche se so che per la prossima gravidanza sarà tutto molto diverso, spero di provare di nuovo tante di queste belle sensazioni!

  11. cristina scrive:

    Idem Lucia!
    Anche per me la gravidanza è stato un periodo meraviglioso e certe volte ho nostalgia di “pancia Ale”!!! Sentivo tanta energia dentro di me, sentivo proprio la sua vita…

  12. Laura scrive:

    La compagnia della pancia manca a me ma tutto il resto no…. Avendo avuto due aborti prima di Luca ho dovuto farmi una gravidanza molto medicalizzata (con tanto di cura con aspirinetta e progesterone) e questo ha aumentato le mie ansie e le mie paure, che erano già assai senza dottori a dirmi tutte le varie cose. Vivevo ogni visita ed ogni esame col terrore che dicessero che qualcosa non andava. Solo gli ultimi tempi sono stata meglio di testa ma ciò non mi ha permesso di recuperare tutto ciò che mi sono persa prima… E vista questa esperienza penso che non sopporterei un altra perdita o l’idea che possa esserci un altro aborto o tutta la tensione che provavo in quei giorni. Almeno non ora…

  13. Lucia scrive:

    Beh certo vivere un’intera gravidanza col pensiero che qualcosa non vada bene non deve essere stato molto bello, immagino che sia stato difficile davvero… Ma è anche vero che la nascita di Luca dovrebbe averti confermato che il tuo desiderio di diventare mamma non era impossibile, e te lo ha confermato anche con un bel parto. Anche se ora è presto, spero che quando avrai di nuovo il desiderio di un bambino potrai contare sulla tua esperienza positiva, e che andrà tutto per il verso giusto! Un abbraccio

  14. lidia scrive:

    Lucia ma dico tu mi parli che ha un certo punto del travaglio si ha una perdita di percezione con il mondo esterno..quasi un estasi…ma dico che t 6 fatta una pera prima di partorire??Il dolore da parto è un dolore paradossale e come tale ha il diritto di essere sedato quelle controindicazioni che vengono citate da te sono solo stupide ed ignoranti affermazioni dovute ad una scarsa informazione..Sono in attesa del mio secondo figlio e farò l’epidurale mi sto addirittura spostando in un altra città x poterne usufruire perchè è giusto così..la nascita del bambino grazie alle moderne tecniche di anelgesia deve essere un momento sereno e non uno strazio dovuto al dolore insostenibile tra l’altro in molti casi da me riscontrati tra cui il mio, dopo l’episiotomia non sempre il medico (che non è un anestetista) è in grado di effettuare un’anestesia locale come si deve e il risultato è che i punti li senti come se non t avessero anestetizzato.Continuate a vivere nella vostra convinta ignoranza ma non coinvolgete altre donne con le vostre idee retrograde…c’è già uno scempio della donna x quanto riguarda i cesarei praticati il + delle volte senza una reale esigenza..

  15. Lucia scrive:

    Ciao Lidia, per prima cosa ti assicuro che il mio travaglio è stato vissuto in modo naturale, nonostante sia stato doloroso, come spesso il travaglio è. Dico spesso perché non sempre è così, ci sono alcune donne che arrivano ad una buona dilatazione quasi senza accorgersi di essere in travaglio, quindi non si può dire che per tutte il dolore del travaglio è insopportabile. Secondo la mia esperienza e quella di altre mamme, tante altre mamme, posso dire che il dolore diventa uno strazio, come dici tu, una prova che non si riesce a superare, quando la paura la fa da padrona, nel senso che manca il giusto sostegno, o la mamma si trova da sola (fisicamente o emotivamente), e l’ambiente in cui si trova non è ospitale e non le permette di rilassarsi e di andare incontro al dolore. Quando si cerca di combattere le doglie del travaglio, tutto diventa molto più difficile, faticoso e doloroso. Probabilmente, se anche io mi fossi trovata in ospedale, per come sono fatta, le cose non sarebbero andate bene come sono andate, anche il mio dolore sarebbe diventato insopportabile, perché mi sarei trovata in un ambiente ostile (non amo gli ospedali), con gente sconosciuta e che magari mi dà ordini, e che non tiene conto di come mi sento veramente. Comunque il dolore del travaglio e del parto, che siano più o meno dolorosi, sono sicuramente la fatica più grande che il corpo della donna deve affrontare in tutta la sua vita, perché mettere al mondo un figlio, così come crescerlo, non è una cosa da nulla!
    Come ho già scritto sopra, il dolore del parto ha un significato ben preciso, anche dal punto di vista ormonale prepara all’incontro col bambino, lo protegge dalla fatica che il piccolo prova nell’attraversamento del canale del parto, e aiuta la madre e il bambino a creare quel legame indissolubile che li terrà uniti per sempre. Non sono solo opinioni o credenze mie, se vuoi posso consigliarti una lettura molto interessante (visto anche che sei in dolce attesa), un libro di Michel Odent, “Abbracciamolo subito”. Lì sono citati anche gli studi, se vuoi approfondire l’argomento.
    Per quanto riguarda l’epidurale, le informazioni che hai trovato nell’articolo le ho prese dal magnifico libro di Verena Schmid, “Venire al mondo e dare alla luce” (ti consiglio anche questo!). Se tu ti senti più sicura nel cercare un ospedale che ti garantisca l’opportunità di avere questa forma di analgesia, beh non sarò certo io a cercare di fermarti, ma devi essere consapevole che può portare delle conseguenze, sia su di te che sul bambino; purtroppo l’epidurale è spesso correlata ai cesarei che, concordo con te, sono spesso praticati senza che ce ne sia una vera esigenza. L’importante è che tu possa fare questa scelta essendo informata di tutti i possibili rischi a cui sarete esposti tu e il tuo bambino.
    Infine, per quanto riguarda la sutura, che spesso è più dolorosa del parto stesso, sono d’accordo. Ma invece dell’epidurale ci sono altri modi per essere tutelate da questo punto di vista, come una pre-anestesia spray seguita da un’anestesia tramite iniezione. Se si procedesse così non si sentirebbe dolore durante la sutura, e non mi pare il caso di fare l’epidurale per questo motivo! Oltre tutto, spero che per questo tuo secondo parto potrai evitare l’episiotomia, che spesso si fa di routine alle donne al primo parto, pensando che non siano in grado di far uscire da sole il proprio bambino. Potresti anche non lacerarti affatto! E mi auguro anche che il tuo secondo parto sarà meno doloroso del primo, e più veloce, così da non avere neanche bisogno di ricorrere all’epidurale. In bocca al lupo!

