Notti in bianco

In questi giorni sono particolarmente sensibile all’argomento “sonno”… Sono quasi 18 mesi che non dormo più di 3 ore di seguito, e alla lunga la stanchezza si fa sentire… certi giorni è dura arrivare a sera, soprattutto se si fa la mamma a tempo pieno… All’inizio, quando nasce il bambino, il non dormire può destabilizzare molto, quando tutte le novità dei primi giorni si sommano e non si riesce a riposare bene di notte. Si consiglia spesso alle mamme di dormire quando il bambino dorme, e io credo che sia un consiglio molto utile. Non sempre si riesce, certo, ma il riposo è fondamentale quanto l’alimentazione, l’inizio dell’allattamento è impegnativo e bisogna riposare. Quindi, se siete mamme da poco, dormite il più possibile quando dorme il vostro piccolo, lasciate che di tutto il resto si occupi qualcun altro, e se riuscite ad allattare da sdraiate potreste anche accorgervi che ogni tanto vi appisolate mentre il pupo ciuccia…

Poi il tempo passa, il bambino cresce… e dorme ancora meno! Impariamo anche noi a dormire di meno, con il sonno spezzato dai risvegli del piccolo, e comunque è meno peggio di quello che possiamo immaginare prima di passarci concretamente. Se in gravidanza mi avessero rivelato il totale di ore che avrei dormito in una notte una volta nato il bambino, mi sarei molto spaventata, invece ho imparato che anche in questo ambito si possono imparare nuove abitudini! Sì, certo, se ne farebbe volentieri a meno, ma è naturale che il neonato (e il bambino più grande poi) si svegli tante volte in una notte… è geneticamente programmato per fare così! Quindi pensate che vostro figlio è normale, e che (purtroppo) ciò non finirà per forza dopo i primi mesi (anche se in giro sentirete dire che è così)… In giro, anche da amici e conoscenti, ci si sente anche consigliare di “insegnare” al bambino a dormire… ma il bambino sa dormire, e il fatto di dormire tutta la notte è un traguardo a cui si arriverà gradatamente, dopo i primi 2 o 3 anni… C’è chi lo fa prima, naturalmente, e non smetterò mai di invidiare un pochino quelle mamme che hanno figli col “sonno lungo”, ma mia figlia per esempio non è così. Non c’è comunque bisogno di insegnare a dormire al bambino, e anche chi ve lo consiglia in realtà intende dire che dovete insegnare al bambino a fare a meno di voi quando si sveglia. Perché continuerà a svegliarsi! Forse si sveglierà un po’ di meno, e voi non lo sentirete (se lo mettete nella sua stanza da solo), oppure si abituerà al fatto che i genitori di notte fanno “sciopero”, decidono di non occuparsi di lui… Nonostante la fatica, io non mi sognerei mai di lasciar piangere mia figlia perché “deve imparare a dormire”. Se si vuole adottare questo molto discutibile approccio “duro”, almeno si abbia il coraggio di dire che lo si fa per i genitori, non per il bambino! Intanto, nella mia piccola esperienza, credo fermamente (e lo spero anche!) che arriverà il momento in cui mia figlia non si sveglierà più di notte, o si sveglierà ma avrà le risorse per riaddormentarsi da sola. Fino a quel momento, il mio compito è quello di aiutarla, di starle vicina, di rispettare i suoi tempi e i suoi ritmi… So che non tutti saranno d’accordo, ma credo che questa sia la strada migliore per crescere un figlio.

Ti è piaciuto questo articolo? Condivilo!
Taggato con: ,
Pubblicato in Essere genitori
58 commenti su “Notti in bianco
  1. Massimo scrive:

    Probabilmente ci sono tecniche per insegnare al bambino a dormire molto efficaci, e il bambino, dopo un duro “allenamento”, impara a dormire senza svegliare i suoi genitori 7 volte a notte. Poi però mi chiedo: questi metodi avranno anche un rovescio della medaglia? A che prezzo ci liberiamo delle notti insonni?

  2. Lucia scrive:

    Certo, le tecniche ci sono (spesso le chiamano i “metodi”), e qui ci sarebbe da parlare per ore… Sicuramente sono efficaci, cioè prima o poi il bambino non chiama più i genitori durante la notte, ma soltanto perché impara che nessuno verrà ad aiutarlo a riaddormentarsi o a consolarlo se qualcosa non va. Il bambino smette di piangere per rassegnazione, e questo, come dicevo sopra, fa bene solo al genitore, ma il bambino ne paga le conseguenze… Se anche non ce ne sono di subito visibili, credo che nell’intimo del bambino si crei una profonda ferita, che gli rimarrà dentro, dovuta al fatto che le sue esigenze non erano considerate abbastanza importanti dai suoi genitori, o che (ancora peggio) erano solo cattivi vizi da dover “estinguere”. Chi usa questi metodi se ne ritiene soddisfatto, ma io non potrei mai farne uso perché avrei paura di rendere mia figlia molto insicura e di passarle il messaggio che l’espressione dei suoi bisogni è negativa, e che io genitore non VOGLIO fare nulla per aiutarla e starle vicino. Se si considera che i risvegli dei bambini sono normali (anche se pesanti per i genitori) e che prima o poi finiranno, è proprio necessario riservare questo trattamento ai nostri bambini, che spesso necessitano solo di un po’ di vicinanza?

  3. Massimo scrive:

    Prima o poi finiranno… però spesso i genitori hanno bisogno che finiscano in fretta, perché bisogna tornare al lavoro e se sistematicamente non si dorme la notte non si può lavorare di giorno…
    La società in cui viviamo ci vuole sempre efficienti al 100%, uomini e donne. Forse per analoghi motivi poche mamme riescono ad allattare per più di 6 mesi.

  4. Roberta scrive:

    boh, io lavoro, mi alzo in genere verso le 4 del mattino, e mia figlia dorme nel lettone con noi e se una notte non riesce a dormire, sto sveglia con lei e non sono wonder-woman, anzi…
    Le mamme che vedo sono troppo occupate da loro stesse per rendersi conto dei bisogni del loro cucciolo, hanno bisogno di addomesticarli, così possono dirsi bravi genitori, che i loro figli sono educati, ubbidienti…tristi. Le coercizioni magari ortano ad un risultato apparente, ma a che prezzo? Se no rispondiamo ad un bisogno del bimbo da piccolino, come possiamo pretendere che da grande, nostro figlio, si fidi di noi al punto da raccontarci i suoi problemi? Io certe mamme non le capisco!

  5. Marica scrive:

    Ciao Lucia,
    Io credo che quando si ha un figlio piccolo si tende ad auto lodarsi. L’ho fatto anch’io a suo tempo. Avevo tante idee, tante certezze tutte ben conservate nella mia bellissima borsa della sapienza poco utilizzata (almeno non con i miei figli). Ma poi le mie figlie son aumentate di numero e son man mano cresciute e ho iniziato ad usare davvero la mia borsa in modo concreto. Così è capitato che delle certezze le ho perdute, la borsa si è un pò logorata e così ho iniziato a crescere come mamma e come persona.Soprattutto ho iniziato a giudicare meno chi mi stava intorno. Non c’è un solo modo per essere bravi genitori ma esistono molti modi di essere madri, padri e figli. Ognuno di loro stupendi nella loro unicità!
    ciao, Marica

  6. Lucia scrive:

    Marica, mi scuso se dalle mie parole è sembrato che volessi auto-lodarmi… non è così, credo davvero nelle cose che ho scritto, e cerco di portarle avanti ogni giorno, anche se spesso la fatica è tanta. Non penso assolutamente che sia facile, anzi. E’ vero che ho ancora molte cose da imparare, in fondo ho solo una figlia, e sono alle prime armi, ma credo che le mie convinzioni non cambieranno in avvenire, almeno non queste così radicate in me. Non posso certo sapere come andranno le cose, ma posso essere sicura del fatto che cercherò in ogni modo di comportarmi con i miei prossimi figli come sto facendo con Vera. Perché? Perché, oltre a credere che sia davvero la cosa migliore non lasciarla piangere per farle apprendere qualcosa che comunque prima o poi imparerà a fare con i suoi tempi (dormire tutta la notte), sento anche che il mio istinto mi porta in questa stessa direzione. E sono molto contenta di essere così in contatto con questa parte di me. Comunque, se ti va di approfondire l’argomento leggendo una fonte “autorevole”, ti consiglio “Besame mucho” di Gonzales.

  7. viola scrive:

    Marica, io non penso occorra una borsa della sapienza, è l’istinto materno che ci dice cosa fare coi nostri piccoli. Sono quelle “antenne” che funzionano solo se allenate giorno dopo giorno da un forte attaccamento tra mamma e bimbo, quando molliamo un po’ la presa (vuoi per il lavoro o altre necessità) questi metodi “razionali” un po’ alla volta prendono il posto dell’istinto fino a sfrattarlo del tutto. E’ verissimo che la nostra società ci vuole efficienti al 100% come ha detto Massimo. E’ questo il problema. Le mamme andrebbero lasciate in pace almeno per i primi 2-3 anni dopo il parto perchè i loro piccoli hanno BISOGNO di avere una mamma al 100%, invece in genere su di loro ha la meglio il lavoro, la vita di coppia, le abitudini di prima, e quant’altro. In quest’ottica chi ci rimette non è solo il bambino perchè a lungo termine ci rimetterà anche l’intera società: quel bambino diventerà un adulto represso, insicuro, potrà manifestare problemi affettivi e di relazione con gli altri, e probabilmente agirà nello stesso modo con i suoi figli.
    Non perdiamo di vista le priorità per favore… un bimbo che piange ci sta comunicando che qualcosa non va, non ha altri modi per farcelo capire ed è nostro compito ascoltarlo e consolarlo per rafforzare le sue sicurezze, solo così cresceremo uomini liberi.
    Lasciateci fare la mamma che è il lavoro più importante del mondo! (tanto poi il tempo passa in fretta lo stesso ;) )

  8. Barbara scrive:

    Ciao carissima Lucia e ciao a coloro che scrivono..
    un argomento così importante meriterebbe una risposta.. ma di risposte non ce ne sono, o meglio ciascuno trova la sua, dopo mille sforzi, mille errori, mille conferme..
    La mia Maddalena dorme bene di notte in questo periodo. Sottolineo “in questo periodo” perchè nulla è scontato, non lo sono i brutti sogni, non lo è un mal di pancia, non lo è il buio, non lo è stare lontani da mamma e papà tutto il giorno. Così noi tre cerchiamo di vivere la nostra quotidianità avara di tempo (io e papà lavoriamo entrambi), e lo facciamo con la spontaneità, fatta ora di coccole, ora di stanchezza, ora di regole, ora di ..direi istinto. Sono arrabbiatissima con quei manuali con “le regole del buon dormire”, che condizionano il bimbo sinchè non si rassegna e.. e tace. Tace, ma non sta bene, non è sereno. Se ogni volta che abbiamo delle difficoltà qualcuno ci rispondesse da lontano, senza toccarci, senza abbracciarci, senza stare un momentino con noi.. come staremmo? Forse non ci fideremmo poi così tanto di quel qualcuno e impareremmo a tenere tutto ben chiuso dentro di noi. Che prezzo salato..

