Archivio di settembre 2009

Evviva i pannolini lavabili!

mercoledì, 30 settembre 2009

Sì, esistono ancora! Forse non tutte le mamme lo sanno, ma ci sono ancora, anzi direi… di nuovo! E io credo che sia una delle cose che bisognerebbe regalare ad ogni mamma, quando sta per avere il proprio bambino. Perché? Prima di tutto, perché sono la salvezza dell’umanità, se non vogliamo ritrovarci a vivere su un pianeta sommerso da pannolini di plastica che ci mettono 500 anni a distruggersi. Secondo, perché si risparmiano dei bei soldi: si fa un investimento iniziale di circa 300-400 euro, per comprare tutto il necessario, ma poi non si spende più nulla! E ogni settimana non biogna ricordarsi di fare rifornimento di pannolini, cercare le offerte migliori, portare pacchi enormi su per le scale, e trovar loro lo spazio in casa… I miei pannolini lavabili stanno tutti in un cassetto! Inoltre, la pelle del vostro bambino ringrazierà di non dover stare a contatto con la plastica e con altre sostanze assolutamente nocive, quelle che garantiscono l’effetto “asciutto”… Pensate come stareste voi là sotto con della plastica per 24 ore al giorno, tutti i giorni della settimana, tutte le settimane, tutti i mesi, per 2 anni e oltre… Se va bene al bambino viene uno sfogo, se va male magari non gli viene nulla, ma in questo modo i genitori non sanno che stanno facendo del male al loro bambino! Infine, il bambino che usa pannolini lavabili dovrebbe riuscire più facilmente a collegare la sensazione del bagnato col fatto che ha fatto la pipì, e questo dovrebbe facilitare lo “spannolinamento”… Su questo punto non posso ancora dire la mia, ma vi farò sapere!

Insomma, secondo me tutti ci guadagnano ad usare i pannolini lavabili: i genitori, il bambino e l’ambiente. Se vi preoccupa il lavoro extra, non ce n’è motivo! Bisogna solo organizzarsi per avere due bidoni: uno per l’immondizia (cotone, salviette, …)  e uno per i pannolini sporchi. Il velo che raccoglie la pupù (venduto spesso con i pannolini) può essere tranquillamente sostituito da un asciugatutto biodegradabile (di quelli che si usano in cucina), così si può buttare nel wc insieme alla pupù (e si risparmia). Una volta che si sono accumulati un po’ di pannolini sporchi si mette tutto in lavatrice, a 60 gradi (senza ammorbidente, mi raccomando! Si può usare l’aceto bianco al suo posto), si stende (3 minuti netti) e poi si raccolgono i pannolini quando sono asciutti. Vi sembra molto lavoro? Io lo preferisco di gran lunga al fare la spesa con grossi pacchi di pannolini tutte le settimane! Certo per essere tranquilli e riuscire a “dare il giro” senza dover usare gli usa e getta, bisogna poter contare su 18-20 pannolini, di meno è inutile!

Ah, un’altra cosa: all’inizio per mia figlia usavo i pannolini usa e getta per la notte, credendo che fossero più assorbenti visto che non la cambiavo per tutta la notte… Ma spesso (3-4 volte a settimana) la trovavo col pigiama bagnato al mattino… Ho provato i lavabili anche di notte, mettendo uno strato assorbente in più, e non è mai più successo di trovarla bagnata… e sono passati circa 9 mesi! La sua pelle è sempre rosea e sana, il cambio è veloce come per gli usa e getta e io so di fare del bene all’ambiente!

Ultimamente sono sorte anche delle iniziative regionali, provinciali e comunali per diffondere l’uso dei pannolini lavabili, per esempio diffondendo dei set prova tra le famiglie che ne fanno richiesta… chiedete alla vostra regione e approfittatene!

Il “corredino” del neonato

venerdì, 25 settembre 2009

Quanti soldi si spendono in cose inutili, che non si useranno mai, quando si aspetta un bambino? Secondo me le cose veramente utili da avere già in casa prima del parto sono poche, per le altre si può aspettare e vedere se sono davvero necessarie, comprandole in seguito in caso di necessità.