  16. lidia scrive:

    Cara Lucia mi auguro anche io che i medici non dovranno ricorrere all’episiotomia anche xchè grazie al fatto d non sentire del tutto il dolore aspetterò che la dilatazione arrivi almeno ad 8-9 centimetri al contrario della prima volta che ho avuto fretta di scendere in sala parto propio a causa delle doglie che non mi davano tregua! Io mi sono documentata ampiamente e ho già fatto tutte le rispettive visite, ho partecipato ad un corso che prepara appunto le partorienti che richiedono l’epidurale e posso dirti che di tutti gli effetti collaterali citati sopra da te l’unico che effettivamente potrebbe verificarsi è un calo di pressione nella madre.. gli anestesisti informano dovutamente le partorienti com’è nel loro dovere e l’unico effetto collaterale che potrebbe presentarsi è una cefalea che però si verifica in una ridottissima xcentuale se non sbaglio lo 0,3% dei casi e questo perchè l’inserimento dell’ago non avviene in modo preciso. Inoltre non tutte le partorienti sono delle donne mature e consapevoli ma potrebbe trattarsi anche di ragazzine che non hanno la benchè minima idea di come affrontare adeguamente il parto e questa esperienza potrebbe essere x loro stesse traumatizzante..inoltre qui in Italia c’è ancora una certa riluttanza per il parto anestetizzato a differenza di altri paesi come Inghilterra e Stati Uniti che toccano addirittura punte del 70% ed è nel nostro interesse e anche in quello delle nostre figlie che saranno le donne di un domani che questo servizio venga garantito ampiamente a chi ne fà richiesta nell’ambito della propia città(ecco perchè l’alta percentuale di cesarei che nel nostro paese è la + alta in Europa). Un altra cosa che volevo aggiungere è che non è il dolore a legare un bambino alla madre, alcune madri che partoriscono i loro figli dopo non li riconoscono come tali=( oppure non sono capaci di amarli abbastanza e poi non per forza il rapporto madre e figlio deve essere basato su un legame genetico..! Detto questo t ringrazio x gli auguri e spero che vada tutto bene ..

  17. Lucia scrive:

    Per la questione dell’esserti informata per l’epidurale, bene, ma io non mi fiderei così ciecamente dei medici, certo se decidi di fare l’epidurale lo devi fare per forza, ma prova anche tu ad informarti presso altre fonti, per saperne di più, se invece ti basta ciò che ti hanno detto, bene così.
    Per quanto riguarda il fatto che il parto anestetizzato dovrebbe essere più diffuso, invece, non sono assolutamente d’accordo. Invece di spendere soldi su soldi per garantire questa possibilità alle donne (possibilità che peraltro porta delle conseguenze sul tipo di parto, quindi sul tipo di nascita, quindi sul rapporto tra madre e bambino, e quindi sul tipo di persone che vanno a comporre la nostra società, in una reazione a cascata – se vuoi leggi “L’agricoltore e il ginecologo”, di Michel Odent), sarebbe 1000 volte più saggio e più intelligente spendere qualcosa per diffondere la cultura della naturalità del parto, per garantire alle donne di essere seguite da ostetriche invece che da ginecologi, per poter partorire a casa gratuitamente, per offrire servizi di doule nel primo periodo post.parto, per offrire gruppi pre e post parto in cui le donne possano confrontarsi sul loro nuovo ruolo di madri, e soprattutto per diffondere la verità sui meccanismi del parto, cancellando dal nostro cervello il pensiero che la donna non sia capace di partorire, di affrontare il dolore senza medicine, e di nutrire i propri piccoli al seno senza alcun problema. Solo così, secondo me, le cose migliorerebbero un po’ da tutti i punti di vista, altro che garantire l’analgesia a tutte!
    Per il discorso delle mamme che non riconoscono i loro piccoli o che non “li amano abbastanza”, come dici tu, non si può dire solo così. Bisogna sempre chiedersi cosa è successo che ha disturbato l’instaurarsi del primo legame, se queste mamme non li riconoscono forse è perché sono stati separati subito dopo la nascita, o ci sono stati degli interventi 8che si potevano posticipare) che hanno distratto la madre e non le hanno permesso di perdersi negli occhi del suo bambino… E non esistono madri che “non amano abbastanza” così e basta, è troppo semplicistica questa considerazione…
    So che rimarrai della tua idea, quindi ti rinnovo gli auguri per la nascita del tuo secondo bambino.

  18. Laura scrive:

    Ciao Lidia. Ti posso garantire che il parto senza analgesia è fattibilissimo senza “pere”… Il mio bimbo è nato senza alcun tipo di intervento medico: analgesia, episitiomia, pressioni sul pancione… nulla. E’ nato da solo. Anzi: è nato con me! Ed è un esperienza che vorrei ripetere domani!
    Inoltre ti confermo che l’analgesia ha delle conseguenze sul parto, su te e il bambino. Fu proprio l’anestesista del corso pre-parto a dire che non era una cosa da sottovalutare, che era una scelta da pesare e che era giusto dare la possibilità alle mamme di scegliere se avere o no l’analgesia ma si consigliava più che altro in caso di travaglio lunghissimo (tipo 10-12 ore) con poca dilatazione. Puoi anche rimanere della tua idea ma informati… Adesso con internet bastano tre minuti per trovare qualcosa. Prova a cercare “controindicazioni epidurale”… Ti si aprirà un mondo nuovo… non sempre ciò che dicono i medici è indiscutibile.
    Auguri infiniti per il tuo parto ciao.

  19. Chià scrive:

    Cara Lidia ti dico per prima cosa che la “PERA” te la fai te mia cara dato che nelle tue preziose informazioni NON CITI IL FATTO CHE LA TUA TANTO AMATA EPIDURALE E’ A BASE DI OPPIACEI E PASSA DALLA PLACENTA QUINDI droghi prima cosa te e poi tuo figlio.
    Seconda cosa: vai a dire alla gente rovinata dall’epidurale, e non per un parto nel quale è assolutamente evitabile ma x un intervento di chirurgia in cui DEVONO X FORZA TAGLIARTI E CUCIRTI e quindi non si può fare senza anestesia, vai a dire a quelle persone lì che non riescono più a non avere mal di schiena o peggio che si sono trovate ernie o che non si muovono più dalla vita in giù che l’epidurale al max ti fa un po’ calare la pressione!!!!!!
    Vedi cosa ti rispondono…
    Poi io son dell’idea che OGNUNO deve pensare a sé stesso e alle proprie scelte e che NESSUNO si debba prendere la briga di giudicare nessuno.
    Non mi sembra che nell’articolo di Lucia sia scritto che chi si fa fare l’epidurale è una drogata no?
    E allora tu per quale motivo pensi di doverti sentire in diritto di giudicare chi ha scelto una strada sicuramente più congeniale alla sua vita e non viene ad interferire in alcun modo con le tue scelte?
    Lei ha espresso delle sue opinioni supportate da fatti (il suo parto, il mio o quello di non so quante altre donne) e da fonti (libri che tra l’altro ti consiglia di provare a leggere se ti interessa di avere anche altre informazioni…)
    Tu esprimi le tue ma senza dare sentenze su chi decide di vivere la sua vita diversamente da come pensi di fare tu…

  20. gekina scrive:

    Contesto tutta la dis-informazione sull’epidurale di questo post e come Lidia concordo sull’abbassamento di pressione.

    Solo due cose mi preme sottolineare:
    ” una madre in travaglio sa che quella prova che sta cercando di superare ha un significato importantissimo”
    Lucia da per scontato che tutte le donne vivono il parto come un banco di prova. Ebbene ci sono donne che non lo vivno affatto come prova e che non ha nessun significato.

    Sulle “altre” fonti. Leggiendo il post di Lucia sospetto che le sue fonti siano:
    Michel Odent
    Verena Schmid
    Frederick Leboyer.

    Questi gli autori principali. Poi Kitzinger, May GAskin, Maghella.

    Spazzatura. Pura e semplice spazzatura. Non è leggendo questi libri che ci si informa. L’unico risultato è una marea di pregiudizi.