  9. barbara scrive:

    mi sembra che stiate tutti un po’ esagerando…un bimbo che piange ci comunica qualcosa è vero, ma una volta appurato che sta bene e che i suioi bisogni primari sono soddisfatti non ritengo indispensabile accorrere al primo lamento. Non sono per niente d’accordo con Viola quel bambino non diventerà un adulto represso solo perchè non siamo sempre al suo fianco, al contrario se gli insegnamo già da piccolo a trovare dentro di lui le risorse per superare alcune situazioni diventerà un uomo forte e determinato. Inoltre sono fermamente convinta che i bambini stanno bene quando i genitori stanno bene e non ditemi che si può star bene alzandosi 5 – 6 volte per notte e non dormire da 18 mesi come Lucia. Avere un bambino che non dorme o dorme male è il frutto dell’educazione che gli state dando, e non sto dicendo di farlo piangere per ore, ci sono altre soluzioni meno drastiche, che però comportano un maggior impegno per i genitori che forse per egoismo (vero Lucia?) non hanno voglia mettere i pratica perchè si sa è molto più difficile dire e sostenere un NO che prendersi il bimbo in braccio o nel letto con noi.

  10. Daniele scrive:

    Viola, tu quanti figli hai? Sono vicini di età tra loro?

    Lo chiedo perché alcune riflessioni mi vengono spontanee relativamente al tuo discorso, e con ogni probabilità se non avessi tre figlie di età ravvicinata ragionerei in modo differente.In sintesi io non sono d’accordo con la frase “Le mamme andrebbero lasciate in pace almeno per i primi 2-3 anni dopo il parto perchè i loro piccoli hanno BISOGNO di avere una mamma al 100%”. Sono un “cattivo efficentista della società produttiva”? No. Sono un amante di quanto c’è di più naturale per le specie animali mammifere: un sostenitore delle famiglie numerose. Quindi sostengo e perseguo una filosofia di vita di caotica, chiassosa, evngelica famiglia con tanti bimbi. Il che implica che solo i neonati nei primissimi mesi (4-5) hanno (compatibilmente con il resto della “nidiata”) una “mamma al 100%”. Dopo i bimbi – come qualunque mammifero – si godono il massimo del tempo disponibile che la mamma dedica loro. Alcuni sono “tempi condivisi” (e quindi “mamma al 100%” per tutti). Altri sono tempi DEDICATI alla relazione duale con ciascun cucciolo, volti allo sviiluppo e al rafforzamento dell’individualità. QUINDI non esiste – nella mia logica ESTREMAMENTE NATURALE – una mamma che per due-tre anni si dedica al 100% al figlio unico, quello sì espressione di una società consumistica e produttiva che vuole l’efficenza al 100% 24 ore su 24.

  11. Marica scrive:

    Mi sembra che si perda quello che i nostri nonni chiamavano buon senso.
    E’ ovvio che se un pupo di 2 mesi strilla la mamma lo tira su dalla culla e cerca di capire il perchè strilla (caldo, freddo, fame, calore materno, ecc.).
    Ma verso i sei mesi la mamma tendenzialmente ha già imparato a riconoscere i bisogni del suo bambino. Amare non vuol dire educare. Educare vuol dire (almeno per me) aiutare il o i propri figli a crescere sereni, sicuri e capaci di affrontare il mondo. Per farlo hanno bisogno di essere contenuti e protetti, ma anche guidati, sostenuti e incoraggiati a capire quale è la strada da percorrere. Allora ecco che al genitore viene richiesto di dare regole e confini. Non per il gusto sadico di essere “duri” ma perchè non possiamo delegare ai figli stessi il compito di capire quale strada scegliere se di strade non ne conoscono. Ad ognuno il proprio ruolo. Altrimenti si crea una grande confusione e ci troviamo tra qualche anno a chiedere aiuto a Tata Lucia.I bambini piangono per mille motivi e se un genitore è sicuro e maturo ha la forza di lasciarlo piangere standogli vicino per rassicurarlo ma non per farlo smettere a tutti costi perchè quella è paura. Qui parlo per esperienza personale: tirare fuori una tetta nel lettone trenta volte a notte lo facciamo non per teorie sull’amore ma, diciamo la verità a noi stessi, per stanchezza! Son troppo stanca per aiutarlo a dormire tutta la notte.
    Ora Sofia ha iniziato a dormire un pò di più e vi assicuro che io e mio marito l’abbiamo aiutata e la stiamo aiutando con molto molto amore. Ma sono una persona e ho altri figli e non posso essere onnipresente per tutte e tre sempre. Per di più durante il giorno Sofia è più rilassata, io son più energica, sorridente e disponibile, mio marito meno stanco e più paziente e le altre figlie di riflesso meno capricciose.
    E’ più sano e più coraggioso dire un “Non ti sopporto più figlio mio” che continuare ad essere persone esauste continuando a ripetere all’infinito “Lo amo lo amo lo amo”. Non fa bene a nessuno!

  12. viola scrive:

    Marica io sono d’accordo quando dici che “Educare vuol dire (almeno per me) aiutare il o i propri figli a crescere sereni, sicuri e capaci di affrontare il mondo. Per farlo hanno bisogno di essere contenuti e protetti, ma anche guidati, sostenuti e incoraggiati a capire quale è la strada da percorrere.” Però scusami un bambino di 2 mesi non è molto differente da uno di 6! non parliamo di 6 ANNI ma di MESI!!! Io devo rapportarmi a lui e non viceversa, e lo devo fare col linguaggio che lui conosce: il contatto fisico, il seno, le coccole, le imposizioni non è in grado di capirle. Regole e confini vanno bene ma non li posso mettere in atto con un bimbo che non sa parlare/ragionare/camminare/mangiare/ecc ecc già DA SOLO. Prima lui deve conquistare queste indipendenze “fisiche” e solo dopo potrò dargli delle regole diciamo così “educative” (questo si fa, questo non si fa). Se nei suoi bisogni primari e fisiologici come dormire, mangiare, relazionarsi agli altri per esempio, ha delle difficoltà oggettive (e il pianto ne è la dimostrazione poichè non ha altro modo per esprimersi), io non posso appellarmi a delle regole che mi sono auto-imposta di applicare a priori. Il bambino così imparerà che i suoi disagi deve tenerseli per sé e prima o poi smetterà di segnalarmeli col risultato che sì, smetterà di piangere, ma imparerà a tenersi tutto dentro, a REPRIMERE le sue emozioni, a mettere a tacere i suoi bisogni anche affettivi. Questo è molto grave! Le conseguenze sul suo equilibrio psichico prima o poi si manifesteranno a livello emotivo e a livello fisico (la maggior parte delle malattie ha una causa scatenante di tipo psicosomatico per esempio). L’amore della mamma non serve a un tubo se è passivo – della serie: dò delle regole ma lo guardo con amore – deve essere ATTIVO in tutto e per tutto. E guarda ti assicuro che non è assolutamente una strada facile, ci vuole una pazienza infinita a essere sempre operative h24. Io ho scelto di essere madre, di amarlo e crescerlo nella buona e cattiva sorte perchè mai dovrei lasciarlo piangere se ha bisogno di me? Troppo facile girarsi dall’altra parte perchè “deve” imparare da solo…

  13. Lucia scrive:

    Io credo molto nel seguire il nostro istinto di mamma, come ho già detto, in fondo noi siamo dei mammiferi e così i nostri figli… spesso le cose sarebbero più facili se lasciassimo fare a quella parte di noi che “non pensa”, ma che agisce col cuore… Come dice Michel Odent, il nostro piccolo è un mammifero, prima di tutto, e come sostiene anche Gonzales, il piccolo di uomo non è molto diverso dai cuccioli di altre specie… Certo non si può crescere come “animaletti”, ma credo che a 6 mesi o 1 anno non si possa spiegare con successo ad un bambino che deve dormire da solo e “non rompere” ai genitori se si sveglia, se fa un brutto sogno, se ha mal di pancia anche solo per pochi secondi… Finché non capisce il senso di certe cose, secondo me è inutile e dannoso dare delle regole, ma sicuramente possono funzionare come condizionamento. Sicuramente mia figlia continua a svegliarsi perché non ha ricevuto un’educazione repressiva e sa che ogni sua richiesta di aiuto, sia anche solo per sentire che siamo accanto a lei, riceverà una risposta: questo sì che la aiuterà a crescere sicura, sicura che le sue esigenze sono importanti, che ricevono ascolto, e che lei è capace di comunicare efficacemente coi suoi genitori.
    Credo anche io che la nostra società non ci dia il tempo di vivere appieno la maternità, ma per fortuna io sto a casa con mia figlia e il pomeriggio posso riposare con lei, se ne ho bisogno, e mi posso ricaricare.
    Barbara dice che è più facile prendersi il bambino in braccio che dire un no… è sicuramente vero, ma ti sei chiesta perché? Perché il dire no, se il bambino è ancora piccolo, va contro il tuo sentire più profondo, solo questa è la risposta. Perché bisogna forzare tutto e tutti per riuscire a fare qualcosa che verrà da solo col tempo? So che il mio istinto mi dirà anche quando è il momento giusto per aiutare mia figlia a dormire da sola, per distaccarsi lentamente da me, e probabilmente lo farà già da sola senza che io debba pensarci. Tutti i bambini crescono!

  14. Barbara scrive:

    Una riflessione sulla mamma..
    Mamma sufficientemente buona.. diceva un saggio psicologo..
    Mamma viva, spontanea, in conflitto, mamma che impara ad essere mamma del suo bambino.
    Perchè i bimbi non sono tutti uguali e tutte uguali non sono le risposte. Condivido con Lucia che l’istinto è ciò che ci guida, perchè è vero siamo dei mammiferi.
    Sbagliamo, eccome.. e meno male.. non sia mai che il nostro piccolo cresca senza sperimentare che gli errori si fanno e si riparano.
    La mia bimba, dicevo, dorme bene in questo periodo, nel suo lettino ed in camera sua. E’ una scelta nostra, certo, ma vediamo che lei la vive bene. Ci addormentiamo insieme, noi tre, nel lettone dopo aver letto i suoi libretti e raccontato una storiella (che lei richiede, vuole la “tolia”). Maddalena ha bisogno di un momento con mamma e papà, in un luogo che è un po’ suo e un po’ nostro. Non amo riceverla nel lettone tutta la notte, perchè desidero che rimanga uno spazio mio e di mio marito, ma è una scelta personale, valida come tante altre. Maddalena però sa che se ha qualcosa che non va, lo spazio per lei c’è. E non se ne approfitta, come dicono altri “illustri esperti”, è una bambina che esprime dei bisogni e riceve delle risposte. tutto qui, ora giuste ora un po’ meno, ma sempre risposte sincere, ed istintive.