Volete un elenco degli oggetti proprio indispensabili? Eccolo:

Per la mamma:

- tintura madre di calendula (utile anche per la pulizia dell’ombelico del neonato)

- 2 reggiseni di una taglia più grande della vostra (quelli morbidi tipo brassière o quelli da allattamento)

- due pacchi di assorbenti giganti! (consiglio gli usa e getta, in questo caso)

- se è inverno, qualche maglia aperta (con bottoni o zip) davanti per allattare senza prendere troppo freddo

- qualche pantalone comodo, tipo tuta

- un cuscino da allattamento, che può servire anche per il piccolo

Per il bebè:

- una fascia porta-bebè o un mei tai

- 3-4 body a manica corta

- qualche body senza manica se nasce in estate

- 6-8 bavaglini

- 6-7 tutine in ciniglia o in cotone o dei pagliaccetti a seconda della stagione

- l’ovetto per il trasporto in macchina

- set di pannolini lavabili (almeno 15)

- 1 pacco di pannolini usa e getta per le emergenze

- 2-3 copertine di cotone o lana a seconda della stagione

- 1 confezione di cotone idrofilo

- olio di mandorle dolci spremuto a freddo e non profumato

- olio essenziale di melaleuca (tea tree), utile al cambio del pannolino e in caso di candida (ho scoperto in seguito che è ottimo anche per le punture di zanzara!)

- un phon (per il cambio pannolino, i neonati adorano sentire il caldo sul pancino!)

- un fasciatoio o un luogo dove appoggiare il pupo per cambiarlo

L’elenco delle cose che “forse” vi serviranno, ma che potete aspettare a prendere, è questo:

- amido di riso per il bagnetto

- coppette assorbilatte lavabili

- conchiglie raccogli-latte

- lanolina per proteggere il seno irritato o con ragadi

- un termometro per il piccolo

- passeggino e/o carrozzina

- vaschetta per il bagnetto

- sdraietta

L’elenco delle cose che invece, secondo me, non sono necessarie, né subito né in seguito, è questo:

- marsupio tradizionale

- radioline per sentire il bambino quando è in un’altra stanza (se volete stare sempre a “portata d’orecchio”)

- ciucci, biberon e latte artificiale (se volete allattare)

- bilancia (se non volete avere ansie sul peso)

- prodotti cosmetici per il bagno (se volete usare prodotti naturali)

- box (se volete lasciare libero il bambino di esplorare l’ambiente e non rinchiuderlo in gabbia!)

Altre cose che secondo me possono essere utili sono alcuni libri: un manuale sull’allattamento e uno sul portare. Inoltre, se in gravidanza farete ascoltare una particolare musica al bambino nel pancione, una volta nato la riconoscerà e potrebbe essere utile averne una registrazione a portata di mano per calmarlo quando piange e non si sa come fare… di solito funziona molto bene!

La nascita integrale (Lotus Birth)

mercoledì, 23 settembre 2009

Di che cosa si tratta? Praticamente significa tenere attaccata la placenta al neonato, anche dopo il parto, non tagliando il cordone ombelicale e lasciando che esso si secchi spontaneamente e si stacchi da solo. Secondo questo approccio, al bambino viene lasciato il tempo per decidere quando lasciare la placenta, e cioè per adattarsi al nuovo mondo di cui fa parte. E’ stato notato come i bambini ancora collegati alla placenta dopo la nascita siano molto sensibili ad ogni manipolazione di quest’ultima: per esempio, se si tocca la placenta mentre il bambino dorme, questi sussulta. Questo dimostra l’esistenza di una forma percettiva all’interno del cordone. Oltre ai benefici derivati dal non tagliare il cordone subito dopo la nascita (maggior afflusso di sangue al bambino, che significa meno problemi di respirazione, migliore ossigenazione, minor bisogno di trasfusioni), si aggiungono i benefici del tenere la placenta insieme al bambino. Dopo il miracolo della nascita del bambino, infatti, con la nascita integrale si prolunga la sensazione di quiete e di raccoglimento che ogni nascita richiederebbe, e si ha la sensazione di trovarsi “tra due mondi”: si respira e si sente sulla propria pelle la transizione che il bambino effettua dal mondo precedente a quello attuale, quello della sua esistenza fisica… In questo periodo, non a caso, si attivano nel neonato il tratto digerente e il sistema escretivo, che erano funzioni della placenta. Inoltre, sembra che i bambini nati con Lotus Birth siano particolarmente sereni, e che una volta adulti si sentano completi, integri, e non perennemente alla ricerca di quel “qualcosa” che sembra sfuggire alla maggior parte delle persone… Sarà perché è stato lasciato loro il tempo necessario per “venire al mondo”? A me sembrano dei buoni motivi per tentare, vista la semplicità del tutto. Se anche decidete di andare a partorire in ospedale o se addirittura venite sottoposte a cesareo, il Lotus Birth è comunque possibile.