  21. Lucia scrive:

    E’ vero, non tutte le donne “sanno” che il travaglio ha un significato importantissimo, ma questo succede soltanto perché non hanno tutte le informazioni! E pensano che il dolore del travaglio sia un dolore da eliminare a tutti i costi, senza significato. Lei può dire quello che vuole, ma il significato c’è, e negarlo non aiuta le donne.
    Per le fonti, io credo che sia molto maleducato, se non altro, dire quello che lei ha detto, e leggere un atteggiamento sulla difensiva come il suo, che insulta senza invece suggerire altre letture, sia inutile e puerile.

  22. Laura scrive:

    Credo che ognuno ha la sua testa per pensare e ognuno deve usarla come crede. Inoltre non dimentichiamoci che nessuno scrittore è Dio e quindi tutti i testi meritano attenzione, salvo poi interpretarli e rileggerli nella chiave ad ognuna più congeniale. Per me non ci sono libri spazzatura ma personalmente so per certo non leggerò mai più testi sul pianto controllato, ad esempio… Queste secondo me sono teorie che non rispettano nessuno, nè i genitori nè i figli… E il rispetto è il primo valore in cui credo.

  23. Massimo scrive:

    @gekina. Bollare autori e opere come “Spazzatura. Pura e semplice spazzatura” senza argomentare mi sembra un atteggiamento da “Santa Inquisizione” e da “Indice dei libri proibiti”.
    Se provassi a spiegare meglio il tuo punto di vista con valide argomentazioni, potrebbe avviarsi un confronto costruttivo.

  24. Chià scrive:

    spazzatura?? di nuovo sparate sentenze sulle opinioni di altri che non sembrano x voi degni di essere nemmeno considerati “fonti” solo perchè voi la pensate in maniera differente?
    Beh io son contenta di aver letto tutta quella “spazzatura” come dici te e di averne tratto informazioni x me molto valide.
    Poi tu gekina pensala pure come ti pare, io sono del parere che chi sputa sentenze come te abbia solo qualcosa che gli fa male dentro perchè ha davvero troppi pregiudizi e si sente molto superiore agli altri ma in fondo non lo è affatto…
    Un po’ di umiltà farebbe tanto bene a questo mondo credo…!!!

  25. Barbara scrive:

    Ciao Lucia, ciao a tutti.
    Leggo sempre volentieri questo sito.. e sul travaglio desidero dire la mia. Infatti, da poco più di due mesi ne ho rivissuto l’esperienza per la seconda bellissima volta. La precedente è stata un po’ “farmaco-indotta”, dato che la mia piccolina aveva cali di battito e difficoltà varie, mentre questa volta il travaglio è stato vero, una sorpresa grandissima. Infatti, grazie all’esperienza precedente, io non ho avuto un secondo parto veloce, di corsa .. come spesso si racconta. Ho invece avuto un parto VERO! Il travaglio si è avviato ed è trascorso in maniera naturale e calma, mi sono vissuta tutto l’intercalare di vivacità-tranquillità delle contrazioni. Sempre più vicine, sempre più intense, sempre più preparatorie per la fase più importante: le spinte. Ebbene, certo che sono state intense, certo che ho faticato, sudato, e creduto a tratti di non farcela.. ma grazie ad un travaglio completamente fatto, alla presenza di un compagno straordinario e coraggioso, di un travaglio rispettoso dei miei tempi ( in ospedale, certo, dobbiamo farci valere un po’ perchè sennò non sempre possiamo “fare con calma, seguendo davvero i nostri bisogni”) e lungo quanto necessario a prepararmi, a prendere forza e coraggio.. è nato un bimbo sano e sereno, da solo con me! Insomma, il ginecologo entrava e usciva, ma non è intervenuto. Dico prendere forza e coraggio perchè spingere è un’esperienza forte, specie se il bimbo è grande come lo era il mio. E’ un’esperienza dove non bisogna risparmiarsi, ma invece è fondamentale essere in contatto con il piccolo, che si trova in un punto a lui scomodo e non può che fidarsi di noi per venire alla luce. Serve grinta, perchè siamo stanche, serve amore e soprattutto la consapevolezza che il nostro corpo è preparato ad affrontare questo momento. Ed avere fiducia che poi il nostro corpo con estrema rapidità reagirà, non farà più male la pancia, nè la schiena (male in senso vero, non le piccole noie..), e sarà pronto per fare un altro lavoro: offrire il colostro e poi il buon latte al nostro bimbo. Certo i punti danno fastidio, le contrazioni uterine post anche.. ma dobbiamo ricordardi che concepire, dare alla luce e crescere un figlio è pur sempre un atto d’amore, che richiede qualche sacrificio. Straordinariamente ripagato da un neonato che a pochi minuti dalla nascita sa dirigersi verso il seno e succhiare. Io l’ho provato e vissuto con l’esperienza dello skin to skin: dopo la nascita mamma, papà e bimbo lasciati tranquilli per un’oretta a conoscersi. Lasciando a dopo le visite, il bagnetto….

  26. FEDERICA scrive:

    IO HO FATTO L’EPIDURALE DOPO 6 ORE DI TRAVAGLIO A 8 CM DI DILATAZIONE NN MI HA RALLENTATO IL PARTO, NN MI HA TOLTO SENSIBILITA, NN E STATA UN OSTACOLO PER IL MIO INNAMORAMENTO DEL MIO AMORICINO E NN HO FATTO CESAREO. E PRIMA DELL’EPIDURALE I DOLORI ERANO COSI FORTI CHE MI SBATTEVO IN TERRA URLANDO COME UNA PAZZA HO CAMBIATO MILLE POSIZIONI MA NN RIUSCIVO NEMMENO A RESPIRARE DAL DOLORE IL MIO BIMBO ERA IN POSIZIONE POSTERIORE MI SENTIVO LA SCHIENA SPEZZARSI IN 2. MENO MALE CHE ESISTE L’EPIDURALE AIUTO

  27. FEDERICA scrive:

    Ciao Lucia voglio dirti una cosa ogniuno ha un corpo e un parto diverso mia madre tra travaglio e parto 1 ora e mezza io 4 ore di parto nn usciva era messo male…quando avevo 13 anni mi9 ha investito una machina ginocchio e piede rotti.. ma tra quel dolore e il travaglio preferirei essere investita altre 20 volte perche le mie contrazioni sn iniziate gia forti nn c’era nemmeno un minuto tra una e l’altra senbrava che stesse diminuendo mi illudevo di poter respirare e ne arrivava un altra mi sentivo morire piangevo pregavo bestemmiavo.. ripeto ogni parto e travaglio e diverso RAGAZZE FATE LE VISITE PER L’ANALGESIA POI, SE RIUSCITE A SOPPORTARE I DOLORI MEGLIO PER VOI SE NN CE LA FATE ALMENO LA POTETE CHIEDERE PERCHE SENZA LE VISITE NN VE LA FANNO E IN QUEL MOMENTO MENTRE PREGATE DIO DI UCCIDERVI(dalla disperazione come facevo io) ve ne pentireste.

    • Lucia scrive:

      Ciao Federica, grazie di averci portato la tua esperienza… Certo che non siamo tutte uguali, ogni donna è diversa, ogni parto di ogni donna è diverso, e questo è un dato assodato. Diciamo che tu sei stata fortunata! Ma direi che a 8 cm di dilatazione non avevi bisogno dell’epidurale, ce l’avevi fatta fino a quel punto da sola! E sei stata bravissima! Poi io sapevo che la fanno entro i 6 cm, sei sicura che sia andata così? Anche io ho avuto due travagli “di schiena”, con le bimbe in posizione posteriore, non è detto che l’epidurale ci voglia sempre ;) E credo che ogni mamma sappia decidere se essere disponibile o no all’epidurale, quindi ognuna saprà se fare o meno le visite necessarie…Comunque wow, hai avuto un parto molto veloce mi par di capire! Posso chiederti se oltre alle diverse posizioni, hai potuto provare anche altri metodi per controllare il dolore, tra quelli descritti in questo articolo?