  15. Elena scrive:

    Carissime mamme (e papà!),
    mi chiamo Elena e ho una figlia, si chiama Chiara e ha 15 mesi.
    Ho avuto una gravidanza serena, a parte qualche preoccupazione legata alla tiroide, mentre ho vissuto con moltissima ansia tutto quello che è poi venuto dopo. Il travaglio è stato eterno, ma io mi sentivo ancora pressochè “onnipotente”…poi, alle 3 di un sabato notte, è nata Chiara, una bimba bellissima. Bellissima. Ho trascorso i primi tre giorni dopo il parto ad ammirare questa creatura, senza mai dormire, in preda solo all’amore e all’adrenalina. Poi sono iniziati i giorni, anzi i mesi, più difficili della mia vita. Chiara si attaccava al seno regolarmente, ma il suo peso calava vertiginosamente; il mattino del suo terzo giorno di vita, la trattengono al nido dell’ospedale per delle “analisi”. Solo in seguito, scoprii che le avevano fatto l’elettrocardiogramma e altri esami per un principio di cianosi. Dal nido dell’ospedale mi dissero che il suo cuore non batteva regolarmente. Mi sentivo morire. Iniziarono a dirmi che la montata lattea tardava ad arrivare, che probabilmente non avrei avuto latte, che dovevano prevedere una “giunta” di latte artificiale. Tornai a casa distrutta, passavo le notti a controllare che mia figlia respirasse e la attaccavo continuamente al seno. La tenevo sempre con me, nella fascia, sentendomi una fallita anche solo perchè non riuscivo ad indossare la fascia da sola ma avevo sempre bisogno di mio marito. Piangevo in continuazione e telefonavo a decine di pediatri consigliati dalle amiche attendendo rassicurazioni sul fatto che mia figlia avrebbe potuto nutrirsi del mio latte. Ero distrutta, i minuti mi sembravano secoli e le giornate non passavano mai. Dopo due giorni dalla dimissione, era prevista la visita di controllo al reparto di neonatologia dell’ospedale. Con mia immensa gioia, Chiara è cresciuta, ha preso 130 grammi in due giorni! La neonatologa mi spiega che la bimba può aver incontrato una crisi, che però “ha superato da sola”. Io piango, piango ancora ma di felicità, a pensare a quell’esserino meraviglioso che con le sue sole forze è riuscita a sopravvivere. Da quel momento non la stacco praticamente più dal mio seno, di notte mangia ogni ora e io la guardo costantemente pensando “ti prego, cresci”. E Chiara cresce, sempre più bella, prende più di tre etti a settimana ed è sempre più meravigliosa. Però si sveglia in continuazione, di notte e di giorno, e mangia sempre. Io, nonostante i successi dell’allattamento, mi sento depressa come non mai. Non dormo mai, non riesco quasi nemmeno ad andare in bagno, la doccia inizia a diventare un lusso e come il mio corpo si allontana da mia figlia, lei inizia a strillare. Mi ostino a non darle il ciuccio, terrorizzata all’idea che impari a ciucciare quello e non ne voglia più sapere del mio seno. Inizio a ripetermi che forse ho sbagliato, che dovevo staccarla da me e abituarla a stare anche con gli altri, che portandola sempre nella fascia non le sto insegnando a sentirsi “autonoma”, anche da un punto di vista fisico. La maggior parte dei pediatri che contatto, mi dicono di darle un biberon di latte artificiale alla sera, in modo che dorma più ore di notte e io possa riposare, ma io mi sento morire al solo pensiero e mi ripeto frasi tipo “non sei nemmeno riuscita ad allattare”, quando intorno a me vedo solo madri perfette, che allattano i loro figli fino a due anni e alle quali non pesano affatto i continui risvegli notturni. In preda allo sconforto, decido di non rientrare al lavoro, prendo tutto il periodo di maternità facoltativa, più due mesi addirittura a stipendio zero, previsti dal nostro contratto. Chiara ha ormai nove mesi e si sveglia ancora per mangiare di notte. Le altre mamme mi guardano scandalizzate quando dico che non riesco ad allattare sdraiata e che non dormo mentre lei ciuccia. Io sono uno straccio. Ricorderò sempre di aver incontrato una vicina di casa di mia suocera, la quale, florida e serena, mi dice che continua ad allattare suo figlio di 14 mesi “soprattutto di notte”. Io mi sento morire, continuo a darmi della fallita, quando in realtà mia figlia è vissuta solo del mio latte per sei mesi (poi ho iniziato lo svezzamento). A marzo di quest’anno, in preda all’insonnia e allo sconforto, ho deciso di smettere. L’allattamento mi stava consumando, non potevo continuare a non dormire e a non poter prendere nulla che mi permettesse di risolevvarmi psicologicamente. Comincio ad andare dall’analista e a fare chiarezza dentro di me. Una notte di marzo, insieme a mio marito, decidiamo di provare a non dare più a Chiara il mio latte di notte. E’ vero, Chiara ha pianto, forse per un minuto, un minuto e mezzo. Poi si è riaddormentata. La notte successiva ha piano di nuovo, forse per trenta secondi, poi si è di nuovo addormentata, e ha finalmente iniziato a capire che di notte si dorme. Ora, che ha 15 mesi, ha iniziato ad andare all’asilo nido, dorme dopo pranzo e poi di nuovo dalle 21/21.30 fino al mattino alle 7.30. Sono diventati rarissimi i suoi risvegli notturni e ha iniziato ad apprezzare i riti prima della nanna della sera (il pigiamino, le favole, la ninna-nanna cantata da mamma ecc.). Io, finalmente, sto meglio. Mi sento sempre una madre incapace, ma almeno riesco a dormire, ho ripreso a lavorare, a sentire le mie amiche, a prendermi un’ora ogni tanto per me. Un paio di giorni fa è passata in ufficio il mio capo, che ha una bimba di tre mesi, ebbene, questa donna è il mio opposto in tutto: per non soffrire troppo, si è fatta fare il cesareo contro il parere del medico (sostenendo che sua figlia era troppo grossa – è nata di 3.8 chili ma mi figlia ne pesava 3.6! – è una di quelle persone che si fa fare l’anestesia totale anche solo per farsi fare un controllo dei nei!!!); sosteneva di avere poco latte (!!!), quindi le ha dato subito il latte artificiale; non sa nemmeno cosa sia una fascia portabebè e si vanta di avere una figlia bravissima perchè “l’ho abituata da subito a stare in braccio agli altri e dalla nonna e lei non piange mai”; non perde occasione per passare in ufficio senza sua figlia, “tanto la nonna è contenta di tenermela”; sua figlia non ha MAI, nemmeno per un minuto, dormito nel lettone con lei. Ebbene, sua figlia, dall’età di un mese, è in grado di addormentarsi da sola e dorme dalle 11 di sera alle 6 di mattina (e la madre si lamenta comunque, dicendo che “quando la sento che si sveglia alle 6 di mattina, un paio di anatemi glieli mando” – rendetevi conto…).
    Queste lunghissime premesse (perdonate la prolissità!) per dirvi: sono perfettamente consapevole che la mia capa faccia parte della diffusissima categoria di “mamme-orco”, come la chiama la mia analista: avere un figlio significa prendersene cura, mentre queste mamme pensano solo a se stesse e vivono solo in preda al loro profondo egoismo. E infatti sono le persone come me ad essere consumate dalla fatica, mentre lei è rilassata come non mai. Sono anche convinta che i bimbi non “nascono imparati” (!), ma che bisogna armarsi di santa pazienza per accompagnarli nel loro personalissimo percorso di apprendimento e (anche) pensare di dover insegnare loro a dormire (o meglio, innanzitutto, ad addormentarsi). Questo non significa abbandonarli a se stessi anche se piangono, ma non vuol nemmeno dire, secondo me, aspettare tre o quattro anni prima di insegnare loro che esite un ritmo “notte/giorno” e “sonno/veglia”. Non sono una madre perfetta, anzi, mi sento sempre e comunque un vero fallimento. Però penso che a furia di farci influenzare da metodi naturalistici o pseudotali, forse stiamo iniziando a dimenticare che i bisogni del bambino possono essere soddisfatti laddove non iniziano a minare la stabilità emotiva e psicologica di mamma, papà e bambino stesso. Questo non significa trasformarsi in “orchi” (come la mia capa), ma imparare insieme e crescere insieme. Questo ve lo dico in base alla mia esperienza, e continuo ad ammirare le mamme che scrivono “io mi alzo in genere verso le 4 del mattino, e mia figlia dorme nel lettone con noi e se una notte non riesce a dormire, sto sveglia con lei”…tanto di cappello! Per me non dormire praticamente MAI per più di nove mesi è stato un vero trauma: ho perseverato con l’allattamento, con la fascia, con tutto ciò che ritenevo giusto e sano per mia figlia, sono convinta di aver fatto bene e non ho mai imposto a mia figlia metodiche che prevedessero l’evitare, ad esempio, che lei mi accarezzi i capelli per rilassarsi (cosa vietatissima dal famoso libro “Fate la nanna” che rappresenta una sorta di Bibbia per tante mamme orche – compresa Alena Seredova!); e sono anche sicura che la figlia della mia capa, della quale lei si vanta tantissimo, sia e sarà sempre centomila volte più triste di mia figlia, ma sono anche convinta che ai figli è necessario, ad un certo punto, dare dei limiti. Altrimenti da grandi non saranno certo insicuri, ma forse (peggio) convinti di poter avere tutto e incapaci di reagire alle frustrazioni senza aggressività.
    Grazie per tutti i vostri magnifici contributi e spunti. e grazie se siete riusciti ad arrivare al fondo del mio lunghissimo scritto!
    Un abbraccio a tutti,
    ELENA

  16. Cristina scrive:

    Care colleghe mamme e cari papà (che son contenta di vedere partecipi in questo blog),
    ho letto i vari commenti e mi son trovata in sintonia con tutti…
    Sembrerà strano, certi sono talmente contrastanti, ma sinceramente io credo che non esista un modo più corretto di un altro di gestire il rapporto genitore-figlio; semplicemente son convinta che ognuno rispecchi la cultura, la personalità, il mondo interiore del genitore.
    Mi son trovata in sintonia con tutti non perchè io son poco strutturata, ma perchè in ogni riga ho percepito amore!
    Io sono mamma, “mamma-ciuccio”, da sette mesi.
    Ho seguito il mio istinto e ho dato al mio cucciolo tutto l’amore a la comprensione che ho potuto. E continuerò a dargli tutto questo per la vita.
    Il mio Alessandro si sveglia parecchio durante la notte e fino ad ora ho fatto appunto la “mamma-ciuccio”. Che meraviglia il calore del contatto e le carezze che ci scambiamo durante la notte; però ora credo che sia giunto il momento di iniziare a “separare” i nostri corpi.
    SENTO che così staremo ancora meglio entrambi.
    Lui cresce e io credo che inizi ad aver bisogno di differenziarsi da me, e di raggiungere a piccoli passi la sua autonomia di “personcina nel mondo”! Daltronde stiamo già lavorando insieme sull’alimentazione, sulla scoperta del mondo tramite il gioco…
    Io vorrei tanto leggere qualche consiglio.

    p.s.:complimenti per il blog!