Come fare praticamente? Beh in realtà non c’è molto da fare… Una volta nato il bambino e uscita la placenta, quest’ultima verrà messa a scolare dentro un comune colapasta, posto dentro un catino, accanto al bambino, e per 24 ore può rimanere semplicemente lì dentro. Si può poi lavare la placenta con acqua tiepida, togliendo ogni incrostazione residua di sangue e asciugandola poi con un panno, tamponandola appena. Si deve poi avvolgere la placenta in un panno assorbente (anche un pannolino lavabile, per esempio) da cambiare ogni giorno; alcuni la cospargono di sale per assorbire l’umidità. La distanza tra il bambino e la placenta deve essere tale che il cordone non rimanga teso, e ogni qualvolta si solleva il bambino si deve fare attenzione a non dare strattoni al cordone. Il bambino potrà venire coperto con un indumento ampio, come per esempio una camicia da notte con bottoni sul davanti, e piuttosto che avere pannolini troppo stretti, si consiglia di adagiarlo su una serie di pannolini, che sarà più facile cambiare. Quando il cordone si seccherà si può inumidirlo appena per ridargli la sua forma, ma si seccherà nuovamente. Il cordone si staccherà dopo un periodo di tempo che va da 3 a 10 giorni.

Informazioni tratte dal libro “Lotus birth: il parto integrale. Nati con… la placenta!” di Shivam Rachana, ed. Amrita

Sogno ad occhi aperti…

martedì, 15 settembre 2009

- Ciao, Dio, ci sei?
- Sì, figlia mia…
- Ecco, mi chiedevo se non posso cambiare questa bimba. Non è quella che ho richiesto.
- Davvero? Ma è il modello n. 265: sveglia, indipendente, contenta, proprio come hai chiesto.
- Ma piange tutto il tempo!
- Eh, sì, è molto efficace nel comunicare i suoi bisogni. Basta andarle incontro meglio che puoi.
- Ma così potrei viziarla.
- Ah, non lo sapevi? Faccio i bimbi a prova di vizi adesso.
- Ma vuole essere presa sempre in braccio!
- E’ per questo che ti ho dato le braccia.
- E vuole poppare tutto il giorno e tutta la notte.
- E non lo vorresti anche tu, se avessi la possibilità di bere qualcosa di tiepido e dolce, che non fa ingrassare, ed è avvolto in un abbraccio?
- Sì, ma non riesco a dormire…
- Senti, voi due siete una faccenda di coppia… non siete fatti per stare l’una senza l’altro. Portala semplicemente a letto e riaddormentati.
- Ma vuole poppare anche quando non ha fame.
- Direi che potrebbe avere bisogno di conforto.
- Ma ha già un succhiotto, una pelle d’agnello e un orsacchiotto…
- Hai mai pensato che forse vuole semplicemente la mamma?
- Ma io non riesco mai ad avere una tregua, un intervallo. Non permette a nessun altro di tenerla in braccio e piange quando la lascio.
- Sai, questo succede perché ti ama più di chiunque altro al mondo, è così terribile?
- No, ma non riesco a combinare nulla.
- Cosa???? Stai facendo il lavoro più importante e necessario di tutti – quello di MADRE.
- Beh, come facevo a saperlo? Non è arrivata con le istruzioni per l’uso…
- E invece sì! Te le avevo date già, in un libretto chiamato “Istinti”.
- Ah, già, me l’ero dimenticato.
- Guarda, perché non ti rilassi semplicemente, dai un po’ di tempo al tempo, e se le cose non vanno comunque a posto, fammi sapere; vedrò di farti avere un rimborso.
- Va bene, ma… sai una cosa? Forse questa qui non è tanto male, dopotutto.
- Lo so.
- Dio?
- Sì?
- Grazie.