  28. FEDERICA scrive:

    CIAO LUCIA SI HO PROVATO LA RESPIRAZIONE MA NN RIUSCIVO A CONCENTRARMI COME IL DOLORE ARRIVAVA AL PICCO NN CAPIVO PIU NULLA NN ASCOLTAVO PIU NESSUNO, DEI CM SN CERTA XKE QUANDO FAI L’EPIDURALE PRIMA DI CHIAMARE L’ANESTESISTA T CONTROLLANO I CENTIMETRI E L’OSTETRICA HA DETTO E A 8 E MEZZO CREDO CHE ABBIANO ASPETTATO XKE NON ME LA VOLEVANO FARE DATO CHE QUANDO LA STAVO IMPLORANDO DI FARMELA L’INFERMIERA LE HA DETTO ALL’OSTETRICA : ASCOLTA FAGLIELA QUESTA MALEDETTA EPIDURALE COSI MAGARI LE BLOCCA LE CONTRAZIONI E FINISCE CHE LE FANNO IL CESAREO(QUESTO RIVOLGENDOSI A ME). CONTINUAVANO A DIRMI CHE NN ERO ANCORA A TRE E MEZZO MA IO STAVO DILATANDO LO SO ANCHE PERCHE SN ARRIVATA LI A 2 E MEZZO DOPO ORE STAVO DILATANDO ECCOME .ADDIRITTURA L’INFERMIERA MI HA DETTO GUARDA CHE IL BAMBINO NN TE LO FA NASCERE NE IL TUO GINECOLOGO NE L’ANALGESIA… (XKE IO HO MINACCIATO CHE LO CHIAMAVO QUANDO HO CAPUITO CHE NN ME LA VOLEVANO FARE)DOPO CHE ME L’HANNO FATTA ALLE 6 E MEZZO DI MATTINA CI SN VOLUTE ALTRE 5 ORE QUASI PRIMA CHE LEO NASCESSE E NATO ALLE 11 15 DI MATTINA QUINDI ANCHE SE A 8 CM SN FELICE MEL ‘ABBIANO FATTA LEO AVEVA IL SORDONE CORTO QUINDI IO SPINGEVO E COME MI FERMAVO A RESPIRARE TORNAVA SU. STAVO IM PAZZENDO…

  29. Lucia scrive:

    Federica mi dispiace molto per come sei stata trattata in ospedale, credo che il rispetto di ogni persona non dovrebbe essere un optional, specialmente in un ospedale… Comunque credo che un pochino forse ti abbia rallentato l’epidurale, visto che poi ci son volute ancora tante ore… Ma non sono un medico e non posso saperlo con certezza! Posso chiederti se il tuo piccolo si e’ attaccato subito al seno?

  30. FEDERICA scrive:

    CIAO LUCIA, SI LEO SUBITO PRATICAMENTE HA FATTO TUTTO DA SOLO ERA SUL MIO SENO ANCORA TUTTO SPORCO E CERCAVA DA SOLO PER ATTACCARSI BRAVISSIMO ED E TUTT ORA MOLTO ATTACCATO LUI ADORA IL SENO RIMARREBBE ATTACCATO TUTTO IL GIORNO.
    NN CREDO MI ABBIA RITARDATO L’EPIDURALE PERCHE SN ARRIVATA A 10 CM SENZA METTRCI TROPPO DOPO AVERLA FATTA E IL PARTO CHE E STATO LUNGO PERCHE IL CORDONE CORTO VANIFICAVA TUTTE LE MIE SPINTE IO SPINGEVO E LEO RI SALIVA NN SO QUANTE SPINTE HO DATO MOLTE VABBE L’IMPORTANTE E CHE ADESSO E QUI. <3
    IO HO 29 ANNI E LEO 2 MESI I TUOI BAMBINI SN GIA GRANDI? IL TUO PARTO E STATO BELLO?

  31. Lucia scrive:

    Beh Federica credo che lo scendere e il risalire sia stato il modo che aveva il tuo corpo per abituarsi al cambiamento, per aiutarti ad aprirti senza avere lacerazioni… pensaci bene, se fosse stato per il cordone troppo corto, alla fine non sarebbe uscito! No? Invece l’andare su e giù per un po’ ha permesso a te e al tuo bambino di prepararsi all’uscita, credo che sia stato per questo… e spesso al primo parto questo passaggio richiede un po’ di tempo… Comunque siete stati bravi tu e il tuo Leo! I miei parti sono stati meravigliosi per me, se sei curiosa di leggerli li trovi nel blog, e le mie bimbe hanno ormai 4 anni la grande e 13 mesi la piccola! :)

  32. FEDERICA scrive:

    ciao lucia leo nn e nato solo io nn ci sono riuscita. il mio ginecologo mi ha fatto la madovra di kristeller nn e stata molto dolorosa per me xke avevo l’effetto dell epidurale ma l’ho sentita lo stesso.. leo ha 2 mesi adesso io nn ho un bel ricordo del parto ma nemmeno bruttissimo lo sto rimuovendo un po meglio cosi mi aiutera a decidere di farne un altro :-)

  33. FEDERICA scrive:

    e poi io mi sono lacerata sia sotto che verso il clitoride nn mi sono scampata nemmeno quello vabbe pazienza

  34. Lucia scrive:

    Purtroppo la Kristeller provoca spesso delle lacerazioni importanti, puoi ringraziare il medico che te l’ha fatta se hai avuto una lacerazione importante… Se avessero aspettato i vostri tempi, sono certa che sarebbe andata molto meglio… Mi spiace, spero che la prossima volta potrà andare molto meglio…

  35. FEDERICA scrive:

    il bambino era in sofferenza io ero stanca nn spingevo piu forte e nn volevo finirla in cesareo… sxo anche o la prossima volta sia meno doloroso e piu svelto magari(O STO KIEDENDO TROPPO)…Comunque adesso sn solo ricordi meno male

  36. Lucia scrive:

    La prossima volta potrà andare diversamente se vorrai, ma ora pensa al tuo piccolo! Per la prossima volta ti potrai organizzare diversamente, e magari farti accompagnare da un’ostetrica… Un abbraccio!

  37. FEDERICA scrive:

    grazie :-)

  38. Alessandra scrive:

    Non capisco perchè ci si deva incaponire a negare che l’epidurale è un invenzione fantastica che da alle donne un aiuto a partorire con meno dolore. Non è vero che il legame tra madre e figlio si crea con il dolore!
    E non è vero che tutte le donne sono in grado di gestire il dolore, se non ce la fate è vostro diritto chiedere l’epidurale e non è giusto che l’ostetrica la neghi solo perchè pensa che il travaglio debba essere vissuto con sofferenza!
    Grazie a Dio e alla Scienza non siamo più obbligate a partorire nel dolore come 2000 anni fa!