  17. Lucia scrive:

    Solo una cosa, Cristina: perché mamma-ciuccio? Il ciuccio è stato inventato proprio per sostituire la mamma, i piccoli ne fanno volentieri a meno se hanno la mamma a disposizione… quindi perché mamma-ciuccio? Non sarebbe più bello dire mamma-mamma? A me l’espressione mamma-ciuccio sa tanto di svalutante per le mamme…

  18. Lucia scrive:

    Volevo anche dire ad Elena: io credo che i nostri non avranno problemi a tollerare le frustrazioni che man mano si presentano nella vita, e sapranno reagire senza aggressività, proprio perché sono stati accolti nelle loro esigenze nella prima infanzia. In fondo di occasioni di frustrazione e di limiti ce ne sono tantissime, fin dai primi mesi: io ho fame e la mamma è sotto la doccia, io ho mal di pancia e la mamma non capisce, non posso mordicchiare il filo della tv, ecc… Credo che ad ogni mamma capiti di “far piangere” il proprio bambino, perché non può sempre essere presente e in sintonia col bambino e permettergli di fare qualsiasi cosa, ma quello che proprio non mi va giù è che si decida di far aspettare e piangere il bambino per principio, perché “deve imparare”…

  19. Elena scrive:

    Ciao Lucia,
    sono d’accordo con te…quelle che dicono che i figli bisogna lasciarli piangere perchè “hanno solo dei vizi”, sono le famose mamme orche!!!…una cosa che non vi ho detto della mia capa è che sta già svezzando la figlia (che ha 3 mesi)…!!! Ora basta, però, perchè sto trasformando questo blog in un’invettiva contro la mia capa…!!!
    Ciao, a presto

  20. Daniele scrive:

    Viola,
    mi spiace, ma anche “[...] un bambino di 2 mesi non è molto differente da uno di 6! non parliamo di 6 ANNI ma di MESI!!! ” non mi trova assolutamente concorde.
    La differenza d’età non è assoluta ma RELATIVA, ergo uno di 6 mesi HA IL TRIPLO DELL’ETA’ DI UNO DI DUE. La curva di apprendimento cognitivo credo sia un concetto abbastanza diffuso: la differenza due-sei mesi non è assolutamente paragonabile alla differenza trent’anni-trent’anni e quattro mesi, pur essendo la differenza in senso assoluto identica.
    E la curva d’apprendimento non è legata ovviamente alla sola sfera cognitiva, ma anche alla sfera relazionale e emotiva. Beninteso: NON sto dicendo che un bimbo di sei mesi può fare a meno della mamma, non mettetemi in bocca riflessioni che non mi appartengono. Ma non accetto proprio l’equazione “bisogni di un bimbo di due mesi UGUALE bisogni di un bimbo di sei mesi”, perché le necessità e le richieste sono diverse. Vedasi ad esempio il riferimento alle “quattro fasi dell’attaccamento nella famosissima teoria di Bowlby, per intenderci…
    Non mi risulta (ma disponibile ad essere smentito, beninteso) di studi seri che dimostrano che a due e sei mesi le necessità sono le stess.
    Qui tra l’altro si ricollega il mio intervento precedente dove ti chiedevo la tua posizione rispetto alla famiglia con più figli, che rappresenta la mia concezione di unità familiare naturale, proprio per il fatto che con la rapida evoluzione dei primi mesi la mamma si prepara biologicamente alle successive gravidanze.
    Secondo punto: “Regole e confini vanno bene ma non li posso mettere in atto con un bimbo che non sa parlare/ragionare/camminare/mangiare/ecc ecc già DA SOLO. Prima lui deve conquistare queste indipendenze “fisiche” e solo dopo potrò dargli delle regole diciamo così “educative” (questo si fa, questo non si fa).”
    Certamente conosci la teoria naturale che prevede il non ricorso al pannolino: esattamente come gli altri mammiferi nessun “contenitore” o “confine” per i propri bisogni, ma – proprio come dici tu – il pargolo conquista queste indipendenza “fisiche” nella più assoluta naturalità. Al di là di ogni ragionevole comodità adulta nell’uso di un pannolino (sia esso sintetico, di cotone o ciripà). Tu davvero hai posizioni così fondamentaliste? Se è così in ogni caso le rispetto (non le condivido, ma le rispetto), e ti invito a condividere questa esperienza che mi incuriosice. Se invece anche tu, in fondo, “medi” tra le comodità, ritengo a maggior ragione che tutte le posizioni espresse sinora meritino considerazione e rispetto, e il tuo additarle come foriero di malattie psicosomatiche mi sembra francamente allarmistico e poco rispettoso delle altrui posizioni (ribadisco: non in senso assoluto, ma in riferimento a quanto letto, perché NON ho letto di deprivazioni della relazione o comportamenti anche solo riportabili ai cosiddetti “stili insicuri”).

    Infine, ultimo punto, quando dici “L’amore della mamma non serve a un tubo se è passivo – della serie: dò delle regole ma lo guardo con amore” e “Troppo facile girarsi dall’altra parte perchè “deve” imparare da solo…”: queste sono posizioni e comportamenti che francamente non ho letto in NESSUNO dei commenti e delle posizioni proposte finora…

    Ringrazio tra l’altro anche Cristina e Elena con i due bellissimi contributi alla discussione (Elena: sì, commento lungo, ma sono arrivato con estremo piacere fino al fondo! :-) ), che mi sembra di poter condividere assolutamente: quel che emerge traversalmente è un forte amore per i propri cuccioli – seppur vissuto in maniere diverse – , e ciò è di per se’ quantomeno un valido punto di partenza. Dopodiché credo in una SACROSANTISSIMA regola che trovo nelle parole di Elena e Cristina (se ho compreso le loro posizioni): è FONDAMENTALE SAPERSI ASCOLTARE, al di là di (anzi: rifuggendo con consapevole raziocinio) ogni moda talebana del momento, sia essa il ritorno al comportamentismo più becero o l’attrazione olistica per l’ormai prossima Era dell’Acquario (sto ovviamente estremizzando le due posizioni principali che mi par di intravedere in questa lunga e interessante discussione).

    Infine – e anch’io sono prolisso :-) – mi complimento con Lucia e il suo uomo, che in un attimo hanno generato un blog così “acceso” e con un così interessante dibattito…il web marketer che è in me nutre assoluto rispetto per questo rapido risultato! :-)

    Abbracci ai genitori tutti. :-)
    dani

  21. viola scrive:

    daniele non ho purtroppo il tempo di leggere tutto, ho visto che mi citi più volte e mi “smonti” frase per frase. Ti rispondo brevemente: sono mamma di 2 bimbi, uno quasi 3 anni, l’altro 1 anno (hanno 20 mesi di differenza). Io a differenza tua condivido molti concetti che hai espresso e li considero per quello che sono, commenti ad un blog che ha generato commenti polemici al messaggio che vuole trasmettere. In questi termini devi leggere anche tu il mio intervento, io non sono nè una talebana nè una mamma più brava di altre (ci mancherebbe!), ho solo messo in risalto degli aspetti – anche estremizzando, per carità – ma non posso accettare che a 6 mesi venga fatto passare per normale, o addirittura preferibile lasciar piangere il bambino perchè deve imparare ad autogestirsi! I bambini sanno autogestirsi benissimo, siamo noi che dobbiamo accostarci a loro con infinita sensibilità per capirli, e se piangono vuol dire che noi dobbiamo accorrere in aiuto e capirli ancora di più. Essere in contatto con il bimbo…questa è l’unica “regola” se proprio dobbiamo averne una. Riguardo le famiglie numerose…io sono molto a favore delle famiglie numerose, non ho certo deciso di fermarmi a 2 :) ma qui il discorso si fa troppo lungo e perdiamo di vista l’argomento dell’articolo in questione, sottolineo solo che per mamma al 100% NON intendevo assolutamente mamma di un figlio unico, intendevo mamma (anche) di un gruppo, cioè una mamma che fa la mamma senza pensare a lavoro, carriera, estetista, viaggi o quant’altro possa allontanarla fisicamente ed emotivamente dai suoi cuccioli. Scusa ora devo scappare perchè appunto mi chiamano ;)

  22. Marica scrive:

    Ciao Viola, per ragioni di chiarezza: Daniele è mio marito. Qualcosa in più su di noi, per non farci percepire diversi da come siamo. Come professioni, Io sono una educatrice e mio marito psicologo del lavoro. In questo momento io lavoro in casa (faccio la mamma) perchè di lavoro ne ho davvero tanto.Abbiamo tre figlie di 19 mesi di differenza tra la prima e la seconda e 18 mesi tra la seconda e la terza. Hanno 4 anni, 2 anni e mezzo e 9 mesi. Siamo iscritti a Servas, un’associazione internazionale che ci permette di ospitare ed essere ospitati da gente di tutto il mondo in un modello di vita cosmopolita e pacifista.
    Viviamo in un cascinale e le nostre figlie vivono potendosi esprimere liberamente sia vocalmente sia fisicamente. Cioè possono gridare, cantare, vestirsi da fate e da principesse, correre per i campi (d’estate anche nude! emma non ama stare vestita e talvolta si sveste completamente), fare i colori a dita, aiutano a dare da mangiare alle galline e sanno fare il pane. A scuola vanno volentieri, sanno instaurare relazioni forti con gli amici. Talvolta dormono fuori casa (ovviamente le 2 più grandi) felici e contente di poterlo fare (vanno dai nonni, dalla zia e da una coppia di amici). La notte dormono bene. Mangiano e assaggiano volentieri di tutto.
    Sono state allattate entrambe fin verso i 15 mesi e la terza è ancora in pieno allattamento.
    A casa nostra ci sono delle regole ben precise che ci aiutano a vivere al meglio. Si va a nanna alle 20.30. Questo per vari motivi: i bambini fino almeno agli otto anni hanno bisogno di molte ore di sonno per poter affrontare al meglio la giornata, e ci da a me e mio marito la possibilità di avere un nostro spazio di coppia che per noi è fondamentale.
    Ogni tanto o io o mio marito(anche se capita meno) o in coppia si esce senza figlie perchè anche noi adulti siamo importanti.
    Poi si devono rispettare le persone (quindi anche le sorelle), il cibo e la natura.
    Si assaggia un pò di tutto e non si può dire “che schifo”.
    Si guarda poca televisione.
    Si mangia tutti insieme seduti composti senza tv e chiacchierando della giornata trascorsa.
    Si fanno i giochi da tavolo insieme tutti e 4, in attesa che anche la terza cresca un pò e la sera prima di nanna si legge una favola tutti insieme.
    In vacanza si va tutti e 5.
    Perchè dico tutto questo?
    Perchè fin’ora si è teorizzato molto e parlato in termini concreti poco.
    Non credo che queste regole siano fuori dal mondo e credo siano condivisibili. Per lo meno la nostra famiglia vive bene così!
    La nanna?
    Verso i 9 mesi aiutiamo le nostre bimbe a dormire nel loro lettino e tutta la notte. Finchè poppano stanno nel lettino vicino a me poi passano nella loro stanzetta. Come funziona questa terribile educazione alla nanna?
    Il rito è sempre uguale tutte le sere (giochi, baci, coccole, cambio del pannolino), poi c’è la poppata, finita la quale la pupa viene fatta stendere a pancia in giù nel suo letto, Io le poso una mano sulla schiena e l’unica cosa che non le permetto è di alzarsi in piedi.
    Piange arrabbiata le prime due sere circa. Io non urlo e non la sgrido. Le parlo con dolcezza, ma non la faccio alzare. Dopo due sere non piangerà quasi più e, più le sere passano, più lei si addormenta facilmente e senza aiuto. Di notte si sveglia ancora una o due volte; le do la tetta e poi la rimetto giù.
    Capita che le due grandi si svegliano di notte e io o mio marito andiamo da loro. Ma capita sporadicamente! Tutto questo non credo sia così terribile e le bimbe sono serene (questo è quanto dicono anche le insegnanti! e non solo io e mio marito).
    Vedo molta confusione tra le mamme che incontro tutti i giorni:
    vedo bimbi con il ciuccio fino ai 6 anni e pannolini che non vengono tolti fino ai tre e anche oltre. Si va a danza moderna con il biberon pieno di latte…Vedo bimbi che non sanno dove sono i confini e quindi fanno mille capricci mentre avrebbero bisogno di un no secco e autorevole (non autoritario).

    Siamo genitori orchi? Noi crediamo di no: abbiamo solo trovato la “nostra” formula di essere genitori.