Tratto da “Da mamma a mamma”, periodico edito da LLL, n° 33 – primavera 1999

Notti in bianco

mercoledì, 9 settembre 2009

In questi giorni sono particolarmente sensibile all’argomento “sonno”… Sono quasi 18 mesi che non dormo più di 3 ore di seguito, e alla lunga la stanchezza si fa sentire… certi giorni è dura arrivare a sera, soprattutto se si fa la mamma a tempo pieno… All’inizio, quando nasce il bambino, il non dormire può destabilizzare molto, quando tutte le novità dei primi giorni si sommano e non si riesce a riposare bene di notte. Si consiglia spesso alle mamme di dormire quando il bambino dorme, e io credo che sia un consiglio molto utile. Non sempre si riesce, certo, ma il riposo è fondamentale quanto l’alimentazione, l’inizio dell’allattamento è impegnativo e bisogna riposare. Quindi, se siete mamme da poco, dormite il più possibile quando dorme il vostro piccolo, lasciate che di tutto il resto si occupi qualcun altro, e se riuscite ad allattare da sdraiate potreste anche accorgervi che ogni tanto vi appisolate mentre il pupo ciuccia…

Poi il tempo passa, il bambino cresce… e dorme ancora meno! Impariamo anche noi a dormire di meno, con il sonno spezzato dai risvegli del piccolo, e comunque è meno peggio di quello che possiamo immaginare prima di passarci concretamente. Se in gravidanza mi avessero rivelato il totale di ore che avrei dormito in una notte una volta nato il bambino, mi sarei molto spaventata, invece ho imparato che anche in questo ambito si possono imparare nuove abitudini! Sì, certo, se ne farebbe volentieri a meno, ma è naturale che il neonato (e il bambino più grande poi) si svegli tante volte in una notte… è geneticamente programmato per fare così! Quindi pensate che vostro figlio è normale, e che (purtroppo) ciò non finirà per forza dopo i primi mesi (anche se in giro sentirete dire che è così)… In giro, anche da amici e conoscenti, ci si sente anche consigliare di “insegnare” al bambino a dormire… ma il bambino sa dormire, e il fatto di dormire tutta la notte è un traguardo a cui si arriverà gradatamente, dopo i primi 2 o 3 anni… C’è chi lo fa prima, naturalmente, e non smetterò mai di invidiare un pochino quelle mamme che hanno figli col “sonno lungo”, ma mia figlia per esempio non è così. Non c’è comunque bisogno di insegnare a dormire al bambino, e anche chi ve lo consiglia in realtà intende dire che dovete insegnare al bambino a fare a meno di voi quando si sveglia. Perché continuerà a svegliarsi! Forse si sveglierà un po’ di meno, e voi non lo sentirete (se lo mettete nella sua stanza da solo), oppure si abituerà al fatto che i genitori di notte fanno “sciopero”, decidono di non occuparsi di lui… Nonostante la fatica, io non mi sognerei mai di lasciar piangere mia figlia perché “deve imparare a dormire”. Se si vuole adottare questo molto discutibile approccio “duro”, almeno si abbia il coraggio di dire che lo si fa per i genitori, non per il bambino! Intanto, nella mia piccola esperienza, credo fermamente (e lo spero anche!) che arriverà il momento in cui mia figlia non si sveglierà più di notte, o si sveglierà ma avrà le risorse per riaddormentarsi da sola. Fino a quel momento, il mio compito è quello di aiutarla, di starle vicina, di rispettare i suoi tempi e i suoi ritmi… So che non tutti saranno d’accordo, ma credo che questa sia la strada migliore per crescere un figlio.