    • Lucia scrive:

      L’epidurale è un intervento medico e rischioso, poi che sia fantastico è soggettivo ;) Il. Legame madre figlio non si crea con il dolore ma ci passa attraverso, certo non tutte tollerano il dolore allo stesso modo e spesso si ha paura del dolore, quindi a volte l’epidurale può aiutare sotto questo aspetto, si vive meglio il parto… Io non la condanno sempre e comunque, ma vorrei che fosse l’ultima spiaggia quando davvero non si può avere di meglio… Tutto qui! Poi ognuna è libera di decidere per sé, naturalmente, e non ho mai detto il contrario! E “partorire nel dolore” nell’accezione che intendi tu, per me non ha alcun significato ;)

  39. FEDERICA scrive:

    anche io la penso come alessandra la liberta di scegliere e sacrosanta :-)

  40. laura scrive:

    Credo che il termine “spazzatura” possa avere la pecca di conferire un’importanza eccessiva ad una teoria che non si condivide.
    Io preferisco dire che ogni scritto é soggettivo, ogni libro, ogni teorizzazione.
    Altrimenti non si spiegherebbe perché su qualsiasi argomento (anzi, questo argomento é uno dei più dibattuti) si scrive sempre tutto e il contrario di tutto. Ci sarà un Leboyer, e per un leboyer ci sono decine di anti-leboyer, per ogni anti-leboyer decine di Anti-antileboyer che magari ne sposano il principio (di leboyer)con qualche variante personalizzata.
    Altrimenti non esisterebbe la libertà di espressione, la democrazia nei modi di pensare.
    Se bastasse scrivere per rendere lecita la pretesa di universalità e di oggettività di un pensiero a quest’ora nessuno la penserebbe più a proprio modo ma dovremmo uniformarci ogni giorno allìultimo pensiero che viene scritto.
    Forse non userei i libri di Odent come spazzatura, posso solo rivendicare che chi ha voglia di scrivere un libro (e soprattutto tutti ne hanno il diritto) probabilmente se lo fa é più che disponibile ad accettare che qualcuno lo legga e lo consideri spazzatura, a pari diritto con chi lo considera , al contrario,aderente al suo sentire.
    Questo parlando di questi autori, che nemmeno io apprezzo né condivido, ma rivendico il diritto di leggere e criticare come chiunque dovrebbe poter fare con chi magari scrive un pensiero loro opposto.
    Il significato del travaglio invece andrebbe secondo me discusso da un punto di vista totalmente relativista.
    Credo che tutto nella vita possa avere significato o non averne non si può affermare che qualcosa ha un significato “dato”. Altrimenti vivremmo tutti in base agli stessi valori e con le stesse categorie di priorità.
    Chi non gli attribuisce significato non ha informazioni?
    Io credo di avere tantissime informazioni per fare il contrario, per non dargliene nessuno. Almeno nel presente contesto sociale e culturale nel quale vivo, se questo mutasse non so. Ma attalmente la mia situazione é questa e credo abbia lo stesso valore e dignità della sua contraria.
    Si può dire quello che si vuole ma una certa visione di questa cosa, quella alla leboyer, Gaskin e questi autori é possibile solo nell’adesione del proprio pensiero ad un certo tipo di cultura. Rispettabile come altre, ma soggettiva come altre.
    Se una persona NON aderisce a quella cultura di fondo e NON sente suoi quei valori non potrà MAI e in alcun modo trovare significativo il travaglio, il parto e il vivere queste esperienze.
    Un conto é rispettare chi ritiene che abbiano un significato, un conto é pensare che chi non lo fa non ha informazioni o pensare che potrebbe cambiare idea perché qualcuno ha scritto un libro che rispecchia le vostre idee.
    Non é che non ha informazioni, ha semplicemente delle idee e una cultura diversa (almeno finché ce l’ha, sia “noi” che “voi” ( ;-) ) si può sempre cambiar modo di pensare.
    ciao.

  41. Lucia scrive:

    Cara Laura, posso essere d’accordo con te sulla diversità di vedute e di pensieri, di idee e tutto il resto, ma secondo me non è solo questo… Non stiamo parlando di due interpretazioni diverse della stessa cosa… Si parla di meccanismi fisiologici che ci accomunano agli altri mammiferi, non sono solo idee strane…comunque certo che non è obbligatorio pensarla allo stesso modo, ci mancherebbe!
    Poi nell’articolo mi sembra di aver scritto cose abbastanza condivisibili…cos’è in particolare che non condividi?

  42. laura scrive:

    ma nemmeno io ho detto “idee strane”
    a meno che non intendi dire che cio’ che é diverso può suonare “strano”
    io ho detto “diverse”
    cmq se di riflesso a te le mie idee in quanto diverse a te sembrano “strane” , ok, posso anche accettarlo se “strano” sta per “diverso da come la pensi tu”
    guarda per sgombrare il campo da ogni equivoco ti dico: come vedi sto leggendo questo blog, inoltre gli autori che tu hai citato li ho letti: Odent e Leboyer, di Odent ho letto 2 libri non chiedermi i titoli però mi sembra quello dell’agricoltore anzi no uno di leboyer e uno di odent, scusa.
    Guarda non ho preso tutto ciò e l’ho buttato nel cesso dicendo “sono solo idee strane…”
    Dal mio primo figlio in avanti ho iniziato a pormi domande di vario genere ecco perché ho letto questi testi, e ovviamente anche altri,e perché mi interesso anch’io a mio modo di queste cose (a fasi alterne, a volte coltivo come tutti anche altri interessi).
    Questi approfondimenti mi sono stati utilissimi, ecco perché sono contenta alla fine di avere avuto l’opportunità di informarmi su un pensiero diverso dalla mia mentalità, grazie a questo mi sono posta ancora più domande e più profonde, mi sono messa in discussione e continuo a farlo, credo sia giusto farlo finché se ne ha la forza.
    Sono stati stimolanti e alla fine hanno però rafforzato le mie convinzioni di altro stampo, cioé le stesse che espongo anche adesso.
    Credo possa succedere a chiunque anche in maniera molto umile (da parte mia) a chi magari legge quello che scrivo adesso e conclude, beh, bene, però la penso come prima.
    E’un discorso molto lungo e a volte anch’io mi chiedo cosa esattamente non condivido e a volte un pò mi disturba di un certo modo di pensare.
    Per ora ti dico: é la sensazione che si é convinti che certe idee poggino su “verità più vere” delle altre (e perché mi chiedo? in nome di cosa?) e una volta sono gli autori famosi (si ma pensi che chi la pensa diversamente non ha una cultura con una qualche base?intellettuale, etica,morale, scientifica o anche solo la propria vita….)
    una volta é che é la natura (ma sulla natura si é detto di tutto e di più …chi intende più naturale una cosa, chi un’altra, chi in una scala di valori guarda prima al progresso, all’anima, all’ingegno…alla morale, a quel che gli pare…)
    un’altra volta é che se non si fa in un certo modo ci saranno conseguenze e ci sono rapporti causa-effetto (ma non puoi pensare che magari ho esperienza di rapporti causa-effetto opposti?)
    un’altra volta é la psicologia (e cosa cé di più soggettivo della psicologia di ciascuno?)
    io capisco che se una persona crede in una cosa ne ha dei motivi, io ne ho per credere in ciò in cui credo ma pensare che chi non condivide le mie idee é ignorante perché non sa, sfigato perché non vive le cose al meglio o incosciente perché non tiene conto di rapporti causa-effetto che magari vedo solo io o chi la pensa come me (a prescindere dal grado o livello intelettivo o culturale in cui si colloca dalla vicina di casa allo scrittore famoso) mi sembra semplicistico e mi colloca su un gradino di superiorità rispetto agli altri ( oppure per carità, fa sembrare che mi ci colloco magari sono umile..mah…) in cui vedo poca umiltà o forse alla fine insicurezza, se voglio vivere secondo le mie idee alla fine non ho bisogno di sminuire quelle di chi vive diversamente.