    Un abbraccio a tutti, e … “buona genitorialità”! :-)

    Marica (ps: passate a trovarci di tanto in tanto…o in presenza in cascina – la porta è sempre aperta! – oppure anche solo sul nostro blog di famiglia… http://sonoinminoranza.blogspot.com/ )

  23. Cristina scrive:

    Cara Lucia,
    sarà anche svalutante (non per me), ma rende così tanto l’idea!
    Io adoro essere “mamma-ciuccio”; amo dare conforto, serenità e sicurezza al mio bimbo con il mio seno.
    Ho capito che intendi dire tu, ma ormai mi definisco così da tanto e lo faccio in maniera ironica, non di certo frustrata.
    Qualche consiglio è arrivato, grazie Marica!

  24. Roberta scrive:

    Elena ciao, innanzi tutto grazie per la tua testimonianza. Poi vorei dirti che non hai nulla da ammirarmi, non mi sento nulla di più che mamma come ognuna di noi, con i miei scleri e il mio amore.
    Io capisco che il discorso nanna-pappa-pipì ecc porti sempre diacussioni interessanti. Io ho solo una bimba per ora, se la natura desidera, ne arriveranno altri e dovrò per forza reinventarmi, non credo che un altro figlio possa essere uguale a Matilde. Lei è una bimba con poco sonno, da sempre, posso mica obbligarla a dormire se sonno non nè ha. E viviamo in campagna, sta fuori tutto il giorno (beh ora fa un po’ freddino), gioca con gli animali e i bimbi, impastiamo, ma di dormire non è mai tempo. Per fortuna notti in bianco, in 20 mesi, le posso contare sulle punta delle dita di una mano, ma cmq è da poco che fa 5 ore di seguito senza svegliarsi. Il prossimo chi può dirlo?
    Sicuro che è più comodo avercela nel lettone, quando è nata che non riuscivo ad allattarla, oltre la depressione che avevo, dovevo alzarmi ogni 2/3 ore, prepararle il bibe, darglielo, ruttino… vuoi mettere? Ora praticamente quasi non mi sveglio, e cosa c’è di male se tutti siamo più sereni così? Lei non piange perchè obbligata a stare dove non vuole, credo significhi che lì, tra mamma e papà, ci sta bene. Abbiamo il side-bed (il suo lettino senza sponda attaccato al nostro) e alle volte mi son svegliata che lei era nel suo lettino e io non me ne ero neanche accorta.
    Mi infastidisce un po’ sentire che chi dorme col proprio figlio o cerca di recuperare un istintività soffocata è preda di mode o altro, o che cerco di delegare a mio figlio la scelta della strada da intraprendere. Io cerco di lasciarla libera di esprimersi. Per me ci sono dei momenti in cui vuole più tetta la notte perchè HA BISOGNO di più tetta la notte. PUNTO.
    Mia figlia si è autosvezzata, mangia di tutto, ma se una sera non ha fame, o vuole la tetta invece che la minestra o vuole scendere scende. Credo che nell’esempio, nella condivisione, ci siano le regole fondamentali dei limiti e del rispetto. Forse sono un’illusa o un’ingenua o addirittura una stolta perchè ho solo una figlia ed è ancora piccola? Può darsi, ma sono abbastanza umile da credere che ogni mamma faccia il proprio meglio per il proprio bimbo, quindi sentirmi dire che sono in preda ad una corrente olistica con modi saccenti, proprio non mi va. Io credo e spero di fare la cosa giusta per la mia bambina non obbligandola e portandole rispetto.

  25. Lucia scrive:

    Io sono molto in sintonia con lo stile genitoriale di Roberta, per noi e nostra figlia è quello che va meglio, e non credo che sia frutto di una “moda” del momento. E’ solo frutto dell’ascolto di noi stessi come genitori, delle esigenze di un piccolo e del rispetto nei confronti della sua crescita. Credo che ogni bambino debba esprimere la propria individualità coi suoi tempi e modi, perché ogni bambino (come ogni genitore è diverso), quindi non credo che potrei imporre a 2 figli diversi lo stesso modo di mangiare, di poppare, di giocare o di dormire. Semplicemente perché credo che sia importante per ogni essere umano essere rispettato nella sua unicità, certo entro certi limiti, ma che vedo comunque più ampi di quelli che sono stati espressi in questa discussione. E poi (parlo da psicologa visto che sembra che sia meglio specificarlo ;-)) vorrei dire questo: certo che lo sviluppo intellettivo e fisico e emotivo non è lo stesso a 2 mesi o a 6, ma certi bisogni di rassicurazione, di vicinanza e di essere accolti (anche quando piangiamo!) ce li portiamo dietro sempre, fino all’età adulta… A nessun adulto piace essere ignorato quando piange, semplicemente perché non è ora!

  26. Elena scrive:

    cari genitori ciao,
    sono d’accordo con Lucia – di nuovo! – a proposito dei bisogni di rassicurazione e di essere accolti, assolutamente. Mi spiace che Roberta abbia colto modi saccenti nelle mie parole…io vi ammiro, sinceramente, ammiro le mamme come voi che hanno avuto il coraggio di fare propri metodi e comportamenti, insomma modi di fare, “naturali”. Ammiro le mamme che hanno avuto e avranno il coraggio di partorire in casa propria, ammiro le mamme che hanno scelto di impegnarsi per l’ambiente e per la salute del proprio piccino/a usando i pannolini lavabili e non solo, ammiro le mamme che reggono i risvegli notturni dei loro figli per anni, ammiro le mamme che sono talmente “aperte” verso il proprio figlio da riuscire ad essere così rilassate da dormire mentre il bimbo ciuccia il loro latte…davvero vi ammiro, perchè io non ce l’ho fatta. E non sono una che pensa solo ad andare dall’estetista, anzi. Sono una che antepone, da sempre, i bisogni dell’altro ai suoi, figuararsi i bisogni di sua figlia. E infatti, però, è così che mi sono esaurita.
    I commenti che ho fatto (oltre ad essere diretti verso la mia capa!!!!!) erano diretti principalmente a me, nel senso che io avrei voluto con tutta me stessa (perchè ci credevo) riuscire ad essere più “naturale”, ma non ce l’ho fatta. O meglio, ce l’ho fatta un po’, non del tutto. Purtroppo, nel mio dopoparto, ho incontrato due categorie di persone (pediatri, ostetriche, altre mamme, nonne, amiche, cognate…): quelle che mi dicevano di insistere con i metodi naturali nonostante il mio sfacelo fisico ed emotivo (anzi che quando io provavo a fare certe cose, non ci riuscivo e mi sentivo un’inetta e chiedevo quindi il loro aiuto mi trattavano come una povera scema e inorridite mi rispondevano “ma come? non utilizzi i pannolini riciclabili??”, oppure “ma come?? davvero non allatti stando sdraiata??”), e quelli che al contrario mi guardavano sempre come una scema e mi dicevano “ma cosa vuole che sia la giunta di latte artificiale? l’importante è che il bambino mangi!”, oppure “ma lei non si deve annullare! se sua figlia piange, la lasci piangere un po’! le fa solo bene ai polmoni!”.
    Io non discuto sulle scelte, discuto sul fatto che, in estrema sintesi, la mamma dovrebbe fare “come può”. Le mode diventano “mode” quando non sono “personalizzate” nè tantomeno “personalizzabili”. Io mia figlia l’avrei portata sempre nella fascia, ma si dà il caso che io sia alta poco e con i muscoli di schiena e spalle inesistenti, non posso sentirmi una MERDA se quando mia figlia pesa 8 chili non ce la faccio più a portarcela e ho bisogno di metterla nel passeggino! Oh! Perchè invece in tanti mi hanno fatto sentire una vera idiota. Sto sostenendo che i metodi naturali siano la miglior cosa per i bambini, però, ecco, se una rischia di dare di matto (come stavo per fare io) forse è il caso di trovare un equilibrio diverso, senza per forza che si colpevolizzi sempre e solo la madre.
    Si da il caso, ad esempio, che mia figlia abbia succhiato da subito e l’abbia sempre fatto bene (non ho mai avuto problemi di irritazione, ragadi o chissà cos’altro), eppure una pediatra riuscì a farmi senitre una povera inetta perchè in realtà mia figlia avrebbe comunque potuto ciucciare MEGLIO!(continuava anche a suggeririmi di utilizzare il cuscino da allattamento, che io naturalmente ho comprato, pagato 56 euro e MAI utilizzato perchè non riuscivo ad usarlo…). Ma io dico, lo so che tutto è migliorabile, però insomma lasciatemi (soprav)vivere!!!
    A proposito di mamme che pensano solo all’estetista o alla carriera, volevo solo riportare un mio pensiero: se sono sopravvissuta al dopoparto, è perchè ho ricominciato, grazie al meraviglioso supporto di mio marito, a ripensarmi come donna, oltre che come mamma.
    Grazie a tutti. Ciao,a presto,
    ELENA

  27. Lucia scrive:

    Elena, non credo che tu debba sentirti una madre inadeguata, tu sei e sarai sempre la mamma della tua Chiara, e lei ti amerà infinitamente, per tutto quello che le hai dato e anche per i tuoi errori, che commettiamo tutte e tutti. Secondo me hai cercato di fare tutto quello che potevi per darle il meglio, e ce l’hai fatta! Cosa importa se non hai usato il cuscino da allattamento? (A proposito, neanche io riesco a dormire se Vera ciuccia ;-)). Tutte cerchiamo di fare del nostro meglio, ed è proprio quello che fai tu. Poi non siamo tutti uguali, ma non per questo qualcun altro è migliore di te nell’essere mamma di Chiara. Hai trovato la tua strada, il tuo modo di essere mamma, e anche grazie a tuo marito ora sei più serena e la tua bimba può godere di una mamma più tranquilla… io sarei felicissima di questo traguardo!

  28. viola scrive:

    cara Marica, avevo intuito che tu e Daniele foste marito e moglie (o per lo meno amici) e ora capisco meglio la vostra posizione. Sono contenta per voi se avete una bella famigliola stile mulino bianco, noi non siamo nè educatori, nè psicologi, nè abitiamo in un cascinale in mezzo alla natura, io mi sono licenziata 2 anni fa per fare “solo” la mamma, viviamo in appartamento in centro città, abbiamo un cane (il terzo figlio :D ), un bel parco sotto casa, siamo comunque tutti sereni e soddisfattissimi della nostra famiglia perchè quello che abbiamo ce lo siamo conquistati da soli. Dunque? E’ forse questo che fa la differenza tra me e te? Non credo proprio. Forse la differenza è che io mi sento un po’ più umile, mi metto in discussione anche nel rapporto coi miei figli, non vado avanti come un carroarmato senza considerare il caso specifico, questo perchè ogni figlio è diverso, ogni fase di crescita di diversa, le variabili in una famiglia sono tante e più crescono i membri più crescono le variabili per ritrovare un equilibrio “su misura”. Tu dici che verso i 9 mesi (ma nel post prima dicevi 6…boh) abitui le tue figlie ad addormentarsi da sole, io non giudico, dico solo che i miei figli a 9 mesi si sono sempre addormentati attaccati al seno, e anche molto oltre i 9 mesi. Il primo ha sempre dormito tutta la notte fin dal primo mese di vita e la nanna (per questo motivo) l’ha quasi sempre fatta nel suo lettino. Il secondo invece ha sempre avuto il sonno molto disturbato, cioè lui vuole dormire ma si infastidisce facilmente (mal di pancia, digestione, aria, nasino chiuso, ecc,) col risultato che si sveglia spesso, anzi più precisamente piange con gli occhi chiusi. Così dorme ancora con noi perchè è l’unico “metodo” che gli dà sicurezza, lo accarezzo, gli offro il seno e questo per lui vuol dire “non preoccuparti, ci sono io, rilassati e torna a dormire”. Questo è il nostro equilibrio e l’ho calibrato sulle esigenze dei mie figli, intesi come singoli individui unici al mondo. Ho dovuto sacrificare un po’ il mio sonno ma che ci posso fare, sono una mamma, è giusto che sia io a “sacrificarmi”, non certo mio figlio di pochi mesi. Noi non abbiamo “regole”, abbiamo uno stile di vita, se così si può chiamare… si mangia insieme, i bimbi vanno a nanna alle 20.30, ecc ecc. Non le chiamo regole perchè sono semplici abitudini basate sui ritmi giorno/notte e estate/inverno. Nulla è imposto, tutto “arriva” da sè. In tutto questo ovviamente è prevista anche un’educazione, ci sono i NO e i SI ma non è di questo che stiamo parlando qua. Qua si parla di sonno. Ecco, io credo che voi, nonostante le regole di cui parli, siate stati soltanto molto fortunati a non avere bambine che si svegliano ogni 3 ore come Lucia. Dai vostri primi commenti sembrava che le lasciavate piangere tutta la notte, invece ora dici che non è così. Allora penso che con una bambina più esigente e bisognosa non vi sarebbe bastato imporre il vostro no finchè la addormentavate… e cosa avreste fatto? Quello che fa Lucia suppongo, visto che vi spacciate per genitori così attenti.

  29. Elena scrive:

    GRAZIE LUCIA!!!!!!!!

  30. Daniele scrive:

    Ciao viola,

    Francamente non capisco questa idiosincrasia nei nostri confronti. A maggior ragione visto che le differenze non mi sembrano poi nemmeno così ampie. :-)
    Non abbiamo intenzione di “spacciamo” in alcun modo, e se siamo risultati così saccenti ti porgo le mie più sentite scuse: non abbiamo interesse e non credo generi valore aggiunto per nessuno proseguire in questo modo la discussione.
    Pertanto nuovamente: hai le nostre Scuse se – evidentemente è così – siamo apparsi come “quelli che sanno”. Chi ci conosce nella realtà (Lucia e suo marito in primis che conosciamo bene da diversi anni) sa che siamo persone semplici e curiose, interessate al confronto e alla socialità.
    Men che meno infatti ci sentiamo “famiglia Mulino Bianco”: non so quale sia la tua percezione di tale famiglia, ma a noi fa abbastanza ORRORE: così “perfetta” e “plasticosa”!!! Lungi da noi!!! Preferiamo la nostra caotica colazione perennemente senza biscotti, e il fatto che il sottoscritto ha due-dicasi-due cravatte stropicciate che usa solo ai matrimoni.
    Peraltro ti confermo quanto ci dici: sì, riteniamo di essere stati molto fortunati a livello di sonno delle bimbe, in particolare con la prima (la terza per la prima volta nella notte appena passata si è svegliata una sola volta).
    Come già detto, se passi in canavese la nostra porta è sempre aperta per un bel caffé.

    Ciao!

  31. Roberta scrive:

    Elena mi spiace che tu abbia frainteso, non mi sei apparsa saccente, tutt’altro, non mi riferivo di certo a te!
    Ascolta, io il primo mese e mezo di vita di Matilde (a parte il parto disastroso e il fatto che alla nascita me l’avessero partata via xchè non respirava, complicandomi l’avvio dell’allattamento) ero davvero una merda come dici tu, tra quello che dicevano i parenti, quello che dicevano i dottori e quello che sentivo io, sempre troppo poco mamma, ubriaca tra quello che sentivo e quello che “dovevo”. Quando si svegliava alla notte mi capitava di provare odio, xchè non mi voleva, perchè non dormiva e io non le bastavo. La prima volta che si è attaccata è stata un emozione violenta, il primo giorno che è passato prendendo solo il mio latte mi ha fatto dire “io e lei siamo squadra, siamo invincibili”. Ho imparato ad ascoltarla. La fascia ci son giorni che me la porta e giorni che strilla se solo gliela mostro, però preferisco tenerla cmq in braccio che nel passeggino, ma perchè è la NOSTRA soluzione e a NOI va bene così (anche perchè nella mia città i marciapiedi sono impraticabili). Io ho imparato un altra cosa: tutti sono bravi a criticare e smontarti, poche persone ti danno una pacca sulle spalle e ti dicono brava, quindi fatti poca cura dei commenti altrui. Se tu ti trovi meglio coi pannolini usa e getta usali, perchè ti fai tutti questi problemi? Io ho sempre usato i lavabili, ho avuto un periodaccio e ho usato gli usa e getta, ma non per questo sono meno mamma delle altre, si fa quello che si può. Elena poi credo anche che tanto sia relativo alle difficoltà iniziali che hai avuto e che hai superato brillantemente e da quel poco che ho letto di te non mi sembri affatto incapace, anzi sei molto sensibile e hai trovato il vostro equilibrio famigliare, complice tuo marito. Lo so che non sono affaracci miei, ma mi chiedo perchè hai così poca fiducia nelle tue capacità, io immagino gli occhi della tua bimba che ti guardano colmi d’amore, come puoi dubitare di te?

  32. Daniele scrive:

    Ciao Elena,

    mi associo assolutamente all’intero pensiero di Roberta, cui peraltro rivolgo le mie scuse: immagino di essere io quello che ha mostrato saccenza e mi preme avanzare le mie scuse. Lo immagino perché il termine “olistico” è uscito in un mio messaggio (intendevo, come scritto, estemizzare intenzionalmente una posizione, così come l’altra – “il comportamentismo più becero”, che anche non mi sembra rappresentativo di nessuno in questo thread), ma lungi da me l’intenzione di giudicare proprio nessuno. Anzi vorrei esplicitare che sono IN TOTALE SINTONIA con tutto quanto espresso da Roberta poco sopra! :-)
    E come Roberta sottoscrivo che ognuno deve trovare la PROPRIA soluzione!! Come chiosa Roberta….”Immagino gli occhi della tua bimba che ti guardano colmi d’amore, come puoi dubitare di te?”

  33. Elena scrive:

    GRAZIE A TUTTI, davvero! Non sapete quanto mi fanno bene le vostre rassicurazioni!!! In effetti, lo so, sono troppo severa con me stessa…ma ci sto lavorando!!!
    Grazie ancora e alla prossima,
    ELENA

  34. marica scrive:

    Ecco perchè mi sono infervorata molto. Perchè condivido tutta questa naturalità ma poi so che leggono persone come Elena che non sono madri inadeguate ma solo persone che non sono riuscite da subito a trovare una forte rete di sostegno e così è sprofondata. E’ vi giuro che mi spiace molto perchè avere il primo figlio non è una passeggiata. Io avevo amiche meravigliose che mi hanno accompagnato ma non tutte hanno questa fortuna ed è orribile che una persona che ama totalmente il suo bimbo si debba sentire una cacca perchè da un ciuccio, o perchè rifila un bibe ogni tanto o perchè non usa pannolini lavabili.
    Un conto è svezzare a tre mesi perchè non si ha voglia di allattare o rifilare il pupo sempre ad altri (e anche in questo caso bisognerebbe capire perchè si è fatto sto figlio), un conto è riconoscere che si è persone e non super eroi e fare in modo di vivere e di vivere bene e non solo sopravvivere!
    Elena non sei una super eroina ma sei una super persona che ha riconosciuto quando era per te giunta l’ora di tornar a vivere! BRAVA! Anche la tua bimba e il tuo patner te ne saranno grati.

  35. viola scrive:

    Marica se condividi questo tipo di approccio verso i bambini perchè mai ti sei infervorata? E soprattutto perchè hai espresso il contrario? Cito le tue parole “I bambini piangono per mille motivi e se un genitore è sicuro e maturo ha la forza di lasciarlo piangere standogli vicino per rassicurarlo ma non per farlo smettere a tutti costi perchè quella è paura. Qui parlo per esperienza personale: tirare fuori una tetta nel lettone trenta volte a notte lo facciamo non per teorie sull’amore ma, diciamo la verità a noi stessi, per stanchezza! Son troppo stanca per aiutarlo a dormire tutta la notte.”
    Io proprio non capisco. Lucia ha detto chiaramente che questo è il meglio per lei e la sua bambina, perchè solo lei la conosce e ha capito che è meglio così. Nessun altro al di fuori di lei è in grado di giudicare (o meglio, capire) la sua bambina. Lo stesso vale per altri casi. Lucia e altre (e io con loro) ribadiscono soltanto l’importanza del CONTATTO col loro bambino, dove per contatto si intende proprio lo stare insieme fisicamente, soprattutto di notte se ci sono dei risvegli. Io solo così ho imparato a riconoscere le coliche (e quindi il pianto da coliche), i problemi di reflusso (e il pianto da reflusso), la fame (e il pianto da fame) oppure la semplice voglia di mamma (e relativo pianto). Per le altre persone invece tutti i pianti erano uguali e il mio bambino semplicemente non voleva dormire…. Con questo non voglio assolutamente sminuire chi non ci riesce o non vuole per mancanza di tempo, voglia, sensibilità o problemi suoi, né far sentire delle merde questi genitori, anzi tutto il contrario!!! articoli come quello di Lucia vorrebbero solo indicare una possibile strada affinchè tutte le mamme possano riappropiarsi della loro auto-stima in quanto donne e mamme e sapere che questo “metodo” fa bene a tutti. Anche perchè è opinione comune credere che il neonato si possa viziare stando in braccio o dormendo con mamma e papà (e tante altre cose assurde ma ora mi limito al discorso nanna)…questo non è assolutamente vero! Dobbiamo sfatare questi luoghi comuni dannosissimi per i bambini e divulgare il concetto di continuum! Quindi grazie Lucia per il tuo bel blog ;)

  36. Roberta scrive:

    Ho fatto un lungo cammino per arrivare all’ascolto ed accoglimento senza giudizio, ma di strada da fare ne ho ancora parecchia di sicuro. Credo in quello che sono come madre e credo che spesso chi non segue il proprio istinto mammifero (perchè è questo quello che siamo) non lo fa o per egoismo o perchè non ha attorno le persone che la sostengono. Diventiamo madri e nello stesso tempo ci vogliono donne, lavoratrici, amanti e cameriere, mentre quello che dovremmo fare è le mamme. Io sono proprio convinta che oltre alla comodità mia di dormire con Matilde, ci sia anche un suo bisogno primario di non restare da sola la notte (come stare in braccio), la composizione del latte materno è fatta con poche proteine e pochi grassi in funzione delle poppate frequenti del bambino, credo che lasciar piangere un bimbo non faccia bene ai suoi polmoni, anzi qualcuno ha mai sentito parlare di cortisolo? Credo che i bimbi estivillizzati siamo bambini coercizzati, e credo pure che l’uso del ciuccio sia sbagliato, credo che le esigenze di mia figlia siano da anteporre alle nostre, l’infanzia è così breve rispetto a tutto il resto della vita. La casa è nostra e anche il letto è “di famiglia”.
    Ma poi ognuno faccia ciò che vuole, ovviamente. Daniele onestamente non ricordo se l’hai scritto tu o tua moglie, però ti dico che mi ha infastidito il voler “smontare” il nostro sentire la maternità solo perchè differente, come a sminuirlo per apparire “meglio”. Io continuo ad essere dell’idea che ogni genitore faccia il proprio meglio per il proprio figlio, però vorrei sapere se senza i miliardi di condizionamenti, le scelte sarebbero le stesse.
    Elena mi spiace davvero che tu abbia dovuto vivere i primi mesi della tua bambina con tutta questa angoscia, mi spiaace molto, non sono fatti miei lo so, ma se hai volgia fatti un giro in questo sito e forum:
    http://www.nontogliermiilsorriso.org

  37. Lucia scrive:

    Non condivido tanto l’espressione “tornar a vivere”… che vuol dire, che quando si fa la mamma non si vive? A parte che anche dopo Elena ha continuato a fare la mamma… ma dire così sembra che sia una condanna fare solo la mamma! Scusa la precisazione Marica, sicuramente non intendevi questo, visto che tu ne hai 3 e ne vuoi altri ;-)

  38. Lucia scrive:

    Grazie Viola, spero che questo blog possa diffondere un po’ di più il concetto del continuum, questo modo di accogliere i nostri figli in modo che da grandi possano creare una società migliore, oltre naturalmente ad essere più sereni! Naturalmente grazie a tutte/i voi che animate le discussioni!