  43. FEDERICA scrive:

    laura perdonami ma da tutto quello che scrivi io nn ho capito qual’e il tuo pnsiero?
    sei pro o contro pensi che sia un valido aiuto per la mamma o pensi che sarebbe meglio farne senza?… io sn solo per la libera scelta senza tante parole e giusto che chi ola vuole la abbia senza pagare perche nn sarebbe giusto che solo chi ha soldi o possibilita di spostarsi dalla propria citta la abbia in tutti gli ospedali dovrebbe essere possibile scegliere ovviamente senza nessun tipo di pressione da parte dello staff ospedaliero. tutto qui!

  44. laura scrive:

    la penso come te
    é che prima non stavo parlando dell’epidurale ma del fatto che quando dici non é vero che il dolore significa qualcosa mi sento rispondere non hai informazioni, la natura dice che significa qualcosa, se non provi dolore non ti si attacca il bambino.
    io non ho niente contro le persone che hanno queste idee ho qualcosa contro quelli che sembrano non accettare che si può pensare il contrario ed essere informati.
    se questi libri sono l’informazione…ma se li leggo e non sono d’accordo?leggere so leggere per cui é solo questione di idee…
    pro?contro?
    ma non si può essere pro o contro le scelte…sono personali
    non posso essere contro la scelta di votare un partito diverso da quello che voto io….
    é una scelta, é la stessa cosa..:-)

  45. Lucia scrive:

    Laura, io credo che se tutti i mammiferi provano dolore (o fatica) durante il parto, secondo me significa che questo dolore ha un significato, e esperimenti hanno dimostrato quale può essere questo significato, come citato nell’articolo. Poi non dico che se non provi dolore non è possibile che ci sia attaccamento al bambino, è tutto molto più complesso, conta tantissimo anche il dopo, non solo ma sicuramente di più… Certo è che tante mamme che subiscono un cesareo provano nei primi giorni un senso di estraneità rispetto al loro bambino, che non hanno sentito nascere… Non sono io che lo dico, sono le mamme stesse… Per l’epidurale non so dire, ho letto meno racconti di queste esperienze e quindi non posso generalizzare… ma io credo che il nostro essere mammiferi voglia dire che certe cose valgono anche per noi, e la Natura difficilmente fa cose senza senso… scopriamo ogni giorno quanto è spettacolare la Natura, i meccanismi che la governano… Quindi secondo me il dolore del travaglio e del parto ha un senso, per esempio anche solo quello del poter liberare ormoni che proteggono anche il bambino stesso da sensazioni spiacevoli (non so dire se “dolore”)… Per me questo è un significato tangibile, gli ormoni ci sono, quindi puoi dire che non è esatta l’equazione “Niente dolore = niente attaccamento”, ma non puoi negare la presenza di certi ormoni che aiutano il processo della nascita. E il fatto che spesso le fasi del parto si allunghino (non sempre, non per tutte) quando viene somministrata l’epidurale significa secondo me che ci sono interferenze… Poi un’altra cosa da dire è che gli animali probabilmente provano sensazioni diverse da noi, non possiamo dire con certezza che provino “dolore”, ma sicuramente fatica… Le donne provano spesso dolore, tanto dolore, a volte insopportabile, perché la componente psichica, la nostra mente, spesso peggiora la sensazione del dolore a causa della paura… la paura paralizza, ti rende rigida, e la rigidità ostacola il parto e quindi lo rende molto più doloroso. Anche questi sono dati di fatto, per questo dico sempre che facendo attenzione all’ambiente, al sostegno giusto, a tante altre cose, forse si potrebbe diminuire la sensazione di paura e quindi di dolore nelle donne, riducendo il bisogno di chiedere l’epidurale. Poi io non penso e non ho mai detto che debba essere negata a chi ne fa richiesta, per carità, dico solo che ce ne sarebbe meno bisogno (e sarebbero le mamme stesse a sentirne meno bisogno) se ci fosse un altro tipo di assistenza durante travaglio e parto.

  46. laura scrive:

    certo, quando i contesti cambiano può cambiare tutto ma non sappiamo esattamente in che modo cambierebbero il mondo e il parto se cambiasse la realtà.
    a meno che non pensiamo di avere la sfera di cristallo o a meno che non pretendiamo di vivere nella testa degli altri….
    Questo rispetto alla tua ultima frase che dice che se ci fosse un’altro tipo di assistenza forse si richiederebbero meno interventi.
    Forse.
    forse invece potrebbe svilupparsi anche una cultura diversa meno deterministica, più relativista, ad ogni modo sono congetture e quello che sarà si vedrà.
    Per il resto..beh che ti posso dire? tu definisci delle cose “dati di fatto”, a me continuano ad apparire come cose opinabili.
    Amo gli animali ma non mi sembrano un valido termine di paragone per le mie esperienze e per le esperienze umane.
    Ho capito che lo dicono le mamme stesse, certo che se dai ascolto solo a quelle che confermano la tua opinione…
    Io ho avuto il cesareo , il bambino l’ho visto dopo un pò, non ricordo quanto tempo sia passato non credo moltissimo ma so di essere identica come attaccamento e come altro a chi se l’é attaccato subito ad allattare.
    Io pensavo che l’attaccamento del mio bambino al papà non era meno importante dell’attaccamento alla mamma, per cui nei momenti in cui io non ero ancora pronta il fatto che fosse con lui mi faceva sentire come se fosse con me.
    Ecco, se lo dicono le mamme stesse io dico questo per cui…dov’é la verità? io credo che sia in un ambito che non é né come hai partorito e nemmeno nel proprio pensiero sul dolore del parto, é nel come si é prima di concepire e a prescindere dal partorire.
    o forse non sta prorpio da nessuna parte non cé “una” verità…
    quello che per me é certo é che la verità non la andrò a cercare nel fatto che sono le femmine di animali a stare con i piccoli subito dopo il parto e non i maschi come ho riprodotto io alla nascita del mio. A parte che è una cosa falsa x alcune speci e poi con tutto l’amore per la natura, loro sono animali, io la vedo così.
    Ti posso dire che un parto senza interferenze, demedicalizzato, libero da interventi non so , diciamo il tuo parto ideale anche se io lo vorrei vivere diversamente non ho mai pensato che potesse condizionare in qualche modo un rapporto tra la mamma e il bambino.
    Una donna che partorisce ad esempio in casa se ha un rapporto squilibrato con il figlio io non ho mai pensato che sia colpa del suo parto in casa, ma di problemi suoi che potrebbe avere a prescindere, già da prima o che vengono fuori dopo.
    le persone e le donne che adesso stanno cercando di sensibilizzare la diffusione dell’epidurale gratuita e sempre garantita (comitati, internet, associazioni etc) che magari pensano che si può fare il cesareo elettivo solo su richiesta della partoriente (cioé rispettandola e pensandola capace di autodeterminarsi senza farle tante domande invasive) non vogliono nient’altro che un parto libero, io vorrei un parto libero, libero di essere la donna che voglio e che mi sento, non quella descritta da qualche scrittore per me illustre sconosciuto (anche se l’ho letto)