  39. Cristina scrive:

    Alessandro è un bambino che piange poco.
    Un’attenta puericultrice all’ospedale mi disse che ero fortunata, ma che avrei dovuto drizzare delle antennine particolare per “mettermi in ascolto” del mio bambino.
    Alessandro ha una personalità sensibile e delicata, un tesoro raro.
    Ma rischia di diventare un adulto che si tiene tutto dentro.
    Io non ho mai aspettato le sue lacrime, ho sempre cercato di capire i suoi bisogni perchè gli arrivasse il messaggio che questi sono importanti.
    Cresce bene, è allegro, vivace e molto socievole.
    Sono fiera di me!
    La notte, prima, dormiva anche sei ore di fila, ora ha più bisogno di me e io ci sono. E’ un bambino.
    Piano piano lo aiuterò a dormire tutta la notte, perchè è importante.
    Questo è il mio pensiero.
    Ora il punto è questo per me: come si aiutano i bimbi a raggiungere questo traguardo? nessuna fretta, ok, come in tutte le cose. Ma noi possiamo indirizzarli in qualche modo? Possiamo iniziare pian pianino a inviare piccoli segnali di sostegno?

  40. Lucia scrive:

    Ti dico quello che penso io: i bambini sanno dormire, perché è uno dei loro bisogni primari, come quello di mangiare. Il sonno cambia, come ti sei già accorta, durante lo sviluppo, in modo assolutamente individuale per ogni persona. Ci sono bambini che prima dormono di più e poi iniziano a svegliarsi di più, ci sono quelli che non dormono per mesi e poi iniziano a farlo… e ci sono anche quelli che dormono molto (di seguito) fin da subito. Quello che è certo è che prima o poi dormiranno tutta la notte!
    I bambini hanno un tipo di sonno diverso dal nostro, per esempio quando si addormentano passano in fase REM, mentre gli adulti passano subito al sonno profondo: questo significa che se te vai subito appena si addormenta il bambino, è quasi certo che dopo pochi minuti si sveglierà, perché in fase REM basta un rumore, uno stimolo qualsiasi, e il piccolo si sveglia. Io credo che si possano soltanto favorire le condizioni per cui il bambino senta che si sta avvicinando l’ora di andare a letto, che è notte, che si dorme, che c’è silenzio, cercando di non disturbare il suo sonno e magari anticipandolo con qualche rito che gli faccia piacere e che gli faccia riconoscere che cosa sta per accadere (la nanna). Il resto verrà da sé, con pazienza, proprio perché ognuno di noi ha i propri tempi e modi di stare al mondo. Sarebbe bello se i bambini dormissero da subito tutta la notte, ma ci sono dei motivi fisiologici ed evolutivi per cui non succede, per cui ti rimando di nuovo (a costo di apparire noiosa!) alla lettura di “Besame mucho” di Gonzales, è spiegato tutto in modo molto chiaro e anche divertente!

  41. Roberta scrive:

    e anche Genitori di giornoe di notte di Williams Sears edito da La leche League (non per dire ma il pediatra in questione ha 8 figli e il letto condiviso, credo che l’intimità di coppia sia riuscito a trovarla più che bene ;-))

  42. Cristina scrive:

    Ora che Ale dorme un pò di più durante il giorno avrò un pò di tempo per riprendere le mie letture. Io adoravo leggere prima di dormire, ma per ora in camera da letto non si può accendere l’abatjour!
    Comunque credo che qualcosa sia stato frainteso nel mio precedente scritto…io non ho mai messo in dubbio la capacità innata dei bimbi a dormire, ho infatti parlato di aiuto e sostegno, non di insegnamento.
    Le abitudini sono importantissime, danno sicurezza, i bambini sono molto abitudinari, infatti anche qui si parla di riti pre-nanna. Il silenzio che facilita l’abbandono. Questi sono aiuti o no?
    Io credo che anche abituare il bambino a dormire nel suo lettino possa essergli di aiuto. Nel lettone può essere disturbato dai nostri movimenti, e poi sente il mio odere che, dicciamo la verita, un pò lo “allupa”! Io noto che Ale dorme più a lungo nel lettino, il problema è che poi quando si sveglia finisce nel lettone con noi e io spesso mi addormento mentre lo allatto.
    Forse più in là anche la cameretta può essergli di aiuto, decisamente meno disturbata…anche dal papà che ogni tanto russa!!!
    Lunedì corro in libreria ;-)

  43. Roberta scrive:

    ti sei spiegata benissimo, credo che Lucia abbia ribattuta sul onno dei bambini che è differente al nostro solo per “far metter l’animo in pace” ad alcuni genitori!
    Credo che ognuno trovi le propriie di abitudii, tanti suggeriscono il bagnetto, ma se lo facessi fare a Matilde sarebbe peggio perchè l’acqua la diverte ed eccita troppo, le fiabe? e come si fa a farla stare buonina mentre gliele leggo? Prima ci voleva il buio e il silenzio, poi ho visto che ad un certo punto, quello che la aiutava non serviva più e abbiamo trovato altre strade. Ora ad esempio dopo la cena gioca avanti ed indietro per un bel po’, quando inizia a grattarsi l’occhio si fa pipì, ci si mette il pannolo e poi tetta su una sedia a dondolo (ce l’ho ancora in braccio) mentre io mi concedo un oretta al pc, poi nel letto con noi e se va bene tira 5 ore senza svegliarsi, poi mega poppata a destra e a sinistra, coccole, nanna, domani è domenica… Se mi sveglio prestissimo cerco di anticipare i tempi, ma se non ha sonno io vado a letto e lascio che giochi con il papà, anche se è un continuo venire in camera a controllare cosa faccio! Ormai è abituata ai nostri giri nel letto, o mglio suo padre si sta abituando perchè sia io che lei ci muoviamo parecchio e noi ci siamo abituati al russare del papà. Perchè credi che dormire nella sua stanza lo possa aiutare? in che cosa? Non ho capito quanto ha il tuo cucciolotto.

  44. Cristina scrive:

    Ale, il mio cucciolotto, non ha neanche 8 mesi.
    Dorme in camera con noi nel suo lettino, ma spesso e volentieri finisce nel nostro lettone e ci resta tutta la notte!
    Non abbiamo neanche organizzato la sua cameretta, però abbiamo intenzione di iniziare a farlo al più presto, soprattutto perchè nella sua cassattiera non ci sta più niente e abbiamo bisogno di un armadio in più!
    Per il omento non trovo sia neanche lontanamente pensabile che lui dorma in un’altra stanza, però piano piano vedrò di provare. Prima di tutto perchè penso che possa essere meno disturbato dai nostri rumori, mi rendo conto che spesso si sveglia proprio quando uno di noi entra in camera…abbiamo un parquet vecchissimo che scricchiola tantissimo!!!
    In casa usiamo già le ricetrasmittenti, quindi sicuramente sentiro ogni suo respiro comunque…
    Poi, tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare :-d
    Kissà quando saremo pronti a quasto passo?
    Da poco ho sentito una mamma che ha dovuto provare per forza, era in attesa e nel lettone non ci stavano proprio più in “4″. Pensava che avrebbe trovato molta difficoltà ad abituare il suo bimbo a dormire lontano da lei e invece dalla seconda notte lui ha iniziato a dormire tranquillamente e per tutta la notte nella sua stanza…

  45. Lucia scrive:

    Beh l’armadio lo puoi comprare, la stanza la puoi preparare, e poi vedrai quando sarete (tutti e 3!) pronti a questo passo… Credo che sia difficile per chiunque prevedere quale sarà il momento giusto, solo tu e il tuo bambino lo saprete. La tua amica ha avuto un’esperienza positiva, ma mi sa che il suo bambino ha già qualche anno… Comunque, giusto per amor di verità, voglio precisare che ci sono delle soluzioni che si possono prendere anche per dormire in 4 nel lettone! ;-)

  46. Elena scrive:

    Ciao a tutti,
    volevo solo riportare ancora la mia esperienza per rispondere a Lucia: non è che dopo la nascita di Chiara io abbia smesso di vivere, certamente non ero evidentemente pronta (sicuramente non lo ero dal punto di vista psicologico, e l’ho capito solo dopo ma per fortuna in tempo) per affrontare tutto quello che un figlio comporta: io mi sono sentita letteralmente fagocitata. Non avevo più i miei spazi, i miei tempi, le mie abitudini sono state del tutto stravolte, a cominciare dal sonno. Non riuscivo a lasciare mia figlia ma nemmeno a stare sempre con lei, prima venivano i suoi bisogni e dopo i miei. All’inizio dicevo a me stessa “massì, non sono riuscita a lavarmi, ma lo faccio dopo”, e poi “dopo” non veniva mai. Sono sempre stata una persona curata, mi piace truccarmi, adoro le creme, le essenze e i profumi…ma subito dopo la nascita di Chiara non trovavo più il tempo per nulla, mi vedevo anche talmente brutta e grassa che nessuna crema avrebbe potuto trasfromarmi in qualcosa di lontanamente decente! Quindi non le usavo più. Quando dico che sono “tornata a vivere” intendo dire che sono tornata a prendermi cura di me, ad avere degli interessi che non fossero solo ed esclusivamente Chiara, io davvero mi ero annullata per lei. E quando, nell’introduzione di questa sezione, Lucia scrive “se siete mamme da poco, dormite il più possibile quando dorme il vostro piccolo, lasciate che di tutto il resto si occupi qualcun altro”, mi tornano le lacrime agli occhi a pensare che io nei primi mesi ero talmente in ansia che non riuscivo più a riposare nemmeno quando Chiara dormiva, perchè comunque era un continuo risveglio e tempo che io mi addormentavo lei mi svegliava. E non riuscivo nemmeno a lasciarla ai nonni, perchè ero troppo in ansia quando si allontanava da me. Lo so, sono un caso eccezionale e per fortuna oggi sto andando dall’analista!, eppure per me è stato difficilissimo, anche perchè oltre al disagio provavo un fortissimo senso di colpa verso Chiara (perchè naturalmente quando ho superato la vergogna e ho provato a raccontare cosa provavo ad un’ostetrica lei mi ha solo risposto “eh, però se sei così tesa, tua figlia lo sente, e si sente rifiutata”…). Per questo ammiro le mamme come voi, perchè siete “adulte”! ed equilibrate, mentre io no!!! :-)))
    E poi volevo ancora fare una piccola precisazione: non pensiate che io sia una che, adesso che la figlia è un po’ più grande, la molla alle nonne o al nido per farsi i fatti propri, al contrario. Ora che ho ripreso a lavorare, tutto il mio tempo libero (cioè il tempo che non trascorro in ufficio) è dedicato a Chiara. Sono circondata da colleghe per le quali, invece, prima viene la possibilità dell’aperitivo con le amiche e poi il figlio o i figli (ho una collega che ha due figli, uno di tre anni e l’altro di 14 mesi, che esce praticamente tutte le sere e che durante il week end, quando non riesce ad andare in palestra, si lamenta che i figli la “divorano”…: per me tornare a vivere non significa questo: significa tornare a riuscire ad essere una persona, che oggi sa stare con sua figlia e che non ha nessuna intenzione di non vederla per andare a prendere un aperitivo.
    Un abbraccio a tutti!

  47. Cristina scrive:

    Il bimbo della mamma di cui ho parlato non ha sicuramente più di un anno e mezzo.
    Ma credo che, se avesse provato, anche prima le cose sarebbero andate così positivamente. A volte siamo noi a non essere pronte, magari i nostri bimbi lo sono e aspettano che siamo noi a guidarli.
    Comunque ogni caso è a sè, siamo unici e irripetibili!
    Io per ora mi lascio guidare dal mio cucciolo in tutto e per tutto, lui è sicuramente meno condizionato di me!
    Per Elena,
    generare è un pò morire per rinascere…

  48. Anna scrive:

    Ciao a tutti, mi presento… sono Anna e sono madre di uno splendido bambino di 22 mesi di nome Lorenzo. Al riguardo di questo spinoso argomento volevo raccontare nel mio piccolo la mia esperienza. Lorenzo esclusi i primi mesi di vita è sempre stato un bambino che dormiva poco di giorno ma riusciva in compenso a dormire per buona parte della notte senza interruzioni, fino ad arrivare dopo l’anno a spararsi dalle 10 alle 11 ore di sonno filato. Devo dire che mi sono sempre sentita fortunata per questo e fino a un mese fa mai mi sarei aspettata che le sue abitudini notturne potessero cambiare così tanto. Da circa un mese a causa del mio rientro al lavoro, ha cominciato l’asilo nido e questo ha comportato uno scombussolamento totale delle sue abitudini sia diurne che notturne. Ovviamente quelli più pesanti da sostenere sono i cambiamenti notturni.. preciso da subito che ho sempre fatto addormentare mio figlio con un rituale che prevedeva lui tra le mie braccia, io che gli canto la ninna nanna, bacio della buonanotte, lui messo nel lettino ed io che gli rimango accanto fino a quando Morfeo non lo accoglie tra le sue braccia. Ma da un mese anche questo è variato, lui vuole addormentarsi solo tra le mie braccia (e anche se ormai pesa la bellezza di 12 Kg. non mi pesa coccolarmelo più del dovuto), si sveglia dalle due alle tre volte a notte e ci sono notti che mi fa capire chiaramente chevuole venire nel lettone. Ho sempre cercato di farlo sentire protetto ed amato e quindi generalmente lo accolgo senza troppe storie, appena tocca il mio cuscino riprende sonno. Sono convinta che questo cambiamento è solo momentaneo ed è avvenuto soltanto perchè in un qualche modo deve essersi sentito “abbandonato” da me che lo lascio tutte le mattine all’asilo ma confesso che è davvero stancante svegliarsi tutte le notti e la mattina dopo recarsi al lavoro con all’attivo poche ore di sonno (anche perchè generalmente il mio pupo una volta nel lettone si prende tutto il mio posto e praticamente passo la notte al bordo del letto). Sto stringendo i pugni perchè soddisfacendo le sue richieste di attenzione e coccole vorrei che capisse che non lo sto abbandonando e non lo amo certo di meno anche se ora trascorre la giornata all’asilo e naturalmente mi auguro che riprenda a dormire come prima, una volta accettata la nuova situazione che include naturalmente la sua permanenza all’asilo. Ma a volte mi sorgono dei dubbi… starò comportandomi nel modo giusto o ora che ha quasi due anni in un qualche modo cerca di sperimentare nuove vie per vedere se riesce ad ottenere quello che vuole?? Ah! volevo precisare che al nido ce lo lascio giusto per le otto ore lavorative e appena esco da lavoro alle 16.30 me lo vado a riprendere di corsa, anche perchè ne sento la mancanza!!!

  49. Lucia scrive:

    Anna, se posso darti il mio parere, che forse puoi già immaginare, credo che per Lorenzo sia stato difficile l’inizio dell’asilo, tant’è vero che si è ammalato già 2 volte… e credo che questa sua difficoltà la stia portando avanti su un altro piano. Ora forse di giorno all’asilo sta bene, ma poi di sera pretende una dose di coccole in più… tanti bambini fanno così, a quanto sento dire! Credo che sia un periodo, e se lo farai sentire coccolato con gli “extra” tornerà a dormire tranquillo… Anche se fosse che cerca di ottenere quello che vuole… che cos’è che vuole? Solo un po’ più di mamma che non riesce ad avere di giorno! Un abbraccio Anna!

  50. Lucia scrive:

    Vorrei anche rispondere a Elena… Sì ho capito cosa intendi, tornare a vivere vuol dire tornare a sentirti una persona diversa dal tuo bambino… Per tutte le mamme credo che all’inizio sia così, i primi mesi, ricordo ancora che mi deprimeva non avere neanche il tempo di lavarmi i denti… E io non avevo proprio nessuno, ero sola (e lo sono tutt’ora!) tutto il giorno con la mia piccola. Quindi ti capisco bene. Di solito le cose evolvono pian piano, ci vuole tempo ma poi si riesce a fare qualcosa in più, anche ad avere il tempo di mettersi la crema dopo aver fatto la doccia! La cosa che ti ha detto l’ostetrica credo che non fosse molto azzeccata, non credo proprio che tua figlia si sentisse rifiutata, ma sicuramente la tua ansia era sempre in mezzo fra voi due… questo lo dico non per farti sentire in colpa naturalmente, ma per dirti che spesso bisogna spezzare il circolo vizioso, tu hai resistito fin quando hai creduto che fosse la cosa migliore, e dopo hai trovato il momento giusto per riprendere in mano la tua vita che sentivi scivolare via… Nessuna mamma è sempre adulta, sempre equilibrata e sa sempre cosa fare… per fortuna le mamme (tutte!) sbagliano e i figli imparano anche che si sbaglia… non esiste la mamma perfetta e va benissimo così!

  51. Anna scrive:

    Lucia, grazie per l’incoraggiamento… in effetti avevo già pensato che il suo desiderio di addormentarsi tra le mie braccia e di venire nel lettone ad un certo punto della notte fosse dovuto al sostanziale cambiamento avvenuto nella sua routine. Io come scrivevo sopra non ho problemi ad accorgliemelo nel letto e a coccolarmelo di più anche se alla fine mi ritrovo a dormire di meno, ma mi rendo conto che questa è la soluzione migliore anche perchè utilizzando questo metodo le cose stanno nettamente migliorando e lui tende a svegliarsi sempre meno la notte e riesce a dormire quasi per tutto il tempo nel suo lettino. Evidentemente si è sentito accolto ed amato e piano piano sta elaborando l’esperienza dell’asilo. Diciamo che ho provato a mettere in pratica il consiglio di Gonzales che con il suo bellissimo libro “besame mucho” affronta anche il delicato momento dell’inserimento all’asilo. E devo dire che FUNZIONA!! Un abbraccio anche a te.

  52. Lucia scrive:

    Bene Anna allora è la strada giusta! Baci

  53. Laura scrive:

    Ciao a tutti! Ad Anna vorrei dire che anche il mio nipotino da quando è stato inserito all’asilo la sera si accocola in braccio alla sua mamma e se la stropiccia tutta e non vuole nessuno intorno, cosa che non faceva prima anche se è sempre stato molto affettuoso e dolce.
    Per la questione del lettino per i bimbi piccoli invece vi posso dire che io personalmente sto cercando di abituare Luca a dormire almeno qualche ora nel lettino; specialmente di giorno lo addormento e lo metto nel suo lettino, spero che sia un modo per insegnargli anche che il suo lettino è un posto sicuro anche quando mamma e papa non ci sono… Ce lo metto tanto anche da sveglio e gli accendo la giostrina col carillon. Lui sta lì e se la guarda sorridendo e mandando gridolini. Naturalmente se piange lo tolgo immediatamente perchè non voglio che si spaventi e veda il lettino come un posto di abbandono. Spesso rimango lì con lui e gli faccio osservare le cose che ci sono dentro. E da quando faccio così di giorno riesco a farlo dormire dalle 10 circa fino verso le due nel suo lettino (che è in un’altra stanza per problemi di spazio) e quando si sveglia, di giorno e di notte, spesso lo troviamo lì che osserva la sua giostrina ferma senza piangere. Quindi credo che stia funzionando. Voi che ne pensate? Ah, Luca adesso ha quasi 5 mesi. Ciao ciao!!!

  54. Lucia scrive:

    Anche Vera è stata spesso nel lettino a guardare le apine che giravano, le piaceva molto… stavo lì con lei e ci divertivamo… Se Luca riesce anche a dormire bene nel lettino va benissimo, se questo è un vostro desiderio… Io non ci ho mai provato seriamente perché non ero interessata a farlo!

  55. cristina scrive:

    Ciao Laura,
    io, in base alla nostra esperienza, non ho buone notizie per te…
    Ale dormiva nel lettino i primi mesi, quando si svegliava io ero lì accanto e lo accoglievo nel lettone per poppare e poi ritornava a dormire tranquillamente nel lettino. Così è andata fino a qualche settimana fa. Ora Ale ha 9 mesi e si sveglia molto più spesso rispetto a prima e così resta nel lettone tutta la notte. Io dormo meglio sicuramente.
    Insomma, può anche dormire tranquillo nel lettino ma, se è allattato al seno , a un certo punto inizierà, come quasi tutti i bimbi, a svegliarsi più spesso e allora io consiglio il lettone.
    Ciao ciao e buona nanna!!!

  56. Laura scrive:

    Ciao Cristina. Guarda, ti dirò, anche se mi fa piacere quando Luca dorme nel lettino, non mi spaventa ne preoccupa il fatto che potrebbe smettere di farlo… Mi piace molto tenerlo anche nel lettone con noi, e anche al suo papà! Quindi se capiterà che non dormirà più nel lettino non fa niente. Quello che mi interessa è che capisca che è un luogo sicuro e che non abbia paura a stare solo. Il resto verrà al momento giusto! Ciao ciao!

  57. Lucia scrive:

    Che bello leggere queste parole ragazze, è musica per le mie orecchie! :-)

  58. Lucia scrive:

    Riprendo questo articolo per dare qualche speranza (oltre che a me stessa!) alle mamme che hanno tanto sonno… Inizio col dire che non so quanto durerà (per scaramanzia!), ma ormai da un po’ di tempo Vera si sveglia di meno, circa 1 volta o 2 per notte, di cui la seconda già verso mattina… veloce ciucciatina e si riaddormenta… E anche di pomeriggio dorme senza più interruzioni, anche due ore… Naturalmente con le dovute eccezioni… Spero che questo leeeento processo continui così, e che quella notte miracolosa (una sola!!!) in cui non si è mai svegliata possa diventare la regola… Buona nanna a tutti!!!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ricevi gli articoli via e-mail