  47. Lucia scrive:

    Laura, non si tratta di sfera di cristallo, perché un tipo di assistenza diversa si può avere anche oggi, ad esempio partorendo in casa o in altri contesti in cui l’ambiente aiuta a non provare paura, e in quei contesti le cose sono davvero diverse… io ho partorito in casa due volte, la prima vola ho provato dolore, e benché fossi in casa era la prima esperienza e avevo più paura… Al mio secondo parto ero tranquillissima, non ho mai provato paura e posso dire di non aver provato dolore, stavo benissimo, chiacchieravo tra le contrazioni, sorridevo a mia figlia e non so immaginare un parto più “ideale”… Certo è solo la mia esperienza, ma qualcosa conta, come la tua :)
    Io ho letto tante storie, non ho detto che sono tutte così, ma la maggioranza… Sono sempre aperta ad altre esperienze diverse dalla mia, ad altre opinioni, però comunque secondo me anche se non ci piace tanto alla fine siamo animali anche noi ;) Ciò che ci differenzia dagli animali è sicuramente importante, ma i meccanismi di base sono gli stessi, e sì secondo me gli ormoni sono dati di fatto, secondo te no? ;)
    Nessuno può dire di avere un attaccamento uguale a qualcun altro, ho capito che intendevi dire che non ti senti diversa da chi ha avuto un parto naturale, ma se hai letto bene io ho confermato ciò che dici, non per tutte il cesareo rappresenta un problema, e per fortuna!!!
    Per la precisione, comunque, diciamo che un parto demedicalizzato dovrebbe essere la norma, dovrebbe nel senso che noi siamo fatti per partorire così, come lo abbiamo fatto da sempre, fino a poco tempo fa, quindi non è quello che può portare ad un rapporto diverso. I parti “moderni”, quelli medicalizzati, IN ALCUNI CASI, possono portare difficoltà nel rapporto tra madre e bambino, è importante riconoscerlo. Diciamo ancora una volta che non è così per tutti? Diciamolo ;)
    Poi ripeto anche che un rapporto squilibrato non lo si guadagna neanche con il parto più brutto e difficile del mondo, perché è solo un elemento tra tanti fattori che contano, però possiamo dire che capita spesso che un parto difficile porti difficoltà nelle prime fasi della conoscenza tra mamma e bambino, che sono “programmati” per non essere separati…
    Anche io sono per il parto libero, nel senso che vorrei che le donne fossero libere di godersi la gravidanza e il parto non con terrore, non con la testa piena di idee terrorizzanti come spesso accade, vorrei che potessero essere accompagnate nel loro viaggio con le persone giuste, che forniscano il tipo di aiuto di cui hanno bisogno le donne, e date tutte queste condizioni, che la donna possa decidere come vuole partorire. Questa sì che è un’utopia, accade per poche donne, ma ripeto che secondo me, con questo tipo di accompagnamento, ci sarebbero nascite più felici…
    Detto ciò, ognuna ha il sacrosanto diritto di pensarla a modo suo, su questo siamo d’accordo Laura :)

  48. laura scrive:

    io credo che come dici non sempre il cesareo comporta problemi, ma credo che quando li comporta non derivano dal tipo di parto in sé.
    ma da qualcosa che pre-esisteva o esiste al di là del parto.
    gli ormoni esistono come esistono gli uteri, i semi, gli ovuli, i fiori e le farfalle, non volevo negare una cosa così lapalissiana e che fra l’altro cé e non dipende da nessuno, e credo non dipenda neanche da quello che pensiamo del parto e di come viverlo.
    io discutevo di come agiscono relativamente al rapporto tra genitori e figli e dell’importanza che rivestano, non del fatto che ci siano.
    sono cose inconfutabili ma dalla mia ne ho altrettante, tipo come si fa a spiegare che un’adozione stabilisce legami uguali a quelli del concepimento e parto e attaccamento immediato di un figlio naturale?
    forse dicendo che gli ormoni é vero che ti aiutano a partorire ma non per forza ad amare. E insomma amare é più importante di partorire secondo me. Anche perché essendo verissimo che anni fa era più diffuso partorire naturalmente, senza interferenze e in casa, é pur vero che in quelle storie famigliari si é visto di tutto: da bambini trascurati a figli che hanno ucciso i genitori a genitori che uccidevano i figli.
    Certo che non sempre! ma se era più diffuso quel modo di intendere le gravidanze si vede che quel modo di affrontare i parti non interveniva a garantire un buon rapporto madri e figli e si vede che da solo non é mai bastato.
    bisognerebbe fare un’analisi impossibile e sfido chiunque a poterla fare, che dimostrasse che per ogni singolo caso di rapporto insano cé stato l’allattamento sbagliato, lo svezzamento sbagliato e il trasporto sbagliato del bambino.
    significa ridurre il senso della realtà a segmenti di fatti avulsi dalla complessità dell’essere umano o dal contesto.
    Un parto non assistito, naturale, troppo doloroso può portare in alcuni casi , non in tutti, difficoltà nei primi momenti di rapporto tra mamma e bambino. Se una mamma é sconvolta dal suo parto doloroso può succedere, se é arrivata alla decisione di parto in casa o non assistito non attraverso un percorso sano e sereno ma magari che ne so, dico a caso sparo così perché é più attratta dall’idea di nutrire il suo ego, é egocentrica e lo fa solo per sentirsi “figa” capace di cose che voi umani….per cui anche queste cose possono poi creare difficoltà nel rapporto, un egocentrismo eccesivo non mi sembra un presupposto ideale nell’approccio con il puerperio.
    Poi si potrebbero fare centinaia di altri esempi.
    Che come tali secondo me significano che il parto naturale non é deleterio per il rapporto con i figli né può comportare difficoltà, dipende, esattamente come l’altro parto.
    I casi sono due, o le persone che vivono secondo queste filosofie del parto sono tutte perfette e le altre no, oppure si, quella volta che il cesareo porta problemi nel proseguo del rapporto vogliamo chiederci qual’é la storia di quella persona, cosa ha in testa, qual’é il suo vissuto ? o lo sappiamo già a prescindere o diciamo é tutta colpa del cesareo?
    Io invece ribadirei che dei presupposti oppure degli eventi a seguire (anche a livello di inconscio, anche cose che vive solo la donna e chi li può sapere?giudicare?definire? così sbrigativamente e in 2 secondi: é colpa del cesareo…”) inficiano e condizionano questo rapporto, magari, specularmente (x esempio), qualcosa di uguale all’egocentrismo della “fissata” (non la mamma normale) del parto naturale: un egocentrismo che magari si esprime diversamente: metti una troppo concentrata sull’estetica che pensa di cavarsela così per fare meno fatica e non disfarsi i pavimenti pelvici, una che arriva al parto dopo un concepimento o gravidanza vissuti senza convinzione, cose comprensibili che possono capitare a tutti e meritano rispetto magari non sono però l’ideale come stato psichico x avere un figlio.

  49. laura scrive:

    non é che essere animali piace o non piace.
    non é una cosa della quale riesco a stabilire se mi piace o no. E’solo che mi sento di andare oltre l’istinto usare anche altre risorse che ho e che gli animali non hanno, in tutto, anche nel partorire e non mi sento di partorire in maniera meno bella o meno coinvolgente, non riesco a concentrarmi su qualcos’altro che non sia il fine, cioé il bambino e non mi sembra un modo più povero di intendere la cosa, probabilmente riservo quel coinvolgimento che una persona (che ci crede :-) ) mette nel parto ad un’altra esperienza, che per te potrebbe essere noiosa o indifferente.
    si come vedi anch’io credo che le cose potrebbero cambiare, si ci si potrebbe accostare al parto diversamente non so come….non darei per scontato che il parto migliore che forse ci sarà in futuro per i nostri figli (tuoi in questo caso io ho un maschio :-) ) sia il parto a casa o nel bosco da sole..eheheheh….potrebbe anche…ma magari sarà invece in ospedali gestiti diversamente. Credimi, ci sono persone felici di avere figli in ospedali, io in ospedale mi sento bene, tranquilla…non vedo niente di speciale nel fatto di partorire in casa..però davvero non so come potrebbe essere il parto ideale
    l’assistenza dovrebbe essere rispettosa ma anche nel senso di neutra nel vero senso della parola, completamente neutrale e libera o almeno che se ha delle idee se le tiene per sé, non mi può assistere una che ha letto Leboyer ed é convinta o lo può fare solo se é capace di non condizionarmi o cercare di convincermi, già devi partorire é davvero una violenza in uno stato di debolezza sentirti nelle mani di qualcuno che vuole convincerti di idee che tu non hai.

  50. Lucia scrive:

    Laura, stavolta sono d’accordo praticamente su tutto, e sottolineo soprattutto la frase che hai scritto tu: amare è molto più importante di partorire, è proprio vero! E conosco anche io molte donne contente di partorire in ospedale… Partorire in casa non è la scelta migliore per tutte, diciamo che per chi desidera un parto gestito a modo proprio, senza troppe interferenze,al momento attuale è la scelta migliore, perché in ospedale spesso non si può ottenere ciò che si desidererebbe… Vedremo come cambieranno i tempi… E grazie ancora per le tue preziose riflessioni!

  51. laura scrive:

    grazie, mi tiri su il morale..
    oggi sono un pò triste la “natura” non é dalla mia perché vorrei arrivasse questo secondo bambino..
    mah…:-( ci vuole pazienza….

  52. Lucia scrive:

    Mi spiace Laura, è tanto che provi?

  53. laura scrive:

    no, sono solo ” a rischio incicognamento” non in caccia grossa
    però be si già da un pò non é grave ma il desiderio si sa ha fretta…
    cmq se hai delle dritte…
    ciaoooooooooooo

  54. Lucia scrive:

    Beh grandi dritte non ne ho, però se non è tanto puoi semplicemente rilassarti e goderti questo periodo… Se no, visto che la fretta si fa sentire, potresti provare ad organizzarti con dei test di ovulazione, o prendendo la temperatura basale per capire meglio i giorni su cui puntare… Ma secondo me, se non hai tanta fretta ancora, puoi ancora evitare, secondo me toglie un po’ di poesia… Un altro discorso è se cerchi da parecchio, lì la poesia passa decisamente in secondo piano!

  55. laura scrive:

    grazie
    comunque vadano le cose la poesia cercherò di non perderla mai…
    certo, é quello che si vorrebbe ma non ottenerlo non deve comunque deprimere…:-) avanti incrociando le dita…

  56. Lucia scrive:

    Forza forza! In becco alla cicogna :)

  57. Elisa scrive:

    Laura, io per mesi ho utilizzato gli stick perl’ovulazione congiunti al metodo Billings e ho potuto appurare che in effetti ero diventata piuttosto brava a individuare i giorni di ovulazione, tra l’altro sono un orologio. Peccato che il bimbo non arrivava. Ho buttato via tutto, solo che ormai quando mi asciugavo dopo aver fatto pipì capivo comunque a che punto ero del ciclo …ho notato che il mio desiderio, ovvero quello che voi chiamate “poesia” immagino, si accendeva proprio in concomitanza di quei giorni, quindi mi sembrava che non sarebbe comunque cambiato niente. Eppure si vede che qualcosa è cambiato perche nel giro di poco oplà! Il cervello è davvero un organo straordinario, vi giuro che non saprei spiegare perchè altrimenti sono rimasta incinta semplicemente variando la mia finalità. Quindi..buon divertimento ;-)

  58. FEDERICA scrive:

    io ho fatta l’epidurale dopo 7 ore di dolori atroci a 8 cm finalmente mi hanno salvata perche credevo di morire ovviamente basta fare solo una dose e nn smetti di sentire il parto lo senti ma i dolori sono contenuti… io ho sentito tutto il mio parto nonostante l’epidurale da quando mio figlio e nato siamo inseparabili quindi l attaccamento n ne ha risentito anzi qualcuno mi dice che siamo morbosi da quanto siamo dipendenti l’uno dell altra <3 quindi ribadisco l epidurale nn rovina il rapporto con il bebe nn toglie la magia al parto … l'unica cosa sensata per me e che i desideri della mamma vengano rispettati qualsiasi essi siano la mamma dev'essere serena se la vuole perche nn fargliela se nn la vuole aiutarla ad affrontare il dolore senza analgesia per me e giusto cosi.

  59. laura scrive:

    grazie a tutte starò in “becco alla cicogna”
    ma dovrei dire “crepi?” ;-O
    aahhhahhahahahahahah…:-D
    ma io sull’ovulazione ..non so anch’io sono puntualissima…
    io con il primo non ho mai usato quegli aggeggi per capire i giorni
    tranne una volta x curiosità di vedere se quando pensavo fosse il giorno era vero..ovviamente sì..

  60. Francesca scrive:

    Buongiorno,
    Innanzitutto vorrei dire che condivido a pieno questo post. Io ho avuto un travaglio dolorosissimo, fortunatamente culminato in un parto in acqua. Tutta la tensione muscolare si è sciolta nella vasca ed ha permesso che raggiungessi la massima dilatazione velocemente, alla fine ho partorito uno splendido bambino di 3.600 g e di 35 cm di circonferenza cranica con un solo punto, dato alla mucosa, più per scrupolo della meravigliosa ostetrica che mi ha accompagnato durante questa esperienza “mistica”. Sì, così la definisco, un’esperienza mistica, vissuta nella sua totalitá senza bisogno di analgesia, con il conforto dell’acqua calda, della musica e di olii essenziali. Detta così sembra un parto ‘new age’, in realtà mi sono solo lasciata andare seguendo il mio corpo, lasciando che mio figlio facesse la sua strada e facendomi guidare dall’ostetrica e dalle mie sensazioni. Quanto alle famose “pere”, posso dire di aver provato tutta la saggezza e l’intelligenza della natura, che letteralmente mi inondava di endorfine ad ogni contrazione, dopo la quale istantaneamente mi addormentavo, ritrovando così la forza e il coraggio. Probabilmente anche l’acqua calda della vasca ha aiutato molto questo processo, il parto in acqua è qualcosa che consiglio vivamente a tutte. Trovo che ci sia troppa “ospedalizzazione” intorno al parto, è una cosa che le donne fanno e sanno fare da sole da millenni e che – a mio modesto avviso – non necessita di alcunchè, se non di una brava ostetrica che sappia guidarci e magari del nostro compagno ad incoraggiarci. Se partoriró nuovamente e se le circostanze di una gravidanza fisiologica me lo premetteranno, non escludo di farlo in casa. Credo che ritrovarsi tra le mura domestiche possa essere anche di maggiore aiuto per un’esperienza tanto intima ed importante.

    • Lucia scrive:

      Grazie mille Francesca per la tua testimonianza! Spero che per il prossimo parto tu possa realizzare il desiderio del parto in casa :)

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